Ricominciare

Ognuno di noi ad inizio anno di trova a dover ricominciare o decidere se ricominciare o lasciare le cose come stanno, cioè fermarsi, farsi bastare quello che si ha. La spinta per ricominciare è forte quando la misura è colma o l’aria mefitica; si ricomincia quando si sta per esplodere. Si ricomincia per iniziativa propria o perché gli eventi forzano. Un lutto, un amore che diventa insopportabile, una nuova consapevolezza personale o professionale. Una molla che parte da dentro e che fa saltare tutti gli equilibri. Non esistono mezze misure, o si tira il freno a mano della vita o si ricomincia. Non si ricomincia a metà.

Ricominciare è bello, è luce. È riorganizzarsi la scrivania, è comprare le lenzuola nuove, è scoprire il traffico di una nuova città ed attrezzarsi con gli audiolibri. È far spuntare le foglioline alle piante, potare i rami secchi, rinvasare. Rinascere e far rinascere. Ma perché allora si dice “Uffa devo ricominciare da capo” e non “Che gioia ricomincio”? Perché ricominciare è faticoso, è rimettersi in discussione, stravolgere meccanismi consolidati. È muoversi verso l’ignoto. Io ho le mie frasi magiche per far pesare meno la fatica. Primo. Non aggrapparsi alla vita precedente nelle piccole e grandi abitudini. Ricominciare implica mollare il passato (compresi gli aspetti positivi) per far spazio a una nuova dimensione. Se ci si arrocca sulle consuetudini non si crea spazio per il nuovo. Secondo. Focalizzarsi sulle cose importanti: sul progetto. Lasciar andare le cose meno importanti e mettere a fuoco e seguire in maniera energica le “aree critiche”: scuola dei figli, rapporti di lavoro, logistica. Il resto lo faremo. Palestra, la troveremo, tintoria che lavora da Dio, pure. Ristorante fusion che ci fa impazzire: posso mangiare altro. Anzi mi metto a dieta. E poi l’ultima frase magica: non avere paura. Ci saranno difficoltà, momenti di smarrimento, di “oddio cosa ho fatto!”. Si ricomincia per far entrare cose nuove nella vita di tutti i giorni, per vedere colori e cieli diversi, per mettersi alla prova, per trasformarsi. La paura impedisce di volare, toglie la vista sul futuro. Lao Tse diceva “ciò che il bruco considera la fine del mondo, il resto del mondo la chiama farfalla“. La farfalla sarebbe sgraziata se il suo corpo fosse a forma di bruco. E non potrebbe volare. La differenza fra bruco e farfalla non è l’apparenza fisica, ma cosa si riesce a fare, con quella forma fisica. Volare.

E per volare bisogna alleggerire, lasciar andare, eliminare. Per fare largo al nuovo, bisogna fare piazza pulita di inutili zavorre che portiamo con noi sotto forma di abitudini e oggetti superflui. Che utilizziamo per cercare di nascondere un disagio, un malessere, un timore. Se continuiamo a ripetere le stesse dinamiche all’infinito, sarà molto difficile che nella vita cominci a scorrere nuova linfa…prendiamo esempio dalle piante che alla fine dell’autunno lasciano cadere i rami secchi e inutili, eliminandoli dal tronco. Perché ciò che è inutile ci ruba spazio, blocca la circolazione dell’energia e ci lega al passato. Al contrario, più spazio libero abbiamo, fuori e dentro di noi, più l’universo avrà la possibilità di provvedere alle nostre richieste. Di leggerezza. Buon volo a tutti.

 

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