Curarsi con i libri

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Facciamo finta per un momento che siate persone ordinate e che i libri se ne stiano sugli scaffali della vostra libreria secondo un preciso criterio, magari alfabetico, o suddivisi per casa editrice. Dopo aver letto “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno” di Ella Berthoud e Susan Elderkin potreste essere colpiti da un terribile effetto collaterale. Peraltro non dichiarato in nessun bugiardino allegato al volume. Potrebbe, in effetti, venirvi voglia di riorganizzare la biblioteca di casa per malanno/malessere. Dalla A di “Abbandono” alla X di “Xenofobia”, per citare la prima e l’ultima patologia affrontata nel libro.

L’idea che i libri possano curare, se non altro la psiche, non è nata ieri. Nei Paesi anglosassoni sono molti i testi dedicati all’argomento. Questo è un bel saggio, da prendersi però con le pinze dell’ironia che, oltretutto, è la panacea di tutti i mali. Fabio Stassi ha curato l’edizione italiana, togliendo i titoli da noi sconosciuti, mai tradotti o introvabili, e aggiungendo gli scrittori italiani. Nella versione inglese venivano citati solo Alessandro Baricco, Diego Marani e Tomasi di Lampedusa. Tutti e tre presenti ovviamente anche nell’edizione nostrana: Baricco con “Seta” come rimedio per lo struggimento in generale, Marani con “Nuova grammatica finlandese” per curare le crisi d’identità, “Il Gattopardo” per guarire dall’inappetenza. Il principio generale è omeopatico: i libri funzionano come un vaccino, si inocula una piccola dose di virus per immunizzarsi dalla malattia; un vaccino può far venire  la febbre, all’inizio si sta peggio, ma poi si guarisce. I libri tonificano l’immaginazione che in fondo funziona come un muscolo e che ha bisogno di essere tenuta in esercizio.

Dolori, brividi, febbre, mal di gola, naso che cola? Non sono niente in confronto alla volontà di scoprire il colpevole prima di Poirot nel romanzo di Agatha Christie “L’assassino di Roger Ackroyd“. Mal di denti? Il dolore che si prova è insopportabile, è vero, ma potrebbe andare peggio, come succede al protagonista di “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano. Oppure siete affetti da spocchia, pensate cioè di sapere tutto, avete perfettamente sotto controllo la vostra vita e magari anche quella di chi vi sta intorno? Ecco, fermatevi un attimo, entrate in libreria e chiedete “La morte di Pizia” di Friedrich Dürrenmatt, in cui i colpi di scena sono così inaspettati che vi verrà voglia di rileggere con altri occhi l’agenda. Avete rotto con qualcuno? Il cuore spezzato? Nell’elenco dei migliori romanzi di tutti i tempi sulla fine di una relazione, al primo posto si trova “Alta fedeltà” di Nick Hornby, dove il protagonista Rob passa in rassegna i cinque più memorabili fallimenti sentimentali scoprendo la sua incapacità di prendersi un impegno e permettendo a chi legge di imparare dai suoi errori .

Insomma qualunque sia il vostro disturbo, la ricetta di questo saggio è semplice: un romanzo (o più d’uno) da leggere a intervalli regolari. Alcuni trattamenti porteranno a una completa guarigione, altri semplicemente conforto, ma tutti offriranno un temporaneo sollievo dai sintomi, grazie al potere di distrarre e trasportare della letteratura.

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