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Book operator

Non c’è niente da fare: in mezzo a due giorni pari ce n’è sempre uno dispari, quello in cui va tutto storto. Come in mezzo a due gioie si annida un dolore e a ogni inspiro segue un espiro. È il ritmo della vita: salite ripide e piani su cui tirare il fiato. Si tratta solo di vedere il disegno intero, di cambiare atteggiamento e umore per poter cogliere l’opportunità che si cela dentro ogni difficoltà. Non sono dispetti dell’Olimpo: è che il vecchio si sta crepando per fare uscire dal guscio il nuovo. Affrontiamole così le vacanze estive: pensando che le avversità sono le buone notizie di un cambiamento che sta arrivando. E allora è molto importante stare concentrati in questi passaggi, per esempio sfogliando un libro che ci ispiri e ci traghetti verso orizzonti diversi. A ciascuno il suo book da mettere in valigia o nel tablet:

Umami di Laia Jufresa. Un libro a matrioska con una struttura tutta sua che saltella qua e là nel corso degli anni. Le quattro parti in cui è suddiviso sono composte a loro volta da cinque capitoli che sono anni, ognuno di essi raccontato da una voce differente. Ana, Marina, Alf, Luz e Pina sono i protagonisti a cui è stato dato il compito di ricostruire le vicende, una struttura solo apparentemente complicata perché Umami, in realtà, è un libro che scivola via, pagina dopo pagina…ogni personaggio è vivo, è un insieme di gesti, di modi di dire che lo caratterizzano, di vite che sono un voler continuare a essere ciò che sono, nonostante la morte. Perché Umami è soprattutto un libro sul lutto, un lento dondolarsi e soffermarsi sull’evoluzione e trasformazione della sofferenza, con una continua ricerca delle parole più adatte per descrivere situazioni, persone, attimi. I colori sono stati d’animo, ogni piccolo gesto un lascito di esperienze passate, un voler vivere al meglio ogni singolo istante.

Una storia nera di Antonella Lattanzi. Vito è violento da sempre, Carla subisce da sempre. Anche dopo il divorzio, chiesto da lei e accettato malvolentieri da lui, fra di loro le cose sono difficili. Ma quando Mara, la figlia più piccola, compie gli anni, Carla decide di organizzare una cena con i tre figli e invitare anche Vito, per un momento di vita famigliare insieme. Dopo quella serata Vito scompare. È l’inizio di un gioco di specchi abilissimo e crudele, di un romanzo dalla struttura impressionante, dove tutti i temi – l’amore, l’odio, la violenza degli uomini, la reazione delle donne, gli sguardi dei figli – sono affrontati e niente è come sembra. Una storia nera, che pensiamo di conoscere e invece ci sorprende fino all’ultima pagina. Qualcosa degli struggimenti della scrittrice Goliarda Sapienza, qualcosa dei terrori materni, delle condanne ingiuste, delle detenzioni orrende. La storia magnifica scritta dalla Lattanzi è soprattutto un viaggio nella paura, una traversata affannosa della vita.

Amica della mia giovinezza di Alice Munro. Con questa raccolta, la settima, si aggiunge un altro prezioso anello alla catena di racconti che Alice Munro ci ha regalato: dieci storie che si muovono sullo sfondo di piccole città di provincia del Canada, luoghi chiusi dove ognuno ha un ruolo preciso, assegnato perlopiù dagli altri, dove chiunque pensa di sapere tutto di tutti. Ma dei suoi protagonisti Munro ci mostra invece la faccia più nascosta, i pensieri, i segreti, i desideri e le paure. Ritratti densi che in pochissime pagine inseguono la progressione inesorabile dei loro sentimenti, il modo in cui l’amore e la passione nascono, scivolano o resistono cambiando nel tempo. Di ognuno, andando avanti e indietro con flashback nelle loro vite, la scrittrice canadese ci dice quello che davvero ha contato per farli diventare quello che sono. Ci svela i loro punti di forza, l’intelligenza, la voglia di sognare; ma anche le viltà, le bugie, i fallimenti.

Le aggravanti sentimentali di Antonio Pascale. C’è un momento perfetto, appena prima che gli eventi siano sul punto di precipitare. Nella luce del tramonto, al Gianicolo, un uomo solo è seduto su una panchina e guarda di fronte a sé. La sua famiglia è partita per il mare, lui è uno scrittore, ha quasi cinquant’anni e pensa alla felicità, contempla il cielo, pensa alle donne, agli amici, al libero arbitrio. Antonio Pascale racconta con una voce inquieta e unica il tentativo di tenere fuori il dolore, l’impossibilità di farlo davvero, racconta persone smarrite fra la terra e il cielo, e l’allegra tristezza che le guida: chissà se è il caso, chissà se è la volontà a farci sbagliare così spesso, nonostante la disinvoltura, la cultura, il senso dell’amore. Chissà se basta solo fare quello che ci piace, avere il controllo, per essere felici. I personaggi di questa dissertazione romanzesca, digressione filosofica, comica e carnale sulle nostre vite in bilico, inseguono la felicità, la perdono, a volte la ritrovano.

Fato e furia di Lauren Groff. Che tra di loro ci sia passione divorante si capisce dalla prima scena, sulla spiaggia. Al centro del romanzo c’è l’amore forsennato tra Lancelot, detto Lotto, e Mathilde: si conoscono a una festa ai tempi dell’università, si innamorano perdutamente, si sposano prima ancora di finire gli studi. Il destino, e anche il tempo, sembrano dalla loro parte. Lotto e Mathilde sognano di diventare vecchi insieme, farsi sorprendere da una battuta che risveglia un ricordo, mettersi a tavola, cenare presto, addormentarsi davanti a un film mano nella mano. Ma può un matrimonio crescere confinato in questo spazio intimo, immutabile, rassicurante? Il mito di due cuori e una capanna, poveri ma felici, si schianta contro la vita insieme a New York, dove il tracollo sarà emotivo e psicologico. La storia viene narrata da due prospettive, quella della moglie e quella del marito, componendo una verità che sembra sempre sfuggirci. Il tempo salta avanti e indietro e si muove per omissioni e anticipazioni in una scrittura che attira come un vortice, proprio come il vero amore. E si capisce che la vita coniugale non è solo sesso, sole e spiaggia, perché in ogni matrimonio si intromette quel granello di polvere, una piccola bugia necessaria, che alimenta un buio che può farsi notte oscura.

Leggere è benessere

All’inizio è come entrare in una nebbiolina: si vedono solo i contorni del paesaggio. Bisogna orientarsi, mettere a fuoco. Poi, lentamente, tutto diventa nitido. E man mano che appaiono case, persone, alberi, animali, cose, si sperimenta un benessere che si protrae nel tempo. No, non stiamo sognando. E neanche viaggiando. Stiamo leggendo un romanzo. Sì, perché la lettura non solo è un bel passatempo, ma fa anche bene al cervello. E quello che proviamo mentre leggiamo influisce sul nostro umore, la nostra memoria, le nostre capacità cognitive. Ce lo ripetevano la nonna e la maestra che leggere fa bene? Bè, adesso sempre più studi scientifici lo dimostrano: gli studiosi hanno dimostrato che la lettura della descrizione di paesaggi, suoni, odori e sapori ha il potere di attivare aree cerebrali legate a queste esperienze nella vita reale, creando nuovi percorsi neurali.

La passione per la lettura è dura a morire. E ancora nessuna rete social è arrivata a diventare un elisir di felicità come un buon romanzo. Anzi…i social network abituano a tempi troppo veloci che non rispecchiano quanto avviene nella realtà, facendo credere a un mondo fatto di azioni e reazioni istantanee, di immagini che cambiano immediatamente. Basta un click. Mentre con i libri avviene il contrario. Leggere contribuisce ad ampliare i tempi di attenzione: le storie hanno un inizio, uno svolgimento e una fine: una struttura che incoraggia il nostro cervello a pensare in sequenza, per collegare causa, effetto e significato. Se sui social ci troviamo di fronte a persone sconosciute, nei libri i personaggi hanno un passato, un presente e un futuro. E attraverso le loro storie, le loro scelte, i loro pensieri, siamo in grado di relazionarci con loro, vediamo il mondo attraverso i loro occhi, allargando così anche il nostro orizzonte. La libro-terapia è proprio fondata sul fatto che, riconoscendoci in una certa vicenda, ci sentiamo meno soli, più compresi, ed entrando in contatto con i personaggi di una storia viviamo un’esperienza totalizzante, incredibilmente reale.

Addirittura i libri possono far scattare un sentimento, ma anche essere oggetto e insieme luogo di incontro tra due cuori. L’esempio nella memoria di tutti è il poema cavalleresco che ha unito le anime di Paolo e Francesca, nell ‘Inferno di Dante, ma succede pure nel libro di Carole Lanham, L’ora di lettura che, complice un legame intenso, è più di un romanzo: sullo sfondo del Mississippi degli Anni ’20, la protagonista, Lucinda Browning, viziata rampolla di una ricca famiglia, inizia alla lettura, la sua passione segreta, Hadley Crump, garzone e figlio mezzosangue di una cuoca. E per riuscirci sceglie strategicamente il metodo di far leggere e ricopiare al suo futuro compagno i passaggi più arditi di romanzi allora proibiti, da Anna Karenina a L’amante di Lady Chatterley. Sanno evocare l’amore puro e romantico e in tema di emozioni i libri hanno effetti strabilianti. Lo insegna Qualcosa che somiglia al vero amore, di Cristina Petit: Clementine, il personaggio chiave, legge romanzi ai bambini in difficoltà, aiutandoli a superare le loro paure e mostrando altri mondi. E cosa dire del recentemente pubblicato Le parole degli altri di Michaël Uras, un romanzo che si sviluppa poco alla volta e che ci porta pagina dopo pagina alla scoperta di noi stessi tramite i libri. Come dice Daniel Pennac “Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa. Persino da te stesso” e questo, Alex, il protagonista, lo sa bene. È un biblioterapeuta e, con il suo lavoro, cerca di aiutare gli altri a superare problemi e stati d’animo negativi tramite la lettura dei più bei romanzi della letteratura di tutti i tempi. Questo romanzo è una vera e propria miniera di consigli: ci sono tantissimi spunti di lettura, tanti consigli, idee e citazioni, da Balzac a Salinger, da Goncarov a Cocteau. Chissà se sentiremo mai dire da un medico. “Le prescrivo una buona dose di lettura”. Tuttavia, curare le ferite dell’anima grazie a narrativa e dintorni non è uno scherzo. Ma pura realtà.

La felicità si impara

È vero, non si può decidere di essere felici. Ma è anche vero che ci si può allenare per cogliere al meglio le opportunità per diventarlo. L’epoca in cui viviamo, che ci vuole immersi in un flusso costante di distrazioni e informazioni, disorientamento e paura, ci allontana da quei gesti semplici come il sorridere o il coltivare gentilezza e gratitudine, fondamentali per aumentare la propria gioia di vivere. Fermiamoci, guardiamoci dentro, molliamo tutto, respiriamo: cessiamo di essere un’ombra indaffarata per diventare esseri umani, presenti nel mondo e a noi stessi. E leggiamo. Secondo la scienza, i lettori sono complessivamente più felici dei non lettori e provano più spesso emozioni positive rispetto a coloro che non aprono nemmeno un libro nell’arco di un anno; affrontano la vita in maniera più positiva e sanno godere del tempo libero in modo più ricco e articolato. Ho sempre creduto nella biblioterapia, la prescrizione di narrativa per guarire dagli acciacchi della vita. Un libro può darci conforto e indicarci una direzione, un approccio alle cose, una risposta. Perché, come ricorda Paul Claude, “la felicità non è lo scopo, ma il mezzo della vita“.

fergusonFelicitஓ, di Will Ferguson. La sua particolarità sta tutta nel titolo, straordinariamente sconvolto da quell’esponente che in quel ricciolo di “r” racchiude tutta la sua irriverenza. Il protagonista Edwin de Valu, giovane editor in una casa editrice newyorkese, pubblica un manuale rivoluzionario che rivela a tutti la ricetta perfetta della felicità. Ma quando il mondo inizia a convertirsi alle regole del libro, abbandonando vizi e capricci, e diventando noiosamente perfetto, Edwin sentirà il bisogno di salvare tutte le imperfezioni e le debolezze del genere umano e si scontrerà con i suoi stessi errori e rimpianti, ma avrà la possibilità, forse unica, di sentirsi veramente vivo. L’ironia graffia ogni pagina, portando a riflettere sulla società di oggi e sull’importanza di cogliere l’attimo perché: “I nostri errori passati sono i desideri inappagati. Ciò che rimpiangiamo è ciò a cui aneliamo. È questo a fare di noi ciò che noi siamo”.

piccoloMomenti di trascurabile felicità“, di Francesco Piccolo. Avete presente Charles M. Schulz quando, attraverso i vari personaggi dei Peanuts, da’ le sue definizioni di felicità? “Felicità è un cucciolo caldo”, “felicità è stare a letto mentre fuori piove”, “felicità è passeggiare sull’erba a piedi nudi”, “felicità è il singhiozzo dopo che è passato”… attimi, momenti rapidi, veloci, banali, che racchiudono molto di più di quello che a prima vista potrebbe sembrare. E’ una cosa in cui credo molto, quella della felicità che si trova soprattutto nelle piccole cose. Ed è quello che vuole trasmettere l’autore in questo libro: prende dei momenti di felicità, di cui dovremmo ricordarci più spesso, e li trasforma in parole. Sono istanti, sono gesti, sono pensieri, sono situazioni spesso insignificanti ma capaci di cambiare per un momento la giornata e renderla felice.

vonnegutQuando siete felici, fateci caso“, di Kurt Vonnegut. Un elogio della semplicità, della felicità, delle piccole cose che possono cambiare il mondo. Ma non tutto il mondo, Kurt Vonnegut non è così presuntuoso. Possono cambiare il nostro piccolo quotidiano e renderlo un posto migliore: praticare un’arte, cantare sotto la doccia, ballare ascoltando la radio, raccontare storie, amare e non abbandonare mai i libri e lo studio, perché potranno essere dei grandi compagni per la vita. L’importante – che sia una limonata, un’anguria durante il temporale, un traguardo ambizioso o il sorriso di tuo figlio – è sempre farci caso. Perché essere felici e non rendersene conto è uno spreco imperdonabile. E se amare il proprio destino e riconoscere la felicità sono un impegno, capire quando se ne ha abbastanza di qualcosa è un dovere.

zevinLa misura della felicità“, di Gabrielle Zevin. Elogio delle seconde possibilità, che tutti molto probabilmente ci siamo ritrovati a chiedere, o che abbiamo concesso. Come la seconda possibilità di A.J, il libraio protagonista, che non è un uomo cattivo, scontroso e insensibile come appare. Ma addolorato e col cuore a pezzi a causa della morte della moglie Nic, e tutto questo lo porta ad allontanare le persone, a chiudersi in se stesso e a rimuginare sul passato. Ma una cosa inaspettata e sconvolgente gli succede quando trova la dolcissima bambina orfana Maya abbandonata nella sua libreria. Una bambina che cambia il modo di vedere il mondo, gli fa guardare le cose e la vita in maniera diversa. E il suo presente cancella il suo passato. Una piccola perla di romanzo che insegna che per ogni momento della vita, c’è un libro giusto pronto per aiutarci ad affrontare le sfide che giungono sul nostro cammino.

vermalleLa felicità delle piccole cose“, di Caroline Vermalle. Un mix di dolcezza, semplicità, emozione. Il protagonista è Frédéric Solis, un affascinante avvocato 40enne in carriera, l’esempio tangibile del successo. Ma non vi è traccia di amore nelle sue giornate: finché un ignoto benefattore metterà in moto una serie di circostanze imprevedibili tra misteri e sorprese. Un romanzo pro-memoria che ci mette in guardia dal dimenticare che è attraverso lo studio delle piccole cose che noi raggiungiamo la grande arte di subire la minor infelicità e di godere della maggior felicità possibile: “Le persone non credono più alla loro buona stella, ed è un peccato. Si sbagliano, non c’è dubbio: lei c’è per tutti, bisogna solo prendersi la briga di cercarla. A volte brilla dentro alle piccole cose, cose minuscole. In una presenza, per esempio. Al mondo siamo in sette miliardi, eppure, per una sorta di miracolo, basta una voce, un cuore, un certo modo di vedere le cose per illuminare tutto di colpo”

Lettori si diventa

Lettori non si nasce, si diventa. Ma diciamolo, oggi non è facile invogliare all’apertura di un libro chi è bombardato da stimoli e ha possibilità di tuffarsi ogni due per tre nel mondo parallelo di smartphone e tablet. Eppure non ci sono dubbi: poche attività tranquille hanno lo stesso valore della lettura, che sa stimolare la fantasia e tenere compagnia senza bisogno di Wi-Fi o carica batterie. E’ però compito di noi adulti valorizzare il momento della lettura nei nostri bambini, dando valore al tempo che si dedica a tale attività: l’interesse e la curiosità verso un libro nascono con la conoscenza e la frequentazione.

Try

Il primo rapporto di un bambino con la lettura sono le fiabe lette ad alta voce, che lui sa capire ancora prima di aver imparato a leggere. La classica favola delle buonanotte è un momento bellissimo, intimo, magico da passare con i nostri figli. Quando questi ci invitano ad andare avanti a leggere, con domande incalzanti: “E allora? E poi? E dopo?” siamo già a buon punto…la magia ha funzionato, la storia li ha catturati. È così che invogliamo i piccoli ad ascoltare racconti interessanti che poi da grandicelli potranno ritrovare nei libri e nei tanti mondi che possono contenere. Tra le pagine ci sono cose bellissime e meno piacevoli, argomenti che possono anche fare molta paura, senza però fare male davvero. Per insegnare questa verità è perfetto l’esempio della scatola magica: una magic box all’interno può avere di tutto, ma siccome in realtà niente può uscire da lì, alla fine chi è fuori rimane al sicuro.

Una volta stimolata la curiosità, fondamentale sarà non imporre come compito la lettura: se si legge un libro a dei bambini pensando solo al suo contenuto educativo, trasformeremo il momento da gioioso a pesante. Invece bisogna divertirsi con loro, condividendo anche attimi di commozione. Quando ho letto ai miei piccoli la fine de Il barone rampante, con il protagonista che muore, piangevamo tutti. Oppure quando abbiamo letto insieme le avventure di Pippi Calzelunghe, ci siamo commossi pensando alla solitudine che permeava la vita di questa strana bambina dai capelli rossi.

Succederà che mentre raccontiamo una storia, il nostro bambino possa dire “E se la continuassimo così?”. Una modalità che non va ostacolata perché i piccoli lettori amano trasformare gli intrecci che ascoltano. Una tendenza che oggi si è diffusa anche via internet con le comunità delle cosiddette fan fiction, che modificano addirittura i romanzi, come è il caso di Twilight, nato proprio in questo modo. È come se i ragazzi avessero l’idea che le storie continuano a trasformarsi perché sono costantemente raccontate. In tal senso è come se ci fosse un ritorno all’oralità che, a partire da Omero, è stata all’origine della letteratura. In tal senso leggere aiuta la fantasia perché le immagini sono descritte e non illustrate, permettendo lo svolgimento di un vero e proprio film nella mente che può essere più appassionante di un cartone animato.

Leggere d’estate

Mai capitati su un’isola o in un villaggio turistico sperduto dove non ci sono librerie? Io potrei arrivare con destrezza al furto sulla sdraio del vicino o a importunare sconosciuti per strada, pur di avere da leggere. D’estate la voglia di emozioni e coinvolgimenti su carta straripa e l’esigenza di divorare pagine nuove o vecchie è impossibile da non assecondare, che sia sotto un ombrellone, sul cucuzzolo di una montagna o in casa al fresco dell’aria condizionata. Come scegliere i titoli da portare in valigia? Personalmente credo poco al passaparola, la lettura è altamente soggettiva e non è detto che un libro di cui tutti parlano possa piacere al mondo intero. Ma se compro a scatola chiusa, mi fido ciecamente dell’esergo, la frase che sta all’inizio del romanzo. Oppure mi affido alla pagina 69: l’inizio di un libro è studiato apposta per catturare, la fine non può essere letta. Pagina 69 è il test statisticamente perfetto per capire se un libro mi piace. E fondamentale: lasciarsi ispirare dai gusti e dai colori dell’anima…

stonerL’imperdibile. Quello che quando cominci non riesci più a smettere. “Stoner” di John Williams, ovvero l’elogio dell’uomo qualunque. La fama gli è scivolata di mano, è fuggita in silenzio, proprio come la sua vita. John Edward Williams si è spento nel ’94, a 71 anni, prima che il suo capolavoro, scritto nel lontano ’65 e sepolto da una coltre d’indifferenza, divampasse dalle ceneri. E infiammasse gli animi con la straziante biografia di un antieroe, Stoner, il professore con una vita trascinata tra le mura dell’università e quelle infelici di casa. Una storia di ordinaria normalità, tutt’altro che noiosa; un requiem in onore della vita qualunque eppure così dannatamente speciale, proprio perché vissuta. Romanzo nostalgico per la sua capacità di sviscerare i dilemmi, le infelicità, gli slanci emotivi, le ingiustizie, i guizzi di gioia dell’essere umano. Struggente e meraviglioso.

bianchiniIl romantico. Per addolcire le calde giornate estive tra sentimenti e sorrisi. “Dimmi che credi al destino” di Luca Bianchini, il Nick Hornby di casa nostra, abile dosatore di emozioni e humor. I suoi personaggi-archetipo emigrano in una Londra insolita, dove gli italiani fanno gli inglesi e gli inglesi imitano noi. La protagonista Ornella, emotiva anonima over fifty, gestisce una piccola libreria italiana nel cuore di Hampstead, quartiere londinese benestante. Libreria che esiste davvero ed è a rischio chiusura. Per farsi aiutare dalla difficoltà della gestione, assume Diego, un napoletano tribolato gay oriented e chiama in soccorso Patti, la sua cara amica milanese dall’entusiasmo contagioso. Ognuno dei comprimari è fuggito dall’Italia o dal passato, che alla fine chiede il conto…una terapia di supporto per credere al potere della rinascita.

vargasL’avventuroso con delitto. Un po’ di brivido se la vacanza annoia. L’estate poliziesca si farà subito interessante con “Tempi glaciali” di Fred Vargas, tornata dopo quattro lunghi anni di assenza. Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg, lo svagato e irresistibile “spalatore di nuvole”, si trova a dover affrontare un caso intricato che lo condurrà dalle leggende del ghiaccio islandese al terrore della Rivoluzione Francese. S’inizia con due finti suicidi, uno strano simbolo disegnato vicino ai corpi, due ragazzi molto legati tra loro, una comitiva che anni fa perse l’innocenza in Islanda e un’organizzazione che rievoca i discorsi del Terrore di Robespierre. Una massa di alghe difficile da sbrogliare per l’anticrimine di Parigi: la squadra più peculiare che si possa trovare nel mondo dei polizieschi contemporanei. Romanzo costruito a regola d’arte, tra curiosità allettanti e sfumature nostalgiche.

proustDa rileggere. Quattro storie che lasciano il segno, leggere per credere. “Alla ricerca del tempo perduto“, Marcel Proust. Non è vero che è difficile: è lungo sì, ma nessuno racconta la vita, l’amore e la morte come lui.  “Come funziona la mente“, Steven Pinker. Un saggio divulgativo, alla portata di tutti, per capire veramente chi siamo, in che modo pensa il nostro cervello. E per mettere in soffitta Freud e ogni psicoanalisi che non sia fondata sull’evoluzione dell’uomo. “Storia di una vedova“, Joyce Carol Oates. Non è una storia inventata: Oates ha davvero perso il marito. Ne ha tratto un romanzo autobiografico di rara bellezza, e un manuale per affrontare il lutto. “La realtà è magica“, Richard Dawkins. È uno straordinario libro illustrato che racconta 14 miliardi di anni di storia. Per non rispondere a tuo figlio che l’uomo discende da Adamo e Eva. Né da una scimmia: il nostro 185milionesimo antenato è un pesce.

Book therapy

I libri sono una guida e una cura. Qualsiasi sia la nostra situazione, c’è un libro che può aiutarci. A guarire un cuore ferito, a migliorare la nostra vita, a riflettere sulle relazioni. La chiamano Book Therapy, e io ci credo.

mancusoUn cerotto sul cuore. Quando sentiamo traboccare le delusioni e le recriminazioni del nostro cuore strappato e ricucito troppe volte, calmiamoci, non esistono colpevoli fuori, esiste solo la nostra strada di crescita. Se la perdiamo arriva uno sgambetto affinché ce la riprendiamo. Affidiamo le nostre ragioni a una lettera aperta, facendoci ispirare da “L’arte delle lettere. 125 corrispondenze indimenticabili” che raccoglie istanti di verità, tra gli altri, di Virginia Woolf, Charles Bukowski, Leonardo da Vinci e J.F. Kennedy. Iniziamo poi la terapia dal fondo: “Lasciarsi” di Franco La Cecla che ci aiuterà a farcene una ragione, poi consideriamo di smettere di versare lacrime con “Amarsi male“, quattordici racconti di Antonio Debenedetti, e cominciamo la risalita con “L’amore che ti meriti” di Daria Bignardi. Ora siamo pronti a un’alta idea dell’amore, che ben declina Vito Mancuso in “Io amo. Piccola filosofia dell’amore“.

AllegriaFare il pieno di entusiasmo. Abbiamo fatto di tutto per rincorrere il mondo, con l’idea di essere ciò che facciamo. È esattamente il contrario: dobbiamo fare ciò che siamo e vedremo rifiorire la gioia. Iniziamo con un viaggio nei ricordi che hanno tracciato la nostra storia con “Via delle Botteghe Oscure” del Nobel Patrick Modiano, e poi vediamo come in fondo la vita sia una cosa molto più normale della sua pubblicità, con “L’allegria degli angoli” di Marco Presta; perché possono di più un tramonto o un gatto vicino che fa le fusa e 500 altri istanti di abbordabile meraviglia, elencati in “Happiness is” di Lisa Swerling e Ralph Lazar, che qualsiasi traguardo esteriore. È ora di scrutarci dentro con “Un’idea di felicità” dei due promotori della slow life Luis Sepùlveda e Carlo Petrini, e poi a viaggiare nel profondo con “La realizzazione del Sé” di Paramhansa Yogananda.

regaloEsercizi di empatia. Alleniamo la prospettiva che fa vedere la realtà con gli occhi degli altri, risparmiandoci in lamenti e giudizi a priori e cercando sempre motivi per essere grati. Ma per aprire la porta della gratitudine bisogna fare prima un po’ di pulizie da vendette e rancori. Ci aiuta un classico del noir come “I diabolici” di Boileau-Narcejac, poi andiamo in fondo al freddo del cuore con “Gelo” di Maurizio de Giovanni. Quando sentiremo di aver attraversato gli angoli bui, guardiamo alla storia e agli insegnamenti che porta l’esperienza: ci aiutano Antonio Pennacchi e il suo “Camerata Neandertal“, libro di formazione, e “La guerra dei nostri nonni” di Aldo Cazzullo. Con “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo, insieme al guardaroba andranno a posto anche le idee e saremo finalmente pronti a sorprenderci in “Un regalo che non ti aspetti” di Daniel Glattauer.

 

 

Bookcity 2014

Si è conclusa ieri sera con grande successo la terza edizione della kermesse milanese di quattro giorni BookCity. Nonostante le manifestazioni e gli scioperi di venerdì e i drammatici allagamenti di sabato si sono registrati grandi numeri: 130 mila presenze, 975 eventi, 250 sedi, 265 case editrici coinvolte e 1900 ospiti tra autori nazionali ed internazionali, attori e musicisti. Romanzi, noir, saggi, letture pubbliche, mostre, discussioni e spettacoli teatrali per soddisfare il desiderio di sapere, d’imparare e capire.

bookcity

Tanto entusiasmo si è tradotto nell’acquisto di libri, i veri protagonisti del festival, libri non solo da ammirare sugli scaffali delle librerie o nelle vetrine, ma da poter sfogliare con entusiasmo e curiosità, apprezzando tutto il piacere che la lettura può soddisfare. BookCity 2014 è stata in grado di tirar fuori la loro più intima essenza ed è riuscita a riaffermare Milano non solo come capitale di moda e finanza ma anche dell’editoria e della cultura. Ha inaugurato David Grossman il 13 novembre al Teatro dal Verme con un discorso sulla “Forza delle parole” e ha concluso ieri sera il Premio Nobel Dario Fo al Piccolo Teatro Melato. In mezzo sono passati i narratori stranieri David Nicholls con la presentazione del nuovo romanzo Noi, Amos Oz, Wilbur SmithJulia Navarro, Sophie Kinsella e Arturo Pérez-Reverte. E una carrellata dei più amati scrittori italiani: Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Andrea De Carlo, Valerio Massimo Manfredi, Massimo Gramellini, Claudio Magris, Donato CarrisiDaria Bignardi, Philippe Daverio, Erri De Luca, Alessandro D’Avenia e cantautori del calibro di Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Max Pezzali ed Enrico Ruggeri. 

bcmCuore pulsante dell’evento è rimasto il Castello Sforzesco con presentazioni e performance dal vivo sul tema della lettura, gli “Aperitivi con autore” e le visite alle Merlate; dentro l’Agorà è stata allestita anche una grande libreria dove poter comprare i titoli protagonisti dell’evento e gadget vari. Polo attrattivo anche il Museo della Scienza e della Tecnologia dove si sono svolti laboratori per bambini e appuntamenti con la poesia. Infine tutte le università e le biblioteche rionali hanno organizzato lezioni aperte al pubblico e incontri mirati. Cittadini finalmente consapevoli che la cultura è vita.

Bookdate

Book with heartDue giorni fa è andato in scena presso la libreria Open di Milano il primo Bookdate, variante letteraria dello speed date, dove i single partecipanti si scoprono poco a poco, raccontando la trama del proprio libro preferito. Perché le parole su carta hanno la capacità di rafforzare il significato di pensieri e stati d’animo e discutendo sulle proprie storie del cuore, si arriva a sentire un’affinità fortissima con chi ha i nostri stessi gusti.

Dal XIX secolo, molti romanzi hanno condiviso e alimentato la ricerca del partner ideale, considerato generalmente come il modo migliore per garantirsi la felicità. Eppure, due secoli di letture ci hanno forse reso migliori, più saggi? Oppure siamo diventanti così perfezionisti che rischiamo di cercare un ideale che non esiste? Molti di noi seguono ancora il terribile esempio di Linda Radlett, la protagonista di “Inseguendo l’amore” di Nancy Mitford, che, pur partendo dalla certezza che il vero amore arriva solo una volta nella vita, lo cerca utilizzando lo stesso metodo con cui compra i vestiti: li prova per vedere se le stanno bene, sposando due partner sbagliati prima di trovare finalmente quello giusto. Certo, spesso capita che “quello giusto” lo incontriamo presto ma, o per nostra mancanza, o per colpa sua, non riusciamo a riconoscerlo. Un esempio del primo caso è “Emma“, l’eroina di Jane Austen: ci mette un intero romanzo a sviluppare abbastanza consapevolezza di sé da essere finalmente colpita dalla freccia di Cupido e capire, con assoluta certezza, che il suo uomo ideale è il vicino di casa, toh guarda! Un esempio del secondo caso, invece, è Elizabeth Bennet in “Orgoglio e pregiudizio“: il suo signor Darcy deve risolvere qualche difetto di carattere prima di essere il candidato perfetto per lei.

La letteratura stessa lascia quindi intendere che è bene rivolgere le proprie attenzioni alle cose che ci appassionano, ci fanno crescere e diventare persone migliori e più interessanti, come la lettura e l’approfondimento di un bel libro. Un romanzo può diventare un’ancora, un legame. E addirittura, con il Bookdate, una via per conoscere la nostra metà.

Bookcrossing

libraryTante, troppe librerie rischiano la stessa fine delle care vecchie Flaccovio, Edison e Guida, che hanno dovuto chiudere i battenti per colpa della crisi. Quando chiude una libreria, perdiamo un mucchio di amici. Quelli che ci tengono compagnia quando nessun altro lo fa e che ci sono sempre: basta regalarci il lusso di passare del tempo con loro. Ogni buon libro è un mondo e ogni libreria un contenitore di mondi, uno spazio a disposizione di tutti, la sua presenza rende un quartiere più ospitale…per questo quando chiude, la città cui appartiene si ritrova meno vivibile. Non solo si spengono le luci delle sue vetrine, ma anche le voci che contiene e le storie che se ne stavano lì, pazienti, ciascuna ad aspettare i suoi lettori.

Prima che la lista si allunghi, sarebbe bello se la comunità dei lettori decidesse di adottare le librerie a rischio, magari facendo nascere microcircoli per “l’incrocio di libri”. Il cosiddetto bookcrossing: ufficialmente creato nel 2001 da Ron Hornbaker e da sua moglie Kaori con l’apertura del sito omonimo che oggi conta oltre 1,6 milioni di iscritti in 192 Paesi e oltre 10 milioni di libri registrati. Bookcrossing può essere considerato pure il contagio virale di un libro che consideriamo imperdibile e che passiamo di mano in mano a tutte le persone cui teniamo, cosicché, quando il libro ritorna a noi, se ne possa magari discutere a cena. A Milano nella piccola libreria “Il mio libro” (http://www.ilmiolibromi.it), sta crescendo l’idea dei “libri sospesi”, ovvero la sana abitudine di lasciare pagato un libro amato per un successivo cliente, né più né meno come il generoso rito del caffè sospeso napoletano.

D’altronde, oltre ai libri che si leggono e rileggono, ci sono anche quelli che transitano nelle nostre case, i famosi “pensierini”, i “non serviva che ti disturbassi”. Categorie che sono certa debordino anche dai vostri scaffali e richiedono una ferma decisione: liberarsene. E come meglio farlo se non mettendoli a disposizione della comunità, anziché cestinarli?

Curarsi con i libri

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Facciamo finta per un momento che siate persone ordinate e che i libri se ne stiano sugli scaffali della vostra libreria secondo un preciso criterio, magari alfabetico, o suddivisi per casa editrice. Dopo aver letto “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno” di Ella Berthoud e Susan Elderkin potreste essere colpiti da un terribile effetto collaterale. Peraltro non dichiarato in nessun bugiardino allegato al volume. Potrebbe, in effetti, venirvi voglia di riorganizzare la biblioteca di casa per malanno/malessere. Dalla A di “Abbandono” alla X di “Xenofobia”, per citare la prima e l’ultima patologia affrontata nel libro.

L’idea che i libri possano curare, se non altro la psiche, non è nata ieri. Nei Paesi anglosassoni sono molti i testi dedicati all’argomento. Questo è un bel saggio, da prendersi però con le pinze dell’ironia che, oltretutto, è la panacea di tutti i mali. Fabio Stassi ha curato l’edizione italiana, togliendo i titoli da noi sconosciuti, mai tradotti o introvabili, e aggiungendo gli scrittori italiani. Nella versione inglese venivano citati solo Alessandro Baricco, Diego Marani e Tomasi di Lampedusa. Tutti e tre presenti ovviamente anche nell’edizione nostrana: Baricco con “Seta” come rimedio per lo struggimento in generale, Marani con “Nuova grammatica finlandese” per curare le crisi d’identità, “Il Gattopardo” per guarire dall’inappetenza. Il principio generale è omeopatico: i libri funzionano come un vaccino, si inocula una piccola dose di virus per immunizzarsi dalla malattia; un vaccino può far venire  la febbre, all’inizio si sta peggio, ma poi si guarisce. I libri tonificano l’immaginazione che in fondo funziona come un muscolo e che ha bisogno di essere tenuta in esercizio.

Dolori, brividi, febbre, mal di gola, naso che cola? Non sono niente in confronto alla volontà di scoprire il colpevole prima di Poirot nel romanzo di Agatha Christie “L’assassino di Roger Ackroyd“. Mal di denti? Il dolore che si prova è insopportabile, è vero, ma potrebbe andare peggio, come succede al protagonista di “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano. Oppure siete affetti da spocchia, pensate cioè di sapere tutto, avete perfettamente sotto controllo la vostra vita e magari anche quella di chi vi sta intorno? Ecco, fermatevi un attimo, entrate in libreria e chiedete “La morte di Pizia” di Friedrich Dürrenmatt, in cui i colpi di scena sono così inaspettati che vi verrà voglia di rileggere con altri occhi l’agenda. Avete rotto con qualcuno? Il cuore spezzato? Nell’elenco dei migliori romanzi di tutti i tempi sulla fine di una relazione, al primo posto si trova “Alta fedeltà” di Nick Hornby, dove il protagonista Rob passa in rassegna i cinque più memorabili fallimenti sentimentali scoprendo la sua incapacità di prendersi un impegno e permettendo a chi legge di imparare dai suoi errori .

Insomma qualunque sia il vostro disturbo, la ricetta di questo saggio è semplice: un romanzo (o più d’uno) da leggere a intervalli regolari. Alcuni trattamenti porteranno a una completa guarigione, altri semplicemente conforto, ma tutti offriranno un temporaneo sollievo dai sintomi, grazie al potere di distrarre e trasportare della letteratura.

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