Comfort zone

Partiamo da una definizione: la comfort zone nella psicologia comportamentale è una condizione mentale di sicurezza, dove tutto è rassicurante e noto; dove ci si muove a proprio agio, senza grandi sorprese. Adattiamola per un attimo al mondo del lavoro: che miraggio! – dirà qualcuno – che noia! – diranno altri.

happy and jumpingLa “zona di conforto” può essere tante cose diverse. Dipende da come si è ma anche da che momento si sta vivendo. E’ legittimo e naturale cercarla, è il punto d’equilibrio, il traguardo, il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo dati. Penso soprattutto a chi si laurea, a chi finisce un master…questo modo di intendere la comfort zone è il punto di arrivo di un percorso di formazione, di crescita. È il momento in cui abbiamo tutte le competenze che ci servono per muoverci a nostro agio, per concretizzare ciò che abbiamo studiato. Un’area di conforto da godersi sì ma con cautela in questi tempi in cui non è permesso restare fermi a lungo. La complessità, la velocità che li contraddistingue richiede a chi è in equilibrio di continuare a costruirsi la “valigia del viaggiatore”, rubando da ogni esperienza tutto ciò che serve per evolvere.

Quando invece si ha la sensazione che tutta vada bene ma niente sorprenda più, quando ci si confronta sempre con le stesse persone, si fanno e si dicono le stesse cose è il momento in cui la comfort zone si trasforma in una cuccia mentale da cui voler uscire perché si sente l’esigenza di qualcos’altro. In un momento in cui tanti si chiedono fino a che punto si deve accettare di essere sotto pressione al lavoro, il messaggio è evidente: la condizione di stress, il rimettersi in gioco, il cambiamento continuo con tutte le sue sorprese sono l’unica strada per mettere la nostra mente nel mood migliore per creare, crescere. Ma dobbiamo essere noi a cercare l’occasione, a immaginarci il nostro prossimo step per non restare al palo.

Proviamo a immaginare la comfort zone come un’area di passaggio, dove recuperare le energie, riposare un attimo tra una sfida e l’altra, tra un comfort creativo e l’altro. Godersi un obiettivo raggiunto, assaporarlo e caricarsi di qualche sicurezza in più. E poi ripartire. Come? Guardandosi da fuori, per vedere in faccia i propri bisogni più profondi, i propri sogni, e provare così a tracciare una propria strada al comfort vero.

 

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