Frugalità

Per capire il concetto, che non ha niente a che vedere con ristrettezze e risparmi, ho pensato a due valigie: una zeppa fino a scoppiare (per non lasciare scoperta neppure un’eventualità climatica), l’altra un po’ vuota, in attesa di riempirsi di ricordi di viaggio. La frugalità è proprio quest’ultima valigia: l’abitudine al meno dà un buon margine di manovra e rende adattabili alle situazioni in mutamento.

frugalitySe si vuole rimanere in metafora, sono soprattutto le donne a trascinarsi dietro valigie stracolme. Teniamo dentro carichi affettivi enormi, responsabilità, intere famiglie (la nostra, quella del partner, perfino quelle degli amici), e magari si perdono nuove occasioni, che la vita offre sempre. Così alla fine siamo stremate. E spesso anche frustrate e arrabbiate. Vi suona famigliare? Allora serve una potatura: via i rami secchi. Già, facile a dirsi. Però poi mi viene in mente quella volta che sono riuscita a lasciare indietro un’amicizia in stallo e anche un’incombenza che credevo fondamentale finché ho visto che le mie giornate non cambiavano di una virgola: potere della relativizzazione. E soprattutto grande senso di libertà. La leggerezza è un percorso in cui l’ostacolo più grande è la paura del vuoto, ma la psiche, una volta sgombra, non è affatto nuda.

Alla voce “più sani e più leggeri”, la frugalità è in prima fila. Che non vuol dire per forza, o non solo, meno calorie. Si tratta di virare, anche nell’alimentazione, verso l’essenziale: di fatto, a cibi che non abbiano bisogno di troppe elaborazioni, si possano consumare crudi (meglio) o con cotture leggere. Il passaggio è anche psicologico: non si mangia meno per perdere chili, ma per guadagnarci in salute e longevità. Se si resetta il metabolismo, infatti, si sta bene. E non è un meccanismo complicato: consumando meno calorie l’organismo cerca di utilizzare al meglio le minori risorse a sua disposizione. Il fegato non si sovraccarica, la digestione funziona. E se pensiamo che nello sport valga la regola del “tanto è meglio”, dobbiamo ricrederci un po’…quaranta minuti di corsa un paio di volte alla settimana sono sì meglio della sedentarietà totale, ma fanno ben poco bene al fisico; addirittura potrebbero essere controproducenti perché l’organismo, sottoposto solo a movimento aerobico a basso impatto, dopo poco “impara” a farlo con il minor dispendio calorico possibile. Con buona pace delle nostre velleità atletiche. Quindi? Bene la regolarità, ma ancora meglio l’alternanza di attività ad alta e bassa intensità nell’allenamento: camminata veloce in salita per migliorare la propriocezione – il meccanismo che regola l’equilibrio e la percezione del movimento – e discipline che ci rimettono in ascolto del corpo, come yoga, pilates e respirazione profonda.

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