Il magico potere del riordino

Pensavo proprio a lei mentre, concentrata e impanicata, mi accingevo a riordinare la mia cabina armadio, ed ecco che la trovo col suo libro già più volte sottolineato tra la pila di romanzi da terminare di leggere sul mio comodino. Anche io, come Marie Kondo, adoro l’ordine sin da quando ero piccola. I miei quaderni erano tutti in carta di Varese, senza orecchie perché li pressavo con le graffette, i libri ricoperti in carta trasparente perché non si sgualcissero, allineati sulla libreria in ordine decrescente di altezza in certi periodi ingenui della vita, per argomenti in altri più consapevoli. Già allora ritenevo che le tazzine da tè o da caffè dovessero essere allineate con i braccini a destra, per comodità ergonomica. Crescendo ho proseguito con costanza: a inizio anno mi piace rimettere in ordine l’armadietto dei medicinali, più o meno con lo stesso metodo cartesiano organizzo il frigorifero, e siccome è nei dettagli che si nascondono le insidie, mi piace girare scatole, vasetti e barattoli dalla stessa parte, per amor di simmetria. Questo mio ordine certosino eccelle tra il soggiorno e la cucina, continua nei corridoi e nei bagni ma scema poderosamente negli armadi e nei cassetti del guardaroba, dove il caos prende il sopravvento.

Leggo su “Il magico potere del riordino” che l’azione del disordinare è un meccanismo di difesa o comportamento compensativo che istintivamente facciamo scattare per distrarci dall’essenza di un problema. Per questo affrontare le proprie cose, selezionarle, può risultare doloroso. Ci costringe a confrontarci con le nostre imperfezioni, con le scelte che abbiamo fatto nel passato. Ma esaminando ciò che possediamo, siamo in grado di capire quello che per noi è importante. Questo procedimento ci aiuta a identificare con chiarezza i nostri valori e a fare scelte per noi giuste nella vita. L’arte di piegare i vestiti è una delle cose che hanno più colpito noi lettori di Marie Kondo, che non siamo diventati grandi nella cultura dell’origami.

Con tanta forza di volontà butto a terra tutti i vestiti e prendo in esame un capo per volta, lo tocco, lo guardo, lo avvicino al mio corpo: “Mi emoziona ancora?”, se sì, rimane. Altrimenti via. Metà della roba finisce in 3 sacchi pieni. Spariscono quelli che non indosso da più stagioni, le gonne e gli abiti che non vanno più. I golf infeltriti, le giacche e i cappotti con le spalline che oggi aborro. Calze rammendate, T-shirt mai messe, costumi slabbrati. Poi riordino seguendo alla lettera quello che ha scritto la musa del Sol Levante. Appendo a sinistra gli indumenti più lunghi, dai tessuti più pesanti e i colori più scuri; e verso destra quelli più corti, leggeri, chiari. A operazione conclusa mi sento più leggera. Ho buttato via una parte di me. Passo ai cassetti: povere calze, le ho sempre sottoposte a una tensione costante. “Mai annodarle o rivoltarle altrimenti non riposano in pace“, afferma la Kondo. “Inoltre se hanno la sfortuna di finire sul fondo, la loro esistenza viene dimenticata per così tanto tempo che l’elastico si allenta irrimediabilmente e, nel momento in cui ci ricordiamo di loro, non possiamo che notare che sono sformate senza rimedio“. Verissimo. Quindi ripiego i collant, come non avevo mai fatto. Sovrappongo la parte sinistra a quella destra e li piego a metà longitudinalmente. Poi li ripiego in modo da formare tre parti uguali in lunghezza, lasciando l’elastico in vita nel punto più esterno. A questo punto, partendo dal lato opposto dell’elastico inizio ad arrotolarli e li ripongo nel cassetto in verticale come rotoli di sushi. Insomma, seguo pedissequamente tutte le indicazioni suggerite dalla bibbia del riordino. Passo da categoria a categoria, lasciando in ultimo i feticci del passato, ovvero gli strazianti ricordi. E sentirmi più in armonia con il resto del mondo, è un attimo.

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