La solitudine

solitude1È strano essere conosciuti universalmente eppure sentirsi soli“. Lo ha scritto Albert Einstein, individuando nella solitudine uno dei grandi paradossi della natura umana. Questo stato d’animo non dipende solo dal fatto oggettivo di ritrovarsi a vivere alcuni momenti della vita in solitudine; spesso è una sensazione pressante che si percepisce a prescindere dal numero di persone che ci gravita intorno. La solitudine riveste una certa ambivalenza all’interno dell’animo umano; è una condizione ricercata per poter ristabilire armonia interiore e lucidità, ma nel contempo la si rifugge perché fa paura. È ormai evidente, e dimostrato da diversi studi, che l’uomo moderno ha grandi difficoltà a restare solo. Privato del lavoro, dei passatempi, delle attività domestiche o ludiche, delle distrazioni tecnologiche e digitali, oltre che della compagnia dei propri simili, non sa come passare il tempo. A volte si è talmente destabilizzati all’idea di ritrovarsi soli con i propri pensieri che si preferisce riempire il vuoto con surrogati che illudano di essere parte di un gruppo (più o meno fittizio). C’è chi non si stacca mai dal telefono cellulare (in media, chi usa uno smartphone controlla il suo dispositivo ogni sei minuti e mezzo, per un totale di centocinquanta volte al giorno!), chi vive con la televisione sempre accesa, chi si inventa una vita virtuale chattando in Internet…

Ma perché si cerca disperatamente di riempire i vuoti e non staccare mai i contatti con il mondo? Restare soli induce a guardare profondamente dentro se stessi e a sondare stati d’animo e modalità interiori che non sempre sono gradevoli. Diventare consci di come realmente sono le cose dentro e fuori di noi richiede impegno e una buona dose di coraggio. Nella solitudine emerge ciò che c’è di più vero e profondo: quando si vive senza interferenze da parte di altri è più facile raggiungere il proprio nucleo interiore, scoprire una creatività spesso imprevista che può trasformarsi in un talento. Attingere all’interno di sé le risorse, rende forti, responsabili e vincenti sino a percepire la solitudine come obiettivo da raggiungere e non come stato sgradito e subìto.

Nella lingua anglosassone esistono due parole per indicare la solitudine: “solitude” e “loneliness“. Non sono sinonimi bensì due termini che esprimono concetti differenti. “Solitude” esprime l’appagamento e il senso di tranquillità, sia emotiva che fisica, di chi vive in modo solitario; “loneliness” esprime invece la sofferenza di chi si sente solo. L’attitudine verso i due stati d’animo è differente: il primo è ricercato, il secondo subìto. E si torna alla contraddizione iniziale: la solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista.

Lascia un commento