Primo giorno di scuola

Mamme in un mare di lacrime attaccate alle gambe dei loro figli, urla incontrollate, pacche consolatorie e valanghe di fazzoletti di carta. È il primo giorno di scuola.

back to schoolChi di noi non lo ricorda con emozione mista all’ansia? Le farfalle svolazzanti nello stomaco, la curiosità, nuovi volti e al tempo stesso voglia di correre a casa. Anche i nostri figli, all’inizio del nuovo, importante ciclo della scuola primaria, vivono sensazioni di questo tipo. Tutti le supereranno dopo le prime settimane di scuola, quando entreranno in confidenza con le insegnanti e conosceranno nuovi amici. Nel frattempo, però, noi genitori desideriamo e dobbiamo aiutarli a superare queste prime difficoltà. Con il sorriso, un atteggiamento positivo e un po’ di pazienza, descrivendo la nuova avventura senza caricarla di aspettative ma mostrando il lato più ludico: parlando delle tante amicizie che farà, delle recite di fine anno, delle merende e dei bei momenti che passerà in compagnia della nuova classe, dedicandosi assieme agli acquisti scolastici, zaino, colori e diario dei personaggi preferiti che saranno ottimi compagni di viaggio. In questo modo il bambino entra nell’ottica della scuola come esperienza positiva.

L’ansia del primo giorno di scuola è collegata alla paura dell’ignoto e al dubbio di non sapere affrontare le sfide che il nuovo impegno scolastico potrà comportare. Alle elementari il passaggio è davvero brusco. Il bambino infatti, dopo aver trascorso tre anni nell’ambiente sicuro della scuola materna, tra piccoli con cui è cresciuto insieme ed educatrici che sono state vice-mamme, viene catapultato in un ambiente in cui l’impegno si fa decisamente più gravoso: sarà necessario restare seduti più a lungo, si imparerà a leggere e a scrivere, ci saranno i compiti da fare, le maestre saranno più severe e magari alle volte daranno anche punizioni…aiutiamoli davvero a vivere l’esperienza nel modo più piacevole possibile.

E per la cronaca, anch’io stamattina ho pianto al cancello, salutando la mia piccola grande scolaretta. Non per tristezza, nè per gioia. Non per paura, nè per ipersensibilità. Ho pianto per consapevolezza. Del fatto che i nostri figli da adesso appartengono al mondo a cui li abbiamo consegnati.

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