Tacchi perbenisti

“Assassini, ganci mortali” li definiva Greta Garbo, ritenendoli un’arma strabiliante per conquistare gli uomini: non bastano i reperti di un’intera scena del crimine per definire i tacchi. Strumenti di potere, feticci, opere d’arte equilibriste. A spillo, a banana, a campana, a cono…tutto purchè comodi. In barba a quello che mia nonna ripeteva sempre, “per apparire bisogna soffrire”, anche se lo diceva con cognizione di causa: fashion victim negli Anni 50, riteneva un vanto aver vissuto indossando sempre scarpe di due numeri inferiori perché “la donna elegante ha i piedi piccoli”. Sessanta e passa anni dopo finalmente la moda ha capito che non ne possiamo più di tacchi trampolo, piedi feriti e mal di schiena insopportabili causati da scarpe improbabili.

Ecco allora che il fashion system si è inventato i tacchi perbenisti. La moda che tende a cambiare continuamente, si è rivelata conservatrice e tramandatrice di quelle seducenti scarpe francesi che per prime fecero scalpore a fine Ottocento nei bordelli, trasformandole nello stile “bon chic bon genre” tipico della borghese parigina addobbata con borsa Chanel, collane di perle, un tocco d’impertinenza e abbondanti dosi di perfezionismo. Dalle passerelle troneggia da tempo il profumo della migliore borghesia, il fascino discreto dell’eleganza che rifugge l’ovvio, non ostenta il marchio, regala un allure bon ton. Un foulard compostamente annodato e un paio di Mary Jane  emanano un fascino irresistibile.

In questo ritorno non c’è noia, la borghesia e le sue donne protagoniste dono state tra le fonti d’ispirazione meglio riuscite nella letteratura e nel cinema. Fanny Ardant, Isabelle Huppert, Catherine Deneuve, Virna Lisi erano e sono tutt’oggi attrici di formidabile bellezza, resa ancor più irresistibile dall’abbigliamento elegante ed austero. Eterne icone di stile restano Audrey Hepburn con il tubino nero disegnato da Hubert de Givenchy che ha insegnato l’eleganza allo stato puro, illudendo milioni di donne che lo charme è solo questione di taglio o di taglia. O Jaqueline Kennedy vestita con tailleur dai colori pastello, cappellini, grandi occhiali, le immancabili perle al collo e le kitten heels ai piedi.

La rivincita dell’apparenza discreta simboleggia il desiderio diffuso della società stressata e sfiancata da sfiducia, conflitti e volgarità, emanando il diritto di sobrietà e leggerezza. Si ritorna così ad investire su pochi elementi di qualità superiore e duratura, scegliendo un gusto intramontabile con la certezza di essere adeguati in ogni occasione. Eccesso al bando, nessuna concessione all’occhio indiscreto. Questa sì che è immaginazione al potere.

 

Lascia un commento