lettura

Book operator

Non c’è niente da fare: in mezzo a due giorni pari ce n’è sempre uno dispari, quello in cui va tutto storto. Come in mezzo a due gioie si annida un dolore e a ogni inspiro segue un espiro. È il ritmo della vita: salite ripide e piani su cui tirare il fiato. Si tratta solo di vedere il disegno intero, di cambiare atteggiamento e umore per poter cogliere l’opportunità che si cela dentro ogni difficoltà. Non sono dispetti dell’Olimpo: è che il vecchio si sta crepando per fare uscire dal guscio il nuovo. Affrontiamole così le vacanze estive: pensando che le avversità sono le buone notizie di un cambiamento che sta arrivando. E allora è molto importante stare concentrati in questi passaggi, per esempio sfogliando un libro che ci ispiri e ci traghetti verso orizzonti diversi. A ciascuno il suo book da mettere in valigia o nel tablet:

Umami di Laia Jufresa. Un libro a matrioska con una struttura tutta sua che saltella qua e là nel corso degli anni. Le quattro parti in cui è suddiviso sono composte a loro volta da cinque capitoli che sono anni, ognuno di essi raccontato da una voce differente. Ana, Marina, Alf, Luz e Pina sono i protagonisti a cui è stato dato il compito di ricostruire le vicende, una struttura solo apparentemente complicata perché Umami, in realtà, è un libro che scivola via, pagina dopo pagina…ogni personaggio è vivo, è un insieme di gesti, di modi di dire che lo caratterizzano, di vite che sono un voler continuare a essere ciò che sono, nonostante la morte. Perché Umami è soprattutto un libro sul lutto, un lento dondolarsi e soffermarsi sull’evoluzione e trasformazione della sofferenza, con una continua ricerca delle parole più adatte per descrivere situazioni, persone, attimi. I colori sono stati d’animo, ogni piccolo gesto un lascito di esperienze passate, un voler vivere al meglio ogni singolo istante.

Una storia nera di Antonella Lattanzi. Vito è violento da sempre, Carla subisce da sempre. Anche dopo il divorzio, chiesto da lei e accettato malvolentieri da lui, fra di loro le cose sono difficili. Ma quando Mara, la figlia più piccola, compie gli anni, Carla decide di organizzare una cena con i tre figli e invitare anche Vito, per un momento di vita famigliare insieme. Dopo quella serata Vito scompare. È l’inizio di un gioco di specchi abilissimo e crudele, di un romanzo dalla struttura impressionante, dove tutti i temi – l’amore, l’odio, la violenza degli uomini, la reazione delle donne, gli sguardi dei figli – sono affrontati e niente è come sembra. Una storia nera, che pensiamo di conoscere e invece ci sorprende fino all’ultima pagina. Qualcosa degli struggimenti della scrittrice Goliarda Sapienza, qualcosa dei terrori materni, delle condanne ingiuste, delle detenzioni orrende. La storia magnifica scritta dalla Lattanzi è soprattutto un viaggio nella paura, una traversata affannosa della vita.

Amica della mia giovinezza di Alice Munro. Con questa raccolta, la settima, si aggiunge un altro prezioso anello alla catena di racconti che Alice Munro ci ha regalato: dieci storie che si muovono sullo sfondo di piccole città di provincia del Canada, luoghi chiusi dove ognuno ha un ruolo preciso, assegnato perlopiù dagli altri, dove chiunque pensa di sapere tutto di tutti. Ma dei suoi protagonisti Munro ci mostra invece la faccia più nascosta, i pensieri, i segreti, i desideri e le paure. Ritratti densi che in pochissime pagine inseguono la progressione inesorabile dei loro sentimenti, il modo in cui l’amore e la passione nascono, scivolano o resistono cambiando nel tempo. Di ognuno, andando avanti e indietro con flashback nelle loro vite, la scrittrice canadese ci dice quello che davvero ha contato per farli diventare quello che sono. Ci svela i loro punti di forza, l’intelligenza, la voglia di sognare; ma anche le viltà, le bugie, i fallimenti.

Le aggravanti sentimentali di Antonio Pascale. C’è un momento perfetto, appena prima che gli eventi siano sul punto di precipitare. Nella luce del tramonto, al Gianicolo, un uomo solo è seduto su una panchina e guarda di fronte a sé. La sua famiglia è partita per il mare, lui è uno scrittore, ha quasi cinquant’anni e pensa alla felicità, contempla il cielo, pensa alle donne, agli amici, al libero arbitrio. Antonio Pascale racconta con una voce inquieta e unica il tentativo di tenere fuori il dolore, l’impossibilità di farlo davvero, racconta persone smarrite fra la terra e il cielo, e l’allegra tristezza che le guida: chissà se è il caso, chissà se è la volontà a farci sbagliare così spesso, nonostante la disinvoltura, la cultura, il senso dell’amore. Chissà se basta solo fare quello che ci piace, avere il controllo, per essere felici. I personaggi di questa dissertazione romanzesca, digressione filosofica, comica e carnale sulle nostre vite in bilico, inseguono la felicità, la perdono, a volte la ritrovano.

Fato e furia di Lauren Groff. Che tra di loro ci sia passione divorante si capisce dalla prima scena, sulla spiaggia. Al centro del romanzo c’è l’amore forsennato tra Lancelot, detto Lotto, e Mathilde: si conoscono a una festa ai tempi dell’università, si innamorano perdutamente, si sposano prima ancora di finire gli studi. Il destino, e anche il tempo, sembrano dalla loro parte. Lotto e Mathilde sognano di diventare vecchi insieme, farsi sorprendere da una battuta che risveglia un ricordo, mettersi a tavola, cenare presto, addormentarsi davanti a un film mano nella mano. Ma può un matrimonio crescere confinato in questo spazio intimo, immutabile, rassicurante? Il mito di due cuori e una capanna, poveri ma felici, si schianta contro la vita insieme a New York, dove il tracollo sarà emotivo e psicologico. La storia viene narrata da due prospettive, quella della moglie e quella del marito, componendo una verità che sembra sempre sfuggirci. Il tempo salta avanti e indietro e si muove per omissioni e anticipazioni in una scrittura che attira come un vortice, proprio come il vero amore. E si capisce che la vita coniugale non è solo sesso, sole e spiaggia, perché in ogni matrimonio si intromette quel granello di polvere, una piccola bugia necessaria, che alimenta un buio che può farsi notte oscura.

Viaggiare in poltrona

La prima volta che ho viaggiato in poltrona avevo dieci anni e mi sono fatta tutto il Mississippi con Huck Finn e il suo amico Jim. Non era proprio una poltrona ma un divano, rosso. E come zattera era perfetto. Sentivo il rumore dell’acqua e vedevo gli alberi enormi allineati lungo gli argini del fiume. Un paio di anni dopo sono andata prima a Parigi e poi a Pamplona, alla Feria di San Firmin, con Jake e Brett e tutti gli altri. Siamo stati al Select a Montparnasse e al Flore a Saint-Germain e quindi alla corrida e loro hanno bevuto tantissimo (io no perché l’astemìa me la porto dietro dalla nascita). Ma comunque quei posti mi sono rimasti impressi e poi, quando un tot di anni dopo ci sono andata per conto mio, ho ritrovato dentro di me le stesse emozioni che avevo provato leggendo Fiesta di Ernest Hemingway, sempre sul divano rosso su cui avevo letto Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain. Quanto al primo viaggio italiano, lontana dai confini lombardi, sono stata in Sicilia, sulla poltrona di un cinema, insieme a Michael Corleone e mio padre. Ah, e poi ci sono stati i miei primi viaggi a Londra e New York: rispettivamente  con Johnny, Paul, Steve e Sid (i Sex Pistols) e con Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy (i Ramones). Viaggi alquanto movimentati e rumorosi, devo dire. Ma super divertenti. E davvero fantastici, nel senso che mentre leggevo quelle pagine e vedevo quelle immagini e ascoltavo quelle musiche lavoravo parecchio di fantasia e, anche se non avevo ancora mai sentito il profumo di quelle città o nuotato in quelle acque, era come se quei luoghi fossero già dentro di me, almeno un po’.

Ecco: è a tutto questo e tanto altro ancora che ho pensato quando mi sono imbattuta in Viaggiare in poltrona – 500 film, libri e musiche che fanno venire voglia di partire, della Lonely Planet, pubblicato in Italia da Edt. Naturalmente si parte con un road movie, Easy Rider, il film che Dennis Hopper, Peter Fonda e la troupe girarono sotto costante effetto di stupefacenti, un viaggio nel viaggio, insomma: New Orleans, la California, la Route 66…Ad ispirare Hopper fu quello che per me è il più bel film italiano di sempre, Il sorpasso di Dino Risi, meravigliosa metafora del mutamento irreversibile di un Paese, ma anche primo road movie della storia del cinema. Per fortuna il libro cita anche questa pellicola, che rivedo ogni anno a Ferragosto dovunque mi trovi, così da farmi portare da Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant da Roma a Castiglioncello lungo la via Aurelia. Ma ecco l’India di Wes Anderson a bordo del suo treno per Darjeeling, e poi Hong Kong con In the mood for love, e la Rio di City of god, e l’Andalusia della Carmen di Bizet, il Senegal di Youssou N’Dour, l’Oceano Atlantico di Moby Dick, la Thailandia di The beach, l’Islanda di Bjork, la Polinesia de Gli ammutinati del County…e lo Jutland de Il pranzo di Babette, e Genova per noi con Paolo Conte, e la Singapore di Tom Waits

Insomma, dopo tanti bagagli fatti e disfatti e rifatti, e tanti aerei e treni e navi e auto e metropolitane e biciclette, e tanti ritardi, e voli cancellati, e alberghi di charme ma anche no, e indigeni ora ospitali e amorevoli ora scortesi quando non decisamente ostili, Viaggiare in poltrona è un po’ come fare del couchsurfing in casa propria, e anche tornare bambini o adolescenti, a quell’epoca della nostra vita in cui eravamo davvero capaci di sognare a occhi aperti. Ed è anche un modo per inquinare meno, visto l’impatto ambientale a dir poco devastante dei nostri spostamenti sull’ecosistema del Pianeta che per il momento ancora ci ospita. Poi mettiamoci la crisi, che ci ha costretti a ridurre tra le altre cose anche i viaggi, non solo quelli esotici ma, in molti casi, pure quelli fuori porta. Di modo che stasera…mah, quasi quasi me ne vado a Praga con Kundera, o anche a Manchester con Liam e Noel (Gallagher, ex Oasis), oppure a Zabriskie point

La felicità si impara

È vero, non si può decidere di essere felici. Ma è anche vero che ci si può allenare per cogliere al meglio le opportunità per diventarlo. L’epoca in cui viviamo, che ci vuole immersi in un flusso costante di distrazioni e informazioni, disorientamento e paura, ci allontana da quei gesti semplici come il sorridere o il coltivare gentilezza e gratitudine, fondamentali per aumentare la propria gioia di vivere. Fermiamoci, guardiamoci dentro, molliamo tutto, respiriamo: cessiamo di essere un’ombra indaffarata per diventare esseri umani, presenti nel mondo e a noi stessi. E leggiamo. Secondo la scienza, i lettori sono complessivamente più felici dei non lettori e provano più spesso emozioni positive rispetto a coloro che non aprono nemmeno un libro nell’arco di un anno; affrontano la vita in maniera più positiva e sanno godere del tempo libero in modo più ricco e articolato. Ho sempre creduto nella biblioterapia, la prescrizione di narrativa per guarire dagli acciacchi della vita. Un libro può darci conforto e indicarci una direzione, un approccio alle cose, una risposta. Perché, come ricorda Paul Claude, “la felicità non è lo scopo, ma il mezzo della vita“.

fergusonFelicitஓ, di Will Ferguson. La sua particolarità sta tutta nel titolo, straordinariamente sconvolto da quell’esponente che in quel ricciolo di “r” racchiude tutta la sua irriverenza. Il protagonista Edwin de Valu, giovane editor in una casa editrice newyorkese, pubblica un manuale rivoluzionario che rivela a tutti la ricetta perfetta della felicità. Ma quando il mondo inizia a convertirsi alle regole del libro, abbandonando vizi e capricci, e diventando noiosamente perfetto, Edwin sentirà il bisogno di salvare tutte le imperfezioni e le debolezze del genere umano e si scontrerà con i suoi stessi errori e rimpianti, ma avrà la possibilità, forse unica, di sentirsi veramente vivo. L’ironia graffia ogni pagina, portando a riflettere sulla società di oggi e sull’importanza di cogliere l’attimo perché: “I nostri errori passati sono i desideri inappagati. Ciò che rimpiangiamo è ciò a cui aneliamo. È questo a fare di noi ciò che noi siamo”.

piccoloMomenti di trascurabile felicità“, di Francesco Piccolo. Avete presente Charles M. Schulz quando, attraverso i vari personaggi dei Peanuts, da’ le sue definizioni di felicità? “Felicità è un cucciolo caldo”, “felicità è stare a letto mentre fuori piove”, “felicità è passeggiare sull’erba a piedi nudi”, “felicità è il singhiozzo dopo che è passato”… attimi, momenti rapidi, veloci, banali, che racchiudono molto di più di quello che a prima vista potrebbe sembrare. E’ una cosa in cui credo molto, quella della felicità che si trova soprattutto nelle piccole cose. Ed è quello che vuole trasmettere l’autore in questo libro: prende dei momenti di felicità, di cui dovremmo ricordarci più spesso, e li trasforma in parole. Sono istanti, sono gesti, sono pensieri, sono situazioni spesso insignificanti ma capaci di cambiare per un momento la giornata e renderla felice.

vonnegutQuando siete felici, fateci caso“, di Kurt Vonnegut. Un elogio della semplicità, della felicità, delle piccole cose che possono cambiare il mondo. Ma non tutto il mondo, Kurt Vonnegut non è così presuntuoso. Possono cambiare il nostro piccolo quotidiano e renderlo un posto migliore: praticare un’arte, cantare sotto la doccia, ballare ascoltando la radio, raccontare storie, amare e non abbandonare mai i libri e lo studio, perché potranno essere dei grandi compagni per la vita. L’importante – che sia una limonata, un’anguria durante il temporale, un traguardo ambizioso o il sorriso di tuo figlio – è sempre farci caso. Perché essere felici e non rendersene conto è uno spreco imperdonabile. E se amare il proprio destino e riconoscere la felicità sono un impegno, capire quando se ne ha abbastanza di qualcosa è un dovere.

zevinLa misura della felicità“, di Gabrielle Zevin. Elogio delle seconde possibilità, che tutti molto probabilmente ci siamo ritrovati a chiedere, o che abbiamo concesso. Come la seconda possibilità di A.J, il libraio protagonista, che non è un uomo cattivo, scontroso e insensibile come appare. Ma addolorato e col cuore a pezzi a causa della morte della moglie Nic, e tutto questo lo porta ad allontanare le persone, a chiudersi in se stesso e a rimuginare sul passato. Ma una cosa inaspettata e sconvolgente gli succede quando trova la dolcissima bambina orfana Maya abbandonata nella sua libreria. Una bambina che cambia il modo di vedere il mondo, gli fa guardare le cose e la vita in maniera diversa. E il suo presente cancella il suo passato. Una piccola perla di romanzo che insegna che per ogni momento della vita, c’è un libro giusto pronto per aiutarci ad affrontare le sfide che giungono sul nostro cammino.

vermalleLa felicità delle piccole cose“, di Caroline Vermalle. Un mix di dolcezza, semplicità, emozione. Il protagonista è Frédéric Solis, un affascinante avvocato 40enne in carriera, l’esempio tangibile del successo. Ma non vi è traccia di amore nelle sue giornate: finché un ignoto benefattore metterà in moto una serie di circostanze imprevedibili tra misteri e sorprese. Un romanzo pro-memoria che ci mette in guardia dal dimenticare che è attraverso lo studio delle piccole cose che noi raggiungiamo la grande arte di subire la minor infelicità e di godere della maggior felicità possibile: “Le persone non credono più alla loro buona stella, ed è un peccato. Si sbagliano, non c’è dubbio: lei c’è per tutti, bisogna solo prendersi la briga di cercarla. A volte brilla dentro alle piccole cose, cose minuscole. In una presenza, per esempio. Al mondo siamo in sette miliardi, eppure, per una sorta di miracolo, basta una voce, un cuore, un certo modo di vedere le cose per illuminare tutto di colpo”

Social Book Day

So cosa si prova. Si chiude l’ultima pagina e ci si sente appagati. Riapriamo gli occhi sulla realtà e tutto appare in modo diverso, più pieno, colorato, intenso. Un’esperienza talmente potente che si vorrebbe riprovarla subito. Un’evasione sana, che ci ha fatto viaggiare per un po’ e raggiungere un “altrove”. Perché immergersi in un romanzo vuol dire dimorare in altri universi e ampliare gli orizzonti. Al termine di un racconto che ci ha reso particolarmente felici, si pensa di non poter più provare certe sensazioni straordinarie vissute assieme a quei personaggi, in quei luoghi, seguendo l’intreccio di una trama, che pian piano è diventata parte della nostra vita. Chiunque ami leggere lo sa: quando scatta la passione, arriva la dipendenza e non si smette più. Si vuole tornare in quel mondo parallelo dove ci siamo abbeverati, nutriti di nuove conoscenze, sfumature, suoni e luci completamente differenti.

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I libri possono far scattare un sentimento, ma anche essere oggetto e insieme luogo di incontro tra due cuori. L’esempio nella memoria di tutti è il poema cavalleresco che ha unito le anime di Paolo e Francesca, nell'”Inferno” di Dante, ma succede pure nel libro appena uscito di Carole Lanham “L’ora di lettura” che, complice un legame intenso è più di un romanzo: sullo sfondo del Mississippi degli Anni ’20, la protagonista Lucinda, viziatissima  rampolla di una ricca famiglia, inizia alla lettura il garzone Hadley, facendogli leggere e ricopiare i passaggi più arditi di romanzi proibiti come “Anna Karenina” e “L’amante di Lady Chatterley“.  In tema di emozioni i libri hanno effetti strabilianti a tutto campo, lo insegna “Qualcosa che somiglia al vero amore” di Cristina Petit: Clémentine il personaggio chiave, legge romanzi ai bambini in difficoltà, aiutandoli a superare le loro paure e mostrando altri mondi. Perché curare le ferite dell’anima grazie a narrativa e dintorni, sortisce effetti incredibili…”Ritratto di signora” è un balsamo per l’ansia, “Il giovane Holden” uno specchio col quale spazzare via l’angoscia, “Jane Eyre” ci insegna a superare le pene d’amore con la forza della dignità. “I miserabili” se vogliamo imparare ad essere perdonati, “L’Odissea” per affrontare un viaggio di cambiamento senza temere il ritorno. E se la guarigione non è assicurata, potremo contare su un piacevole momento d’evasione o un’occasione per riflettere.

Oggi, Social Book Day, ci invita a riflettere sull’esperienza totalizzante che è la lettura.Ci sentiamo meno soli e più compresi semplicemente entrando in contatto con i personaggi di una storia. Leggere dà felicità perché è come se ci reinventassimo, catapultandoci in un’esperienza inedita e viaggiando sulla stessa lunghezza d’onda dei protagonisti. Possiamo baciare Heathcliff o sconfiggere un Nazgùl…meraviglioso, no?

Leggere d’estate

Mai capitati su un’isola o in un villaggio turistico sperduto dove non ci sono librerie? Io potrei arrivare con destrezza al furto sulla sdraio del vicino o a importunare sconosciuti per strada, pur di avere da leggere. D’estate la voglia di emozioni e coinvolgimenti su carta straripa e l’esigenza di divorare pagine nuove o vecchie è impossibile da non assecondare, che sia sotto un ombrellone, sul cucuzzolo di una montagna o in casa al fresco dell’aria condizionata. Come scegliere i titoli da portare in valigia? Personalmente credo poco al passaparola, la lettura è altamente soggettiva e non è detto che un libro di cui tutti parlano possa piacere al mondo intero. Ma se compro a scatola chiusa, mi fido ciecamente dell’esergo, la frase che sta all’inizio del romanzo. Oppure mi affido alla pagina 69: l’inizio di un libro è studiato apposta per catturare, la fine non può essere letta. Pagina 69 è il test statisticamente perfetto per capire se un libro mi piace. E fondamentale: lasciarsi ispirare dai gusti e dai colori dell’anima…

stonerL’imperdibile. Quello che quando cominci non riesci più a smettere. “Stoner” di John Williams, ovvero l’elogio dell’uomo qualunque. La fama gli è scivolata di mano, è fuggita in silenzio, proprio come la sua vita. John Edward Williams si è spento nel ’94, a 71 anni, prima che il suo capolavoro, scritto nel lontano ’65 e sepolto da una coltre d’indifferenza, divampasse dalle ceneri. E infiammasse gli animi con la straziante biografia di un antieroe, Stoner, il professore con una vita trascinata tra le mura dell’università e quelle infelici di casa. Una storia di ordinaria normalità, tutt’altro che noiosa; un requiem in onore della vita qualunque eppure così dannatamente speciale, proprio perché vissuta. Romanzo nostalgico per la sua capacità di sviscerare i dilemmi, le infelicità, gli slanci emotivi, le ingiustizie, i guizzi di gioia dell’essere umano. Struggente e meraviglioso.

bianchiniIl romantico. Per addolcire le calde giornate estive tra sentimenti e sorrisi. “Dimmi che credi al destino” di Luca Bianchini, il Nick Hornby di casa nostra, abile dosatore di emozioni e humor. I suoi personaggi-archetipo emigrano in una Londra insolita, dove gli italiani fanno gli inglesi e gli inglesi imitano noi. La protagonista Ornella, emotiva anonima over fifty, gestisce una piccola libreria italiana nel cuore di Hampstead, quartiere londinese benestante. Libreria che esiste davvero ed è a rischio chiusura. Per farsi aiutare dalla difficoltà della gestione, assume Diego, un napoletano tribolato gay oriented e chiama in soccorso Patti, la sua cara amica milanese dall’entusiasmo contagioso. Ognuno dei comprimari è fuggito dall’Italia o dal passato, che alla fine chiede il conto…una terapia di supporto per credere al potere della rinascita.

vargasL’avventuroso con delitto. Un po’ di brivido se la vacanza annoia. L’estate poliziesca si farà subito interessante con “Tempi glaciali” di Fred Vargas, tornata dopo quattro lunghi anni di assenza. Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg, lo svagato e irresistibile “spalatore di nuvole”, si trova a dover affrontare un caso intricato che lo condurrà dalle leggende del ghiaccio islandese al terrore della Rivoluzione Francese. S’inizia con due finti suicidi, uno strano simbolo disegnato vicino ai corpi, due ragazzi molto legati tra loro, una comitiva che anni fa perse l’innocenza in Islanda e un’organizzazione che rievoca i discorsi del Terrore di Robespierre. Una massa di alghe difficile da sbrogliare per l’anticrimine di Parigi: la squadra più peculiare che si possa trovare nel mondo dei polizieschi contemporanei. Romanzo costruito a regola d’arte, tra curiosità allettanti e sfumature nostalgiche.

proustDa rileggere. Quattro storie che lasciano il segno, leggere per credere. “Alla ricerca del tempo perduto“, Marcel Proust. Non è vero che è difficile: è lungo sì, ma nessuno racconta la vita, l’amore e la morte come lui.  “Come funziona la mente“, Steven Pinker. Un saggio divulgativo, alla portata di tutti, per capire veramente chi siamo, in che modo pensa il nostro cervello. E per mettere in soffitta Freud e ogni psicoanalisi che non sia fondata sull’evoluzione dell’uomo. “Storia di una vedova“, Joyce Carol Oates. Non è una storia inventata: Oates ha davvero perso il marito. Ne ha tratto un romanzo autobiografico di rara bellezza, e un manuale per affrontare il lutto. “La realtà è magica“, Richard Dawkins. È uno straordinario libro illustrato che racconta 14 miliardi di anni di storia. Per non rispondere a tuo figlio che l’uomo discende da Adamo e Eva. Né da una scimmia: il nostro 185milionesimo antenato è un pesce.

Bookcity 2014

Si è conclusa ieri sera con grande successo la terza edizione della kermesse milanese di quattro giorni BookCity. Nonostante le manifestazioni e gli scioperi di venerdì e i drammatici allagamenti di sabato si sono registrati grandi numeri: 130 mila presenze, 975 eventi, 250 sedi, 265 case editrici coinvolte e 1900 ospiti tra autori nazionali ed internazionali, attori e musicisti. Romanzi, noir, saggi, letture pubbliche, mostre, discussioni e spettacoli teatrali per soddisfare il desiderio di sapere, d’imparare e capire.

bookcity

Tanto entusiasmo si è tradotto nell’acquisto di libri, i veri protagonisti del festival, libri non solo da ammirare sugli scaffali delle librerie o nelle vetrine, ma da poter sfogliare con entusiasmo e curiosità, apprezzando tutto il piacere che la lettura può soddisfare. BookCity 2014 è stata in grado di tirar fuori la loro più intima essenza ed è riuscita a riaffermare Milano non solo come capitale di moda e finanza ma anche dell’editoria e della cultura. Ha inaugurato David Grossman il 13 novembre al Teatro dal Verme con un discorso sulla “Forza delle parole” e ha concluso ieri sera il Premio Nobel Dario Fo al Piccolo Teatro Melato. In mezzo sono passati i narratori stranieri David Nicholls con la presentazione del nuovo romanzo Noi, Amos Oz, Wilbur SmithJulia Navarro, Sophie Kinsella e Arturo Pérez-Reverte. E una carrellata dei più amati scrittori italiani: Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Andrea De Carlo, Valerio Massimo Manfredi, Massimo Gramellini, Claudio Magris, Donato CarrisiDaria Bignardi, Philippe Daverio, Erri De Luca, Alessandro D’Avenia e cantautori del calibro di Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Max Pezzali ed Enrico Ruggeri. 

bcmCuore pulsante dell’evento è rimasto il Castello Sforzesco con presentazioni e performance dal vivo sul tema della lettura, gli “Aperitivi con autore” e le visite alle Merlate; dentro l’Agorà è stata allestita anche una grande libreria dove poter comprare i titoli protagonisti dell’evento e gadget vari. Polo attrattivo anche il Museo della Scienza e della Tecnologia dove si sono svolti laboratori per bambini e appuntamenti con la poesia. Infine tutte le università e le biblioteche rionali hanno organizzato lezioni aperte al pubblico e incontri mirati. Cittadini finalmente consapevoli che la cultura è vita.

“L’infinito viaggiare”

Io in queste vacanze di Pasqua ho viaggiato. Ho visto e imparato tante cose. Gli occhi e la mente, ancora pieni del viaggio appena concluso. Ma non sazi, non appagati. Pronti a ripartire ancora.

All’inizio la Spagna, nell’indefinito luogo della Mancia (“piatta, quasi sempre uguale sotto il cielo, solo vero confine l’orizzonte“), sulle orme di don Chisciotte. Da Argamasilla de Alba, da dove è partito, passando per El Toboso (che “è anzitutto una gamma di colori assoluti: il bianco abbagliante delle case, il blu indaco intenso del cielo e dei bordi dipinti sui muri; anche il vento sembra avere la chiarità di un colore luminoso“) sono arrivata a Campo de Criptana, dove ho visto veramente i “giganti”, quattro grandi mulini a vento, stagliati in lontananza sulla collina, ed ho capito: “La follia di don Chisciotte è sempre, in qualche modo, realista e veggente; certo molto più della miopia di chi vede solo la facciata delle cose e la scambia per l’unica e immutabile realtà. Sono i don Chisciotte ad accorgersi che la realtà si sgretola e può cambiare; i pretesi uomini pratici, orgogliosamente immuni da sogni, credono sempre, sino al giorno prima della sua caduta, che il Muro di Berlino sia destinato a durareDon Chisciotte non ha paura; si offre all’incertezza del vivere, che gli porta disastri, legnate, porcherie, umiliazioni. Ma egli non ha fede nella vita, che non sa quel che fa, bensì nei libri, che dicono non la vita ma ciò che le dà senso, le sue insegne. Per queste insegne egli si batte e viene quasi sempre ridicolmente battuto, perché quasi sempre il bene perde e il male vince. Ma nemmeno disarcionato egli dubita di quelle insegne“.

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Vagabondando, errando, mi sono spinta fino in Cantabria e da lì il richiamo irresistibile del mare mi ha portato su, fino alle Scilly, le mitiche Isole Fortunate, le Esperidi degli antichi. Aspre e brulle sul versante esposto all’oceano, miti e rigogliose sul lato interno, svelano il doppio volto del mare: “Sulla spiaggia affacciata all’aperto, ma anche fra gli scogli e gli isolotti, è il mare di tempeste e uragani, dei trecento e più naufragi avvenuti dal XVII secolo ad oggi sulle Scilly con perdita di tante vite umane: è il luogo dell’avventura e della sfida, della prova, della lotta. Dall’altra parte è il luogo della felicità, della grande persuasione e del grande abbandono, del sì incondizionato che si dice alla vita, lasciandosi andare alle onde o restando distesi sulla spiaggia, in quell’armonia col puro e assoluto esistere privo di ogni attività e di ogni determinazione, col lento e vuoto ruotare delle ore che è forse la percezione più libera, più intensa e più beata del mondo… Il mare è assoluto, intenso fino al punto di diventare talora doloroso. Tra questi colori dell’acqua e della sabbia di granito che la fa splendere d’una candida fosforescenza ci si spoglia di tutto ciò che è banale, accidentale, relativo: si vorrebbe afferrare l’essenza della vita, liberarsi di tutti gli ingranaggi dell’esistenza che ci impediscono di vivere, togliersi di dosso i meccanismi della retorica come ci si toglie i vestiti. Si leva una buccia dopo l’altra alla vita falsa per afferrare quella vera, la felicità, e si ha la sensazione di avvicinarsi a un nucleo così essenziale, così puro da assomigliare al nulla“.
Ma poi, di nuovo sulla terraferma, fino a San Pietroburgo, in quel Nord che “è essenzialmente la sua luce e in particolare quella del pomeriggio avanzato, quando il giorno trapassa in una sera annunciata già da qualche ora ma che sembra non calare mai, indefinitamente rinviata da una chiarità tenace. Una luce tersa, che rende l’aria trasparente e avvolge le cose nel bagliore di una struggente lontananza, nella nostalgia di tutto ciò che manca“. Al Nord, per smascherare il mondo guardandolo dai margini di un fiordo.

Sono rientrata a casa oggi, appena voltata l’ultima pagina de “L’infinito viaggiare” di Claudio Magris, uno dei libri più belli che abbia mai letto.

Reading women

“Per me, oggi, non c’è niente di più sexy di una donna che legge“.

Forse se tutti gli uomini la pensassero come Jonathan Franzen, l’autore della frase appena riportata, le donne leggerebbero di più e forse anche gli uomini (quantomeno per compiacerle). Invece la situazione italiana in fatto di lettura è sempre più allarmante e non c’è sex-appeal che tenga. Leggo a tal proposito sul quotidiano: “quattro italiani su dieci non sono in grado di leggere il senso di una semplice frase e di scrivere il contrario. Sei su dieci non hanno gli strumenti per capire un articolo breve”.

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Che l’Italia occupi gli ultimi posti in Europa nella classifica dei paesi lettori non è una novità; in compenso siamo i primi in quella dei possessori di smartphone: più che leggere, ci piace cazzeggiare…Però ora non voglio occuparmi dei milioni di persone che non leggono almeno un libro l’anno, ma di quei pochissimi (tra cui la sottoscritta), per i quali la lettura è amore e passione e promuovere tre scritti che ho letteralmente divorato:

1. “Eccoci qui“. E’ stata considerata una delle donne più intelligenti e crudelmente spiritose della sua generazione, quella che si andava emancipando a caro prezzo tra le due guerre. E dunque a prezzo di solitudine, fatica, disagi. “Ma, dopo tutto“, concludeva una sua ironica e tragica poesia su varie ipotesi e modalità di suicidio, “tanto vale vivere“. Qui Dorothy Parker ci propone dieci racconti di varie lunghezze allineando un capolavoro di satira sociale sul tema del razzismo visto nei salotti bene (Composizione in bianco e nero), un esempio di pensiero femminile degno di entrare nei manuali di psicologia (Consigli alla piccola Peyton), e un pezzo di rara empatia su una condizione femminile (Una bella bionda). Le sue righe ci offrono una lezione di stile, un esempio di scrittura limpida e semplice, qualche ora di lettura acuta, intelligente, insuperabile.

2. “Acquanera“. Effetto seppia, non c’è un altro modo per dirlo; inabissandosi in questo libro la grana delle immagini si fa più grossa, si entra in un mondo parallelo, remoto eppure vicinissimo, dove i morti stanno coi vivi e le donne hanno i doni e segreti che pesano come maledizioni. Se fate parte di quell’esercito di lettrici che ha amato “La casa degli spiriti” di Isabel Allende, non esiterete a seguire Fortuna, che dopo dieci anni torna a casa, a Roccachiara, paese dimenticato da Dio e dal mondo. Torna da una madre, Onda, che non l’ha mai amata e che ai vivi preferisce i fantasmi. E torna perché hanno trovato un cadavere che forse è quello della sua amica Luce, scomparsa da anni. A tratti ingenuo ma potente come un incantesimo, il secondo romanzo di Valentina D’Urbano riavvolge la trama per capire cos’è successo. Ci fa sentire sulla pelle la fatica di crescere in una famiglia di donne allontanate e temute da tutti. E la solitudine di una bambina: così potente da diventare un buco nero che distrugge chi ami.

3. “I ragazzi Burgess“. Elizabeth Strout racconta storie della provincia americana con un taglio personalissimo. Protagonista è la cittadina di Shirley Falls, nel Maine, dove si intrecciano le storie di tre fratelli tra ambizioni, invidie, passioni. Segnati da un tragico episodio dell’infanzia si ritrovano grandi, con l’accusa del figlio di uno di questi di odio razziale. Il diciannovenne Zachary, infatti, compie un improvviso e apparentemente inspiegabile reato, gettando una testa di maiale (non vi ricorda qualcosa di estremamente e vergognosamente attuale?!) all’interno di una moschea dove si trovano riuniti in preghiera somali immigrati negli Stati Uniti. Due di questi “ragazzi Burgess”, diventati avvocati, tenteranno di difenderlo dall’accusa, infamante per la famiglia, di odio razziale. La geniale scrittrice mette in bocca ad alcuni personaggi frasi chiave come questa: “Perché in realtà, nel profondo, da quando sono andate giù le due Torri è proprio questo che vogliamo, noi ignoranti bambinetti americani. Avere il permesso di odiarli (i musulmani)“. Uno scritto che dà una chiave di lettura per comprendere la complessità dei legami familiari e cos’è l’America oggi in tutte le sue contraddizioni, spesso non evidenti.

Bibliofile fatevi sotto.

Lettura social

Le statistiche, che già guardano al futuro, sono chiare: nel 2015 in Europa 1 libro su 5 sarà un ebook.
Io, amante fino al midollo del classico tomo da libreria e quindi scettica fin dalla nascita della lettura digitale, ho voluto comunque sperimentare questa nuova tecnologia grazie ad un regalo fattomi mesi fa (un ebook Kobo) e devo ammettere che di lati positivi ne ho trovati…la praticità innanzitutto, niente libri pesanti in borsa o in valigia. E stop selezione dei titoli: ne porti ovunque quanti ne vuoi.

E grazie ai social network ci si avventura in un modo di leggere tutto nuovo. Quando usi un ebook reader – come Kobo e Kindle – hai una funzione che evidenzia i passaggi più apprezzati dagli altri. La lettura, da attività squisitamente solitaria, può diventare così condivisa. La stessa cosa accade se utilizzi piattaforme di social reading come Bookliners (http://www.bookliners.com): basta connettere il pc a Internet e vedi i commenti lasciati dagli altri lettori sul libro che hai in mano in quel momento. O le note degli stessi autori, i video e le foto riferiti al testo.

Vuoi far sapere cosa compri e cosa leggi? Facile: collega il profilo che hai su Amazon (o un altro store online, come l’italiano Bookrepublic.it) ai tuoi account Facebook e Twitter. Quest’ultimo, in particolare, è un’ottima fonte di pareri e consigli sugli ultimi libri usciti: segui gli account dei più grandi editori italiani e stranieri per non perderne nemmeno uno (per esempio @LibriMondadori@Einaudieditore@RizzoliLibri).
Se ti piace suggerire titoli agli amici, con la lettura social il passaparola si moltiplica e potrai allargare la tua cerchia quasi all’infinito. Come? Online si trovano social network dedicati alle lettrici appassionate come la sottoscritta, per esempio Goodreads (goodreads.com), aNobii (anobii.com) e l’italiana Zazie (zazie.it). Funzionano così: crei un profilo – gratuito – per archiviare su uno scaffale virtuale i testi letti, in lettura o che acquisterai. Così avrai sempre a disposizione la tua biblioteca virtuale, potrai valutare i titoli e dire anche la tua scrivendo una recensione.

L’esplosione del digitale ha avuto un effetto inaspettato: le amicizie virtuali hanno stimolato quelle reali tanto che è tornata la voglia di incontrarsi fisicamente in un luogo e leggere a voce alta insieme, come tanti anni fa. Proprio nelle ultime settimane ho fatto nuove conoscenze torinesi su Facebook, scoprendo che quelli del Circolo dei lettori di Torino lo fanno da tempo: 500 appassionati circa si ritrovano ogni settimana in sedute di lettura e commento ai libri (circololettori.it/gruppi-di-lettura-2013).
E sul blog gruppodilettura.wordpress.com c’è un elenco di eventi, in tutta Italia, a cui partecipare.

Elogio della lettura social a parte, personalmente la penso come Umberto Eco: “I libri da leggere non potranno mai essere sostituiti da alcun aggeggio elettronico. Son fatti per essere presi in mano, anche a letto, anche in barca, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, possono essere sottolineati, sopportano orecchie e segnalibri, possono essere lasciati cadere per terra o abbandonati aperti sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, stanno in tasca, si sciupano, assumono una fisionomia individuale a seconda dell’intensità e regolarità delle nostre letture, ci ricordano (se ci appaiono troppo freschi e intonsi) che non li abbiamo ancor letti. Il libro da leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fan parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta“.

Voglia di un classico?

Grandi eroine da chiamare per nome (Anna, Rossella, Alice, Emma, Justine…). Dieci cult della letteratura mondiale da scoprire per la prima volta o da rileggere tutti d’un fiato. In edizione tascabile, da comprare anche in blocco, per ridere, piangere, emozionarsi.

La Califfa, di Alberto Bevilacqua. Libera, ribelle, generosa. Appare ancora così, a quarant’anni dalla pubblicazione, la Califfa. Protagonista di questa storia d’amore proibita che, sullo sfondo della Parma del miracolo economico, contrappone non solo un uomo e una donna, ma due visioni del mondo antitetiche. E solo una può sopravvivere.

Emma, di Jane Austen. Chi non ha mai avuto un’amica simile? Emma Woodhouse, anno di nascita 1816, è una donna intelligente, ricca e un po’ viziata, che si muove sicura tra i salotti della sua città. Il suo sogno è quello di combinare matrimoni perfetti. Ma al cuore, soprattutto altrui, non si comanda. Una spietata satira della ragione.

Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll. Lo diceva anche la grande Virginia Woolf: questo non è un libro per bambini, ma per adulti che sanno tornare bambini. E allora via: se siete pronte ad affrontare la Regina di Cuori e il Brucaliffo, approfittate di un ultimo raggio di sole in giardino e, come Alice, addormentatevi sotto un albero. Il sogno ha inizio.

Anna Karenina, di Lev Tolstoj. Coppia mitica e maledetta, Anna e Vronskij. Segnata dal primo incontro al tragico finale. Perché su Anna, una delle creature simbolo della letteratura russa, incombe il peso della colpa e la condanna all’infelicità. Un libro unico per uno scrittore che come pochi altri ha saputo cogliere con lucidità tutte le sfumature dell’animo femminile.

Madame Bovary, di Gustave Flaubert. Flaubert aveva detto : “Emma Bovary sono io”. Tanto, infatti, è riuscito a identificarsi nelle aspirazioni, nei desideri e nelle paure di una donna. Tradimento e abbandono compresi. Triste, è vero. Ma almeno in qualche pagina, le più liriche, ognuna di noi potrà ritrovare lo slancio e la voglia di una vita nuova.

Justine, di Donatien-Alphonse De Sade.  Versione noir di Cappuccetto Rosso. Quanti brutti incontri per la povera Justine: uomini crudeli e libertini. Da ragazze, era un romanzo proibito. Oggi, a due secoli di distanza dalla pubblicazione, le “disavventure della virtù” di questa ex educanda ci fanno quasi sorridere.

Via col vento, di Margaret Mitchell. Donna e frase memorabili: “Domani è un altro giorno”. E c’è tutto, la speranza nel futuro, la rinascita, la determinazione, la sfida. Parliamo ovviamente di Rossella O’Hara, capricciosa certo, viziata indubitabilmente. Ma a dispetto delle sue colleghe ottocentesche, lei conclude la sua autobiografia, a testa alta. Da copiare.

L’amante di Lady Chatterley, di David Herbert Lawrence. Quell’abbraccio selvatico e profumato di fieno segna l’inizio di una delle più travolgenti passioni della storia della letteratura. Lei è Connie Chatterley, moglie di Sir Clifford, lui è il guardiacaccia Mellors. Insieme sfideranno le convenzioni e le ipocrisie della società vittoriana. Scandalo del secolo.

La donna del tenente francese, di John Fowles.  L’indimenticabile epopea di una donna che, con tenacia, si rifiuta di dire addio al suo grande amore. La sua trasposizione cinematografica co ha commosso e ha trasformato Meryl Streep in una delle indimenticabili icone femminili.

Letture imperdibili, che scavano nel profondo dei desideri e dei vizi femminili, altro che Cinquanta Sfumature&co…

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