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Lisbona e dintorni

Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole” scriveva Fernando Pessoa della sua città. C’è una luce qui che puoi “sentire” più che vedere, perché sa entrare nella pelle. L’aria che si respira è leggera, misteriosa, magica. Come una bella donna malinconica, dai mille volti, che ti conquista. Oppure no. Lisbona o si ama o non la si capisce. Assomiglia a Napoli per la “chiassosità”: i panni stesi in strada, le facciate di azulejos (le tipiche piastrelle di ceramica decorate e smaltate) dei palazzi, i lustrascarpe agli angoli del quartiere Rossio, il tram 28 che la percorre in lungo e in largo. Ha anche qualcosa della Berlino anni ’90: la nostalgia mista all’entusiasmo, la voglia di rinascere, i mercatini sgangherati (imperdibile la Feira da Ladra il sabato mattina), i locali storici come il Cafè Art Déco A Brasileira, tappa fissa di intellettuali, poeti e scrittori dei primi del ‘900.

Su e giù, su e giù, su e giù per i sette colli (sì, come a Roma) e per chilometri. Niente tacchi, né bambini al seguito. Solo girare a piedi, con la macchina fotografica al collo, lo smartphone e nient’altro. Lo scopo del viaggio? Visitare locali storici, ma anche sconosciuti, stellati, panoramici e rilassanti. La regola numero uno: non cedere alla pigrizia e, soprattutto, alla tentazione di prendere un taxi. Prima tappa in aeroporto, al desk delle informazioni del turismo, dove si acquista la Lisboa Card: quella valida 72 ore costa 39 euro e permette di usufruire di tutti i mezzi pubblici, dei treni, di visitare musei, monumenti e avere sconti fino al 50 per cento in 60 negozi e locali. Il check-in è al The Vintage Lisboa Hotel, dietro l’Avenida de Libertade, dove sfilano le vetrine di Tru Trussardi, Gucci, Armani, Max Mara e tanti altri marchi italiani. È l’unico albergo ecosostenibile e costruito secondo i principi del feng shui della città. Vicino c’è Open, uno dei pochissimi ristoranti certificati senza glutine della città. Per la merenda, invece, si va dritti a Fàbrica da Nata, che sforna paste, torte, dolcetti alle mandorle e le famigerate pastéis de nata proprio sotto gli occhi dei clienti.

Uno dei quartieri più vivi, lussuosi ed esclusivi di Lisbona è senza dubbio il Bairro Alto. Solo passeggiare tra le vie, con il naso all’insù per inseguire con lo sguardo i disegni delle azulejos che salgono fino al cielo, è uno spettacolo (se si volessero portare a casa, Sant’Anna è uno dei laboratori più antichi di piastrelle tipiche). Sulla rua de Garret si comincia con lo shopping locale: se si amano lettura e libri antichi, bisogna fare un giro da Bertrand , la più antica libreria al mondo, aperta nel 1732. Più giù, verso rua do Carmo, c’è invece il negozio più piccolo del mondo: una bottega di guanti di pelle, la Luvaria Ulisses, dove i clienti fanno la fila sul marciapiede, perché ne entra solo uno alla volta. Passando per rua Anchietta, si trova un negozio di vintage home design fantastico dove fare incetta di souvenir, A Vida Portuguesa: stampi di rame per i dolci, quaderni di carta riciclata, bottoni, giocattoli Anni ’40, cornici. Sfido chiunque a uscirne a mani vuote!

Lisbona essendo in piena metamorfosi è la nuova meta cool d’Europa. La capitale lusitana fa infatti battere il cuore dei millennials, sempre alla ricerca di luoghi autentici ma al passo con i tempi. Perché ha saputo reinventarsi senza perdere la sua anima. Anzi, ha valorizzato le influenze africane, nella musica e nel cibo. L’atmosfera in città è vivace, la vita notturna effervescente. Il quartiere d’avanguardia è Belém, affacciato sull’ampio estuario del Tago. Qui è stato inaugurato il Maat, museo di arte, architettura e tecnologia, in un edificio dalle forme sinuose, rivestito di ceramiche che riflettono la luce e le vibrazioni dell’acqua; si passeggia anche sul tetto con una bella vista sulla città. Nel vicino quartiere si trova Time Out Market Lisboa, ex area industriale oggi gigantesco concept gourmand, con laboratori, negozi di design e ottimi ristoranti di pesce e tipicità portoghesi. Lungo il Tago merita una visita il Parque das Naçoes, area riqualificata per l’Expo 1998, con giardini zen, residenze, spazio per eventi ed il bellissimo acquario Oceanario. Si può ammirare il tutto da una funivia lunga circa 1 km che permette di assaporare le trasformazioni d’avanguardia della città.

Prima di cena passare dalla minuscola Gingjinha Espineria ad assaporare l’aperitivo a base di liquore di amarena tipico del luogo è d’obbligo. E da qui in poi Lisbona si farà romantica e farà battere il cuore con un bacio al tramonto sulla Torre di Belém o al vicino Monastero dos Jerònimos. Mentre si gironzola ammaliati dai colori del calar del sole, consiglio una sosta in rua Combro davanti alla Casa Raphael Baldaya, bar culturale ispirato al poeta Fernando Pessoa, dove assistere alla narrazione recitata di Storie di Lisbona, uno spettacolo tradizionale davvero da non perdere. Per la cena non ho dubbi, si va al Gambrinus ad assaporare un fumante risottino al baccalà con germogli colorati.

Nei dintorni a sud di Lisbona si incontrano le spiagge sabbiose ed i paesini di pescatori. Da menzionare e visitare c’è sicuramente Cascais, luogo di villeggiatura che da oltre un secolo possiede una certa signorilità che altre località più giovani non hanno. La sua storia è chiaramente visibile nelle ville lungo la costa, costruite come residenze estive dai Lisboetas benestanti. La baia, sabbiosa e al riparo, ed il porticciolo sono una meta affascinante per una pausa dai ritmi cittadini. Verso nord est invece si trovano la costa atlantica rocciosa e le verdi colline dell’ incantevole città di Sintra, tra boschi, dirupi e sorgenti d’acqua dolce. Gli alti camini conici di Palàcio Nacional de Sintra e lo straordinario Palàcio da Pena con la loro particolare fisionomia, danno al paesaggio un tocco suggestivo tanto che la cittadina è dal 1995 dichiarata dall’UNESCO Paesaggio Culturale, attirando così migliaia di visitatori tutto l’anno.

Venezia da scoprire

Nella città dei Dogi, l’unica al mondo interamente pedonale, l’atmosfera è magica. Niente auto una volta scesi a Piazzale Roma con il nuovo tram che la collega ogni dieci minuti alla terra ferma, ma tanti campi, o piazze, dove passeggiare in libertà, circondati da palazzi che sembrano usciti da un libro di fiabe. Divisa in sestieri, le case sono numerate in ordine progressivo in ciascun sestiere (ecco perché gli indirizzi hanno dei numeri così alti). Per orientarsi si seguono le frecce, abbastanza frequenti, che indicano le direzioni principali (San Marco, Rialto, Ferrovia). Ma il bello è andare a caso, seguire callette solitarie, scoprire scorci nuovi: tanto non ci si perde, prima o poi si arriva ad un canale e si torna indietro. Se ci si ferma qualche giorno o si ha intenzione di tornare, conviene fare la Carta Venezia: costa 40 euro, dura 5 anni e per chi la possiede il vaporetto costa solo 1,40 euro.

Con calzature comode si parte alla scoperta della città. Punto di partenza il Caffè Florian (caffeflorian.com), fin dal 1720 lo storico caffè di San Marco, l’unica vera piazza della città  (tutte le altre si chiamano campi), alla ricerca dei leoni alati tra le statue, i fregi e i dipinti. Un salto all’interno della Basilica, un tripudio di mosaici dalle forme più svariate (animali, stelle o fiori) e poi a Palazzo Ducale, un tempo residenza dei Dogi, e uno dei massimi esempi di arte gotica italiana. I vicini Giardini Reali di Piazza San Marco sono perfetti per una pausa sulle panchine, lontano dalla folla che sbarca dalla fermata del vaporetto. Dopo la piazza e i suoi tesori, si partirà all’assalto del dedalo di calli che vanno verso nord, tra piazzette e piccoli ponti che attraversano il canale, dove scoprire le squisitezze della pasticceria veneziana da Rosa Salva (http://www.rosasalva.it), un’istituzione veneziana in fatto di dolci, creme e pasticcini o lasciare un pezzo di cuore nella labirintica e ombrosa Libreria dell’Acqua Alta (Campiello del Tintor): vi si trovano una vera gondola colma di testi su Venezia di ogni epoca e quattro gatti. Qui sono talmente abituati all’acqua alta che sovente entra, da accatastare libri nuovi e vecchi ad altezza prudente nelle varie stanze:

Arrivati al punto nevralgico della città, Campo Santo Stefano (riconoscibile per la statua dello scrittore Niccolò Tommaseo), ecco il Ponte dell’Accademia e la Peggy Guggenheim Collection, dove ammirare i capolavori dell’arte europea e americana della prima metà del XX secolo. A due passi dal museo, alle Fondamenta delle Zattere, la gelateria Nico (http://www.gelaterianico.com) è tappa imperdibile per il Gianduiotto immerso nella panna montata, così come la Pizzeria Ae Oche (http://www.pizzeriaaeoche.com), senza glutine e coi tavolini all’aperto. Si passeggia verso Campo San Barnaba e Campo Santa Margherita, con sosta alla storica Ca’ Macana (http://www.camacana.com), dove poter scegliere tra 40 modelli di maschere da decorare.

La zona ovest di Dorsoduro è un’altra Venezia, lontana dalle folle e dalla confusione ma pur sempre ricca di fascino. Qui sono concentrati i bàcari: le vecchie osterie dove per tradizione si beve un’ombra (un bicchiere di vino bianco) accompagnata dai cicchetti: come le tapas spagnole, sono piccoli assaggi freddi o caldi, spesso a base di pesce. Da non perdere quelli a base di polenta e baccalà, acciughe e burrata e le saporitissime sarde in saor, tipiche dell’arte culinaria veneziana. In Campo dei Tolentini si trovano i due bacareti più apprezzati: Da Lele, conosciuto e frequentato prevalentemente da autoctoni e studenti, con un’ ampia selezione di piccoli panini farciti con affettati, formaggi e verdure e costi ridottissimi. E l’Hostaria Vecio Biavarol, dove vi accoglierà l’oste Andrea, detto il Puppa, il simpaticissimo proprietario che seleziona accuratamente le materie prime con cui prepara sfiziosi taglieri ricchi di cicchetti abbinati a calici di vino d’ottima qualità, birre artigianali e acque toniche di ogni tipo. Il crostino caldo croccante con pesto di pistacchi di Bronte e mortadella di Bologna è stato una sorpresa gustosissima!

Per i veneziani la loro città assomiglia ad un pesce, di cui il sestiere di Cannaregio simula il dorso e quello di Castello la coda. Ecco dunque l’estremità di Venezia, un’isola nell’isola, un quartiere a sé ancora abitato da qualche veneziano doc che ha mantenuto la sua anima popolare. A nord-ovest, dalla chiesa di San  Zaccaria a quella di San Francesco della Vigna, si susseguono ottime osterie e negozietti. È verso sud che si trova il vero polmone verde della città: i Giardini della Biennale e la Serra dei Giardini, con laboratori per i bambini, vendita di fiori e il Bookshop La Biennale, dove fare incetta dei migliori e meno banali souvenir da portare a casa. Se avanza del tempo non perdetevi la gita nelle isole della laguna, in particolare Burano, distante solo 8 km da Venezia, e raggiungibile con la motonave che parte dalle Fondamenta Nuove. Il verde dei suoi orti e le sue case variopinte danno un aspetto gioioso a quest’isola Arlecchino. Fin dal ‘500 capitale europea della decantata e particolare arte dell’intreccio del filo, Burano sé famosa in tutto il mondo per la sua antica scuola di merletto. È anche un’isola di pescatori e le numerose barche ancorate ai pontili e nei piccoli canali ne sono l’evidente testimonianza:

Avvento a Innsbruck

Come ogni anno tornano gli immancabili mercatini di Natale, tra artigianato ricercato, gourmandise locali e un’atmosfera romantica. Se si ha voglia di scoprirne di nuovi, ma non troppo lontano, le soluzioni migliori sono i mercatini austriaci di Innsbruck, a poche ore d’auto dal confine. Dal 15 novembre il centro della città si trasforma in un enorme villaggio di Natale, dove imbattersi in musichieri e cantastorie all’ombra del Tettuccio d’Oro, perdersi tra le bancarelle del Vicolo delle Fiabe o stupirsi di fronte ai 170.000 cristalli dell’albero di Natale Swarovski sulla riva dell’Inn. Letteralmente “ponte sull’Eno”, Innsbruck unisce dentro sé lo spirito di un’elegante e moderna città austriaca alla forza travolgente delle cime montuose che la circondano. È il connubio natura-cultura la vera forza della città. La Nordkette, la catena montuosa meta delle gite degli abitanti di Innsbruck è ben visibile dalla piazzetta del tettuccio d’oro e ben collegata al centro grazie alla funicolare Nordkettenbahn.

Il tour dei principali mercatini prevede:

Christkindlmarkt Altstadt Innsbruck” nel centro storico, sotto al famoso “Goldenes Dachl“, il Tettuccio d’Oro, simbolo della città, circondato dalle magnifiche facciate dei palazzi medievali della vecchia Innsbruck. Tra degustazioni di “Kiachln” (frittelle) e di “Spatzln” (gnocchetti tipici tirolesi), ci si riscalda con vin brulè e si trovano in vendita articoli artigianali, candele profumate, giocattoli di legno e decorazioni per l’albero di Natale. Da non perdere la “Märchengasse“, la strada delle Fiabe che ha inizio dal vicolo Kiebachgasse e termina nella piazzetta Kohleplatz. E’ qui che le finestre dei palazzi vengono animate con oltre una ventina di pupazzi provenienti dal mondo delle fiabe più famose, che lasciano a bocca aperta grandi e piccini.

Christkindlmarkt Marktplatz“, nella piazza del mercato di Innsbruck, sulla sponda del fiume Inn. Concepito soprattutto per le famiglie con bambini che si divertiranno sulla giostra o partecipando agli spettacoli di burattini per loro organizzati ogni pomeriggio, mentre i genitori ammireranno il magnifico albero di Swarovski alto 20 metri o passeggeranno bevendo un tè caldo o un punch e assaggiando i tipici würstel. Anche qui non mancano bancarelle piene di berretti e calze di lana, bicchieri e vasi lavorati da artigiani locali.

Christkindlmarkt Maria-Theresen-Straße“, la Maria Theresen Strasse, la strada principale di Innsbruck, viene  illuminata per l’occasione da una marea di luci e cristalli e una trentina di bancarelle offrono una grande varietà di oggetti natalizi e una vasta offerta di prodotti enogastronomici della tradizione tirolese. Obbligata anche la sosta nei numerosi centri commerciali che costeggiano la lunga via, per uno shopping o una cioccolata calda agli alti piani per godere dall’alto di un panorama a 360 gradi (360-grad.at).

Quando stufi del troppo caos, basta concedersi una dolce sosta al Sacher café (sacher.com): un ambiente molto elegante, nel cortile del neo-barocco Palazzo Imperiale, dove il tempo sembra essersi fermato a un secolo e mezzo fa…le cameriere vestono di nero con la crestina e il grembiulino bianco muovendosi con eleganza e discrezione tra i tavoli di marmo, quasi a non voler disturbare il ristoro degli avventori. La Sacher Torte è eccellente e viene servita con un ciuffo di panna montata. Con le calorie ingerite si sfida il freddo e ci si concede una lunga passeggiata costeggiando il fiume Inn e ammirando le deliziose case della sponda opposta, tutte perfette e colorate. Si dice che questi colori furono voluti dalle donne che abitavano questo quartiere che, stanche di aspettare il ritorno dei mariti ubriachi, fecero dipingere le facciate di un forte colore, in modo tale che questi le riconoscessero senza sbagliarne l’ingresso…anche simpatici questi austriaci!

Langhe d’autunno

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Non solo vino, ma anche relax nella natura, arte, visite nei borghi, passeggiate, gite a cavallo o in bici. Lo sguardo scivola tra i filari, fino all’orizzonte: così comincia la giornata, pervasi da un senso di pace e carichi di buone energie. I paesaggi delle Langhe regalano forti emozioni: i loro dolci poggi vitati, gli splendidi castelli che ne dominano le valli, le pievi e le enoteche, rendono quest’area piemontese una delle culturalmente e scenograficamente più interessanti d’Italia. È però l’autunno la stagione ideale per respirarne meglio la poesia, ammirarne la bellezza, scoprirne i tesori, assaggiarne le delizie gastronomiche, apprezzarne al meglio la cultura del vino. Barolo, Grinzate Cavour e La Morra sono il cuore di questa zona che ha conquistato la ribalta mondiale tanto da essere insigniti della Bandiera arancione del Touring Club Italiano, il riconoscimento che premia i borghi accoglienti dell’entroterra.

La salita mattutina al paese di Barolo è un emozionante susseguirsi di poggi sovrastati da antichi manieri e piccoli centri. Il borgo sorge in un ampio anfiteatro di colline, adagiato su una sorta di altopiano, nel cuore di uno sterminato susseguirsi di vigneti. Lo sguardo continua inarrestabile ad appoggiarsi sulle colline circostanti per poi tornare sul borgo, sul castello e di nuovo sui poggi. Entrare nel castello che ospita il Wimu (wimubarolo.it), il museo del vino, è d’obbligo. Il museo è molto moderno e apprezzato anche dai bambini per le installazioni giocose che mimano le tecniche della vendemmia. La pausa pranzo è da Barolo Friends (barolofriends.it), una piccola vineria proprio di fronte al castello: per accompagnare un corposo bicchiere di Barolo si può scegliere tra la carne cruda di fassona, gli agnolotti al plin e i tajarin. Primo pomeriggio a Grinzate Cavour,  per visitare uno dei gioielli architettonici più belli del cuneese: il bel castello di mattoni rossi del Conte Camillo Benso Cavour (castellogrinzane.com), sede dell’Enoteca regionale e dell’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini d’Alba, confraternita enogastronomica finalizzata al rilancio e alla propaganda della buona tavola della zona. L’imponente maniero domina i vigneti. Prima di raggiungere il piazzale dove sorge, conviene concedersi un giro sulle colline circostanti per regalarci scorci unici e giungere sul “balcone delle Langhe”: il paese di La Morra è infatti adagiato su di un poggio ad oltre cinquecento metri d’altitudine e la vista mozzafiato spazia a trecentosessanta gradi su tutte le Langhe. Da non perdere la policroma cappella della Madonna delle Grazie:  la mai consacrata piccola chiesa, voluta dalla famiglia Ceretto agli inizi del Novecento per radunare i contadini in caso di improvvisi e violenti temporali, è meta di turisti da tutto il mondo per la sua unicità in quanto a struttura e colori forti.

sempliciiNota di merito spetta alla scelta del pernottamento. Meglio di un campeggio, più avventurosa di un viaggio on the road e più affascinante di un resort in paradisi lontani: una casa con vista sul bosco, aggrappata ai tronchi e letteralmente immersa tra foglie e rami, è la proposta più magica e romantica che possa esistere. Sarà perché il pensiero di un rifugio segreto tra le chiome di un albero ci fa tornare un po’ bambini, o perché, almeno una volta all’anno, abbiamo tutti bisogno di ritrovare noi stessi, lontano dalla frenesia quotidiana. Di certo, abitare anche solo per una notte in cima a una pianta è una soluzione alternativa e green. Che permette di riscoprire l’essenza di una vita in sintonia con la natura. A Manta, in provincia di Cuneo, a due passi dalle Langhe, si trova Il giardino dei semplici (giardinodeisemplici.eu), bed & breakfast che trasuda amore in ogni angolo e dotato di due fantastiche case sull’albero. Appena varcato il cancello d’ingresso inizia una vera e propria favola tra i vialetti del bosco-giardino abitato da gnomi e folletti. Un cancello e una comoda scala lignei, portano al terrazzino e alla casetta interamente in legno, composta da camera, bagno con doccia e piccolo soppalco. L’arredamento è curato nei minimi particolari e con gusto impeccabile. Nulla è stato messo li caso, ma tutto frutto di amore e passione. La prenotazione è da fare con lauto anticipo e l’attesa sembrerà infinita, ma ne varrà la pena.

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Bruxelles e Bruges

L’una internazionale ed animata, l’altra romantica e fiabesca. Un viaggio alla scoperta di parchi tranquilli, mercatini caotici, musei pieni di capolavori, canali percorsi da battelli, merletti unici e il cioccolato migliore del mondo. Bruxelles e Bruges sono un’accoppiata perfetta per uno dei prossimi week end autunnali.

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BRUXELLES. Caotica  e cosmopolita. Moderna e antica. Irriverente e seriosa. La capitale belga è la città più multiculturale che esista. La vista improvvisa della Grand Place è sempre un colpo al cuore, una sorpresa inaspettata, quando si entra da una delle piccole vie che vi confluiscono. Così perfetta e sontuosa da sembrare finta, con palazzi di varie epoche che raccontano la storia della città e di alcuni celebri personaggi, come Victor Hugo o Napoleone. Bruxelles è tutta così: sorprende sempre. Basta camminare per il centro e trovarsi di fronte a un murales che ritrae uno dei celebri personaggi dei fumetti legati alla città, o entrare in un museo d’arte, o ammirare i curiosi espositori di cioccolato: quello belga è il migliore al mondo. Provate le praline di Pierre Marcolini (http://eu.marcolini.com) e poi mi direte. Ovunque i ristoranti espongono sulla strada ostriche e crostacei per ricordarci il piatto tipico della capitale: moules frites, cozze cucinate nel vino, aglio, cipolla e aromi vari. Le migliori le fritesho mangiate da Chez Léon (Beenhouwersstraat 24, http://www.chezleon1893.be/wp/) che offre un menù ricco e variegato e con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Cozze chiamano patatine fritte e birra. Le prime da assaggiare nei tipici baraques à frites, come Maison Antoine, (Place Jourdan, http://www.maisonantoine.be) e la Friterie Place Flagey, un luogo entrato nel mito grazie ai deliziosi cornet sauce tartare, i golosi coni di patatine fritte con salsa tartare. Birra invece da assaporare con molta calma A la mort subite (rue Montagne-aux-Herbes Potagères 7, http://www.alamortsubite.com), il mio estaminet preferito in assoluto, con i suoi interni di altri tempi, i tavolini di legno stretti, quell’odore acido di gueuze pungente al naso, gli avventori seduti sulle panchine di cuoio lungo i mori a fissare il nulla da sopra la schiuma dei bicchieri.

Bruxelles è sì la città delle principali istituzioni dell’Unione Europea, con gli uffici della Presidenza e le commissioni del Parlamento, ma è anche una delle capitali più verdi d’Europa, con 40 mq di spazio verde per abitante. Parc du Cinquantenaire è il parco urbano più famoso dove oltre a vialetti, giardini e siepi vi si trovano edifici, monumenti ed opere d’arte, tra cui il Padiglione Horta-Lambeaux che racchiude il bellissimo rilievo marmoreo “Le passioni umane“, la Grande Moschea, centro islamico di Bruxelles dal 1978 e tre musei importanti: quello dell’Arte e di Storia, il Museo dell’Esercito e il Museo dell’Automobile. Per una pausa relax in riva ad un laghetto, il più gettonato è il Parc Leopold, nato sui terreni di una vecchia tenuta, ospita al suo interno un parco scientifico con uno zoo e una sede universitaria. Il più frequentato da chi ama fare jogging è invece il Parc de Bruxelles che si trova proprio di fronte al Palazzo Reale. Per assaporare l’art nouveau di cui è intrisa la capitale belga, le ultime visite d’obbligo sono al Musée Horta (http://www.hortamuseum.be), la sublime casa che l’architetto Victor Horta progettò e costruì per sé tra il 1898 e il 1901, per poi perdersi tra le ricche collezioni di antichità dei Muséès Royaux d’Art et d’Histoire e nel tempio del Museo del Fumetto CBBD, raccolto nel cuore storico di Bruxelles e regno di celebri eroi dei fumetti belgi come Tintin, i Puffi, Lucky Luke, Gaston Lagaffe.

Bruges

BRUGES. A un’ora e dieci minuti di treno da Bruxelles, si arriva nella perla più ammirata delle Fiandre. Un concentrato di palazzi-gioiello ammalianti e canali verdissimi, Bruges è una città medievale perfettamente conservata, con stupende stradine che si snodano tra piccole case di mattoni rossi e tetti spioventi. Dalla stazione ferroviaria, all’ombra di alcuni platani e tra prati verdi, si raggiunge la parte antica, immergendosi in una realtà fantastica, quasi fiabesca: strade pulitissime, auto inesistenti, cigni che placidamente sguazzano nei canali. Uno dei punti più suggestivi di Bruges è il Markt, la piazza centrale, sormontata dal Belfort, imponente edificio medievale con una torre altissima a base ottagonale che è possibile visitare dopo 366 scalini. Distante poche decine di metri si erge il Palazzo del Comune di fronte ad un’altra particolare piazza, il Burg, che conduce al settecentesco Vismarkt, il mercato del pesce, tutt’ora attivo. Questa è la zona più caratteristica, circondata da canali che ricordano molto da vicino Venezia, tant’è che Bruges viene sovente soprannominata “La Venezia del nord”. Consigliatissimo è fare un giro su un piccolo battello a motore con tanto di guida che illustra la storia degli edifici della città: le case si affacciano sulle placide acque verdi, mentre il battello scorre lento sfiorando balconcini ricchi di coloratissimi fiori…una favola! D’obbligo una visita al Kant Centrum (http://www.kantcentrum.eu), il museo del merletto, autentica specialità della città, per poi ammirare il gruppo di case bianche raggruppate intorno ad un giardino alberato, il BegijnhofDe Wijngaard”, un tempo abitato dalle beghine di Bruges, oggi sostituite dalle monache del’Ordine di San Benedetto. Da lì attraversate il suggestivo ponte del 1720 che regala una vista spettacolare sulle torri e i tetti a punta di Bruges e godetevi l’oasi di pace e bellezza del Minnewater, il “Lago dell’amore” (minne in olandese significa amore). Romanticismo a go-go.

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