Viaggio in Expo 2015

cardo

Nutrire il pianeta, energia per la vita. Il cibo è fame, è amore, è dolce e amaro, è colore e gioia, è scoperta e viaggio, è strada e casa, è scambio e denaro. È ricco e povero, è fast e slow, è gioco e lavoro, è festa, è spreco, è terra e acqua. Il cibo è mio, il cibo è di tutti“. Sono le parole dello spot ufficiale, con la voce di Antonio Albanese, a rendere la complessità, ma anche la semplicità, della missione di Expo 2015. Fermata Rho-Pero e passerella sopraelevata che dalla Fiera porta all’Expo: 500 metri a piedi, per entrare nel clima e scoprire con un colpo d’occhio tutto il sito espositivo. Eccoli lì, il cardo e il decumano, i due assi che con il loro incrocio danno un ordine. Lungo il decumano, che si percorre protetti da grandi e bianche vele, si affacciano i padiglioni dei Paesi partecipanti, mentre sul cardo domina il padiglione Italia, con la grande piazza al centro. Ai quattro estremi delle vie, i luoghi degli eventi, dall’Open Air Theater all’Expo Center, al Lake Arena.

Seguiamo il filo della sostenibilità, la parola più evocata. “Produrre e nutrire diversamente” è il tema scelto dalla Francia. Il suo padiglione richiama la struttura di Les Halles, il mercato coperto, dove il cibo non è solo merce, ma scambio tra persone, con la vendita diretta di chi produce. Sembra un ritorno al vecchio, ma è un augurio per il futuro, il cambiamento può venire da lì, dal semplice gesto di offrire il cibo. Altra parola chiave, biodiversità: la incrociamo  nel padiglione collettivo Bio-Mediterraneo: dodici Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, coordinati dalla Regione Sicilia, propongono ai visitatori la loro tradizione gastronomica nelle cucine all’aperto, dove si può seguire la preparazione dei cibi e gustarli. In fondo la dieta mediterranea è Patrimonio dell’umanità. La biodiversità stravince nel padiglione granbretagnaItalia, il più grande di tutti: cinque piani, 13mila metri quadrati tutti dedicati alle nostre eccellenze – d’altronde la ricchezza dei prodotti è la nostra forza. Ma la biodiversità è messa a rischio dai fertilizzanti sintetici, dall’abbandono della rotazione delle colture, dall’utilizzo di pochi tipi di sementi, dall’introduzione incontrollata dell’Ogm. E dalla scomparsa delle api; ecco perché la Gran Bretagna dedica il suo padiglione all’attività delle api! Quella grande sfera d’acciaio che pulsa e ronza, come un enorme alveare, sopra i visitatori che camminano sul prato di fiori selvatici non è un gioco: scopro che l’ape impollinatrice è la sentinella della sostenibilità, garantendo ben il 75 percento dei nostri raccolti.

Altri Paesi hanno adottato un taglio didattico e insieme coinvolgente. La Germania, per esempio, ha progettato il suo padiglione come un grande seme accanto a gigantesche gocce d’acqua, come se fosse visto da un bambino. Anche il Giappone punta sulla consapevolezza alimentare: la sua dieta a base di riso, pesce crudo e verdure è l’antitesi agli eccessi che nel mondo provocano l’obesità in un miliardo di persone. Nel padiglione costruito come le tradizionali case di Kyoto, propone progetti per le scuole sull’educazione alimentare e contro lo spreco: se solo recuperassimo il 30 percento di quello che produciamo, potremmo sfamare tutti…Anche la Svizzera butta un semino contro lo spreco: offre gratis i suoi prodotti alimentari. Ma attenzione: non bisogna arraffarli, devono durare per sei mesi dell’Esposizione. È un invito a non essere avidi.

A proposito di spreco e del suo contrario: la fame. L’Africa come si presenta all’Expo? C’è un solo Paese con un suo padiglione, l’Angola. Gli altri si sono uniti in uno spazio comune dedicato alle loro monocolture: il caffè, il cacao, le spezie. Il tema proposto è “educare per innovare“. L’Africa sarà il luogo della riscossa contro la fame. È un continente ricchissimo di risorse, con terre sterminate, messe a rischio però dal cosiddetto “land grabbing”, ovvero l’acquisto da parte dei Paesi ricchi. Slow Food ha lanciato una campagna di costruzione di china10mila orti: gli africani devono diventare produttori del loro cibo, usare le sementi locali, riprendersi in mano l’agricoltura. Alla fine del mio viaggio, l’occhio va a quella rossa forma sinuosa. È il padiglione della multinazionale cinese Vanke progettato dall’archistar Daniel Libeskind. All’interno, 300 schermi proiettano video di pranzi, all’insegna della gioia e della condivisione. È la convivialità, la shitang, il tema scelto dalla Cina, presente con ben tre padiglioni. Perché il cibo deve essere piacere, un piacere fisico e di relazione con gli altri. Perché il gesto della cura e dell’ospitalità è il senso ultimo, vero, della vita.

Lascia un commento