Le milanesi

La signora, taglia 40 e borsa extralarge, ha una falcata incurante dello stiletto. La ragazza invece, si muove con eleganza sostenuta dalle sneakers. La “sciuretta” è un monoblocco composto. La straniera col velo ha gli occhi stanchi. Sono le donne di Milano, legionarie un po’ distratte che sfilano per strada, dal tram al pavé.

Le milanesi sono un popolo di muse inconsapevoli sulla linea 90, negli uffici a lavorare fino a tardi, in coda al semaforo a suonare il clacson più degli uomini, o sulle loro biciclette a rischiare la pelle sulle rotaie del filobus. Sono parte di un delirio urbano fatto di kebab, scie di Narciso Rodriguez e sacchi di Zara gonfi come bagagli a mano. Quella delle milanesi è una storia complicata che avvolge e trasforma non solo chi nasce a Milano, ma anche chi ci arriva. Alla fine, molte realizzano di averla scelta, questa città. Magari se ne accorgono all’improvviso il giorno in cui si scoprono a difenderla dalle battute degli amici rimasti in provincia.

Che la milanesità sia prevalentemente uno state of mind è il caposaldo filosofico di tutti quelli che ci vedono come “imbruttite” che vanno di fretta, si lamentano che tutto è uno “sbatti”, hanno l’analista e se ne vantano, sono finte snob, vestono con stile, correggono i tassisti sulla strada più veloce da fare, rispondono alla domanda “Come stai? con un “Bene dài…un delirio che non ti dico…”. A dirla tutta, l’essere milanesi è un lavoro a tempo pieno. È una vita che affatica, che vuol contenere tutto, che costringe pure a contrarre le parole (apericena). Una competenza essenziale richiesta a tutte, dalle manager alle casalinghe. Un’efficienza che inevitabilmente contagia anche chi qui si è trasferito e si chiede se arriverà a schedulare e incasellare ogni minuto della vita, rischiando di non godersi più nulla…perchè a Milano si fa tutto veloce, anche un semplice caffè si segna sullo smartphone.

Il fatto più interessante è che le milanesi con pedigree sono da tempo in via d’estinzione. L’affresco quotidiano è composto da cinesi austere nei bar, chador colorati all’uscita dalle scuole, dialetti italiani che affiorano tra due spritz di fila. Si chiama palingenesi della milanesità, cioè ricambio delle origini, ma i ritmi della città fagocitano e livellano tutto. Milano è produttiva, viva e interessante. Sa donare un forte sentimento di libertà, insegna a godere delle serate dopo avere lavorato senza sosta tutto il giorno.

Risultiamo antipatiche? Dipende dai punti di vista. Nel dubbio, provate a invitarci a cena chiedendo “Sei più da sushi o da avocado toast?”, o se volete defilarvi, dite “No vabbè, non esiste proprio, non sono nel mood giusto”. Inserire una parola inglese nella frase fa molto milanese. Diventarlo è molto altro.

Lascia un commento