Digital detox

Siamo agli sgoccioli delle vacanze: alzi la mano chi, dopo le giornate piacevoli e rilassanti passate in riva al mare o sui sentieri di montagna, facendo il pieno d’aria buona e sole, non prova un leggere senso d’angoscia al pensiero di tornare alla routine degli orari fissi e alla costrizione dei luoghi chiusi. Niente paura: in settembre (e nelle prime settimane d’autunno) il clima è ancora mite e, soprattutto nel fine settimana, possiamo continuare a sfruttare i benefici della vita all’aria aperta e del silenzio.

Ma saremmo in grado di pagare per essere privati dei nostri dispositivi tecnologici? Niente iPad, iPhone, BlackBerry, computer, per un long weekend? O anche di più? Detto così sembra pazzesco ma in California, a Navarro, Camp Grounded è una versione nostalgica dei vecchi campi scout e offre proprio questo con grande successo: obbligo di lasciare all’ingresso tutto, ma proprio tutto per vivere in mezzo alla natura, mangiare, meditare, nuotare, dormire nei sacchi a pelo, partecipare a workshop sui colori e serate in silenzio. La Digital Detox – un nome, un programma – società con base a Oakland, California, ha lanciato l’idea l’anno scorso e i trecento posti per le tre sessioni di giugno sono andati esauriti in una settimana. Segno che di gente esaurita ce n’è parecchia e la coscienza di essere pericolosamente sovraesposti alla tecnologia comincia ad affiorare. È una singolare coincidenza che esperti di neuroscienze, monaci antropologi siano arrivati, partendo da punti diversi, alla stessa conclusione: tv sempre accesa, cene dove nessuno parla perché c’è un tweet da spedire o un whatsapp a cui rispondere, sono il frutto di un’accelerazione che ci toglie il tempo di pensare e sfiora la patologia: nello sforzo di restare connessi con gli altri perdiamo la connessione con noi stessi. Passiamo ore al computer, sviluppiamo interessi e contatti attraverso la Rete. Se questi comportamenti diventano un’abitudine, la costante e non l’eccezione della nostra vita, alla fine stravolgeremo i nostri ritmi biologici e sociali.

Esercizi di disconnessione ce ne sono a dismisura: nell’arco della giornata e della settimana concediamoci momenti in cui possiamo visitare una mostra, fare una lunga camminata nel verde con il cellulare spento, rilassarci con un’ora di yoga, praticare uno sport, pregare in una chiesa deserta o semplicemente stare un’ora seduti sul divano senza fare niente e non mangiare lavorando al pc. Non abbiamo nessuna necessità di essere sempre “connessi”. Non siamo macchine, né mai lo saremo. Cerchiamo di trovare spazio per i nostri muscoli, il nostro respiro, il nostro cuore, la nostra interiorità per disconnetterci dal mondo e riconnetterci con se stessi.

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