Luoghi comuni da sfatare sulle mamme

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La vita di una mamma non è mai come te la raccontano. Non solo perché è un’esperienza così unica e personale da non poter essere generalizzata, ma soprattutto perché nella maggior parte dei casi ci si vergogna di dire quanto sia duro e stancante crescere un figlio (figuriamoci due o più).

Quello che non si dice soprattutto è che la maternità, oltre ad essere fonte di realizzazione e di intima soddisfazione, è anche causa di forte instabilità. Ci sono degli aspetti negativi con cui è necessario fare i conti; come il bisogno di mettere da parte per un po’ il proprio ruolo di donna, o professionista.

Nel momento in cui si diventa madre, infatti, si deve venire a patti con l’immagine di sé che si aveva fino a un attimo prima del concepimento e questo è un passaggio difficile e doloroso che non si può negare.

Dall’allattamento ai capricci, tutto finisce per essere idealizzato e i luoghi comuni  abbondano:

  1. L’istinto materno è innato. La maternità è un fattore culturale, non istintivo. Spacciare l’istinto materno come biologico e universale è una trappola dei nostri tempi.
  2. Con l’epidurale non è vero parto. La metto sul personale. Ho partorito due volte: una senza e l’altra con epidurale. Forse il primo mi è più figlio dell’altro? Assolutamente no.
  3. Se hai poco latte è perché non ti piace allattare. Oppure: “Si vede che cercava una scusa per smettere”. Affermazioni misogine e insidiose. Allattare è una scelta, non un dovere: lasciamo che sia anche un piacere.
  4. I manuali sulla maternità non bastano. Non è una prestazione sportiva. Non ci sono regole valide universalmente. E soprattutto non si diventa tutto a un tratto giocherellone se non lo si è mai state solo perché il libro di tale esperto lo consiglia.
  5. A stare con i figli non ci si annoia mai. Nessuno osa ammetterlo, ma stare a lungo con un bambino può essere davvero noioso. Lo è per un estraneo, ma anche per una mamma. Ve lo assicuro.
  6. Non conta la quantità ma la qualità del tempo che passi con i tuoi figli. Sotto una certa quantità non può esserci qualità. Avere mamma in casa fa piacere, fa bene e fa crescere sicuri e sereni.
  7. Al lavoro una mamma rende meno di una donna senza figli. Esistono donne che, grazie alla maternità, si sentono più forti e vitali, in grado di far fronte a molte più cose contemporaneamente. Autorevoli studi dimostrano che le madri al lavoro sono più efficaci, veloci e concrete. Ma sottolineano: se e solo se  le scuole sono vicine e i tempi di lavoro flessibili…
  8. Una buona mamma non perde mai il controllo. Conoscete qualcuna che non strilla e minaccia sculacciate e invece discute, contratta, della serie “con la dolcezza si ottiene tutto”? La voglio conoscere, è già il mio mito.
  9. Diventare madri a quarant’anni è meglio. Falso. Geneticamente il miglior periodo per concepire va tra i 25 e i 30 anni. L’impegno che richiede un figlio ha bisogno di forza psicofisica che verso i 35-40 viene sempre meno. E spostare troppo in là l’asticella del concepimento rende complicato ricoprire il proprio ruolo di genitore nelle fasi successive, come quella delicata dell’adolescenza.
  10. La maternità ci completa. Il desiderio di un figlio non si discute. Ci sono donne che trovano nella relazione materna la passione della vita. Ma nessuna mamma può dirsi soddisfatta solo da questa relazione: per sentirsi completa una donna ha bisogno anche di un amore accanto, degli interessi ed un lavoro che la appaghi e non la faccia sentire frustrata.

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