Il valore della età

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Non può essere un caso: nelle pagine interne del quotidiano leggo un servizio sull’enzima guastatore P66, responsabile della morte delle cellule; la speranza è quella di ostacolarlo, inibirlo, fermarlo, allo scopo di allungare la durata della vita. Poco più avanti un altro servizio su un rimedio conosciuto fin dall’antichità per le sue proprietà miracolose: regine, papi e imperatori ritenevano necessario bere e cibarsi di oro, per assumerne, non solo in senso metaforico, le caratteristiche di indistruttibilità, bellezza e fulgore. Qualcosa dovevano aver intuito, se oggi l’ultimo ritrovato della chirurgia estetica è una rete aurea di fili sottili (Lifting con filo d’oro), come arabeschi preziosi a distendere ed illuminare pelle e lineamenti, nella liftata illusione di un’eterna giovinezza tutta d’oro.

Avete in mente la sensazione che si ha alla vista di donne imprigionate nelle loro maschere, cristallizzate dal botulino? L’effetto è a dir poco inquietante. Chissà com’è successo – quando? – che abbiamo deciso che solo le donne con bocche grandi e nasi all’insù e seni gonfiati da pornostar fossero sexy e femminili, come le caricature dei cartoni animati o i tatuaggi dei marinai. Invece di ritrovare o riformulare il valore autonomamente positivo dell’età, la demonizziamo e tentiamo di scacciarla come indesiderabile ed inguaribile. Preferiamo camuffarla, anziché prepararci a viverla degnamente.

Renata Molho, famosa giornalista e scrittrice nonché modello di riferimento per tutte le aspiranti tali, scrive: “Invecchiare è una conquista. Un privilegio. Non solo perché l’alternativa è un salto nel buio, ma perché significa avere dipinto con molti colori, aver visto albe e tramonti, attraversato i mari più diversi e ascoltato tante voci. Stare nel flusso della vita e nuotare, godendosi l’acqua che scivola addosso senza porre resistenza, continuare a viaggiare evitando di chiedere un’amatriciana in Mongolia o un mojito al capocarovana incrociato nel Sahara. E’ paradossale immaginare di negare un patrimonio accumulato con tanta energia e fatica“.

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