Downshifting

Sembrava una cosa anni ’70, mollare tutto e cambiare vita. Eppure, dagli articoli di giornale alle chiacchiere da macchinetta del caffè, tornano in pista vecchie idee con nomi nuovi. Come downshifting, letteralmente lo scalare di marcia, che accomuna chi decide di rinunciare a maratone lavorative stressanti per dedicarsi piacevolmente ad altro.

libertàAscoltando storie di amici (sempre più numerose), ho scoperto che c’è un nuovo modo di fuggire allo stress della carriera, alla morsa di una vita sempre più tentacolare, all’alienazione di una quotidianità complicata e frenetica. Ho conosciuto persone dinamiche e intraprendenti che, attraverso piccoli passi, con misura e precisione, hanno scelto di disfarsi dei singoli pesi della propria esistenza: lavoro, oggetti, abitudini. Come in una danza, all’insegna della leggerezza e dell’indipendenza.

Sommersi da tecnologie, giochi, media, chiacchiere, sempre più ci si accorge con rabbia e frustrazione che niente di tutto ciò porta a un effettivo equilibrio, armonia o sicurezza.  Ma, mentre una volta l’unica via d’uscita contemplata da uno stile di vita tutto produttività e consumo era una ribellione radicale e repentina, oggi le strategie alternative si stanno ampliando verso soluzioni più soft e a misura d’uomo. Prima c’era un continuo rincorrersi di nuovi trend, ora si sta cominciando a non seguire più superficialmente i dettami del marketing, ma a reinterpretarli e a riscoprire dietro le mode, dal fitness ai socila network, valori più autentici e profondi, come la sostenibilità e la cura di sé, in un’ottica più fedele alle necessità di ognuno.

Ma come si fa a superare la dicotomia tra il benessere di una vita superaccessoriata pagata a prezzo altissimo e un reale stare bene? Secondo il best seller sul downshifting “Adesso Basta” di Simone Perotti, quello che bisogna fare è modulare la realtà in modo duttile e personale, usando gli strumenti che ci sono dati come mezzi per migliorare la qualità della vita. Il cambiamento vero, quello che non genera ripensamenti  e frustrazioni, non può però nascere da un momentaneo senso di disagio…abbandonare un lavoro perché le cose vanno male, per esempio, è un tentativo di cambiamento basato sulla fuga: cercare una soluzione esterna ad un problema è una strada che difficilmente potrà portare a un’opportunità di rinnovamento costruttivo. Per questo è importante essere coscienti dei costi e dei benefici di una situazione e dei propri reali bisogni. Chi è consapevole è già sulla via della libertà perché sceglie ciò che vive.

Ogni scelta non va valutata secondo ragioni di principio, economiche o ideologiche, ma verificata giorno per giorno in base al miglioramento della qualità della vita. In quest’ottica le rivoluzioni soft sono quelle che hanno maggiore successo: piccoli gesti, agevoli da affrontare, senza ripercussioni traumatiche e che proprio per questo possono “germogliare” con facilità, ma che allo stesso tempo racchiudono il seme di un grande cambiamento a livello psicologico. Che sia tempo da dedicare a se stessi, nuovo spazio per le relazioni e i sentimenti o un rapporto più autentico con la realtà.

La chiave sta nello smettere di confondere i bisogni e i desideri. Allora sì, si è pronti per spiccare il volo.

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