Copenhagen, hygge gourmande

Si dice che Copenhagen sia una città a misura d’uomo. Ripenso al senso di quest’affermazione durante un soggiorno, frenetico e creativo, proprio nella capitale danese. Una serie di indizi mi fa capire subito il motivo: un’atmosfera garbata, un connubio delicato di palazzi eleganti, chiese gotiche e quartieri moderni, le casette basse e colorate, i quartieri residenziali affacciati sull’acqua, i girotondi di pale eoliche, le piste ciclabili ampie e supersicure con caroselli di biciclette sfreccianti in ogni situazione climatica. Tutto è improntato sulla Hygge, l’antica tradizione che ha reso i danesi il popolo più felice del mondo, perché hanno capito come rendere speciale ogni luogo e ogni momento: l’intimità di una cena tra amici, una cioccolata calda accoccolati in una comoda poltrona, un mazzo di fiori all’ingresso e la luce morbida di una candela. L’arte di sentirsi a casa ovunque ci si trovi. Ma pochi sanno che Copenhagen è anche la capitale gourmande d’Europa. Ogni zona pullula di caffè, ristoranti e bistrot  per la gioia del palato.

Il quartiere di Nyhavn (foto sopra) è quello più noto: con il suo porto antico rapisce la vista e il cuore. Tra le numerose facciate di mattoncini colorati, sembra di essere catapultati in un villaggio di Lego che, guarda caso, è proprio un marchio danese. Comprensibile che si trovino qui i locali più instagrammabili della capitale, tra cui il Royal Smushi Cafè, un locale che riunisce in sé caratteristiche molto diverse tra loro, ben rappresentando lo spirito di questa città: un angolo incantevole con tavolini di design e dove la padrona di casa ci accoglie come principi e principesse, servendoci ricercate miscele di tè e caffè in graziose tazze di porcellana danese. Pasticcini e torte tradizionali si mangiano prima di tutto con gli occhi e poi c’è la specialità della casa:  gli smushi. La ricetta nasce dalla fusione dei classici smørrebrød (i panini aperti simbolo della Danimarca gourmande, da assaggiare in tutte le salse nelle catene di Aamanns) con i sushi giapponesi. Sfiziose tartine la cui base è il pane nero tradizionale, mentre la parte superiore varia a seconda dell’ispirazione dello chef. Per gli amanti dell’avocado in tutte le salse e dei posticini warm and cozy, indirizzo imperdibile è Atelier September: un luogo candido, arredato con mobili in legno e vasi di fiori e cactus sparsi un po’ ovunque. Qui ci aspetta il miglior avocadomad (sandwich all’avocado, foto sotto) della città,  accompagnato da un’ottima tazza di tè matcha. Per una cena gourmet senza spendere una follia l’indirizzo giusto è 108, locale che richiama il numero civico e fratello piccolo del famigerato Noma. Un ristorante friendly, con un’ampia scelta gastronomica che privilegia il rapporto con la natura ed i produttori locali.

Anche se in questa stagione le giornate sono ancora corte e buie, una scritta sul muro Don’t worry, the summer will be back, mi fa capire che, sole o non sole, Copenhagen è una “città a colori”. E decisamente anticonformista. Il quartiere che meglio rispecchia questo aspetto è Nørrebro, pieno di negozi di design, locali vegani, atelier di grafica, creatività. Percorrendo la strada principale, la Nørrebrogade, ci si ritrova catapultati in una piacevole commistione di stili: antico e moderno, all’avanguardia ed etnico. Non c’è da stupirsi visto che questa è, appunto, una delle zone più underground, dove il fruttivendolo arabo convive con l’atelier di qualche creativo. Dove a pochi metri dal locale di tendenza c’è l’entrata di un venditore di kebab che ti accoglie sorridendo. In fondo, Nørrebro è uno spazio mentale, prima che fisico. Per questo i giovani l’hanno eletto luogo cult della movida locale. Per convincersene basta percorrere la Jægersborggade, una strada costellata di locali e negozi. Si comincia da un succo da Joe & The Juice, al 100 per 100 bio: come mixano loro cavoli e bietole nessuno mai! Sund Sult, sulla via Elmegade, propone invece insalate, zuppe, succhi di verdura e tanto altro. Rigorosamente a chilometro zero. I patiti del caffè non possono perdere la selezione del Kaffeplantagen, all’angolo di Sankt Hans Torv e Elmegade. In un ex negozio da fiorista, adesso si sentono gli effluvi delle miscele  più pregiate, dall’arabica alla robusta, di dolcetti danesi e di leccornie varie: impossibile resistere. Chi ama le caramelle deve assolutamente concedersi una puntata da Karammelleriet, regno di praline e bon bon: le confezioni sono tutte da collezione e i sapori irresistibili. Fiore all’occhiello è Laundromat, caffè, ristorante, libreria e…lavanderia, dove si può fare davvero il bucato. I libri, rigorosamente vintage, sono sistemati in scaffalature vicine al bancone e sono ordinati per colore. Per smaltire le calorie ingurgitate basta fare un giro nel grande ed avveniristico Parco Superkilen (foto sotto), dove ogni arredo urbano e’ un’opera d’arte: colori e forme si mischiano in un effetto ottico meraviglioso. Un bellissimo esempio di riqualificazione urbana in questo quartiere multietcnico.

Quando il tempo non è clemente – e fidatevi, succede sovente qui – si fa la spesa tra gli ordinati banchi del Toverhallerne, un mercato coperto dove poter scegliere il migliore cibo biologico da più di 60 produttori locali. Per uno shopping a 360 gradi si punta invece al triangolo tra le vie Sankt Peders Stræde, Studiestræde, e la celebre Strøget, la strada pedonale più lunga del mondo! Qui si concentrano i negozi di design, d’antiquariato e usato. Boutique vintage, shop d’arredamento, il lussuoso Illums Bolighus e il più economico Søstrene Grene. Puntare sulla cultura è sempre un’ottima idea per passare il tempo e conoscere meglio la storia danese: perdersi tra la pittura e la scultura danese del XIX e XX secolo nello spettacolare giardino d’inverno di Ny Carlsberg Glyptotek, ammirare gli interni neobarocchi della residenza reale, il Christiansborg Slot, sede unica del potere politico da oltre 800 anni che oggi ospita il Parlamento e gli uffici del Primo Ministro. Comprendere il legame che unisce il popolo alla famiglia reale e alla popolare regina Margherita II, ammirando la cornice sontuosa del quotidiano cambio della guardia ad Amalienborg. Appassionarsi all’architettura  visitando la residenza estiva più amata da Cristiano IV nel giardino reale del Rosenborg Slot, sede anche del Botanisk Have, un orto botanico ricco di oltre 20.000 specie. Conoscere i capolavori universali della civiltà danese al Nationalmuseet, che ospita collezioni dal Paleolitico al XIX sec. passando per l’età del Bronzo, i vichinghi e le crociate. Celebrare artisti del calibro di Mantegna, Rembrandt, Rubens e Matisse al “Louvre” dei danesi, lo Statens Museum for Kunst.

Infine gli “imperdibili”, i luoghi che meritano il viaggio. Primo su tutti il simbolo incontestabile della Danimarca intera, Den Lille Havfrue (la Sirenetta), nata dalla penna di Hans Christian Andersen: sullo sfondo del mare e del porto l’esile figura seduta su una roccia, lo sguardo perso verso il largo, ispira un senso di romantica fragilità. Poi il villaggio di Christiania, un mito per i nostalgici delle utopie degli anni ’70. Una “città libera”, autogestita, vero successo comunitario e centro di espressione culturale dinamico.  E per terminare il viaggio con allegria, il tempo meglio speso è ai giardini di Tivoli, uno straordinario parco   di divertimenti che incanta i danesi dal 1843 tra gallerie degli Specchi, concerti, commedia dell’arte, pagoda cinese, aiuole di tulipani. Illuminati di notte da migliaia di lampioncini.

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