Siamo tutti fatti per essere felici

Anche gli economisti e i neurobiologi sono arrivati alle conclusioni dei filosofi: la felicità non dipende dagli oggetti che possediamo né dagli status che riusciamo a ottenere. È legata, invece, alla capacità di dare un senso (nella duplice valenza di significato e direzione) all’esistenza e alle relazioni. La felicità di cui parlo non è ovviamente un utopico piacere senza fine, ma quella luce dell’anima che discende dal sapere chi siamo davvero e dove vogliamo andare.

be happyLo insegnava Immanuel Kant ai suoi allievi, circa 250 anni fa: “Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza” e si tratta di un’esortazione quanto mai attuale. Viviamo in un mondo che ci spinge verso l’esatto contrario. Siamo travolti da un eccesso di comunicazione e di marketing mascherato. Ci siamo abituati a delegare agli “esperti” la maggior parte dei processi decisionali che ci riguardano: dalle scelte finanziarie all’abbinamento del vino. D’altra parte, in una società complessa e ultraspecializzata come la nostra, è impossibile sottrarsi al tam-tam mediatico o non delegare. Possiamo, però, provare a farlo in modo consapevole, ovvero con un approccio critico, orientato al senso profondo delle cose. Seguire l’onda, andare al rimorchio del pensiero altrui o delle mode sembra comodo, ma ha molti effetti collaterali: disattiva la capacità di capire, giudicare, decidere e ci inchioda a una condizione di subalternità esistenziale. Chi non pensa con la propria testa sarà sempre ai margini della propria vita, anche se è seduto su una poltrona da ministro.

Secondo il manager-filosofo Christian Boiron, “Siamo tutti fatti per essere felici“. Titolo di un suo libro, il cui motto è “la felicità è una cosa normale”, che non ha nulla a che fare con la fortuna o il caso ma col costruire la vita a partire da quel che c’è, senza rincorrere per forza quel che manca. Meditare, circondarsi di persone affini, confessare le proprie emozioni, concedersi di non fare nulla, imparare a perdonarsi e sorridere, sono solo alcuni punti che lo scrittore analizza. Ma quello su cui più si sofferma sono due letterine che spesso non siamo capaci di pronunciare per timore di offendere qualcuno, perderne la fiducia o l’affetto. “No” è la parola più urgente ed essenziale in questa epoca. Un no propositivo che ci rimette in linea con i valori autentici e aiuta a sviluppare fiducia nelle nostre capacità.

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