Più lettura, più cultura

 

Il 58 per cento degli italiani non legge. Sei su 10 non aprono nemmeno un libro all’anno. Hanno gettato la spugna 3 milioni e 300.000 lettori negli ultimi 7 anni. Sono i tristi dati emersi durante l’ultima edizione di Bookcity  a Milano. Si dà sempre la colpa al tempo…”mi piacerebbe, ma non ho nemmeno un minuto”…certo, se ci mettiamo lavoro e cura di casa e affetti, le giornate si accorciano inesorabilmente, ma com’è che prima per leggere il tempo si trovava? Che ci è successo? Abbiamo ore più corte, cervelli meno elastici, appetiti meno elevati, occupazioni più sceme? Mi spiace ma è così. Chi non legge ha la sensazione di avere molti impegni. In realtà, subisce il tempo libero passandolo davanti alla tv o attaccato allo smartphone. E stop. Di solito chi ama i libri è anche una persona che ha molti interessi, va al cinema e a teatro, che usa il computer in modo creativo e intelligente, che fa sport. La vera differenza sta proprio qui: tra chi ha uno stile di vita attivo e chi no.

Come rimediare? Cambiando atteggiamento: una mezz’ora in meno sui social è una mezz’ora in più per leggere. Non solo, uscendo di più si moltiplicano le occasioni per scoprire associazioni ed appuntamenti dedicati ai libri, come i gruppi di lettura, dove confronto e dialogo hanno il potere di invogliare alla cultura dell’immergersi in un bel romanzo, oppure i tanti incontri nelle biblioteche delle proprie città atti a promuovere l’uscita di nuovi libri. Tutto per coltivare il piacere della lettura. Leggere è libertà. È capacità di conoscere e capire il mondo, gli altri e noi stessi. E’ autonomia, divertimento e studio. Leggere significa acquisire competenze, proprietà di linguaggio, spirito critico. Con la lettura si entra in un mondo carico di significati, ricco di esperienze e pensieri, sentimenti e valori che permettono ad ogni persona di muoversi in quella dimensione progettuale che, ricorda Jean-Paul Sartre, “connota e costituisce l’umano, per dominare se stessi e il mondo circostante”.

I libri ci fanno sentire sempre protagonisti, ci ricordano chi siamo, il nostro essere eroi, la nostra capacità di piangere, soffrire, urlare, disperarci e infine – proprio nel momento più difficile, quando ogni speranza sembra perduta – rialzarci. Ecco la catarsi, il rito, la nostra continua e meravigliosa iniziazione. Tra le pagine di un romanzo come nella vita vera. Le persone inventate sanno a volte tenerci più compagnia di quelle incontrate nella vita reale e di sicuro sono molto più interessanti di alcuni “amici” che abbiamo su Facebook…forse la lettura nel nostro Paese andrebbe promossa proprio in questi termini, come un antidoto alla solitudine. Io per esempio sono amica personale di Mrs Dalloway e vado a comprare dei fiori con lei, poi ho avuto un appartamentino nel palazzo della periferia di Parigi descritta in “Babilonia” da Yasmin Reza e anche se ho visto uscire il cadavere dall’ascensore non ho parlato con la polizia perché ero amica di Jean-Lino che con tutti i suoi difetti è un tipo a posto, ve lo dico io che l’ho conosciuto bene. Per non parlare di quando ho vissuto per qualche giorno a Holt in Colorado e ho tifato per la tenera storia di Addie e Louis di “Le nostre anime di notte”. E non sapete quante volte gli ho detto di non dare retta a quell’odioso figlio ma non c’è stato niente da fare; d’altronde per quanto ci si sprofonda in un romanzo non si riesce ancora a farsi ascoltare dai personaggi…A volte capita di ballarci un po’ dentro, di non sentirsi comodi, perché non siamo pronti per accogliere alcune letture e metterci in ascolto, perché siamo arrivati troppo tardi o troppo presto, o perché non ci piacciono, semplicemente. “Siddhartha” si legge negli anni formativi del liceo, “Il piccolo principe” quando si ha ancora l’età per non confondere serpenti per cappelli, Marquez nella fase del realismo magico, la giovinezza folle e sognante, la Némirovsky possibilmente dopo i 30. Calvino sempre, e per sempre, come tanti. È una teoria la mia maturata bruciando le “Memorie di Adriano” in un momento sbagliato della vita, rimandando di anno in ann0 il mio appuntamento con la Yourcenar, come fosse un amante che proprio non ti senti di deludere. Sui libri ognuno ha le sue teorie. E vanno bene tutte. L’unica che non regge è quella di leggere una sola cosa: lo schermo del proprio cellulare…

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