Pantelleria, oasi riservata

Nera come la lava dei muretti a secco, bianca come i tetti ondulati delle case e blu come il mare che la lambisce: è Pantelleria, l’isola nel canale di Sicilia diventata negli ultimi decenni un’ambita meta di vacanza, con pochi alberghi di lusso e molti dammusi, abitazioni rurali in pietra trasformate in esclusivi “ritiri di campagna”. È un’isola da scoprire a inizio autunno, quando la calca dei turisti se n’è andata ed iniziano a raccogliersi le olive e i pregiati grappoli d’uva Zibibbo: coltivata sin dai tempi della denominazione araba, le sue viti sono piantate ad alberello in piccole buche, per difenderle dal vento. La lavorazione è faticosa e manuale, con tecniche tramandate di padre in figlio: una pratica “eroica” che ha portato l’Unesco a dichiarare l’alberello pantesco Patrimonio dell’Umanità. I contadini ne ricavano sia il moscato, sia un pregiato passito. Lezioni apprese nelle meravigliose cantine di Donnafugata,(foto sopra) in contrada Khamma, un esempio di architettura sostenibile in un giardino donato al FAI, restaurato e visitabile, che protegge un arancio secolare. Qui si passeggia tra i muretti a secco che disegnano i terrazzamenti e gli aromi si mescolano a quelli delle erbe mediterranee. Le viti strisciano per il vento che soffia deciso.

La sua origine vulcanica la rende impervia, senza spiagge, e per accedere al mare il più delle volte si devono percorrere lunghe strade sterrate a bordo di vecchie Mehari o moderne Panda 4×4. Come sempre la regola è che la durezza del tragitto è direttamente proporzionale alla bellezza della meta da raggiungere: la Balata dei Turchi o l’ Arco dell’Elefante (foto sopra) ne sono forse l’esempio migliore. I pochi ma rinomati ristoranti, come L’Osteria Il Principe e Il Pirata, dove assaggiare i migliori baci panteschi,  i rarissimi cocktail bar e le uniche due discoteche rendono bene l’idea di quali siano le attrazioni più richieste da queste parti. Protagonisti sono il vento, la luna, i tramonti mozzafiato da vivere sui tetti dei dammusi a Sesiventi (foto sotto) e i colori dell’isola: il verde dei cespugli di capperi e dei vigneti e il nero delle rocce laviche. Quest’isola diventa così un luogo quasi metafisico, persino ascetico e il rischio è abituarsi al punto da non riuscire a farne a meno. Molti personaggi del jet set negli ultimi trent’anni hanno calcato le mie stesse orme, colpiti anche loro da un autentico “mal di Pantelleria”: Giorgio Armani è stato il primo, qua sbarca spesso con il suo yacht Main. Carol Bouquet ha scoperto l’isola insieme all’amato Gerard Depardieu e, quando il loro rapporto è  finito, è rimasta a produrre un ottimo passito. Da Riccardo Muti a Fabio Capello, dall’ex ministro Visco all’archistar Fuksas, in tanti hanno scelto questo angolo di Mediterraneo come buen retiro, donandogli un riverbero di mondanità tanto scintillante quanto fortemente fuorviante nell’immaginario di chi non conosce l’isola, da alcuni ribattezzata “rural chic” per descriverne la doppia identità. Certo, le riviste specializzate di interior design non sbagliano nel collocare Pantelleria ai primissimi posti tra i luoghi più ricchi e suggestivi d’Italia e dell’intero Mediterraneo, ma non si tratta mai di sfarzo e di lusso sfoggiato. Sarebbe contrario alla natura stessa dell’isola, così dura quanto riservata.L’origine vulcanica di Pantelleria oggi è ancora ben visibile dalle rocce nere usate per costruire i dammusi e i muretti a secco delle balze, dalle forme a cratere dei vari rilievi che segnano l’isola e dalle colate che defluiscono verso il mare dagli 830 metri della Montagna Grande, anch’essa in origine vulcano e oggi verdissima con i suoi sentieri che si perdono tra ettari di boschi, amatissimi dagli amanti del trekking. Anche se nessun fenomeno eruttivo è oggi più presente, l’isola presenta alcuni rilievi di chiara origine vulcanica denominati kuddia ed è come se pulsassero dentro di sé un’energia e un calore mai sopito, che si sprigiona attraverso cavità disseminate lungo tutti i suoi 83 chilometri quadrati. Il risultato è straordinario: saune, fanghi, getti di vapore, caldi idromassaggi. Tutto ciò che normalmente cerchereste in una Spa, qua lo potete trovare assolutamente naturale, gratis e alla portata di tutti. Così una vacanza a Pantelleria è anche un’esperienza di benessere naturale. Si può andare alle grotte di Sataria (in foto sotto), conosciute sin dall’antichità per l’indiscussa qualità delle loro acque termali che rappresentano una naturale cura contro i dolori reumatici. L’acqua calda, che raggiunge i 40°C, viene fatta confluire in apposite vasche di cemento, due all’interno della grotta ed una più grande esterna che comunica col mare. Si possono fare fanghi termali che purificano la pelle allo Specchio di Venere, un lago all’interno di un cratere di un antico vulcano con tutte le sfumature del turchese e del verde. Le proprietà terapeutiche dei suoi fenomeni naturali la rendono una Spa a cielo aperto per 365 giorni l’anno grazie alle acque sature di zolfo che arrivano a toccare i 56° e al fondale che nasconde fanghi dalle proprietà terapeutiche.

 

 

 

 

 

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