La Praga letteraria

La scelta di un week end pre-natalizio a Praga deriva dalla nomea gotica della città, così intrisa di magia, di misteri irrisolti, in un crogiuolo di culture e religioni che si intrecciano e si evolvono. La profonda cultura ebrea – Praga conta forse la comunità ebraica più radicata nel tessuto urbano e sociale di qualsiasi altra città europea – su cui aleggia ancora la figura del rabbino Loew, si inframmezza a un tessuto civile prevalentemente cristiano. La storia ne è permeata: le bizze religiose scrivono il libro di Praga, le defenestrazioni degli Hussiti, i Golem del Mastro Rabbino e infine il Castello, sfondo letterario e monarchico. Un week end sufficiente a riempirmi un poco gli occhi, gustando panini con würstel e crauti e vin brulè nella fredda Piazza Vecchia sotto le decorazioni natalizie circondate da carretti di dolciumi, salumi e ogni altra golosità. 

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Era tarda sera, quando K. arrivò“: l’attacco forse più bello che la letteratura moderna ci abbia regalato. Benchè tutto ora sia ben ordinato, regolamentato e perfettamente sfruttato per il ritorno economico, qualcosa nel Castello mantiene ancora il fascino che Kafka, nel suo celebre romanzo, gli consegna. Così come la facciata neoclassica e i cancelli ottocenteschi di ferro battuto e ori non riescono a nascondere le guglie gotiche della cattedrale di San Vito che, vero cuore storico del Castello, ne disegna inconfondibilmente la vista dalla Moldava. È una città nella città, il Pražský Hrad: con il cambio della guardia, le stradine risistemate e abbellite per i turisti della Zlata Ulicka (il “vicolo d’oro”) che oggi accolgono boutique ma che, un tempo, vedevano le botteghe di alchimisti, poeti, artigiani.

Più della Cattedrale, che pur magnifica nel suo gotico rimaneggiato è tanto grande da poterci volare dentro, ciò che affascina è la vivibilità delle corti, dei vicoli, degli spazi in cui pubblico e governo si intrecciano e sfiorano. Ho alloggiato nello Staré Mesto (la “città vecchia”), che si snoda in stradine strette traboccanti di turisti, di boutique che vendono tutto tranne quel che serve, di palazzi male invecchiati, benché molti siano stati restaurati, e che ha i suoi fulcri di richiamo nella bellissima piazza su cui si affacciano alcuni dei simboli della Praga classica: il Municipio con il celeberrimo orologio armillare, il palazzo Golts_Kinsky, e la facciata e le guglie scure e severe di Tynsky chram (la famosissima chiesa di Tyn). È qui che muovo i primi, sbigottiti passi. Alle spalle ho la Moldava, che è struggentemente bella la sera, illuminata da mille lampioni, dalla sagoma imperiosa del Castello e dal meraviglioso edificio del Teatro Nazionale con il suo tetto a carena fatto come il cielo stellato: di blu zaffiro e stelle d’oro.

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Attraversare Karluv Most significa rileggere la storia di Praga. La silhouette delle statue che ne segnano il corso, ciceroni diurni al turista munito di libri, diventano severissime figure buie che si stagliano sul cielo dell’ultimo tramonto e incombono, a notte, sull’anima di chi attraversa il ponte. Non è poi difficile, con un po’ di fantasia, immaginare la nebbia kafkiana che, umida e gelida, si alzava dalla Moldava nel periodo invernale e tramutava la città in un dedalo gotico ricco di mistero e magia. Molti spunti di riflessione mi regala la visita al cimitero ebreo e il lungo itinerario che attraversa parte della città e ne dipana la cultura ebraica: particolare e voluto lo struggente silenzio e abbandono in cui versano le tombe, così vicine le une alle altre da sormontarsi.

strahovLunghe camminate mi portano a visitare la meravigliosa quanto attesa biblioteca del monastero di Strahov, talmente delicata da non essere visitabile ma solo sbirciata e fotografata di nascosto dall’ingresso. Si cammina e si attraversa la città in lungo e in largo, passando dall’orto botanico (di cui si può benissimo fare a meno) alla bellissima e molto raccolta casa che ospita il museo dedicato ad Antonin Dvorak, al tempo dimora dell’artista…la lascio con la sensazione che casa mia avrebbe dovuto essere così e che difficilmente troverò qualcosa di altrettanto singolare e armonico.

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