Viaggio al termine della notte

Di fronte a certe opere, a certi artisti, non si può che rimanere a bocca aperta, sbigottiti, silenziosi. È quello che mi è successo dopo aver letto “Viaggio al termine della notte” di Louis Ferdinand Céline. Con fatica, dunque, scrivo una recensione, poiché esprimersi a riguardo è difficile. Solo la possibilità di dare un giudizio su quest’opera mi mette in soggezione: è troppo potente, innovativa, anarchica, il frutto di un uomo che è sprofondato nella vita fino al collo, gustandone tutte le sfumature, patendone i drammi, analizzandone le gioie. Eppure procederò, poiché la sola speranza di indurre qualcuno a leggere le pagine di questo grande autore, mi gratifica.

Il romanzo in questione è forse la più grande opera di Céline, assieme a “Morte a credito”. L’ispirazione su cui è basato sono le esperienze dell’autore, a cavallo fra la Grande Guerra ed il successivo periodo coloniale. Ma si tratta appunto solo del punto di partenza, da cui la penna di un grande scrittore ha proseguito a tracciare, grazie ad un’incredibile immaginazione, il profilo del capolavoro letterario. Céline ambienta quest’opera nella miseria, fra le classi umili, emarginate, che da sempre sono state il suo più grande interesse, la sua curiosità. Egli vi si accosta con la capacità d’analisi di uno scienziato – Céline era un medico – e la possibilità di farsi coinvolgere di un uomo affamato di vita, di esperienze, animato da un’inquietudine che non gli permette di accontentarsi di un assaggio. Céline si sporca del dramma umano fin nel sangue, esplora le cavità più oscure e meschine della società dell’epoca e si perde, irrimediabilmente.

L’opera spazia fra tre continenti, tratta di guerra, amore, sopravvivenza, piaghe sociali, coscienza e mille altre questioni. È un’opera inclassificabile. Lo stile con cui è scritta è sorprendente, forse anche oltre il contenuto. Céline vuole ottenere una scrittura che renda alla perfezione il gergo orale degli infimi ambienti che frequenta, ma attenzione, non si tratta della semplice veritiera trasposizione del parlato. Céline opera tantissimi aggiustamenti, di ritmo, di sintassi, di lessico, per ottenere il risultato voluto: egli desidera che questo stile ci suoni come parlato, conscio del fatto che la letterale riscrittura di quest’ultimo non avrebbe questo effetto nel momento della lettura. Su queste basi, Céline opera uno scaricamento della lingua che ha dello straordinario, parlare di rivoluzione sarebbe poco. Non si tratta di semplice sperimentalismo formale, egli unisce forma nuova a contenuti nuovi. Il suo modo di descrivere le classi sociali emarginate ed i loro problemi fa scandalo, lo spietato, disilluso punto di vista dell’autore è imbarazzante per una cultura ed un mondo che cerca di tapparsi il naso e di chiudere gli occhi di fronte allo sfacelo in corso.

Céline ti rende misero, ti avvolge nel suo periodare sconnesso e tagliente e ti fa sentire parte del desolante panorama sociale, che diventa innegabile. Lo stesso autore, come dicevo già, si perde in questo spietato realismo. Céline è un uomo assorbito dal magma umano, la sua apertura è tale da sopraffarlo. Il suo modo di reagire è farsi simile alle brutture del mondo per difendersene, pur essendone conscia parte. Il suo animo emerge con violenza dalle sue opere: è straziato, incrudelito, assetato di lacrime. Dopo averlo letto non si può che commuoversi. Céline ha tenuto posizioni piuttosto estreme e provocatorie per tutta la vita, quella che più ha fatto discutere lo ha visto appoggiare il regime filo-nazista della Francia di Vichy, scrivere libelli antisemiti. Pur con tutta la sua anarchia intellettuale ed il suo nichilismo, che lo resero comunque poco integrato anche da quella parte della barricata, le sue derive razziste furono esecrabili. Eppure, data la complessità e la spesso indecifrabile genialità dell’uomo, Céline è stato ingiustamente condannato all’oblio. I suoi libri sono scomparsi per vent’anni dal mondo della letteratura, bollati e disprezzati. Se non altro, come scrittore andava giudicato solo per le sue opere letterarie, non per delle prese di posizione. Come uomo, personalmente, credo che nessuno sia riuscito mai a comprenderlo fino in fondo. Con questo invito alla lettura della sua opera più rappresentativa, quindi, spero di contribuire, seppur in minimassimi parte, anche a ridare giusto posto ad uno dei più grandi autori del ‘900, nella sua accezione mondiale.

 

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