La moda (non) è solo un gioco

Di sicuro è gioco e divertimento. Un piacere che si rinnova ogni mattina: noi apriamo l’armadio e ci studiamo il look della giornata; gli stilisti devono inventare di tutto per renderci belli, eleganti e felici. Facendone un business.
Non c’è niente da fare: la sola parola moda scatena i peggiori istinti, ma anche i  migliori, di tutti. Nessuno è indifferente all’argomento, chi lo è sta fingendo. Non si può prescindere da una T-shirt con la scritta giusta; tutte trovano il tacco perfetto che sia dodici centimetri, medio come si usa oggi o piatto se si è tipo da ballerina; è impossibile sbagliare jeans o taglio di capelli; non è ammesso non dico non possedere ma ignorare l’esistenza della it-bag; tutte siamo al corrente della lunghezza giusta della gonna e del nome dell’ultima top model fidanzata con la solita rock star. Noi donne c’informiamo, leggiamo i giornali, navighiamo nella rete che, quando si tratta di moda, non può non intrappolarci. E ci perdiamo ore e ore.

Siamo tutte stupide e superficiali allora? Certo che no, perché sappiamo che la moda non è altro che un gioco. E proprio per questo (non) è una cosa seria. Il non tra parentesi perché è il modo più veloce per esprimere il concetto e il suo contrario. Perché in realtà la moda è una cosa serissima, almeno in termini di business: 100.000 aziende che occupano 890.000 persone; un giro d’affari di 65 miliardi di euro (dei quali 41 sono esportazioni). E se si guardano i dati incalcolabili dell’ e-commerce c’è da star male. Quindi lasciamo perdere, i numeri fanno venire l’emicrania a noi che della moda amiamo il lato ludico!

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La moda è un antidepressivo. Ci piace svegliarci la mattina e, anche se piove e non è che va tutto in modo perfetto, sapere che almeno il primo piccolo divertimento della giornata l’abbiamo assicurato: aprire armadi e cassetti e inventarci il look. Basta cambiare orecchini o il colore dello smalto per sentirci bene.

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