Halloween

Ombre della notte, streghe, maghi. Pipistrelli e ragnatele. Ma anche tanti dolci e l’immancabile zucca intagliata e illuminata. Sono i simboli tradizionali della festa di Halloween, ormai da anni sbarcata anche da noi, scaldando con un arancione caldo e tocchi di nero qua e là le vetrine di negozi, cartolerie e pasticcerie. È un’americanata, sostengono gli amanti della tradizione pura italiana. A me però Halloween piace. Perché è una festa che  aiuta a sdrammatizzare un po’ il timore e il mistero della morte e a presentarla in modo simpatico ai bambini. E a ben guardare, non è così diversa dalla tradizione che anima una ricorrenza tipicamente italiana: la celebrazione di Tutti i Santi e dei Morti. Lo dimostra già il nome: Halloween è la forma abbreviata di “All Hallow’s Eve”, ovvero “La Vigilia di tutti i Santi”.

halloween pumpkin and autumn leaves, on wooden backgroundHalloween nasce nei paesi di cultura celtica e di tradizione cattolica, come l’Irlanda. Qui nasce anche la leggenda di Jack ‘O Lantern, il defunto non accettato né in paradiso né all’inferno e condannato quindi a vagare sulla terra, aiutandosi con un lume posto all’interno di una zucca scavata. Anche in Italia, paese cattolico e in certe regioni vicino alla cultura celta, è viva la credenza che la notte tra i Santi e i Morti le anime tornino sulla terra. E, guarda caso, è anche la stagione in cui maturano le zucche, cibo povero e per questo usatissimo in mille preparazioni. E’ così resistente che, scavata, poteva essere utile anche per fabbricare contenitori, recipienti e perfino lanterne. E la tradizione del famoso “dolcetto o scherzetto?”, trick or treat in inglese? Anche in Italia non manca la consuetudine di regalare dolci ai bambini, che, soprattutto nei tempi passati, erano spesso poveri e bisognosi. In Sicilia durante la notte di Ognissanti la credenza vuole che i defunti della famiglia lascino dei regali per i bambini insieme alla frutta di Martorana (preparata con pasta di mandorle) e altri dolci caratteristici non a caso chiamati: “Le ossa dei morti”. Nella provincia di Massa Carrara ai bambini veniva messa al collo la sfilza, una collana fatta di mele e castagne bollite. Nella zona del monte Argentario era tradizione cucire delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta, cibo o denaro.

Secondo la cultura tradizionale di molte località italiane, la notte del Giorno dei Morti le anime dei defunti tornerebbero dall’aldilà effettuando delle processioni per le vie del borgo. In alcune zone, conformemente a quanto avviene nel mondo anglosassone in occasione della festa di Halloween, era tradizione scavare e intagliare le zucche e porvi poi una candela all’interno per utilizzarle come lanterne. In Abruzzo, per esempio, c’è una tradizione ancora viva in qualche località: si decoravano le zucche e i bambini del paese andavano a bussare di casa in casa, domandando offerte per le anime dei morti, solitamente frutta di stagione, frutta halloween1secca e dolci. In Veneto le zucche venivano svuotate, dipinte e trasformate in lanterne, chiamate lumere: la candela all’interno rappresentava cristianamente l’idea della resurrezione. In Lombardia ai Santi si gustano gli “oss de mort”, ovvero gli ossi dei morti: ottimi dolci fatti con pasta e mandorle toste, cotti al forno, di forma bislunga, con vago sapore di cannella. In particolare a Bormio, la notte del due novembre si era soliti mettere sul davanzale una zucca riempita di vino. In Puglia la sera precedente il due novembre, si usa decorare le zucche chiamate cocce priatorje, si accendono falò di rami di ginestre agli incroci e nelle piazze e si cucina sulle loro braci. In Sardegna dopo la visita al cimitero e la messa, prima della cena, i bambini andavano in giro per il paese a bussare alle porte, dicendo: morti, e ricevendo in cambio dolcetti, frutta secca e qualche volta denaro. Come si vede, la festa di Halloween non è poi così distante dalla nostra cultura…

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