Job seeker

Business woman with laptop

Ore passate davanti al computer a inviare curricula e a setacciare banche dati. Giornate con il cellulare in mano, in attesa che qualcuno si accorga di noi. Diplomati di fresco che sperano in una prima occupazione o manager affermati che vogliono valere di più sul mercato: siamo tutti job hunter, cercatori di lavoro. Perché la ricerca dell’impiego dei nostri sogni non si esaurisce con la conquista del posto fisso.

Con la loro terminologia secca ed efficace, gli anglosassoni ci hanno diviso in tre categorie di cercatori di lavoro: i job hoper (da to hope, sperare), quelli che, appena finite scuola e università, sperano in un impiego qualunque rispondendo ad ogni annuncio on line ed inviando il proprio cv a raffica, in attesa che il mercato si accorga di loro. I job hopper (da to hop, saltare), figli della flessibilità, che muovendosi e passando da un lavoro interinale all’altro, cercano di capire quale sia quello cui aspirano davvero. Ed i job seeker (da to seek, cercare), nati con un’idea fissa: vogliono arrivare. Ogni azione è finalizzata a raggiungere un obiettivo preciso, pianificano la propria strategia senza farsi distrarre o trascinare dagli eventi.

Per diventare un invidiabile job seeker, non bisogna farsi intimorire dal sentito dire, da chi vuole convincerci che il mercato è saturo; in realtà, trovare un lavoro che piace può essere più semplice che trovarne uno qualsiasi, perché chi lo insegue è motivato a raggiungerlo e le aziende sono più interessate ad assumere chi dimostra passione per ciò che fa. Il job seeker  non si ferma mai: legge i giornali, segue conferenze e dibattiti, studia il territorio di riferimento e cerca di migliorare continuamente le sue competenze. Non si limita a consultare gli annunci, perché sa che il mondo del lavoro è un iceberg di cui è visibile solo la punta, mentre la maggior parte delle offerte circola fuori dai circuiti tradizionali: da scoprire incontrando gente specializzata nel settore di riferimento e facendo un’intensa attività di networking.

Ma soprattutto non sottovalutiamo mai le nostre intuizioni. Anche se non rispecchiano le richieste che il mercato esprime in questo momento, possono costituire la base di un progetto che si rivelerà innovativo.

 

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