High quality life

Incontro sempre più gente che ha voglia di cambiare vita. Non è semplice voglia di cambiare lavoro, mica basta. E’ voglia di cambiare aria, prospettiva, di cambiare le proprie giornate, di mutare la visione del mondo per cucirsi addosso un’esistenza coerente con i propri sogni (o almeno che gli somigli un po’).

Sentendomi circondata dai lamenti (anche se va tutto abbastanza bene, chi non ha qualche problema, un fastidio, un piccolo malessere, una ragione insomma per sentirsi infelice?), mi chiedo: se abbiamo quello che ci serve, non dovremmo stare bene? E se è assodato che stiamo bene, non potremmo scoprire che possiamo stare benissimo e avere una vita ad alta qualità? Non sto parlando di una vita di lusso, di successo o di gioia ininterrotta ma di una vita di valore, dove ci sia tutto quel che serve, quel che è importante (gli affetti, il piacere, la responsabilità…) e nella giusta quantità.

Da dove cominciare per costruirla? In aiuto ci viene il sociologo Enrico Finzi, autore di un saggio su cose che danno valore all’esistenza, “Come siamo felici“. La vita ad “alta qualità”, sostiene Finzi, è come un abito ideale, fatto su misura. La quantità di stoffa, il modello, il taglio saranno scelti in base alle caratteristiche di chi dovrà portarlo. E la sua riuscita non dipenderà solo da come ci vedono gli altri ma anche da come noi ce lo sentiamo addosso. Per farsi un vestito su misura però, in genere, ci si affida nelle mani di un sarto. In questo caso invece, la tentazione di affidarsi a mani altrui va assolutamente evitata. La costruzione di una vita ad alta qualità deve essere portata avanti personalmente: l’unità di misura dobbiamo essere noi, con i nostri sentimenti, valori e anche coi nostri limiti. E’ uno di quei rari ambiti in cui delegare non si può e non si deve.  Dobbiamo accettare di procedere in autonomia. E senza barare.

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Per aspirare ad una vita ad alta qualità è indispensabile coltivare l’autostima. Non vuol dire montarsi convincendosi di essere strepitosa o unica, ma trattarsi con competenza e rispetto. Come? Sforzandoci di celebrare le nostre vittorie, cioè riconoscendoci i nostri meriti e imparando dalle nostre sconfitte.

E liberiamoci dal superfluo! Cose e persone inutili che non fanno più per noi. Una buona idea potrebbe essere quella di mettersi a tavolino, con il cellulare in mano, e cancellare i numeri delle persone che non chiamiamo da più di un anno; liberare l’armadio dai vestiti che non mettiamo; buttare via giornali e libri che non abbiamo letto e che non leggeremo mai…Dal punto di vista del lavoro e degli impegni famigliari, alleggerirsi vuol dire invece imparare a delegare e chiedere aiuto (e su questo punto mi sono già soffermata parecchie volte).

Noia e routine prevalgono su coinvolgimento e passione? E’ il momento di osare allora! E quale periodo migliore di questo? E’ stupendo l’inizio dell’anno, come lo sono tutti gli inizi. Hannol’eccitazione dell’attesa, il gusto della sfida, la dolcezza della speranza perché tutto può finalmente ricominciare daccapo.

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