(Sor)ridere

Momenti di leggerezza, di allegria. Viverli è importante. Per l’umanista francese François Rabelais, sorridere libera la gioiosa verità sul mondo, prigioniero della falsità e della paura, che generano a loro volta la pesantezza del vivere e la violenza, quindi pure la sofferenza. Secondo Sigmund Freud invece, è un atto liberatorio, visto come canale di sfogo delle energie represse nell’inconscio, verso le quali si esercita spesso un controllo molto forte. Questo spiega perché, dopo una bella risata, proviamo una sensazione di piacere e leggerezza. Non dimentichiamo che nasciamo tutti con la capacità di sorridere. È un fenomeno che si manifesta fin da bambini, molto prima dell’acquisizione del linguaggio. Bisogna solo coltivarlo…

Quando sorridiamo, azioniamo inconsapevolmente un meccanismo complesso che coinvolge e mette in comunicazione tra loro la sfera biologica, emotiva e corporea con quella intellettuale, spirituale ed energetica. Al termine delle scoppio delle risa, invece, si ha un rilascio di endorfina, uno “stupefacente” prodotto dal nostro corpo con effetto calmante, antidolorifico, euforizzante e immunostimolante. Il riso unisce tutto e tutti, scioglie ogni dogma, ogni regola, ogni ipocrisia. È contagioso e infonde tranquillità e fiducia, risvegliando il corpo e rischiarando la mente. Sorridere olia gli ingranaggi della vita sociale, rende qualsiasi incontro più gradevole e offri amicizia. L’espressione del sorriso è la più facile e naturale da assumere: si utilizza un solo muscolo importante, mentre per esprimere emozioni negative come ansia, disgusto, tristezza se ne devono usare molte di più.

Le persone sagge ridono e sorridono di più perchè intuiscono meglio di altre quanto il riso sia essenziale per la qualità della vita, per la felicità e quanto aiuti a ridimensionare i problemi. Se si riesce a coltivare giorno dopo giorno la letizia interiore e a proteggerla dall’accanimento delle paure, avremo fatto una piccola rivoluzione perché comincerà a migliorare il mondo intorno a noi. Chi poi riesce a sorridere e/o ridere in situazioni potenzialmente pericolose è geniale e creativo. Dimostra di avere coraggio, fantasia e una prospettiva ottimistica, sconfiggendo la paura. Spesso veniamo educati a soffrire, per conquistarci un posto nella vita. Manca l’educazione alla gioia, la capacità di vedere il lato comico delle cose, la risata, lo humour, l’autoironia. Non per sfuggire ai problemi, ma per non identificarsi solo nelle difficoltà e farsene sopraffare. E soprattutto per ruotare il nostro punto di vita verso altre posizioni e liberarsi da una visione asfittica della realtà. A questo proposito, mi piace ricordare un passo del Nocciolo d’oliva di Erri De Luca: “La fabbrica fondamentale del creato si è accompagnata con una saggezza sorridente. L’intristito, lo scienziato che non sa sorridere, non può scoprire né immaginare il mondo. La relazione diretta tra risata e benessere è conosciuta da sempre: i cinesi, cinquemila anni avanti Cristo, dicevano che la risata è un’esplosione di energia yang dallo shen (l’allegria, espressione della forza umana) che risiede nel cuore. Dante Alighieri era più o meno della stessa opinione: secondo lui il riso è il lampeggiare della gioia dell’anima. San Francesco parlava di perfetta letizia. I grandi uomini sono spesso stati dei grandi cultori del sense of humour, non ci resta che imitarli.

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