Donne al vertice

Una che si dimette è una notizia interessante e da leggere. Una seconda che si dimette nello stesso giorno è una tendenza da analizzare e ponderare. Sì perché nel giro di poche ore due icone tostissime del potere femminile, con la responsabilità di risolvere sfide difficili, sono scese dal potere di comando. O meglio, licenziata la prima e costretta alle dimissioni la seconda…perché?

Jill Abramson, 60 anni, giornalista d’inchiesta con passato da inviata e caporedattrice della sede di Washington, è la prima donna chiamata nel 2011 a dirigere il quotidiano più prestigioso del mondo, il New York Times. Con un obiettivo: risollevarne le vendite. Nonostante lo scopo centrato, viene rottamata con un annuncio sul sito della testata, i motivi? Tanti e nessuno certificato, ma la verità più facile è quella del gap salariale…pare che Abramson avesse chiesto di avvicinare il suo stipendio a quello del predecessore Bill Keller. Bingo! Perché una donna a parità di mansioni deve prendere meno di un uomo, soprattutto in ambienti che non accettano l’autorità di una donna e dunque si ribellano con grande scioltezza rispetto alla fatica che costerebbe loro sfidare un vertice al maschile. Simil storia per la 46enne Natalie Nougayrède, a cui nel 2013 era stata affidata la direzione del francese Le Monde per gestire il rinnovo del piano editoriale e il passaggio al digitale. Costretta alle dimissioni dopo la sfiducia della redazione.

Depositphotos_1230546_xsAttaccate, contestate, probabilmente estenuate, hanno preferito andare via, lasciando a noi una grande occasione per riflettere: spesso alle donne si offrono incarichi su cui ci si gioca la carriera e dato che hanno poche occasioni prestigiose, loro di norma accettano il rischio. Arrivate al vertice però, sono accolte da ostilità e pregiudizi. Rispetto a un uomo, a una donna si chiede sempre qualcosa in più. Bisogna prendere atto di questa disparità di trattamento aggirando gli ostacoli con furbizia e non agire con la stessa durezza dei maschi, perché altrimenti il sistema ci respinge: è frutto di secoli di storia di discriminazione. Lo stile manageriale femminile è diretto e poco incline ai compromessi, risulta decisivo in situazioni complesse ma passata l’emergenza può dare fastidio. Ecco perché tante donne al top decidono di ritirarsi: meglio fuori che dentro con le mani legate.

 

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