Dinamiche dell’amicizia

Un’amica vera, che ti capisce e ti è vicina quando serve e non ti delude mai, è come l’uomo giusto, abita i nostri sogni. Ma la realtà è un’altra cosa.

Non sto dicendo che l’amicizia non esista o non conti. Proprio perché ci credo tanto e ne riconosco l’importanza, penso che sarebbe meglio non caricarla di aspettative impossibili, ma riconoscerla per quel che è: una relazione gratificante ma anche impegnativa, che non può scorrere come un idillio senza fine; a tenerla insieme ci siamo noi esseri umani, con tutti i nostri limiti e contraddizioni.

Come criterio di verità dell’amicizia si usa spesso il grado di intimità raggiunto o la profondità delle confidenze, quando in realtà si dovrebbe misurare sulla capacità di affrontare le ambivalenze e di accompagnare i cambiamenti. Abilità che non ha niente a che vedere con la diplomazia e i tatticismi, ma è legata piuttosto a un alto livello di consapevolezza personale. Essere vicini a un’amica in un momento di difficoltà è paradossalmente più facile che appoggiarla in una fase di trasformazione e crescita. L’amica che diventa mamma, per esempio, o fa un grande e impegnativo avanzamento di carriera, in certi momenti della vita può mettere in crisi…

Depositphotos_35400653_xsSaper affrontare ambivalenze e cambiamenti è ciò che permette alle amicizie di durare nel tempo. È impossibile stabilire a priori se questa capacità c’è o meno, lo si scopre cammin facendo. Funziona così anche nelle storie d’amore, e d’altra parte ci sono molte analogie tra amicizia e amore: entrambi non cadono dal cielo ma si costruiscono sulla base di uno scambio. Cominciano in genere con un “innamoramento”, una scintilla sotto il segno dell’affinità o della complementarietà, un momento in cui ci si “annusa” e ci si piace. Ma per proseguire ed evolversi sono indispensabili altri ingredienti: fiducia, rispetto, accettazione dell’altro e la capacità di prendersi cura.

La differenza più evidente rispetto alle storie d’amore è l’esclusività: avere un solo partner, di regola, rappresenta una sana abitudine, ma un rapporto d’amicizia totalizzante, che non ne ammette altri, ha sempre qualcosa di sospetto e tossico, per via della prevaricazione di una persona che soffoca o domina l’altra. Molto più delle storie d’amore, le relazioni d’amicizia si possono strutturare secondo schemi molteplici: ci sono amici con cui condividiamo la quotidianità, altri che sentiamo una volta ogni tanto, altri ancora con cui ci sono pochi ma profondi punti di contatto, amici che ci accompagnano per tutta la vita e altri che stanno con noi solo per un tratto di strada…A prescindere da questa varietà due elementi devono secondo me essere presenti: parità e riconoscimento. Il vero amico deve sentirsi sul mio stesso piano e riconoscere la mia unicità. E viceversa. Se mancano o vengono meno questi elementi l’impianto vacilla e l’amicizia entra in crisi. Infatti tra le più ricorrenti cause di rottura c’è l’incapacità di accettare le differenze, cioè l’unicità dell’altro: un’amica reagisce a una nostra osservazione in un modo per noi inappropriato? Ecco che ci sentiamo offese, deluse e tradite e non consideriamo l’eventualità più semplice: lei non è noi e sta seguendo un altro filo logico. La parità non è identità.

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