Liberarsi dai giudizi altrui

Giorno della Liberazione. E un po’ di libertà vorrei regalarci. Libertà da quel mix di opinioni, aspettative, richieste esterne che talvolta schiacciano come un macigno la nostra vita azzerando la nostra autonomia. Con libertà non intendo, però, un affrancamento totale. Non sarebbe realistico: siamo animali sociali, non nomadi senza porte e finestre. A cosa puntare, allora? Ad imparare a rapportarci al parere degli altri nel modo migliore: con senso critico e capacità di discernimento.

judgeRiconosciamo subito che viviamo in un contesto tendente a giudicare sulla base delle apparenze e a premiare chi si uniforma al modello dominante e presumibilmente vincente. La sensazione di essere incalzati dal giudizio altrui ha un fondamento oggettivo e non può essere frettolosamente liquidata solo come un sintomo di insicurezza…non facciamo l’errore di incappare nel falso buonismo e credere che ci sia un altrove dove tutto potrebbe essere diverso. Magari cambiano i parametri di valutazione, gli status symbol prioritari ma non la superficialità e il conformismo del giudizio ahimè.

Nessuno è perfetto però, ricordiamocelo sempre e usando l’obiettività cerchiamo di vedere noi e gli altri sotto una lente d’ingrandimento: capiremo che ciascuno di noi ha dei miti/modelli di perfezione che incarnano le doti e le qualità di cui pensiamo di essere carenti. Una volta capito questo, possiamo iniziare a lavorare su noi stessi, considerandoci nella nostra interezza, l’unica arma che ci può difendere dalla superficialità e dal conformismo dei giudizi esterni. Dobbiamo avere il buon senso di non considerarci come una somma di parti, ma come un unicum, un soggetto; se diventiamo consapevoli del nostro valore complessivo, possiamo rapportarci in modo sereno ed equilibrato al pensiero che gli altri hanno di noi.

In concreto vuol dire osservare tutti i segnali che arrivano dall’esterno, provare a decodificarli e dare loro una collocazione per ordine di importanza; classificarli in base al loro contenuto e non alla loro provenienza. Non è detto che quelli giusti siano anche quelli positivi e gratificanti…magari è lo sguardo offeso che ci rivolge la persona che per strada ci ha chiesto un’informazione e a cui noi abbiamo risposto bruscamente. Quello sguardo ci dice che possiamo essere sgarbati con chi non conosciamo o non ci serve…Per riuscire a a non preoccuparci più, in modo indifferenziato, di quello che gli altri pensano di noi, dobbiamo costruirci una gerarchia di valori, che sia la nostra griglia di riferimento, grazie alla quale decidere cosa accogliere e cosa rifiutare.

Lascia un commento