Fuga a Lanzarote

Parque nacional de Timanfaya

Dichiarata riserva della biosfera Unesco, Lanzarote è la più settentrionale delle isole Canarie: così vicina alla costa africana che il sole vi splende 300 giorni all’anno con 23 gradi centigradi di media. Tanto che ci si concede un tuffo nell’Oceano già dalla primissima primavera. Ma anche senza nuotate, la vacanza sull’isola promette un bagno di emozioni.

Vento che rinfresca l’aria e tempra i polmoni nel bel mezzo di un paesaggio lunare, merito delle eruzioni vulcaniche che hanno plasmato tutti gli 846 chilometri quadrati dell’isola donandole un fascino primordiale, fatto di rocce color cioccolato fondente, cespugli di licheni e un orizzonte piatto e dilatato che s’interrompe solo in prossimità dell’Oceano e delle Montañas del Fuego, gli spettacolari coni vulcanici del Parque Nacional de Timanfaya. Uno scenario di roccia e lava, immortalato anche da Stanley Kubrick nel suo “2001: Odissea nello spazio”, che si può visitare solo accompagnati da una guida e in autobus collettivi senza mai scendere per preservare la biosfera.

Jardìn de cactus

In collaborazione con il governo locale, l’architetto e pittore astratto spagnolo César Manrique ha saputo trasformare l’intera isola in meta turistica senza mai sfigurarla, anzi, le sue opere vivono nel e del paesaggio. Niente grattacieli ma rispetto per le identità locali, lavoro per l’integrazione e salvaguardia totale dell’ambiente. La sua idea di estetica del territorio in pochi anni ha visto nascere opere come il Jardìn de cactus a Guatiza, che conta oltre 10.000 piante di 1.400 specie diverse, artisticamente distribuite su terrazze in pietra concentriche, o la grotta Jameos del Agua, tunnel sotterraneo naturale lungo sei chilometri che Manrique ha trasformato in centro di cultura e turismo dove arte e natura si fondono. Tappa imprescindibile di un tour sulle orme dell’artista è la sua Casa-Museo, ora sede della Fondazione Manrique: annunciata da una scultura di bandierine metalliche che giocano col vento, sembra una colata di panna montata sopra cinque bolle vulcaniche “scoppiate” naturalmente nel sottosuolo: Manrique le ha trasformate in stanze colorate, collegate da tunnel scavati nella lava e aperti su una piscina. Sempre dell’archistar un ex bunker militare si è trasformato in Mirador del Río, un anti-faro sulla costa settentrionale camuffato nella roccia dal quale ammirare l’oceano e l’isola di La Graciosa, nel Parco Naturale dell’Arcipelago Chinijo.

El charco de los clicos

All’antica saggezza dell’uomo si devono, invece, i muretti a ferro di cavallo che consentono ai vigneti di sopravvivere nella vulcanica e ventosa valle La Gerìa, al centro sud di Lanzarote, e di regalare ottima malvasia, vino a produzione limitata. Il legame con la lava è indissolubile: ci si sposta fra paesaggi di colore rosso-ramato striati di giallo, viola e grigio-verde, sotto il blu cobalto del cielo. Poi si contempla l’infinito marino dalle scogliere del borgo di El Golfo, una poesia bianca fra gli scogli affacciati sulla spiaggia scura, che una lingua di roccia separa dall’ipnotica laguna verde El Charco de los Clicos: un cono vulcanico per metà inghiottito dal mare, con le rocce di cartapesta che incorniciano la piscina color smeraldo (colore dato appunto dai clicos, minuscoli organismi verdi).

Playa de Papagayo

Lanzarote ospita alcune delle spiagge più belle delle Canarie. Sulla costa sud, la Playa de Papagayo, per molti la più bella dell’isola, è una mezzaluna dorata e solitaria abbracciata dalla roccia scura: il mare regala tutte le sfumature del verde e del turchese, all’orizzonte si vede Fuerteventura. Più a ovest c’è Playa Blanca, una località turistica con i ristoranti sull’arenile, mentre verso est si arriva a Puerto del Carmen, il luogo a maggior densità di hotel e b&b, che si contendono la vista sulla spiaggia di sabbia chiara. Risalendo ancora la costa verso nord, il miraggio di Playa de Famara è appannaggio del popolo dei surfisti che sfruttano le forti correnti per le loro acrobazie a pelo d’acqua. Nere o bianche le spiagge, come la lava, sono il riflesso delle eruzioni che hanno plasmato l’isola: a pochi metri nel sottosuolo la temperatura è bollente, più in profondità supera i 400 gradi centigradi.

La Geria

Il vento che gonfia le onde dell’Atlantico solleva e deposita anche preziosi frammenti di cenere che hanno fatto la fortuna di La Geria, una zona vinicola ricamata da muretti a secco a forma di mezzaluna dove l’uva cresce grazie al picòn, la cenere lavica che nutre la vite riparandola dal sole e conservando all’interno della pianta l’umidità della notte. I vini lanzaroteñi – su tutti l’ottima malvasia, vino a produzione limitata – si possono degustare e comprare al Monumento al Campesino, anche questo frutto di Manrique.: un centro vinicolo con bodegas che ricordano i bianchi pueblos locali. Lungo la strada del vino è imperdibile la visita a Uga, borgo di 800 abitanti incastonato tra i monti di lava che ospita eccellenti ristoranti, una scuola di cucina dove e la storica Fumerie Uga Ahumaderia, azienda familiare che produce e vende salmone affumicato con il metodo antico. A pochi chilometri sorge Tìas, un altro villaggio speciale dove si visita A Casa José Saramago: una “casa fatta di libri”, come la definì lo stesso scrittore, Premio Nobel per la letteratura, che sull’isola trascorse gli ultimi 18 anni di vita.

A Casa José Saramago

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