Gattamortismo

GattamortaIl problema di ogni fanciulla che ambisca a essere una gatta morta, sono le amiche, quasi sempre massime specialiste in gattamortismo. Sanno tutto sui desideri degli uomini, conoscono ogni modo infallibile per lasciar cadere una spallina con noncuranza, sanno persino quale gamba accavallare per nascondere un barbaglio di cellulite.

Ecco, se c’è un insegnamento che possiamo trarre da “La vita non è un film (ma a volte ci somiglia)“, il divertente libro di Chiara Moscardelli – ideale seguito di “Volevo essere una gatta morta” – è questo: care mie, le sciantose temono le altre sciantose; l’unico modo per accorgervi se lo siete realmente, è quando intorno a voi non ne vedete una.
Chiara (la protagonista) invece continua a vederne tante. Vuoi perchè non ha ancora imparato a fare il suo ingresso in una stanza senza rovesciare qualcosa, vuoi perchè quel trucco non vuol saperne di resistere fino a sera, vuoi perchè ogni amica che abbia una taglia decente e una frangetta che mantiene l’onda per due ore le sembra irraggiungibile e perfetta.
Stavolta poi, a differenza del primo (fortunato) capitolo della saga, si imbatte persino in un giallo. Un delitto anomalo a cui si aggiunge una sorta di stalker, una vena “noir” che la porta ad incrociare un commissario di polizia che sembra Manara, quello della tv.

E qui la scrittrice fa i conti con un topos della narrativa rosa non facile da mettere in scena: l’imbranata che incontra il duro, la sprovveduta e il Bogart della situazione.
Già Sex and the city o Desperate Housewives ci hanno insegnato a ridere degli speed date (gli incontri al buio), delle sventure tra le lenzuola e persino di quelli che lasciano con una carezza sulla fronte e la fatidica frase “Non mi meriti, sei troppo per me”.
E la Moscardelli dimostra di saper raccontare bene la “disperazione” della sua protagonista, costantemente condivisa con amiche, colleghe, conoscenti o donne incontrate casualmente.
L’allegra zitella che ha costantemente bisogno di confronti, discussioni sulla dieta o sull’ultimo correttore anti-occhiaie tra risate e consolazioni all’ora dell’aperitivo con le sue simili scambiandosi i piccoli drammi sociali (tipo il matrimonio della migliore amica o la gravidanza della collega tanto invidiata).

È curioso come le donne non abbiano ancora del tutto trovato il modo di unirsi nella forza ma lo abbiano fatto – almeno in letteratura – nelle piccole, grandi sventure.

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