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Milano dall’alto

Anche dall’alto, Milano sa essere affascinante. Basta elevarsi di alcuni metri per osservare la città da una prospettiva diversa: campanili, tetti in mattoni, grattacieli, la Madonnina, giardini verticali, attici di acciaio e vetro, reticoli di strade che abbracciano i palazzi.

Torre Branca (Viale Shakespeare): negli anni ’30 la città che sale costruisce il suo totem nella radura del Parco Sempione. Disegnata da Gio’ Ponti, la torre è considerata una vera opera d’arte, “in cui l’architettura moderna e la tecnica nuova trovano un punto di contatto”. Esile e trasparente, vera “sfida” architettonica, viene eretta a tempo di record, in soli due mesi e mezzo nel 1933, in occasione della V mostra Triennale, insieme a sei grandi “archi isolati”, temporanei, progettati da Sironi. Milano acquista così l’esclusiva europea di una “esposizione internazionale triennale delle arti decorative e industriali moderne e della architettura moderna”. Salire in cima (in ascensore), è spettacolare. Dall’alto dei suoi 108 metri si gusta un panorama unico sulla città: il Duomo, il Castello Sforzesco, la Torre Velasca, Porta Garibaldi e, se la giornata è tersa, si possono vedere le Alpi, il Monte Rosa, il Resegone e gli Appennini.

 

Terrazza Triennale (Viale Alemagna 6): al fianco della Torre Branca, troviamo lo spazio progettato dallo studio di architettura milanese OBR interpretando la tradizione della Triennale con una soluzione leggera, rigorosa e dinamica. Salendo sulla Terrazza Panoramica del Palazzo dell’Arte si viene accolti all’interno di una serra trasparente, immersa nel verde e sospesa sul Parco Sempione, con una vista spettacolare del Castello Sforzesco e dell’intero skyline di Milano. Terrazza Triennale è anche lo spazio presso cui ha aperto l’omonimo ristorante e cocktail bar. Qui si possono gustare i piatti preparati dallo chef stellato Stefano Cerveni o sorseggiare un ottimo drink accompagnati da una delle migliori viste di Milano.

 

 

Belvedere, (Piazza Città di Lombardia 1, angolo via Restelli): il nuovo palazzo della Regione Lombardia è aperto gratuitamente al pubblico quasi tutte le domeniche e permette di salire al 39° piano, fino al belvedere, per ammirare Milano in tutta la sua maestosità. Guardare la città da ben 161 metri di altezza fa un effetto notevole e, durante le giornate col cielo limpido si possono vedere le Alpi in tutto il loro splendore. Il panorama è immenso e si staglia sul vicino quartiere Porta Nuova, con una vista assolutamente privilegiata sul famoso Bosco Verticale e la maestosa Torre Unicredit, fino ad arrivare alla Stazione Centrale e al grattacielo Pirelli. Portare con sé un binocolo, renderà più semplice identificare i luoghi più rappresentativi della città come la cupola della Galleria Vittorio Emanuele II, il Duomo, lo stadio Meazza, il Castello Sforzesco.

Terrazza12 (Brian&Barry Building, via Durini 28): al decimo e ultimo piano del Brian&Barry Building, department store milanese con un ampio e ricercato mix merceologico, troviamo il Terrazza12, lounge bar dall’atmosfera sofisticata e dal design Anni ’50. La drink list ha un’ispirazione internazionale: oltre i grandi classici della mixology, 12 signature cocktail inediti, creati appositamente per Terrazza12. Dall’apice di The Brian&Barry Building si domina il cuore pulsante della metropoli, affacciata a 360° sulla Madonnina e sullo skyline della nuova Milano dopo Expo. Leggere pareti in vetro e una copertura orientabile rendono possibile l’utilizzo della terrazza 365 giorni l’anno.

Radio Rooftop Milano (Hotel ME Milan, piazza della Repubblica 13): da una parte c’è il verde di piazza della Repubblica e quello, appena più in là, dei giardini di Porta Venezia. Dall’altra lo skyline di Porta Nuova: il Bosco Verticale, la Torre Diamante, la Torre Unicredit. Ovunque si lanci lo sguardo, dalla terrazza del Radio Rooftop Milano (elegante lounge bar al decimo piano dell’Hotel ME Milan Il Duca), la vista è mozzafiato. Il bar è naturalmente aperto anche a chi non è cliente dell’hotel (aperto nell’estate 2015), dalla colazione del mattino fino a sera tardi. Un momento ideale per godersi il panorama sui grattacieli è l’aperitivo: dalle 18 alle 21, quando il sole cala, potete assaggiare i cocktail (18 euro) accompagnandoli con i finger food serviti al tavolo. L’ambiente è moderno ed elegante, ideale tanto per un incontro di lavoro quanto per un appuntamento galante.

Design Week milanese

Il Design è uno stato a sé. E Milano è la sua capitale“, questo il mantra che ha accompagnato le attività della 56esima edizione del Salone del Mobile, a sottolineare la sempre più forte interconnessione tra la kermesse internazionale e la città che da sempre la ospita. Nel quartiere fieristico di Rho, il Salone del Mobile, come di consueto suddiviso tra i padiglioni dedicati al Modern&Design e Luxury, ha trasformato il format xLux presentato lo scorso anno nella nuova formula “Classico: Tradizioni nel futuro” attraverso un layout omogeneo senza nessuna discontinuità. Ad accompagnare il nuovo Classico sono stati riproposti il teatro e una stanza di Before Design: Classic, progetto presentato alla scorsa edizione, insieme al corto del regista Matteo Garrone. In concomitanza con la manifestazione ammiraglia si sono svolte quest’anno le biennali dedicate al mondo del lighting e del lavoro. Euroluce, alla sua 29esima edizione, insieme ai più innovativi sistemi di illuminazione privata ed industriale, ha puntato i riflettori su progetti d’illuminazione atti a migliorare il benessere e la qualità della vita e delle attività svolte in ogni tipo di spazio. La 18esima edizione di Workplace3.0 si è presentata con una proposta espositiva dedicata al design e alla tecnologia per la progettazione dello spazio di lavoro, concentrandosi sul rapido cambiamento del settore con le sue rinnovate esigenze. Alle biennali sono stati dedicati due eventi. Il primo, intitolato DeLightful – Design, Light, Future, Living, un percorso visivo e sensoriale nel vivere quotidiano e nello spazio contemporaneo, mentre l’altro, A Joyful Sense Of Work, ha messo in scena una nuova concezione dell’ambiente ufficio. La 20esima edizione del SaloneSatellite si è aperta con la domanda globale “Design is…?“, per celebrare l’anniversario con la Collezione Salone Satellite 20 anni, realizzata con pezzi disegnati appositamente da designer internazionali che hanno iniziato proprio tra i corridoi della manifestazione la loro carriera. Mentre presso la Fabbrica del Vapore è aperta al pubblico Salone-Satellite. 20 anni di nuova creatività, un’antologia di pezzi presentati come prototipi nel corso delle varie edizioni e poi lanciati sul mercato. Presso The Mall di Porta Nuova è tornato invece Space&interiors, l’unico evento connesso con il Salone del Mobile e dedicato alle finiture per l’architettura.

Neofiti o veterani, lo sappiamo: destreggiarsi fra le tentacolari seduzioni del Fuori Salone non è un gioco da ragazzi…allora scarpe comode ai piedi ( si finisce sempre per camminare molto più del previsto) e via tra eventi, esposizioni, workshop, festeggiamenti:

Porta Venezia in Design. Dove shakerare bene design, arte, architettura Liberty e stimoli enogastronomici per soddisfare tutti i palati. Al quinto anno di presenza, combina questi ingredienti, facendo da sempre leva sul potere attrattivo della propria identità architettonica. A confermarlo Objets Nomades: la serie iconica firmata Louis Vuitton nata nel 2011 (25 oggetti in totale, di cui 10 nuovi presentati in esclusiva) che interpreta il tema del viaggio, da sempre carattere distintivo del luxury brand francese. E il bellissimo Concept Store presentato da  Elle Decor Italia a Palazzo Bovara: il progetto ha immaginato il retail come punto di incontro tra analogico e digitale dove la fisicità degli oggetti dialoga con la digital experience e dove il consumatore è protagonista dello spazio in cui si muove, sia esso reale o virtuale.

Milano Durini Design. Con il suo Giardino delle Idee, è la mecca del design in pieno centro città. Al civico 3 ha appena aperto Salvioni, concept store di 1100 mq su sei livelli, che offre progetti su misura collaborando con gli oltre 100 migliori brand nostrani tra cui Fendi e Trussardi.

Brera Design District. Dove la creatività ha un’energia esplosiva. Nel cortile della Pinacoteca (via Brera 28), archistar del peso di Daniel Libeskind o Stefano Boeri hanno presentato White in the city, suggestivo viaggio nel bianco.

Associazione 5Vie. È da qui che è partita la street parade più animata della Design Week. Anche quest’anno con Design Pride, promosso da Seletti con l’associazione Wunderkammer e YOOX, una celebrazione della creatività che strizza l’occhio alle scuole internazionali. Interessante il progetto Tavola Scomposta nato in collaborazione con la designer Gentucca Bini tra Bitossi Home e Funkytable (via Santa Marta 19).

Tortona Design District. Multiformi, come di consueto, le sollecitazioni legate al format Superstudio Più che ha ospitato la rassegna dei designer indipendenti Time to Color!. Da Base Milano si sono mostrate le più recenti interpretazioni della casa temporanea, smontabile, assemblabile. Negli spazi del padiglione Visconti la collaborazione tra Corian e Cabana magazine, hanno dato luogo a Exploring the world of maximalism, un’oasi di forme e colori che si materializza magicamente.

La performance migliore è stata quella ispirata al mutare delle stagioni e alla natura del duo londinese di artisti Studio Swine che ha creato per Cos un’installazione presso lo storico Cinema Arti. Come protagonista una struttura centrale metallica a forma di albero alta 6 metri che emetteva boccioli di vapore nebulizzato che, come bolle di sapone, scoppiavano ed evaporavano a contatto con la pelle. Il più divertente temporary bar quello organizzato da TOILETPAPER, il magazine di sole immagini ideato dall’artista Maurizio Cattelan e dal fotografo Pierpaolo Ferrari, in collaborazione con Guffram, Seletti La buttiga presso la Mediateca Santa Teresa (via Moscova 28): TOILETPAPER BAR all’interno del Wallpaper* Handmade 2017, progetto curatoriale della rivista Wallpaper*, che espone un’installazione disegnata da Tino Seubert, dove l’acqua e il travertino sono stati protagonisti assoluti per un’inedita esperienza sensoriale. Evento perfetto per le famiglie, Playland presso lo spazio Marni (viale Umbria 42), trasformato per l’occasione in una distesa di sabbia colorata con teli da picnic, giocattoli, sgabelli, poltroncine e sedie a dondolo. Tutto fatto a mano e in vendita.

 

Pizzerie gourmet

Da quando sono stata in Costiera Amalfitana, il criterio per valutare una pizza è il confronto con la margherita assaggiata Da Franco a Sorrento. L’attesa che gli avventori devono affrontare per accedere ai tavoli  è ampiamente ripagata all’assaggio. Pasta morbida e sottile, bordi alti (il “cornicione”), pomodoro quasi a crudo, mozzarella fior di latte freschissima, basilico e un generoso giro d’olio extra vergine spremuto a freddo. Dire “pizza” ha sempre significato far riferimento ai confini di Spaccanapoli. Ma da alcuni anni, con gran disappunto dei puristi, le cose stanno cambiando: la nuova pizza italiana affonda le sue radici in impasti sempre più calibrati e salutari, farine che vengono dal passato, sperimentazioni e topping presi in prestito dai grandi ristoranti con un equilibrato apporto salutistico per l’organismo e dalle caratteristiche organolettiche inconfondibilmente mediterranee. Ecco la nascita delle “pizzerie gourmet”. Dal francese “garzone”, “gourmet” è un vocabolo che ultimamente sempre più spesso sentiamo nell’ambiente gastronomico. Già presente negli scritti della Francia del XVII secolo, stava a significare una persona dal palato fine, un buongustaio. Con l’avanzare delle arti culinarie, il termine sta ad indicare l’elite di un determinato campo. A Milano come il prezzemolo sono fiorite diverse pizzerie gourmet, che si distinguono dalle classiche per gli accostamenti creativi, le farine biologiche di lunghe lievitazioni, prezzi più alti e impiattamento d’effetto:

La Taverna Gourmet (via Maffei 12, http://www.latavernagourmet.it). In zona Porta Romana, la pizzeria più costosa di Milano (dai 14 ai 35 euro) propone solo lievito madre, 48 ore di lievitazione, impasti integrali al basilico, al germe di grano, al nero di seppia. Ingredienti d’altissima qualità come il pomodoro del Piennolo, il gambero rosso di Mazara o i limoni di Sorrento. Fette sottili e croccanti.

Berberè (via Sebenico 21, http://www.berberepizza.it). Nel quartiere Isola, ad un passo dall’omonima fermata della metro lilla, la premiata ditta bolognese dei fratelli Aloe è l’ultima ad aprire i battenti nel capoluogo meneghino con l’idea vincente dell’impasto a idrolisi, ovvero senza lievito, oltre a quelli integrale e al kamut. Convivialità, ingredienti buoni e genuini e leggerezza. Da provare la classica con bufala di Caserta e capperi e la gustosa zucca, porcini e grana. In quanto a digeribilità, in assoluto la migliore per me.

Lievità (via Ravizza 11 e via Sottocorno 17, http://www.pizzeria-lievita.com). In piena valorizzazione dei DOP, IGP e dei presidi Slow Food, Lievità utilizza solo farina Petra del Mulino Quaglia di tipo 1 o integrale e lievito madre. A fare da protagoniste sono le ben 9 varietà di margherita, ognuna condita con fior di latte e/o pomodoro differente (di cui è espressa la dolcezza in una scala da uno a cinque). A fargli compagnia si affiancano le pizze periodiche, farcite con ingredienti di alta gamma come i limoni di Sorrento, le alici di Cetara, il pesto di pistacchi di Bronte, la glassa balsamica di Modena o la culaccia di Parma.

Thursday Pizza (via delle Foppette 2, http://www.thursdaypizza.com). In una traversa nascosta di via Savona, ha fatto capolino da meno di un anno la pizzeria più attenta all’ambiente che conosca: solo energia proveniente da fonti rinnovabili e attrezzature elettriche per non produrre CO2 (compreso lo scooter per il delivery). Posate e piatti in materiale riciclabile e per ogni pizza ordinata il locale farà piantare un albero. Curiosa la ricetta dell’impasto, a base di farina semi-integrale tipo 1 e soia che rende la pizza fresca e croccante più a lungo. Ottima la Decima, con cotto, pomodoro San Marzano, rucola, bufala e olio tartufato. E dal gusto sorprendentemente dolce la Sopraffina, con datterino giallo, fior di latte, gorgonzola, mele, noci, limone, aceto balsamico, salvia, e miele.

Briscola Pizza Society (via Piero della Francesca 31 e via Fogazzaro 9, http://www.briscolapizza.it). Eletta nel 2015 la migliore pizzeria d’Italia, gioca sul formato ludico dei “pizzini”: due o più pizze da 18-20 cm, da dividere con i compagni di tavolo, eliminando una volta per tutte l’imbarazzo della scelta che ci coglie sovente davanti al menù. Una pizza conviviale preparata con farina di grano tenero e ricca di germe di grano vitale, proveniente da cereali sani di prima scelta, lavati in acqua come si faceva una volta e macinati lentamente senza nessun imbiancamento artificiale. Si sceglie alla cassa fra versioni classiche o particolari, come quella con mortadella e crema di pistacchi o la genovese con il pesto o il pecorino, e si attende al tavolo di essere chiamati per ritirare il proprio ordine.

VFNO 2016

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Non servono né invito né pass ma solo la voglia di passare qualche ora in una serata mondana che riversa in strada centinaia di migliaia di persone: mancano meno di due ore alla Vogue’s Fashion Night Out che apre le porte alla fashion week milanese. Anche quest’anno saranno coinvolti centinaia di negozi, tutte le più importanti griffe e le più rappresentative boutique cittadine nelle zone del centro, intorno al quadrilatero della moda, da via Montenapoleone a via Manzoni, da via della Spiga a corso Venezia, da Corso Vittorio Emanuele a Corso Genova, all’intero quartiere di Brera e Corso Como, Piazza Gae Aulenti e il quartiere di Porta Nuova, che non solo rimarranno aperti fino alle 22.30, ma offriranno sconti speciali, promozioni e giveaway dei loro prodotti, intrattenendo i visitatori con cocktail party, incontri con gli stilisti e celebrità, DJ set, workshop, eventi e foto corner. Non mancheranno le capsule collection create appositamente per la VFNO il cui ricavato andrà in beneficenza, perché la Vogue’s Fashion Night Out è anche un evento volto a sostenere progetti umanitari: quest’anno il ricavato della serata sarà destinato ad Amatrice e alle centinaia di famiglie colpite quest’estate dal terremoto.

Gli eventi saranno tantissimi, troppi per riuscire a presenziare a tutti…ma ce ne sono 10 davvero imperdibili:

  1. Il centralissimo store OVS di via Torino accoglierà il cantautore spagnolo Alvaro Soler e invita a condividere l’esperienza sui social attraverso l’hashtag #OVSVFNO16.
  2. Luisa Spagnoli ospiterà il Maestro Cioccolatiere della “Scuola del Cioccolato Perugina” che realizzerà a mano i famosi “baci”. In entrambi gli store di Corso Vittorio Emanuele II e Galleria Vittorio Emanuele, sarà venduta ad un prezzo speciale una t-shirt limited edition con la stampa di un’illustrazione iconica vintage.
  3. Pinko presenta il cocktail party #Glamtaste in occasione della speciale serata del 20 settembre. Il party, che prevede la presenza del dj Simone de Kunovich, è organizzato in collaborazione con Coca Cola.
  4. La boutique Rosato di Via della Spiga 42, propone la collana “My beauty” e regalerà un look realizzato dagli hairstylist GHD ed un gioiello per capelli Limited Edition.
  5. Da Anna Ravazzoli in corso Genova, ci sarà la possibilità di farsi truccare con prodotti Givenchy, tra celebrità del fashion system, DJ set, cocktail e il brut delle cantine vinicoli Ca’ Maiol.
  6. Sempre in corso Genova, imperdibile l’evento organizzato da Pasticceria Cucchi che inaugurerà la mostra “collage” dedicata agli eroi dei fumetti, con quadri pop up d’autore esclusivi realizzati dall’artista Alessia Graziani.
  7. Da Seghetti Fashion Store, si potrà scegliere un outfit con tanto di servizio fotografico. Le foto saranno pubblicate sui social del negozio per una settimana e chi riceverà più like, vincerà un buono d’acquisto presso la store di 150 euro!
  8. La boutique Daniele Giovani Milano si trasformerà in un luogo esclusivo in cui è possibile rivivere l’atmosfera degli antichi salotti per dialogare e interrogarsi su inedite espressioni del made in Italy, scoprendo la nuova fragranza suprema “Perdizione” di Nobile 1942.
  9. Vogue Italia e Fashion Film Festival Milano hanno creato il progetto Through My Eyes per mettere in contatto il mondo della moda con quello del cinema. Dieci fashion film dedicati a dieci brand italiani e girati da dieci giovani registi internazionali che raccontano il Made in Italy verranno proiettati in Via Montenapoleone in un’istallazione a cielo aperto. Sponsor dell’evento è Huawei.
  10. Nel contesto della VFNO si inserisce LaLaLand, nuova agenzia di comunicazione che intratterrà il pubblico in via Fomentini con 7 ore d’ esibizioni, musica, effetti speciali e la partecipazione di Fabio Rovazzi, i dj Merk & Kremont, Fedez e J-Ax. Divertimento assicurato.

Un tè a Milano

Solitamente il lunedì va a braccetto con il caffè ma negli ultimi anni l’attenzione a uno stile di vita più salutare ha contribuito a introdurre il tè sempre di più nella nostra routine quotidiana. La bevanda millenaria è una panacea contro il caos quotidiano, un piccolo lusso da assaporare da soli o in compagnia tra quattro chiacchiere. Grazie alle sue molteplici proprietà antiossidanti e benefiche abbiamo imparato a riconoscerne le varietà, a fare attenzione alla provenienza e ad apprezzarne l’aroma e il gusto. Per i veri intenditori di questa bevanda o per chi si avvicina ora all’arte del tè ecco i negozi giusti dove rifornirsi, dei veri templi dove apprendere segreti e consigli di tea sommelier per miscele preziose come vini d’annata:

ChateauNel mondo incantato di Château Monfort (Corso Concordia 1), oltre a camere degne di un soggiorno da favola, fa capolino anche un romantico bistrot. Nel boutique hotel milanese del gruppo Planetaria Hotels, unica destinazione hotellerie a Milano inserita nella Guida Relais&Châteaux, si respira un’ atmosfera magica e fiabesca: ambiente curato nei minimi dettagli, enormi candelabri che sporgono dagli alti soffitti, splendide specchiere che accompagnano il percorso ai tavoli, luci soffuse, materiali preziosi e finiture di pregio circondano la sala da tè. Degustazioni in pieno stile regale vengono accompagnate da alzate di madeleine e sfilate di cupcake.

TeieraGrossi barattoli in latta pieni di tè di tutti i tipi e provenienti da tutto il mondo, ci accolgono entrando a La Teiera Eclettica (via Melzo, 30), un delizioso shop con sala da degustazione annessa. Il menù è infinito e la qualità dei tè ottima: dai bianchi ai neri, dal matcha fino ad arrivare al principe che è il verde. Ma soprattutto il personale è gentile, esperto e disponibile a qualunque spiegazione o curiosità. Il posto perfetto per avvicinarsi per la prima volta alla cultura del tè o per degustare i deliziosi dolcetti fatti in casa. Squisito l’abbinamento della loro torta di carote con un tazza di tè verde “Sur le Nil” o accompagnare un tè nero alle arance amare di Siviglia con una fetta di crostata al cioccolato.

ArteTè come unico protagonista anche presso l’ Arte del ricevere (via Macedonio Melloni, 35), che si prefigge di istruire con immagini, testi, suggestioni e profumi chiunque voglia avvicinarsi a questa usanza concepita come arte. Una ricca selezione di pregiati, dai blend raffinati a quelli speziati, con oltre 250 tipologie di thè verdi, neri e bianchi, prodotti nei migliori giardini del mondo. Coreografiche le ceramiche e le porcellane orientali, le teiere e le tazze, i tessuti e gli arazzi in seta dipinti a mano. Il packaging a tema è studiato apposta per confezionare questa dolce spezia come  fosse un prezioso regalo. Una sala degustazione interna ci renderà certi della scelta fatta.

ChaCome in un viaggio attraverso la cultura e i riti del tè, il Chà Tea Atelier (via Marco d’Oggiono, 7), propone accostamenti curiosi e intriganti dolci e salati, miscele esclusive, ma anche tè al peperoncino, una sorta di talismano benaugurante simpaticamente battezzato la “Fortuna sia con the”, oppure “Cavoli a merenda”, un infuso dolce salato di frutta e verdura. Creazioni esclusive ed estrose come un abito sartoriale da gustare in ogni momento della giornata. Da provare presso l’accogliente sala da tè aperta da colazione fino all’aperitivo il ChàLatte al matcha, una bevanda dal colore brillante ottima alternativa al cappuccino. Anche qui vengono organizzati dei corsi per imparare a preparare un’ottima tazza di tè.

essenzaA pochi passi da piazza San Babila, armonia e gusto s’incontrano per dare luogo a L’essenza del the (via Cerva, 12), una piccola bottega i cui scaffali, simili a quelli di una libreria, traboccano di più di 300 specialità. La vetrina è molto ricercata e filtra una luce naturale che impreziosisce le ceramiche giapponesi, cimeli di viaggi di cui la proprietaria va fiera. Una delle miscele più richieste è la “Rosa d’Oriente”, a base di Tè Sencha e Gunpowder, Wu Lu con scorze d’arancia e petali di calendula. O il “Ginger and Lemon”, un tè bianco e verde con aggiunta di zenzero e limone. Accanto ai tè, la clientela viene ammaliata anche dall’incredibile varietà di sali aromatizzati, zuccheri di vario genere, miele e caffè.

Librerie milanesi

Un segnale di fiducia. Nonostante il calo dei lettori, gli italiani tornano ad acquistare i libri nelle librerie. Ovvero luoghi con un libraio in carne e ossa, un po’ psicologo e un po’ imprenditore, amico e cultore. I bookstore indipendenti sono una fucina di novità, un presidio sul territorio e una realtà economica viva e dinamica. Ecco gli indirizzi milanesi immancabili.

Hoepli (http://www.hoepli.it). Partiamo dalla più antica libreria meneghina, fondata nel 1870 dallo svizzero Ulrico Hoepli in Galleria De Cristoforis. Da sempre distinta per il vasto assortimento, la molteplicità dei servizi e la disponibilità di libri e riviste straniere, oggi ospita più di centomila tomi, distribuiti in uno spazio espositivo di 6 piani disegnato dagli architetti Figini e Pollini. I milanesi lo sanno, se non trovi un libro da nessun’altra parte, passa da Hoepli…

hoepli

Rizzoli (http://www.rcslibri.it/rizzoligalleria/). In Galleria Vittorio Emanuele II meno di un anno fa Rcs Libri ha concluso il restyling della sede di un’altra libreria storica milanese. Un luogo camaleontico, un tempio della creatività italiana che esalta la Galleria con le sue luci e che propone pezzi storici del design nostrano. Uno spazio aperto a tutti, con un intero piano dove i bambini possono giocare e leggere con strumenti innovativi digitali per aggiornarsi sulle novità e scegliere l’acquisto preferito.

rizzoli

 

Open (http://www.openmilano.com). Aperta dal 2013 a Milano in viale Monte Nero 6, è una startup nata con un progetto di crowdfunding. Nessuna vetrina: un’insegna, una corte, una scala ed ecco l’open space. C’è chi legge, chi lavora, chi studia, chi chiacchiera davanti ad un caffè, chi partecipa ad un workshop. La prima libreria non convenzionale milanese che offre ai lettori un clima accogliente e rilassante. Meno scaffali e più poltrone, tavoli e divani, con annessi wi-fi e prese di corrente a disposizione. Si organizzano serate a tema, meeting e presentazioni, anche rivolte ai bambini.

open

Gogol&Company (http://www.gogolandcompany.com). Un altro luogo particolare e multifunzionale che è insieme libreria, galleria d’arte e caffè. Una piccola libreria indipendente all’angolo tra via Savona e piazza Enrico Berlinguer, dove si trovano molti testi particolari e insoliti, sovente di case editrici piccole e sconosciute che si rivelano poi una scoperta. Mentre al bancone del caffè fervono esperimenti gastronomici, scrittori, studenti e lavoratori discutono di letteratura comodamente sprofondati in vissute poltrone di pelle. Ampio il settore dedicato all’arte culinaria e frequenti sono le mostre di fotografia organizzate.

Gogol

Libreria del mondo offeso (http://www.libreriadelmondooffeso.it). “Molto, molto offeso, molto offeso è il mondo, più che noi stessi non sappiamo…“. Questo brano di “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini dà il nome a questa libreria-bistrot che a breve da via Cesare Cesariano si trasferirà nel cuore di Brera, in Piazza Simpliciano, in cui ci si sente subito a casa ed è facile capire il perché: qui i libri vengono scelti con cura, ogni volume di narrativa è un piccolo grande consiglio e la caffetteria è talmente curata da diventare uno dei posti più belli a Milano dove fermarsi a prendere un tè. L’atmosfera rarefatta fa da sfondo alla raffinata selezione di libri, in cui si riconosce la passione e l’energia della proprietaria Laura Ligresti. La letteratura italiana la fa da padrona: intere opere di Mari, Revelli, Landolfi e molti altri. Una libreria viva e condivisa grazie ai gruppi di lettori che la animano durante i tanti incontri organizzati.

mondo offeso

121+ (http://www.corraini.com/it/librerie/milano). Al numero 17 di via Savona c’è una deliziosa palazzina di mattoni rossi dove Corraini – storica casa editrice specializzata nel campo del design e dell’illustrazione, ha deciso di aprire una libreria fantastica. Oltre al catalogo completo delle Edizioni Corraini, si trova una scelta irresistibile di libri d’architettura, fotografia, moda, arte, cucina e grafica. Un ampio settore è dedicato ai volumi per i più piccini e non mancano stampe, disegni e collezioni di giochi d’artista.

121

Libet (http://libet.org). In via Terraggio 21, una stradina nascosta tra Cadorna e Sant’Ambrogio, ci si trova davanti a vetrine dalla luce ambrata sormontate da una decorazione liberty in ferro battuto: è Libet, il tempio dei bookworm, perché specializzata in libri usati o fuori catalogo in ottime condizioni, pubblicati dai primi del ‘900 ad oggi. Tre piani  dove scovare saggi letterari e di psicologia o chicche in offerta come le opre complete di Saint John Perse o vecchie edizioni degli aforismi di Kraus. Rarissimi cataloghi sulla storia dell’arte e libri di fotografia a costo modico.

Libet

Bistrot milanesi

Il bistrot è un luogo di incontri, di chiacchiere, di sguardi, di gonne svolazzanti e di camerieri che sanno già qual è il tuo tavolo preferito e lo indicano con un sorriso discreto. È il posto in cui si entra con occhi aperti e predisposizione romanzesca, da soli o in compagnia, per pensare o scrivere, soltanto per guardare, oppure per perdersi dentro le parole e gli occhi di un altro. Il rito è sempre lo stesso, ma ogni volta accade qualcosa di nuovo. Bisogna avere un po’ di amore per la strada per amare i bistrot e il mescolamento di umanità che creano. A Milano ultimamente ne hanno aperti quattro che meritano di essere visitati.

ClotildeClotilde Bistrot (clotildebistrot.com, via Galileo Galilei 2). Atmosfera retrò, locale elegante ma non selettivo, caratterizzato da dettagli vintage quali i vasi, le lampade, i tavoli e le deliziose sedie in velluto, disegnate ad hoc da Santo Scibetta, art director dell’azienda d’arredi Cierreesse. Non solo è ristorante gourmet dell’Hotel Windsor, ma anche caffetteria per colazione che si distingue per varietà (ben 12 tipi di brioche gourmet) e bar per merenda e aperitivo. Ottimo il ricco buffet del brunch domenicale a 19 euro bevande incluse, con spaghetti alla carbonara, burger, sandwich e piatti vegetariani: fantastica la quinoa condita con funghi, gruviera e pesto di salvia. Caffè ottimo e raro, grazie alla macchina a leva Arduino, espressione di unicità e tradizione.

potafioriPotafiori (potafiori.com, via Salasco 17). Un open space in cemento grezzo con area food, lounge café arredato con pianoforte e divani, il tutto contornato da fiori, piante e una collezione di agende, borse e grembiuli in cotone o lino con bellissimi disegni floreali di William Morris. Si fa colazione, si pranza e si cena ascoltando ottima musica. La cucina è per lo più quella regionale italiana: casunsei e polenta del nord e mozzarella verace del sud. Un occhio di riguardo per piatti leggeri, come l’insalata di pollo e zenzero o la tartare di gamberi rossi, e vegetariani: il toast con gli asparagi è da assaggiare. Sublime la torta al cioccolato fondente con salsa di pere e cannella.

napcupNap Cup (corso Garibaldi 86, accesso da via Statuto 16). Pareti confetto, bancone ad angolo e l’impressione di essere finiti in una serie tv anni ’50 o nel reparto baby di un megastore. La formula ricorda quella dei fast food salutisti inglesi con piatti colorati e fantasiosi ben allineati nelle vetrine frigo: fresche insalate e zuppe da portar via o mangiare sul posto, tramezzini, cous cous o quinoa, e dolcetti deliziosi, come la tortina di fragole e lamponi. La location è delicata e femminile, come una casa delle bambole, da godere insieme alle chiacchiere di un’amica o da soli curiosando tra scaffali e credenze pieni di spille, tazzine e grembiuli colorati. Nota di merito: per chi non può permetterselo, Nap Cup mette a disposizione le vivande rimaste nel locale.

gogolGogol and Company (gogolandcompany.com, via Savona 101). Uno dei ritrovi più gradevoli nati in città negli ultimi anni. Vive tutti i momenti della giornata, dalla prima colazione – buona la brioche integrale con confettura di rosa canina – all’happy hour, con calici di vino accompagnati da salumi e formaggi di qualità. Oltre che bistrot è anche una fornitissima libreria dove poter leggere comodamente seduti nelle poltrone dal sapore vintage senza limiti di tempo: un ambiente dove è piacevole fermarsi per un po’, lavorando al pc o connettendosi alla rete wi-fi gratuita a disposizione. Periodicamente si organizzano anche mostre d’arte, presentazioni di autori emergenti e incontri tematici anche per bambini.

La Milano di moda

Algida, a tratti inafferrabile e volubile come una bella donna. Fosse un vestito, Milano sarebbe sicuramente il little black dress: elegante nelle sue linee essenziali che non passano mai di moda, versatile e camaleontico. Basta farlo svettare su uno stiletto da capogiro – il nuovo skyline di Porta Nuova – aggiungere un accessorio sparkling – come gli store del lusso made in Italy – o semplicemente sfrondare gli eccessi e gustarlo così com’è e come era: un abito da cocktail. Perché la Milano di moda e alla moda è più attuale che mai in questi giorni di Fashion Week, da sorseggiare on the rocks, lentamente, a passeggio tra le vie storiche dei sanpietrini consumati dal tempo e dalla frenesia tipica dei suoi abitanti.

Excelsior2Allora scarpe super flat e carta di credito alla mano sono indispensabili per sfrecciare nel tempio dello shopping griffato, l’Excelsior (a destra l’ultima limited edition firmata Coca-Cola Italia. Galleria del Corso 4, http://www.excelsiormilano.com): il department store di lusso più amato da modaioli e non. 4.000 mq su sette piani, con interni firmati dall’archistar Jean Nouvel e video installazioni futuribili. Passando per le boutique di Antonia (donna, uomo e accessori) e il foodmarket chic di Eat’s, con primizie e prodotti eccellenti, che può competere come acquolina giusto con lo storico Peck (via Spadari 9, http://www.peck.it), regno gourmand milanese. Ricerca, innovazione e tradizione? Sono le parole chiave della filosofia di Biffi (corso Genova 6, ang. via Sapeto, http://www.biffi.com), negozio-istituzione con interni progettati da Gae Aulenti. L’istinto e l’esperienza di Rosy Biffi fanno sì che, in boutique, si trovi dal tailleur sartoriale al knitwear pezzo unico, dalla borsa must-have al cappotto di sfilata. Imperdibile il suo “fratellino”, Banner (via Sant’Andrea 8/a, http://www.bannerboutique.it): jeans perfetti, sneakers di tendenza, bijoux che danno la svolta al look, abitini stampati. Su ben 12 livelli è diffuso The Brian & Barry Building (via Durini 28, http://www.thebrianebarrybuilding.it), gallery di moda uomo e donna con profumeria, gioielleria, high tech e home. E per ristorarsi, un viaggio nell’italian food: dall’hamburgheria Eataly alla pizza verace Rossopomodoro. I più famosi ed istituzionali rimangono La Rinascente (piazza del Duomo, http://www.larinascente.it), un concentrato di moda, design e it-bag contornato da sushi e aperitivo panoramico con vista sulle guglie del Duomo. wes1E 10 Corso Como (corso Como 10, http://www.10corsocomo.com), fondato da Carla Sozzani in un cortile di ringhiera della vecchia Milano; è la boutique con gli stilisti più cool ma è anche ristò-bistrot, galleria d’arte, libreria raffinata e bar. Ma il premio all’originalità va a Uberta Zambeletti, consulente per grandi maison e fondatrice di Wait and See (a sinistra una foto dell’interno con le nuove collezioni. Via Santa Marta 14, http://www.waitandsee.it): una boutique artistica, globetrotter, a due passi dalla Madonnina. Una vera chicca per i trend setter e gli amanti di pezzi unici di giovani designer o capi vintage scovati da Parigi a Tel Aviv.

La Milano di Expo 2015

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Mille città in una sola, un mix di emozioni, tradizioni, orgoglio. Milano è così, come già svela il suo nome latino, Mediolanum: la metropoli al centro della pianura padana e nel cuore dell’Europa, abbracciata da tre fiumi, veloce, in movimento costante, sempre connessa. Milano che non si ferma mai, e che quest’anno fino al 31 ottobre ospita l’Esposizione Universale: almeno 20 sono i milioni di persone provenienti da ogni dove. Per loro, per accogliere tutti al meglio con il senso di ospitalità che la contraddistingue, Milano si è fatta bellissima. Se la si guarda dall’alto, ha un nuovo skyline di grattacieli ultrafirmati; se invece la si gira tenendo i piedi per terra, allora la sorpresa è dietro ogni angolo, dentro ogni cortile di ringhiera, nel silenzio dei suoi stupendi giardini privati, nelle vetrine delle vie dello shopping.

wheatfieldIn pochissimi mesi la Milano di Expo 2015 ha davvero cambiato volto, con interi quartieri che oggi esaltano la propensione naturale della città a far convivere storia e tradizione: su tutti la nuova e riqualificata Darsena, capace di sprigionare gioia e voglia di stare insieme. E un’inarrestabile proiezione verso il futuro, come nel rinnovato quartiere di Porta Nuova, dove all’ombra dei grattacieli di piazza Gae Aulenti, tra il Bosco Verticale e via Melchiorre Gioia, è stato seminato un campo di grano di 50mila metri quadrati, opera d’arte ambientale dell’americana Agnes Denes. Tutto intorno sono stati recuperati e ripensati edifici o aree che resteranno anche dopo Expo, come il museo delle culture MUDEC (http://www.mudec.it), nelle ex acciaierie Ansaldo di via Tortona ristrutturate da David Chipperfield, in cui è possibile visitare non solo le mostre, ma anche la collezione civica permanente e soprattutto i depositi, ambita meta degli studiosi di etnografia. O il Mercato Metropolitano (http://www.mercatometropolitano.it), dove imparare fra bancarelle e laboratori a nutrire se stessi e il pianeta: dalle degustazioni di caffè alle lezioni con gli chef, dai corsi per fare il pane in casa a quelli per una cucina di sopravvivenza, dalla semina barluce1all’arrivo del cibo in tavola. E cosa dire della nuova Fondazione Prada (http://www.fondazioneprada.org) in zona sud della città? Una via di mezzo tra un museo e un parco giochi, che punta tutto su percorsi tematici, mostre, spazi per bambini, spazi dal mood sofisticato, ma anche molto entertainment. Imperdibile. Come il Bar Luce al suo interno, ideato dal regista americano Wes Anderson e ispirato all’immaginario del cinema italiano degli anni Cinquanta e Sessanta.

Viaggio in Expo 2015

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Nutrire il pianeta, energia per la vita. Il cibo è fame, è amore, è dolce e amaro, è colore e gioia, è scoperta e viaggio, è strada e casa, è scambio e denaro. È ricco e povero, è fast e slow, è gioco e lavoro, è festa, è spreco, è terra e acqua. Il cibo è mio, il cibo è di tutti“. Sono le parole dello spot ufficiale, con la voce di Antonio Albanese, a rendere la complessità, ma anche la semplicità, della missione di Expo 2015. Fermata Rho-Pero e passerella sopraelevata che dalla Fiera porta all’Expo: 500 metri a piedi, per entrare nel clima e scoprire con un colpo d’occhio tutto il sito espositivo. Eccoli lì, il cardo e il decumano, i due assi che con il loro incrocio danno un ordine. Lungo il decumano, che si percorre protetti da grandi e bianche vele, si affacciano i padiglioni dei Paesi partecipanti, mentre sul cardo domina il padiglione Italia, con la grande piazza al centro. Ai quattro estremi delle vie, i luoghi degli eventi, dall’Open Air Theater all’Expo Center, al Lake Arena.

Seguiamo il filo della sostenibilità, la parola più evocata. “Produrre e nutrire diversamente” è il tema scelto dalla Francia. Il suo padiglione richiama la struttura di Les Halles, il mercato coperto, dove il cibo non è solo merce, ma scambio tra persone, con la vendita diretta di chi produce. Sembra un ritorno al vecchio, ma è un augurio per il futuro, il cambiamento può venire da lì, dal semplice gesto di offrire il cibo. Altra parola chiave, biodiversità: la incrociamo  nel padiglione collettivo Bio-Mediterraneo: dodici Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, coordinati dalla Regione Sicilia, propongono ai visitatori la loro tradizione gastronomica nelle cucine all’aperto, dove si può seguire la preparazione dei cibi e gustarli. In fondo la dieta mediterranea è Patrimonio dell’umanità. La biodiversità stravince nel padiglione granbretagnaItalia, il più grande di tutti: cinque piani, 13mila metri quadrati tutti dedicati alle nostre eccellenze – d’altronde la ricchezza dei prodotti è la nostra forza. Ma la biodiversità è messa a rischio dai fertilizzanti sintetici, dall’abbandono della rotazione delle colture, dall’utilizzo di pochi tipi di sementi, dall’introduzione incontrollata dell’Ogm. E dalla scomparsa delle api; ecco perché la Gran Bretagna dedica il suo padiglione all’attività delle api! Quella grande sfera d’acciaio che pulsa e ronza, come un enorme alveare, sopra i visitatori che camminano sul prato di fiori selvatici non è un gioco: scopro che l’ape impollinatrice è la sentinella della sostenibilità, garantendo ben il 75 percento dei nostri raccolti.

Altri Paesi hanno adottato un taglio didattico e insieme coinvolgente. La Germania, per esempio, ha progettato il suo padiglione come un grande seme accanto a gigantesche gocce d’acqua, come se fosse visto da un bambino. Anche il Giappone punta sulla consapevolezza alimentare: la sua dieta a base di riso, pesce crudo e verdure è l’antitesi agli eccessi che nel mondo provocano l’obesità in un miliardo di persone. Nel padiglione costruito come le tradizionali case di Kyoto, propone progetti per le scuole sull’educazione alimentare e contro lo spreco: se solo recuperassimo il 30 percento di quello che produciamo, potremmo sfamare tutti…Anche la Svizzera butta un semino contro lo spreco: offre gratis i suoi prodotti alimentari. Ma attenzione: non bisogna arraffarli, devono durare per sei mesi dell’Esposizione. È un invito a non essere avidi.

A proposito di spreco e del suo contrario: la fame. L’Africa come si presenta all’Expo? C’è un solo Paese con un suo padiglione, l’Angola. Gli altri si sono uniti in uno spazio comune dedicato alle loro monocolture: il caffè, il cacao, le spezie. Il tema proposto è “educare per innovare“. L’Africa sarà il luogo della riscossa contro la fame. È un continente ricchissimo di risorse, con terre sterminate, messe a rischio però dal cosiddetto “land grabbing”, ovvero l’acquisto da parte dei Paesi ricchi. Slow Food ha lanciato una campagna di costruzione di china10mila orti: gli africani devono diventare produttori del loro cibo, usare le sementi locali, riprendersi in mano l’agricoltura. Alla fine del mio viaggio, l’occhio va a quella rossa forma sinuosa. È il padiglione della multinazionale cinese Vanke progettato dall’archistar Daniel Libeskind. All’interno, 300 schermi proiettano video di pranzi, all’insegna della gioia e della condivisione. È la convivialità, la shitang, il tema scelto dalla Cina, presente con ben tre padiglioni. Perché il cibo deve essere piacere, un piacere fisico e di relazione con gli altri. Perché il gesto della cura e dell’ospitalità è il senso ultimo, vero, della vita.

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