Romantico Levante

Ci sono luoghi dei quali si ritiene di conoscere tutto (o quasi), panorami irripetibili che si hanno sempre davanti agli occhi e che proprio per quest’abitudine sembrano perdere il proprio splendore. Portofino, Camogli, San Fruttuoso…nelle cartoline della bella Italia figurano da quando è stata inventata la fotografia. Ma poi succede che le cifre del turismo 2017 ti fanno capire che l’abitudine al bello sta contagiando altra gente (quelli che appunto l’abitudine ancora non l’avevano). Alla fine di quest’anno la riviera ligure di Levante avrà registrato tre milioni di presenze…e allora, quale occasione migliore, complice un ottobre che sa ancora d’estate, per tornare in questi posti e magari raccontarli e fotografarli daccapo?

Partiamo da uno dei parchi più antichi e nobili d’Italia, un verdissimo promontorio i cui sentieri ricalcano percorsi storici e terminano dove comincia l’azzurro del mare: il monte di Portofino. Ancora fortunatamente intatto, si entra solo a piedi o in bici per percorrere una rete di 80 chilometri le cui maglie si snodano su tutto il monte. Vi si accede direttamente dalle località chic della costa. È proprio la caratteristica principale del parco: la convivenza di due mondi diversi, il glamour della Riviera e la natura selvatica, il circuito balneare d’alto profilo e gli escursionisti con lo zainetto in spalla. Due mondi differenti che si danno appuntamento nella deliziosa marina racchiusa nella minuscola baia, le case pastello, il castello Brown e le magnifiche ville che spuntano fra lecci e pini. Il nome del borgo deriva dal latino Portus Dolphinii, “porto dei delfini”, cetacei che, per fortuna, nel Mar Ligure si vedono ancora. Sul sito del Parco si trovano tante iniziative, gite ed escursioni guidate per famiglie e gruppi o studiate su misura per i ragazzi. Un indirizzo gourmand a portata di tutti è “El Portico” dove si trovano la famosa focaccia ligure, pesto, pesce fresco, prezzi accessibili e l’oste Luis, molto simpatico.

Per chi è abituato a camminare, allungando il passo in 50 minuti si arriva fin nel cuore del Parco, all’Agririfugio Molini, dove anche le vivande sono portate ogni giorno, zaino in spalla, dai gestori Luigi ed Emanuela. La fatica vale lo sforzo: è un posto incantevole con la vista più bella su tutto il Monte. Dopo, se si è ancora in forze, una discesa di un’ora porta ad una piccola selezione naturale che garantisce la motivazione dei residenti (pochi) e dei villeggianti in fuga dal caos delle zone vicine: San Fruttuoso, una concentrazione singolare di bellezze, in neanche un chilometro quadrato, tra la piccola insenatura frastagliata dell’abbazia a Nord e la caletta dei pescatori a Sud-Est: a separarle, la torre dei Doria Pamphili, che troneggia su un promontorio imboscato da alberi carichi di profumi, colori e suoni: resina, cicale, uccelli, farfalle. L’abbazia è dedicata ad un santo catalano del III secolo ed è stata costruita attorno all’anno Mille, direttamente sulla spiaggia, anzi, sull’uscio tra i monti e il mare; è sopravvissuta alle scorribande saracene che l’hanno spopolata di monaci e alle frane che ne hanno ridotto la chiesa. In un passato recente ospitava le famiglie dei pescatori che vi abitavano e ricoveravano le barche sotto gli archi che danno sulla spiaggia; ora è stata restituita al pubblico, grazie al Fai: offre concerti la sera e di giorno lo spettacolo di una struttura preziosa. Per godere di questo piccolo miracolo di meravigliosa quiete, conviene arrivarci fuori stagione, nei giorni feriali o comunque pernottare. Diverse le soluzioni: c’è una foresteria dell’abbazia, gestita dall’associazione inglese Landmark Trust e lo storico albergo-ristorante Da Giovanni, della famiglia Bozzo, che offre la mezza pensione e sette camere con vista mare.

Un piccolo battello di linea ci porta nella pittoresca Camogli, la “città dei mille bianchi velieri” che nei secoli ha visto salpare i suoi storici brigantini e legato alle onde la sua storia, raggiungendo l’apice del prestigio alla metà del XIX secolo, quando diede all’Italia capitani di mare e bastimenti. Mare che ancora oggi segna e determina le fortune di questo angolo di Levante ligure soprattutto nei week end quando si nutre di un turismo ricco e colto per la quantità di storia e bellezze architettoniche. Meta ideale per una breve camminata è il Porto Prego, a due passi dalla basilica di Santa Maria Assunta, cuore religioso della cittadina, e dal castello della Dragonara, oggetto di secolare contrasto tra Camogli e Genova, più volte distrutto e trasformato poi in prigione. A due passi dal bel lungomare, il Museo Marinaro Gio Bono Ferrari custodisce modellini di imbarcazioni, carte nautiche, dipinti di antichi velieri e raccolte di documenti che raccontano la storia della marineria locale. Nella zona alta di Camogli, invece, la Fondazione Remotti offre un interessante tuffo nell’arte contemporanea nella chiesa sconsacrata dell’ex convento delle Gianelline. Tra una visita e l’altra il consiglio è quello di alzare ogni tanto lo sguardo e farsi ammaliare dalle facciate dipinte a trompe-l’oeil che regalano illusione e finzione che da lontano somiglia alla realtà: disegni geometrici, colonnine, finti terrazzini, archetti, frontoni e cornicioni che sapientemente ornano le facciate di alcuni palazzi. Magnifica arte che rende uniche le vivaci case di riviera.

2 Risposte a “Romantico Levante”

  1. Luoghi da cartolina, da vedere, da assaggiare, da portare nel cuore.
    Siamo affezionatissimi al levante ligure, forse perché la prima gita con il nostro piccolino di pochi mesi <3 è stata alle Cinque Terre , per poi tornare nella zona di Camogli e San Fruttuoso.
    Ricordi indelebili, ed è proprio vero, romantici.

    1. Appena fuori stagione sono ancora più apprezzabili e godibili. Un abbraccio Robi!

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