Non stacchiamo mai la spina. Succede a un numero sempre più nutrito di connazionali. Grazie agli smartphone, da cui non riusciamo a separarci, due italiani su tre, tra 20 e 40 anni, restano connessi ai social network anche sotto l’ombrellone o sui sentieri di montagna, pregiudicando così la possibilità di sfruttare appieno l’efficacia dello stacco estivo.

Basic CMYKA rivelarlo è un’indagine on line dell’Associazione europea sui disturbi da attacchi di panico: “I paesaggi, i ritmi, gli incontri sono tutti ricondotti al mondo abituale. Questo ridurrà fortemente il beneficio della villeggiatura che ha l’intrinseco significato di riposo proprio perché impone il cambiamento dei rituali tipici dell’organizzazione quotidiana. Rimanere in contatto con i cyberamici, far sapere a tutti che cosa stiamo facendo, invece di godere anche in silenzio i momenti e le situazioni che stiamo vivendo, può essere fonte di grande stress”.

Ma non é solo la dipendenza da social network a impedire di interrompere i contatti, gioca la sua parte anche il timore di non fare più parte del gruppo, che ci dà una sensazione d’identità, di appartenenza, di sicurezza. È come se da soli non sapessimo valutare e apprezzare il nostro vissuto: per avere conferme, abbiamo continuamente bisogno di condividerlo su Fb o Twitter.

Comincio a credere che il mondo ogni tanto vada al contrario. Tutti connessi anziché parlarsi, scambiarsi due parole, osservare il mondo che abbiamo attorno, imprimersi nella memoria immagini, suoni, movimenti e storie. Tutti assenti dal mondo quando dovremmo stare nel mondo. E poi tutti presenti quando invece dovremmo isolarci, dovremmo scrivere senza rotture di scatole. Bisognerebbe tornare a guardare la gente negli occhi, e sorridendo. Perché il sorriso è la forma di condivisione più bella che esista.

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