Le emozioni negative

Possono anche farci stare male, ma ci aiutano a orientarci nella vita. Per questo non andrebbero mai ignorate. Quand’è stata l’ultima volta che la gioia, la tristezza, la paura, il disgusto, la rabbia ci hanno riempito il corpo e la mente appannando le nobili sembianze dell’io razionale, e forse spaventandoci o turbandoci, ma di certo facendoci sentire vivi?

Ce lo insegna anche uno dei più bei romanzi di formazione degli ultimi dieci anni, ora al cinema firmato Pixar. “Inside out” rende visibili gli stati d’animo che popolano la testa di una bambina di 11 anni alle prese con il trauma di un trasloco. Nella sua testa si affollano emozioni contrastanti ed il racconto li fa interagire con una credibilità e un’autenticità davvero sorprendenti, a tratti commoventi. Tutta la gamma di emozioni che possediamo è al nostro servizio e vuole il nostro bene. La più temuta per esempio, la paura, può salvarci la vita: è sicurezza, è rispondere violentemente a ciò che tenta di cambiarci, alle novità improvvise. Apre le porte al coraggio e alla fiducia, il più soave dei sentimenti. Fiducia è abbandono alla certezza, rende capaci di districarsi dalle difficoltà contingenti e di vederle per quel che sono, come strettoie momentanee e inevitabili.

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Solidi ricercatori hanno verificato l’efficacia delle manifestazioni di una sana rabbia, come risveglio di offese ricevute in passato da cui oggi vogliamo proteggerci, ritrovando così energia e passione vitali. La rabbia ci fa sintonizzare con chi patisce ingiustizie e diventa spinta etica per prenderci più cura di chi amiamo, allontanandoci da tutto ciò che ci reca disgusto. Anch’esso un’emozione, uno stimolo percepito come ostacolante il nostro benessere. Fin da bambini le situazioni disgustose sono associate a suoni, immagini, sapori; crescendo le reazioni a tali stimoli divengono più ordinate e finalizzate e da adulti veniamo colpiti da una varietà di situazioni molto più vasta: notizie al Tg, articoli di giornale, comportamenti disdicevoli o linguaggi volgari. Quindi provare disgusto ci aiuta a tenere lontano tutto ciò che mina il nostro stato fisico e mentale.

Da vari studi sappiamo che è la tristezza l’emozione che tende a durare di più perché affrontata attraverso una perdita o una delusione, un fallimento o una separazione definitiva. Quando siamo tristi rimuginiamo continuamente sulla situazione di malessere: pensiamo alle cause, alle conseguenze di ciò che ci sta capitando tentando in ogni modo di trovare una soluzione e proprio il rimuginare continuo determina la durata di quest’emozione. Però anche la tristezza serve: pensiamo a quel fatto che genera malessere, alla nostra vita e a noi stessi, approfondiamo la riflessione e diamo attenzione al nostro vissuto. In fondo è questo che serve per crescere, come diceva Madre Teresa di Calcutta: “È necessaria l’infelicità per capire la gioia, il dubbio per capire la verità… la morte per comprendere la vita. Perciò affronta e abbraccia la tristezza quando viene“.

 

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