La forza potente del gossip

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La vita altrui è la nostra vita. Quando parliamo male di qualcuno è perchè vediamo nell’altro qualcosa che ci appartiene. Oppure qualcosa che desideriamo ma ci neghiamo o non possiamo avere.
La stessa amicizia, fatta anche di chiacchiere da happy hour, si fonda in parte sul gossip: si (s)parla dell’amica che ha buona famiglia, soldi e successo perchè lo desideriamo anche noi o in quel momento non abbiamo una vita particolarmente soddisfacente. È un processo di identificazione: scavare nella vita degli altri è in fondo scavare nella nostra.
Sovente si nega il pettegolezzo perchè come tutti i vizi è molto deprecabile se lo praticano gli altri, ma si è molto indulgenti se lo pratichiamo noi…vero o no? E niente fa socializzare come i rumours, si nota anche nelle dinamiche di gruppo: parlare di un assente (non necessariamente male) crea immediate alleanze e complicità. Diverte, cementa i legami tra i presenti attraverso la condivisione di interessi e informazioni.
Il pettegolezzo, come tutti i comportamenti umani, risponde a bisogni primitivi – spiega uno studio psicologico – ed uno è quello di individuazione: tutti sentiamo la necessità di distinguerci dagli altri, di uscire dalla massa. Venire in possesso di una notizia che altri non hanno, soprattutto se “è ghiotta”, ci mette almeno per un momento in una posizione di superiorità. Se poi il rumour riguarda un personaggio famoso, in qualche modo ci si appropria di un pezzo della sua vita, lo si fa proprio: e questo risponde al bisogno di emulazione, di autoesaltazione. Elevare il senso di sè fa stare meglio, è un antidepressivo naturale.

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Fa bene anche la leggerezza che accompagna per definizione il gossip, legato a momenti di pausa. Lo dice l’etimologia stessa: gossip dall’inglese to go sip, andare a bere, usato negli ambienti politici dove i capi mandavano gli assistenti al pub o in una tea room per ascoltare i discorsi che circolavano e le chiacchiere della gente.
Oggi il gossip è arrivato ad avere un potere straordinario grazie alla velocità: nel Medioevo ci si affidava ai cantastorie e quindi ci volevano settimane prima che una notizia arrivasse in un’altra piazza. Ai giorni nostri basta un tweet che può avere un effetto dirompente in men che non si dica…lo sa bene la fabbrica dei sogni di Hollywood, dove gli attori sono costruiti a tavolino, hanno bisogno di una narrazione mediatica per far sognare il pubblico. Dalle dive di una volta come Elizabeth Taylor, Marilyn Monroe, Grace Kelly, Brigitte Bardot, Lady Diana, alle veline, letterine, show girline o socialite di oggi.
Ma non bastano calendari senza veli o fidanzamenti famosi. L’amore spettegolato funziona sempre. Vero, appassionato, spudorato, finto, impossibile, romantico o gay. È la via maestra per finire nelle cronache rosa e, con un po’ di fortuna o astuzia, rimanerci a lungo.

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