Viaggiare per guardare

smart photo

Una volta erano solo i giapponesi. Adesso siamo tutti così. Arriviamo alla meta del nostro lunghissimo viaggio e non guardiamo, fotografiamo. Non gustiamo, riprendiamo. Ovunque, telefonini, tablet, telecamere a dare la caccia a ogni istante della nostra vita. Ancora prima di goderci il paesaggio, al mare o in montagna, in spiaggia, sui ghiacciai come nelle città d’arte, c’è lo scatto, multiplo, compulsivo. “Che cosa ti ricordi di quel momento?”. “Ecco la gallery” è la risposta. Non la storia di un sapore, di un profumo, di una luce. Viviamo in una società che non sa più guardare, siamo all’ubriacatura del selfie da inviare subito tramite WhatsApp. L’archiviazione illimitata di immagini digitali porta alla perdita di ogni freno: c’è una sorta di ebbrezza del potere connessa alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

Nel mondo antico il primato della vista era assoluto. Vedere voleva dire conoscere. A partire dall’antichità classica in poi guardare voleva dire entrare in rapporto con quel che ci stava di fronte; guardavi qualcuno o qualcosa perchè avevi voglia di conoscerlo, di entrarci in contatto. Non guardavi per caso: pena, spesso, la vita. Pensiamo a Orfeo ed Euridice, ma anche allo sguardo della Medusa che pietrificava, il prigioniero della caverna che guarda le ombre e che Platone fa risalire alla luce, Edipo accecato, Narciso che si guarda nello specchio. Guardare, nel bene e nel male, è sempre stato importantissimo.

orcia1Se invece di guardare scattiamo una foto, accade che il nostro sguardo si depotenzia e quindi perde di valore anche la nostra conoscenza della realtà. L’impresa si conclude con lo scatto che registra passivamente immagini raccolte in modo indiscriminato. È solo un ingurgitare immagini, restando perennemente affamati. Mi ritorna, potente, il ricordo della prima volta che ho visto le terre della Val d’Orcia nella lentezza di un pomeriggio di fine estate. Guardavo rapita la dolcezza delle colline e sì, sentivo che attraverso lo sguardo le conoscevo, nel senso che ne facevo esperienza. Cogliendo tutte le sfumature di verde, giallo, ocra penetravo la loro essenza. Non ho scattato nessuna foto quel giorno, eppure il ricordo dentro di me non è mai sbiadito. E irradia, a distanza di anni, tantissima luce.

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