Silenzio, è inverno

Certo, la primavera, con il risveglio della natura e le fioriture che si fanno via via più numerose e colorate, è la giovinezza dell’anno, quando tutto sboccia e si apre al mondo. Indubbiamente bellissima. Ma la pace, la serenità e la saggezza che c’è quando l’anno è incanutito, non ha davvero paragoni. Tutta la natura è ferma, tutto tace, immobile. Si avverte la sensazione come di un momento sospeso nel tempo, congelato. Anche i simboli e le metafore si indirizzano tutti verso i medesimi significati. È in questa stagione che impariamo a riconoscere gli errori, ogni dettaglio diventa leggibile, importante, quasi sostanziale. Non ci sono fronde merlettate a coprire magagne o a distogliere l’attenzione. I pochi rumori sembrano delicati scricchiolii. Le fioriture si contano sulle dita di una mano, ma quelle che ci sono hanno il sapore della sfida, o ancor meglio, quello di una sfida vinta, e con onore. Basti pensare al calicanto che a gennaio mostra i suoi fiori, infinite stelline dal bianco crema al giallo pallido, che sbocciano direttamente dai suoi rami spogli e scuri, con un profumo che ha pochi eguali. Anche i colori d’inverno che si penserebbe siano pochi, magari l’arancio di una bacca o il rosso di un ramo, hanno la forza di emergere prepotenti sullo sfondo di un prato brinato o nel bianco della neve, ma sanno rallegrare anche lo scuro monocromo della terra nuda delle aiuole preparate per il freddo. E, in realtà, possono essere tantissimi. L’inverno è saggio: nei giardini del Rinascimento era rappresentato da vecchi  dalla lunga barba, che molto sapevano e molto avevano da raccontare.

D’inverno aleggia una magia che è data per prima cosa dal silenzio e in queste giornate rallentate dalla neve scesa copiosa, mi sono accorta più che mai di quanto sia fondamentale goderne, allontanarsi dal brulicare di immagini, stimoli e azioni che affollano le nostre giornate, per riscoprire il potere curativo di accogliere un tacere prezioso che sa di pace e raccoglimento. Un balsamo per l’anima, in grado di purificare la mente, favorire la calma e alleviare le tensioni ma, soprattutto, un percorso per metterci in pace con noi stessi. Una necessità per niente scontata. Un punto di arrivo più che di partenza: nel nostro tempo, il mito della velocità, le connessioni continue, la ricerca costante di stimoli rendono più complicato prendersi uno spazio per fermarsi e restare: bisogna contemporaneamente twittare l’istante, fotografarlo, condividerlo. È difficile disconnettersi, mettere a tacere il rumore di fondo che tiene al riparo dalla possibilità di stabilire un contatto con noi stessi. Di sentirci. Ma fare silenzio “fuori” apre alla possibilità di entrare in contatto con il proprio mondo interno. Riconoscere emozioni e pensieri utili a comprendere come si sta e dove si sta rispetto al proprio percorso di vita. Ed è solo quando si riesce a passare da qui che si riconoscono bisogni e desideri eventualmente per intervenire sugli aspetti della nostra vita che ci creano disagio e sofferenza. Il silenzio è una conquista alla portata di tutti, e i suoi doni cambiano la vita.

Il silenzio, così come l’arte di fermarsi a pensare, sono un’insostituibile fonte di gioia. L’unico antidoto all’omologazione e all’aridità.

 

 

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