Milano, capitale della moda green

Mai vista e vissuta una settimana della moda come l’ultima trascorsa a Milano. Cinque giorni stupefacenti ed entusiasmanti tra sfilate, fiere, eventi, presentazioni. “È stata la migliore settimana della moda da qualche anno a questa parte”, ha sentenziato Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, aggiungendo che “c’è stato un fermento internazionale che in Italia non si respirava da anni”. Ma anche per noi meneghini doc Milano è stata una sorpresa e una scoperta di posti mai visti: Ferragamo (foto in alto) ha vestito la piazza Affari con un video mapping sulla facciata di Palazzo Mezzanotte con un affresco botticelliano fatto di fiori e margherite e oscurando il dito medio di Cattelan; Antonio Marras ha riaperto il Teatro lirico (chiuso vent’anni fa e in via di restauro) con una sfilata teatrale da applauso. Missoni ha costruito una discoteca all’aperto in un’ex fabbrica per festeggiare vent’anni di direzione artistica dell’azienda di famiglia; Dolce&Gabbana hanno brindato ai giovani nel loro Martini bar con l’evento #dgmillennials. E ancora da menzionare il Crystal Wonderland party, la strepitosa e brillante festa di Swarovski a villa Gernetto, per celebrare il lancio della nuova Holiday Campaign con l’ashtag #brillianceforall, la passerella a  cielo aperto fra i palazzi di City Life di Jil Sander, la sfilata di Vionnet tra i chiostri di Santa Maria delle Grazie con una visita notturna al Cenacolo vinciano, Philosophy nel cortile di Palazzo Litta, Alberta Ferretti nella cornice bucolica della Rotonda della Befana, Bottega Veneta nelle sontuose stanze di Palazzo Archinto. Un colpo al cuore e un flashback nostalgico per chi come la sottoscritta ha vissuto in pieno gli Anni ’90, è stata la chiusura della sfilata di Versace con un’apertura di sipario che ricorderemo per anni: Carla Bruni, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Cindy Crawford ed Helena Christensen avvolte nei vestiti di maglia metallica della campagna datata 1994 e scattata da Richard Avedon, e in sottofondo “Freedom!’90” di George Michael. Un omaggio a Gianni Versace e un regalo a tutte noi donne per dimostrarci di non avere paura del tempo che passa.

Ma oltre alla quantità di sfilate wow e di eventi memorabili, ciò che ci fa sentire fieri di essere italiani sono stati i primi Green Carpet Fashion Awards, gli oscar della moda sostenibile, fortemente voluti dall’italianissima Livia Firth (moglie di Colin Firth) con la collaborazione della Camera Nazionale della Moda italiana ed il supporto del ministero per lo Sviluppo economico. Palcoscenico d’eccezione dell’evento è stato il Teatro alla Scala di Milano e Piazza della Scala (foto sotto) che per l’occasione è diventata green e si è trasformata in un giardino ricoperto da un enorme tappeto verde di Econyl composto da bottiglie di plastica riciclate creato da Aquafil. Il trionfo dell’eco-chic, perché si può essere glamour e bohémien anche rispettando il pianeta. La moda etica dimostra definitivamente che si può fare business senza arrecare danno all’ambiente e senza sfruttare la povera gente, alimentare il lavoro clandestino o minorile, esaurire in modo dissennato le risorse del pianeta, inquinare, incoraggiare mercati illeciti per avere a poco prezzo materie prime preziose perseguendo la sola logica del profitto; si può creare moda etica senza sacrificare l’estetica; si può intraprendere una nuova strada del lusso che metta al centro l’uomo e il suo talento, sottraendosi alle regole della fast fashion che tutto mastica, tutto omologa, tutto distrugge rapidamente per produrre nuovi desideri e nuovi consumi.

 

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