Venezia da scoprire

Nella città dei Dogi, l’unica al mondo interamente pedonale, l’atmosfera è magica. Niente auto una volta scesi a Piazzale Roma con il nuovo tram che la collega ogni dieci minuti alla terra ferma, ma tanti campi, o piazze, dove passeggiare in libertà, circondati da palazzi che sembrano usciti da un libro di fiabe. Divisa in sestieri, le case sono numerate in ordine progressivo in ciascun sestiere (ecco perché gli indirizzi hanno dei numeri così alti). Per orientarsi si seguono le frecce, abbastanza frequenti, che indicano le direzioni principali (San Marco, Rialto, Ferrovia). Ma il bello è andare a caso, seguire callette solitarie, scoprire scorci nuovi: tanto non ci si perde, prima o poi si arriva ad un canale e si torna indietro. Se ci si ferma qualche giorno o si ha intenzione di tornare, conviene fare la Carta Venezia: costa 40 euro, dura 5 anni e per chi la possiede il vaporetto costa solo 1,40 euro.

Con calzature comode si parte alla scoperta della città. Punto di partenza il Caffè Florian (caffeflorian.com), fin dal 1720 lo storico caffè di San Marco, l’unica vera piazza della città  (tutte le altre si chiamano campi), alla ricerca dei leoni alati tra le statue, i fregi e i dipinti. Un salto all’interno della Basilica, un tripudio di mosaici dalle forme più svariate (animali, stelle o fiori) e poi a Palazzo Ducale, un tempo residenza dei Dogi, e uno dei massimi esempi di arte gotica italiana. I vicini Giardini Reali di Piazza San Marco sono perfetti per una pausa sulle panchine, lontano dalla folla che sbarca dalla fermata del vaporetto. Dopo la piazza e i suoi tesori, si partirà all’assalto del dedalo di calli che vanno verso nord, tra piazzette e piccoli ponti che attraversano il canale, dove scoprire le squisitezze della pasticceria veneziana da Rosa Salva (www.rosasalva.it), un’istituzione veneziana in fatto di dolci, creme e pasticcini o lasciare un pezzo di cuore nella labirintica e ombrosa Libreria dell’Acqua Alta (Campiello del Tintor): vi si trovano una vera gondola colma di testi su Venezia di ogni epoca e quattro gatti. Qui sono talmente abituati all’acqua alta che sovente entra, da accatastare libri nuovi e vecchi ad altezza prudente nelle varie stanze:

Arrivati al punto nevralgico della città, Campo Santo Stefano (riconoscibile per la statua dello scrittore Niccolò Tommaseo), ecco il Ponte dell’Accademia e la Peggy Guggenheim Collection, dove ammirare i capolavori dell’arte europea e americana della prima metà del XX secolo. A due passi dal museo, alle Fondamenta delle Zattere, la gelateria Nico (www.gelaterianico.com) è tappa imperdibile per il Gianduiotto immerso nella panna montata, così come la Pizzeria Ae Oche (www.pizzeriaaeoche.com), senza glutine e coi tavolini all’aperto. Si passeggia verso Campo San Barnaba e Campo Santa Margherita, con sosta alla storica Ca’ Macana (www.camacana.com), dove poter scegliere tra 40 modelli di maschere da decorare.

La zona ovest di Dorsoduro è un’altra Venezia, lontana dalle folle e dalla confusione ma pur sempre ricca di fascino. Qui sono concentrati i bàcari: le vecchie osterie dove per tradizione si beve un’ombra (un bicchiere di vino bianco) accompagnata dai cicchetti: come le tapas spagnole, sono piccoli assaggi freddi o caldi, spesso a base di pesce. Da non perdere quelli a base di polenta e baccalà, acciughe e burrata e le saporitissime sarde in saor, tipiche dell’arte culinaria veneziana. In Campo dei Tolentini si trovano i due bacareti più apprezzati: Da Lele, conosciuto e frequentato prevalentemente da autoctoni e studenti, con un’ ampia selezione di piccoli panini farciti con affettati, formaggi e verdure e costi ridottissimi. E l’Hostaria Vecio Biavarol, dove vi accoglierà l’oste Andrea, detto il Puppa, il simpaticissimo proprietario che seleziona accuratamente le materie prime con cui prepara sfiziosi taglieri ricchi di cicchetti abbinati a calici di vino d’ottima qualità, birre artigianali e acque toniche di ogni tipo. Il crostino caldo croccante con pesto di pistacchi di Bronte e mortadella di Bologna è stato una sorpresa gustosissima!

Per i veneziani la loro città assomiglia ad un pesce, di cui il sestiere di Cannaregio simula il dorso e quello di Castello la coda. Ecco dunque l’estremità di Venezia, un’isola nell’isola, un quartiere a sé ancora abitato da qualche veneziano doc che ha mantenuto la sua anima popolare. A nord-ovest, dalla chiesa di San  Zaccaria a quella di San Francesco della Vigna, si susseguono ottime osterie e negozietti. È verso sud che si trova il vero polmone verde della città: i Giardini della Biennale e la Serra dei Giardini, con laboratori per i bambini, vendita di fiori e il Bookshop La Biennale, dove fare incetta dei migliori e meno banali souvenir da portare a casa. Se avanza del tempo non perdetevi la gita nelle isole della laguna, in particolare Burano, distante solo 8 km da Venezia, e raggiungibile con la motonave che parte dalle Fondamenta Nuove. Il verde dei suoi orti e le sue case variopinte danno un aspetto gioioso a quest’isola Arlecchino. Fin dal ‘500 capitale europea della decantata e particolare arte dell’intreccio del filo, Burano sé famosa in tutto il mondo per la sua antica scuola di merletto. È anche un’isola di pescatori e le numerose barche ancorate ai pontili e nei piccoli canali ne sono l’evidente testimonianza:

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