E tu che yoga vuoi?

Hatha, Ashtanga, Vinyasa, Bikram e Iyengar. Se questi nomi fanno già parte del vostro vocabolario, queste righe vi sembreranno superflue. Per chi, invece, si avvicina per la prima volta al tappetino saranno d’aiuto per capire cosa aspettarsi da una pratica piuttosto che dall’altra. Chiariamo subito: lo yoga è un tutt’uno, diverse sono le pratiche proposte, ma unico è il significato e unitaria e la finalità. Yoga significa unione: tra il proprio corpo e la propria anima, tra il sé e il divino, tra la pratica fisica e la meditazione spirituale. Per spogliarsi da tutto ciò che la mente e l’ego costruiscono. O, in forma sintetica, come insegnato dal filosofo indiano Patanjali nello Yoga Sutra (testo fondamentale per chiunque desideri approfondire questa disciplina) “Yoga città fritti nirodah“, che vuol dire “lo yoga comporta la cessazione dei vortici della mente”. Pronti a srotolare il tappetino e a dedicarvi a quest’avventura? A ciascuna la sua.

ASHTANGA

È un’antica e tradizionale forma di yoga che unisce posizioni, respiro e sguardo, in una serie di sequenze prestabilite. Prevede una serie di asana (posizioni) praticate sempre nello stesso ordine, accompagnate da una tecnica di respirazione controllata (“uiiayi”, a bocca chiusa, inspiro e respiro dal naso, parziale blocco della glottide) e la contrazione o la chiusura di alcune parti del corpo (i cosiddetti bandha). Solo l’insegnante stabilisce quando poter progredire alla posizione successiva, seguendo le regole del suo fondatore Pattabhi Jois: “practice and all is coming“, praticate e tutto arriva. Fino alle serie più avanzate, solo per pochi eletti e dopo anni di pratica costante. Ogni postura è una preparazione per la successiva e sviluppa la forza e l’equilibrio per andare avanti. È la forma più atletica e fisicamente impegnativa di yoga che richiede grande allenamento. E pratica costante, almeno 5 o 6 volte alla settimana. Rispetto ad altre è molto più dinamica e prevede salti continui (jump back e jump through) tra una posizione e l’altra. Il respiro è il fondamento di questa disciplina, perché aiuta a meditare ed è parte integrante delle sequenze. Si genera un grande calore interno e sudore esterno, che producono l’eliminazione delle tossine e la purificazione del sistema. Ma anche grande forza e flessibilità.

HATHA

Deriva il suo significato dalla parola sanscrita hatha, cioè unione di ha, sole e tha, luna, alla ricerca dell’equilibrio tra forza (sthira) e flessibilità (sukham). Questa forma di pratica è più lenta nel ritmo rispetto all’Ashtanga. Le classi coprono un repertorio completo di posture, adattabili a seconda della preparazione di ciascuno studente, dal saluto al sole iniziale alle posizioni in piedi e sedute, le torsioni e, infine, gli esercizi di respirazione e le tecniche di rilassamento. La pratica può essere molto impegnativa a livello muscolare, ma meno a livello atletico, non prevedendo salti tra una postura e l’altra. Una pratica hatha completa può durare anche due ore: prepararsi a lasciare fuori il mondo per un periodo altrettanto lungo. Non per niente si dice che una seduta di hatha infonda così tanta energia da poter sostenere il corpo per 16 giorni! Lavora sulle varie parti del corpo, mantenendole sane e funzionali: dal sistema circolatorio, a quello digestivo, dal sistema nervoso alla colonna vertebrale, tutti sono sollecitati dalla pratica. Un totale coinvolgimento e un insieme di momenti che permettono di dedicarsi a fisico e mente, respiro e riposo.

VINYASA

Simile all’Ashtanga per il flusso di Vinyasa (movimenti dinamici tra una posizione e l’altra) e all’Hatha, nella sequenza che si segue (saluti al sole, posizioni in piedi, di equilibrio, sedute e torsioni) è una pratica che collega i movimenti alla respirazione: ogni volta che ci si piega indietro si inspira e ogni volta che ci si piega in avanti si espira. Tramite la respirazione uiiayi, si agisce sui canali energetici producendo un forte riscaldamento della temperatura corporea interna. La caratteristica di questa tipologia di pratica è il fluire da una posizione all’altra senza (quasi) fermarsi. Questo permette un buon lavoro cardio che, se abbinato al respiro, ha anche benefici sulla mente. Il Vinyasa è anche chiamato “danza del respiro”e i suoi movimenti formano una specie di coreografia; per questo richiede una buona coordinazione ed è adatto a chi non ama uno yoga troppo statico: le posizioni si tengono per brevi periodi. Le prime sequenze sono le più semplici e hanno come scopo purificare il corpo, allinearlo e renderlo più flessibile. Così ci si prepara a quelle più avanzate, che comprendono anche posizioni di equilibrio ed inversioni. Dato il notevole impegno aerobico, può aiutare a dimagrire.

IYENGAR

Dal suo codificatore BKS Iyengar, è conosciuto anche come lo “yoga dell’allineamento”. Il suo obiettivo, infatti è quello di migliorare la postura, per renderla il più equilibrata possibile. Per questo si usano anche attrezzi come elastici, cinghie e mattoncini, con la finalità di non forzare mai il corpo, ma d’aiutarlo a raggiungere la fermezza nella posizione. Proprio perchè si utilizzano molti supporti ha anche il soprannome di “furniture yoga“. L’obiettivo è raggiungere la perfezione negli allineamenti e nelle posture: potreste dover tenere a lungo la stessa posizione così da “entrarci” davvero. Questa pratica non è difficile, ma è abbastanza impegnativa perché fa lavorare intensamente i muscoli di tutto il corpo. Le posizioni si tengono da 30 secondi a due minuti, molto più a lungo che in altri tipi di yoga. È la pratica per chi ha problemi di postura, sta molte ore seduto e vuole rinforzare e allungare i muscoli che sostengono la colonna vertebrale. Ideale per chi ha già un livello avanzato e desidera perfezionare le asana.

BIKRAM

Lo Hot Yoga nasce da una considerazione molto semplice: lo Yoga nasce in India, paese caldo e umido. Due condizioni ideali dove praticare per riscaldare i muscoli e proteggerli da eventuali strappi. La sequenza è sempre la stessa: una serie di posizioni di equilibrio, forza e flessibilità, sempre ripetute nello stesso ordine, sotto lampade a 40 gradi e al 50 per cento di umidità. Non è particolarmente impegnativa per le asana proposte, ma la difficoltà è data dalla necessità di adattamento al calore. Motivo per cui le persone cardiopatiche non possono accedere alle lezioni. I benefici sono l’eliminazione di scorie e tossine attraverso la sudorazione, una maggiore distensione muscolare e un migliore funzionamento del sistema linfatico, a patto che si beva acqua prima, durante e dopo la lezione.

 

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