Quello che ho capito a quarant’anni

Ho appena compiuto quarant’anni. Dicono sia un’età così zeppa di cose che li chiamano “la nuova ora di punta della vita”. È la fase in cui carriera e figli fanno più crash. Ci definiscono la generazione DITT, Double Income Toddler Twins, 2 stipendi e 2 gemelli. Ma molti la considerano un’età di transizione e pare che Victor Hugo li chiamasse “la vecchiaia della giovinezza”. In realtà è quando i camerieri iniziano a darti della Signora, e ti accorgi che non stanno più facendo una battuta. Sì, sei ancora giovane, ma già in declino: la salute, la fertilità, si incrina anche la certezza che un giorno leggerai l’Amleto e imparerai a cucinare i porri. Insomma il modo è un po’ Ora-O-Mai-Più. Abbiamo ancora tempo per il secondo atto, ma sbrighiamoci. Però il passaggio fondamentale dei 40 è rendersi conto che, anche se pareva improbabile, qualcosa lo abbiamo imparato.

Essere te stessa e basta conviene. Se ti preoccupi di meno di quello che gli altri pensano di te, puoi concentrarti molto di più su quello che ti stanno dicendo e raccogliere un sacco di informazioni su di loro. Non lascerai più una conversazione chiedendoti chi diavolo sono questi qua. Tutti cercano costantemente di plasmare l’immagine che hai di loro. Nei casi estremi: “Come genitore sono fantastico”, “Hey, guadagno più di 100mila euro all’anno, addirittura “Io sono autentico, non ho bisogno di maschere”.

Dormire otto ore filate, senza farmaci, è uno dei grandi piaceri della vita. Diciamo anche con i farmaci.

Gli adulti non esistono. Da giovane lo sospetti. La conferma arriva quando diventi tu quello che va ai colloqui con gli insegnanti. La verità è che ognuno se la cava come può e fa finta di sapere ciò che sta facendo: è solo che ad alcuni riesce decisamente con più nonchalance.

Le anime gemelle non esistono. A 20 anni qualcuno mi ha detto che per ognuno di noi , sparse in giro per il mondo, ce ne sono trenta (commento di un collega: “Sì, e sto cercando di andare a letto con tutte”). La verità è che l’Anima Gemella non è una pre-condizione, ma un titolo che si guadagna sul campo. Lo si diventa con il tempo.

Le scenate sono faticose e inutili. Anni fa, a un matrimonio, un maturo gentleman inglese mi ha visto in un angolo col muso e mi ha spiegato che ero in preda a una OSE, una Orrenda Sceneggiata Emotiva. A quarant’anni non è il caso. E tu e tuo marito/compagno conoscete il vostro rituale di litigio così bene che fate fuori tutto in un decimo del tempo.

Le stranezze di gioventù, da adulti, tendono alla patologia. Ciò che a 20 è adorabile, a 30 è preoccupante, a 40 pericoloso. In più, a quarant’anni puoi capire, più o meno, come uno diventerà a 70.

Siamo solo per il 5%unici, al 95% come gli altri. La stima, non scientifica, è mia. È una delusione, ma anche un sollievo.

Sai qual è la tua tribù. A 40 non vuoi più stare con quelli cool, vuoi stare con i tuoi, quelli come te.

Dì di no, semplicemente. Non proporre pranzi a gente con cui non vuoi mangiare.

Last but not least. Non comprare quei jeans troppo stretti, “tanto poi dimagrisco…”

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