Una vita di valori

Hand icon flat designConsidero valore quello che domani non varrà più niente e che oggi vale ancora poco”  è un verso di Erri De Luca che in questa fase della vita e della storia appartiene profondamente ad una società bisognosa di valori. Freschi, autentici.

Nel mondo che vorremmo ricorrono due termini: gentilezza e generosità. Il terzo bisogno coincide invece con un nuovo desiderio di assaporare la vita, anche nei fuori programma. La gioia profonda, insomma, quella di pancia. Il quarto valore che torna in primo piano è quello della giustizia, intesa come conoscenza dei propri diritti. Gentilezza, Generosità, Gioia, Giustizia. Eccoli, i miei nuovi punti G.

Cominciamo dalla gentilezza e da una pubblicità ormai vintage…aveva un claim che ricordiamo bene: “per gli uomini che non devono chiedere mai”. Erano gli anni Ottanta e dell’aggressività, quando a prevalere era sempre e solo il più forte. Quel modello americano non vale più, anche perché abbiamo capito che spesso sfocia nell’infelicità. E mai come oggi sappiamo che vale l’esatto contrario: ci vuole gentilezza, che non significa buona educazione, ma mitezza e moderazione, virtù legate al femminile. Dovremmo tutti abbassare la voce: la gente ascolta di più se non urliamo. Aggiungerei persino: impariamo ad avere maggiore rispetto dei deboli e recuperiamo la nostra natura più fragile.

In tempi incerti ci vogliono sentimenti rassicuranti. La gentilezza lo è, la generosità pure. Le ore dedicate agli altri invece che a noi stessi sono moneta sonante: arricchiscono la nostra autostima e creano relazioni extra-famigliari su cui potremo sempre contare. Non servono gesti eclatanti, ma piccole buone azioni quotidiane come dedicare un’ora a chi non vediamo da tempo o fare un regalo inatteso.

Terzo step, la gioia. Per provarla (o ritrovarla) devo riconsiderare il mio rapporto con il tempo. La felicità è fatta anche di momenti improvvisati: impariamo ad organizzare la giornata momento per momento, uscendo dallo schema lavoro-famiglia-doveri, che è troppo rigido  e non ci lascia tempo per pensare e fare altro. Lasciamoci lo spazio per sorprenderci: a quel punto potremo farci prendere da un tramonto, oppure dedicare la nostra attenzione a qualcuno, magari ai propri genitori, facendo contenti anche loro.

A questo punto mi rendo conto che i valori sono come le ciliegie: uno tira l’altro. La gioia tira la generosità, la generosità la gentilezza e…la giustizia? Ahimè, non ci sono processi di crescita e cambiamenti automatici. Mettiamoci nei panni di un datore di lavoro che deve dire a un impiegato: ti devo licenziare. Il licenziamento è sempre un atto doloroso. Può diventare più accettabile se comunicato con riguardo, chiarendo i criteri della scelta (ad esempio: sei giovane, hai più possibilità di chi ha 55 anni). Vivere secondo giustizia allora non è solo una questione di uguali opportunità da rivendicare, ma di diritti propri e altrui da rispettare.

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