Wellness

Digital Detox

Digital detox

Siamo agli sgoccioli delle vacanze: alzi la mano chi, dopo le giornate piacevoli e rilassanti passate in riva al mare o sui sentieri di montagna, facendo il pieno d’aria buona e sole, non prova un leggere senso d’angoscia al pensiero di tornare alla routine degli orari fissi e alla costrizione dei luoghi chiusi. Niente paura: in settembre (e nelle prime settimane d’autunno) il clima è ancora mite e, soprattutto nel fine settimana, possiamo continuare a sfruttare i benefici della vita all’aria aperta e del silenzio.

Ma saremmo in grado di pagare per essere privati dei nostri dispositivi tecnologici? Niente iPad, iPhone, BlackBerry, computer, per un long weekend? O anche di più? Detto così sembra pazzesco ma in California, a Navarro, Camp Grounded è una versione nostalgica dei vecchi campi scout e offre proprio questo con grande successo: obbligo di lasciare all’ingresso tutto, ma proprio tutto per vivere in mezzo alla natura, mangiare, meditare, nuotare, dormire nei sacchi a pelo, partecipare a workshop sui colori e serate in silenzio. La Digital Detox – un nome, un programma – società con base a Oakland, California, ha lanciato l’idea l’anno scorso e i trecento posti per le tre sessioni di giugno sono andati esauriti in una settimana. Segno che di gente esaurita ce n’è parecchia e la coscienza di essere pericolosamente sovraesposti alla tecnologia comincia ad affiorare. È una singolare coincidenza che esperti di neuroscienze, monaci antropologi siano arrivati, partendo da punti diversi, alla stessa conclusione: tv sempre accesa, cene dove nessuno parla perché c’è un tweet da spedire o un whatsapp a cui rispondere, sono il frutto di un’accelerazione che ci toglie il tempo di pensare e sfiora la patologia: nello sforzo di restare connessi con gli altri perdiamo la connessione con noi stessi. Passiamo ore al computer, sviluppiamo interessi e contatti attraverso la Rete. Se questi comportamenti diventano un’abitudine, la costante e non l’eccezione della nostra vita, alla fine stravolgeremo i nostri ritmi biologici e sociali.

Esercizi di disconnessione ce ne sono a dismisura: nell’arco della giornata e della settimana concediamoci momenti in cui possiamo visitare una mostra, fare una lunga camminata nel verde con il cellulare spento, rilassarci con un’ora di yoga, praticare uno sport, pregare in una chiesa deserta o semplicemente stare un’ora seduti sul divano senza fare niente e non mangiare lavorando al pc. Non abbiamo nessuna necessità di essere sempre “connessi”. Non siamo macchine, né mai lo saremo. Cerchiamo di trovare spazio per i nostri muscoli, il nostro respiro, il nostro cuore, la nostra interiorità per disconnetterci dal mondo e riconnetterci con se stessi.

Dove vanno le milanesi a farsi belle

I clacson suonano nervosi. Il semaforo è verde da oltre un secondo e la macchina davanti non è ancora partita. Il traffico è intenso, trovare parcheggio una missione impossibile. I mezzi pubblici sono pieni di gente e se l’aria condizionata concede un minimo di sollievo d’estate, d’inverno il riscaldamento è sempre troppo alto…così alle 9.00 il trucco è già sfatto e la camicia stirata di tutto punto è ormai un campo di battaglia. Ci sono i bambini da portare a  scuola, la spesa da fare, le bollette da pagare, rassettare e pulire casa. La mostra a cui non si può assolutamente mancare, un salto sul tapis roulant in palestra, l’ora di zumba e quella di pilates. Poi gli aperitivi con gli amici stipati nel locale più trendy e la coda al cinema…Scene di ordinaria follia nella New York d’Italia: Milano.

La milanesità è un lavoro a tempo pieno, una vita che affatica, che vuol contenere tutto, che  costringe pure a contrarre e inglesizzare le parole – aperitivo diventa “ape”, chiamata “call”, stato d’animo “mood” – la chiamiamo ottimizzazione: una competenza essenziale richiesta a tutte, dalle manager alle casalinghe. Le milanesi vanno perennemente di fretta, si lamentano che tutto è uno “sbatti”, hanno l’analista e se ne vantano, sono finte snob, vestono con stile, correggono i tassisti sulla strada più veloce da fare, non vanno dal parrucchiere ma dall’hair stylist, non dalla truccatrice ma dall’image maker. Concedersi un momento di relax per farsi belle non è solo considerato un lusso, ma un investimento sulla propria persona. Dove?

QC Terme Milano, piazza Medaglie D’Oro 2 (http://www.termemilano.com). Una vera perla di relax per staccare dalle ansie e dallo stress della giornata: ci si può andare infatti durante la settimana e partecipare all’ “aperiterme”, un buffet light con ingresso ai servizi termali. Il giardino esterno è circondato dalle mura erette dai Gonzaga, la parte indoor invece si trova in un palazzo liberty, un’ex balera. In dotazione accappatoio, ciabattine e creme, per due tipi di percorsi: esterno con piscine riscaldate e una curiosa biosauna all’interno di un vecchio tram, o interno con zona relax e maxi lettoni, luci soffuse, geyser, bagno turco e percorsi acquatici. Al piano superiore si può scegliere tra un massaggio rilassante, modellante, shiatsu, ayurvedico, linfodrenante o scacciapensieri.

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Romans Club, corso Sempione 30 (http://www.romansclub.com). Una vera e propria Wellness Lounge, uno spazio ideato e realizzato per rendere l’esperienza del benessere unica e totalizzante: c’è il parrucchiere, la palestra con attrezzi Technogym all’avanguardia, la sala per i corsi di yoga e pilates. Un’area pesi con un ring per chi fa boxe, una cabina per i trattamenti beauty di Elizabeth Arden, un healthy bar, il Salad Me Cafè, indipendente ma inglobato nel centro stesso. Nel piano interrato si trova la zona spa: cascata di ghiaccio, doccia emozionale, sauna norvegese con cromoterapia, bagno turco con talassoterapia e zona relax.

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Bahama Mama, viale Col di Lana 1 (http://www.bahamamama.it). Un nail bar per una pausa di assoluto relax. La proprietaria Gaia lo ha curato nei minimi dettagli: insegna al neon rosa, salottino con poltrone di velluto grigio all’ingresso, un piccolo bar dove bere ottimi centrifugati e tisane depurative, un delizioso angolo dedicato alla vendita di abiti e accessori vintage. La stessa cura è riservata ai prodotti utilizzati per i trattamenti di viso e corpo e nella sala barocca per la manicure e la pedicure – a mio avviso la migliore in città – sono allineate decine di smalti dai mille colori e mentre ci si sta rilassando, si può sorseggiare un cocktail biologico o guardare un film. Promemoria: ricordarsi sempre di prenotare.

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Bellavera, piazza Buonarroti 32 (http://www.bellavera.it). Un beauty-concept voluto dalla vivace quanto professionale Cristina Fogazzi, estetista da anni e geniale artefice della pagina Instagram e Facebook  “L’estetista cinica”, che ha sfondato la rete a suon di vignette in cui con il camice, le braccia incrociate e musino saccentemente cinico per l’appunto, risponde ai quesiti più o meno assurdi che la donna media rivolge all’estetista di fiducia per ricevere la magica soluzione su cellulite e diete varie. È appena uscito il suo libro, “Guida Cinica alla Cellulite“, scritto assieme al chirurgo plastico Enrico Motta, dove vengono illustrate tutte le cause scientifiche e biologiche delle odiate cellule adipose, con tanto di aiuti per arginare il problema, dall’alimentazione povera di sale (ci sono le ricette di Gnam Box!) ai trattamenti più mirati da poter fare nel suo centro con un adorato team cinico composto da estetiste preparate che fanno sentire ogni cliente a proprio agio. I trattamenti più in voga sono Icoone, Cavitazione, Radiofrequenza e l’innovativo Slim_me da poter fare anche a casa.

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Yoga come disciplina

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Lo scorso anno il governo indiano ha messo il copyright su 1500 posizioni yoga come “sapere tradizionale”, poiché descritte nei testi sacri. L’antica disciplina si basa su quattro fondamentali tecniche. Le posizioni (asana) consentono di raggiungere la padronanza del corpo fisico. Il controllo del respiro (pranayama) è anche il controllo della forza vitale: prana significa “energia” ma anche “respiro” e ayama vuol dire “controllo, padronanza”. Pranayama è il respiro che circola, riempie e dona pienezza alla vita, che migliora il contatto con le emozioni, strettamente correlate alla respirazione. Le altre due tecniche fondamentali sono la concentrazione e la meditazione, che liberano ed espandono la mente. Perché lo yoga non è esercizio fisico legato solo alla corporeità: con la pratica si raggiunge, oltre alla consapevolezza del corpo, il controllo delle proprie emozioni.

Eppure molti ancora pensano che questa disciplina non offra un allenamento abbastanza intenso per vedere dei risultati concreti, che sia noiosa perché si deve meditare oppure che sia riservata solo a chi è dotato di grande flessibilità. Niente di più sbagliato: tutti possono praticare yoga, a maggior ragione chi è più “legato” perché, proprio grazie alla respirazione profonda che accompagna ogni asana, aiuta a sciogliere articolazioni e muscoli. Alcune posizioni sono davvero impegnative e coinvolgono tutte le parti del corpo, come la posizione della sedia: in pratica è uno squat che si esegue a gambe unite e con le braccia in alto, ma va tenuta a lungo per cui gambe e glutei lavorano intensamente. Anche così si suda e si bruciano calorie, ed in più si abbina il lavoro di tonificazione a quello di allungamento muscolare. Quanto alla noia, i corsi di yoga sono talmente tanti e diversi che si può scegliere la variante che più ci si addice: dall’ Ashtanga, la più dinamica, all’ AcroYoga, la tecnica più acrobatica, allo yoga della risata, dove letteralmente ci si lascia andare e si ride a crepapelle.

yogacom1Un workout intenso ma superbilanciato che assicura flessibilità, forza e resistenza senza stressare giunture e colonna. E da oggi ci si può dedicare a questa disciplina anche a casa propria grazie alle applicazioni da seguire passo passo sullo smartphone o sul tablet. Come Tutto in yoga (4,50 euro per iPhone) se si è agli inizi e si ha bisogno di un programma graduale: mostra le posizioni nei dettagli senza dare nulla per scontato e fornisce video e tavole anatomiche che spiegano quali muscoli si fanno lavorare durante gli esercizi, da scegliere tra 25 programmi in base al proprio livello di preparazione. Yoga.com (3,60 euro per iPhone e Android), è invece l’app perfetta per chi pratica già da qualche anno. Lanciata dal sito di yoga più cliccato al mondo, permette di scegliere gli esercizi tramite immagini e video in hd in base agli obiettivi: perdere peso, migliorare la flessibilità o combattere lo stress. Anche per chi soffre di mal di testa o cervicale ci sono le sequenze mirate per alleviarlo. Se invece si lavora alla scrivania tutto il giorno e la schiena ha bisogno di uno stretching che distenda i muscoli, l’app giusta è Salute the desk, che unisce alle sequenze yoga alcuni esercizi di ginnastica posturale, aiutando così a combattere i dolori causati da posizioni scorrette.

L’ultimo trend è praticare in gruppo e per strada (Oysho Yoga, http://www.oysho.com), perché la gente ha finalmente riscoperto la bellezza di una pratica che insegna ad ascoltare corpo e mente, a fermarsi, a respirare e a capire i propri bisogni. Elogio della lentezza.

Shinrin-yoku

È proprio in questo mese di agosto che mi piace pensare a ritmi rallentati, con gli orologi che scorrono più lentamente, gli smartphone spenti – o usati a intermittenza – e invasi dalla voglia di rinfrescare mente e pensieri, sfruttando i benefici della vita all’aria aperta. L’importante è camminare. Non solo per ossigenare e tonificare l’organismo, ma anche per fare scorte di relax e salute. Passeggiare nel verde, soprattutto dove c’è un’alta concentrazione di alberi, respirando a pieni polmoni, è una vera terapia contro le malattie e lo stress quotidiano.

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I giapponesi, che si dedicano a questa pratica considerata medicina alternativa già dagli anni ’80, la chiamano Shinrin-yoku, letteralmente “bagno nella foresta”, capace di potenziare le difese immunitarie, regolarizzare pressione arteriosa e battito cardiaco, abbassare colesterolo e cortisolo, curare la depressione, affievolire la rabbia, aumentare l’energia e stimolare la creatività  grazie alla migliore ossigenazione. Il segreto di questi effetti benefici sarebbero i fitoncidi: oli essenziali contenuti nel legno che vengono emessi dagli alberi in forma volatile per difendersi da parassiti e insetti nocivi. Praticare lo Shinrin-yoku non è una semplice scampagnata, ma un’immersione totale nella natura, con la quale bisogna entrare in connessione profonda. Bisogna respirare profondamente, ascoltare tutti i suoni intorno, prestare attenzione alle sensazioni che ci provocano il tramonto, una leggera brezza o il fruscio del vento. E ancora, godere dei raggi del sole che riscaldano il corpo o dell’effetto rinfrescante della pioggia sul viso. Infine, toccare gli alberi e le piante, cercando di percepirne la superficie e le venature. Insomma, usare tutti gli organi di senso per sentirci veramente parte dell’ambiente e non semplici spettatori. Ogni minuto dedicato a questa pratica è un vero toccasana.

Certo, per i giapponesi è facile: hanno immense foreste di bambù a portata di piede. Noi, però, non siamo da meno: in Italia, da Nord a Sud, parchi e boschi abbondano; il principio guida è che più alberi ci sono, meglio è. E, una volta trovato il luogo adatto, basta veramente poco: abbigliamento sportivo comodo, calze di cotone e scarpe da trekking. Anche la preparazione fisica è semplicissima: giusto un po’ di stretching iniziale per scaldare i muscoli. Si può camminare in gruppo o da soli. L’importante è mantenere il passo costante. Per chi vuole saperne di più: http://www.shinrin-yoku.org.

Risorse della mente

Avete mai curiosato nella cartella “risorse della mente”? Ci troviamo tre utili software: intuizione, desiderio e sogno. Funzionano di default senza che ce ne accorgiamo, non sono disinstallabili e si possono migliorare con facili upgrade:

INTUIZIONE. È alla base di molte scelte apparentemente casuali, che però si rivelano azzeccate. Se vi è capitato di sentire l’urgenza di telefonare a qualcuno per poi scoprire che gli è appena successo qualcosa, oppure di voler uscire di casa prima del solito ed evitare così un ingorgo stradale, capite a che cosa mi riferisco. L’intuizione è quel senso magico che permette di sapere qualcosa basandosi sui dati del proprio mondo interiore non intuizionefisico. La usiamo quotidianamente, ma non sempre ce ne accorgiamo, spiega Penney Peirce, esperta e autrice de “La forza dell’intuizione“, primo volume di una trilogia che comprende “Frequency” e “Il potere della percezione“. Si verifica quando il corpo, le emozioni, la mente e lo spirito sono attivi e integrati insieme, mentre sono focalizzati sul momento presente. Non è un dono innato, ma una capacità che si può potenziare allenandosi a percepire tutti i minimi cambiamenti che avvengono nel nostro corpo e decifrandone il messaggio, semplicemente lasciandoci guidare dall’immaginazione. Per esempio, non riusciamo a decidere la mete per le vacanze? Chiudiamo gli occhi e visualizziamo le alternative: New York ci dà un senso di costrizione? È ansia, lasciamo perdere. Ibiza fa accelerare il battito cardiaco? È entusiasmo, corriamo a prenotare!

DESIDERIO. Chissà quante volte pensiamo: “Se realizzo il tale desiderio (per esempio acquistare un oggetto), sarò finalmente felice!”. Ma poi va davvero così? Molto probabilmente no, perché lo “scopo” del desiderio non è quello di venire appagato, ma di mantenerci in azione: se all’inizio basta il pensiero di possedere una certa cosa per riempirci di gioiosa eccitazione, quando alla fine facciamo il nostro acquisto le intense emozioni lasciano il posto a un più concreto gradimento. Col passare delle settimane, poi, questo scema in un neutro distacco. Alla fine, l’oggetto in questione andrà a finire nel mucchio delle cose vecchie. Una volta concluso il ciclo, quell’oggetto non ci prenderà mai più come all’inizio. Concentrandoci desideriosu qualche altra novità e tornando all’antico entusiasmo. Concediamoci la possibilità di essere/sentirci frustrati, cioè di provare rabbia quando un nostro desiderio viene respinto: si tratta di imparare a vivere in bilico tra la vita che viviamo e quella che ci piacerebbe vivere, esemplifica lo psicanalista Adam Phillips, autore del saggio “In lode della vita non vissuta“. Le vite che viviamo nella fantasia, così come quelle che desideriamo, servono a rendere piacevole e quindi sopportabile la cosiddetta “vita vissuta”. Se non ci concediamo la frustrazione, non capiamo cosa potremmo desiderare, di cosa potremmo sentire la mancanza, cosa potrebbe darci davvero piacere. In altre parole, se ci priviamo della frustrazione, ci priviamo della possibilità di sentirci soddisfatti.

SOGNO. Non sottovalutiamolo. Primo, perché (in media) passiamo ben sei anni della nostra vita a sognare. Secondo, perché è una porta d’accesso al nostro mondo interiore. Oltre ai sogni “ordinari” esistono anche quelli “lucidi” (nei quali siamo consapevoli di stare sognando). Se li sfruttiamo bene, sono appaganti e/o divertenti: possiamo creare opere d’arte o situazioni di piacere e sperimentare cose che – nella vita vera – sarebbero impossibili o sognoda pazzi (baciare uno sconosciuto, volare a corpo libero…). Possiamo anche neutralizzare ciò che ci spaventa e disinnescare gli incubi. Per compiere il salto da sogno normale a sogno lucido dobbiamo prendere coscienza dello stato onirico, spiegano gli scrittori e filmmaker newyorkesi D.Tuccillo, J.Zeisel e T.Peisel, autori del libro “L’arte di vivere i sogni“. La presa di coscienza può avvenire spontaneamente, magari perché ci imbattiamo in qualcosa di totalmente assurdo (Che ci fa uno struzzo alla guida di un bus? Questo deve essere un sogno…). Altrimenti possiamo indurla con alcune semplici tecniche, per esempio coltivando l’intenso desiderio di “risvegliarci in sogno” e facendolo diventare il nostro pensiero dominante prima di addormentarci.

Frugalità

Per capire il concetto, che non ha niente a che vedere con ristrettezze e risparmi, ho pensato a due valigie: una zeppa fino a scoppiare (per non lasciare scoperta neppure un’eventualità climatica), l’altra un po’ vuota, in attesa di riempirsi di ricordi di viaggio. La frugalità è proprio quest’ultima valigia: l’abitudine al meno dà un buon margine di manovra e rende adattabili alle situazioni in mutamento.

frugalitySe si vuole rimanere in metafora, sono soprattutto le donne a trascinarsi dietro valigie stracolme. Teniamo dentro carichi affettivi enormi, responsabilità, intere famiglie (la nostra, quella del partner, perfino quelle degli amici), e magari si perdono nuove occasioni, che la vita offre sempre. Così alla fine siamo stremate. E spesso anche frustrate e arrabbiate. Vi suona famigliare? Allora serve una potatura: via i rami secchi. Già, facile a dirsi. Però poi mi viene in mente quella volta che sono riuscita a lasciare indietro un’amicizia in stallo e anche un’incombenza che credevo fondamentale finché ho visto che le mie giornate non cambiavano di una virgola: potere della relativizzazione. E soprattutto grande senso di libertà. La leggerezza è un percorso in cui l’ostacolo più grande è la paura del vuoto, ma la psiche, una volta sgombra, non è affatto nuda.

Alla voce “più sani e più leggeri”, la frugalità è in prima fila. Che non vuol dire per forza, o non solo, meno calorie. Si tratta di virare, anche nell’alimentazione, verso l’essenziale: di fatto, a cibi che non abbiano bisogno di troppe elaborazioni, si possano consumare crudi (meglio) o con cotture leggere. Il passaggio è anche psicologico: non si mangia meno per perdere chili, ma per guadagnarci in salute e longevità. Se si resetta il metabolismo, infatti, si sta bene. E non è un meccanismo complicato: consumando meno calorie l’organismo cerca di utilizzare al meglio le minori risorse a sua disposizione. Il fegato non si sovraccarica, la digestione funziona. E se pensiamo che nello sport valga la regola del “tanto è meglio”, dobbiamo ricrederci un po’…quaranta minuti di corsa un paio di volte alla settimana sono sì meglio della sedentarietà totale, ma fanno ben poco bene al fisico; addirittura potrebbero essere controproducenti perché l’organismo, sottoposto solo a movimento aerobico a basso impatto, dopo poco “impara” a farlo con il minor dispendio calorico possibile. Con buona pace delle nostre velleità atletiche. Quindi? Bene la regolarità, ma ancora meglio l’alternanza di attività ad alta e bassa intensità nell’allenamento: camminata veloce in salita per migliorare la propriocezione – il meccanismo che regola l’equilibrio e la percezione del movimento – e discipline che ci rimettono in ascolto del corpo, come yoga, pilates e respirazione profonda.

Singletasking

Singletasking è una nuova parola per dire una cosa vecchissima: facciamo una cosa alla volta. È il nuovo mantra slow, dopo anni di orgoglioso credo multitasking. Anni in cui, per fare tutto, ci siamo giocate amicizie, matrimoni, tempo libero, svago e leggerezza. Ma soprattutto neuroni. E collagene. A vagonate. Perché lo stress brucia entrambi a velocità fotonica. E non è un modo di dire. Ci siamo sentite molto “in gamba” nei panni delle equilibriste, ma l’abbiamo pagata. E adesso?

Adesso si cambia. Perché dall’America ci informano che il multitasking fa malissimo. E ce lo dicono dopo averlo inventato ed esportato a livello planetario, sfoderando nuove prove scientifiche: secondo una ricerca condotta dal Center for brain health dell’università di Dallas, fare più cose alla volta fa impennare il livello di cortisolo – l’ormone dello stress, appunto – con ricadute sulla salute di tutto l’organismo. Ma la scoperta peggiore non è questa (non occorre essere scienziati per sapere che ritmi forsennati non sono salutari). La scoperta peggiore è che il cervello, impegnato in contemporanea su più fronti, non diventa più performante, cosa di cui tutti noi nevrotici multitasking in cuor nostro eravamo certi, bensì perde capacità, perché è programmato per fare una sola cosa alla volta. Ogni attività che svolgiamo mette in funzione una specifica area cerebrale. Se ne compiamo diverse insieme, i neuroni deputati a svolgerle si riducono (muoiono? Si ammutinano? Scappano? Non l’ho capito). Ecco spiegato perché “facendone troppe” perdiamo colpi. Sembriamo smart, ma non è vero.

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Il problema ora è riprogrammarsi. Dopo esserci abituate a stra-fare, fare e basta ci sembrerà un’enorme perdita di tempo. Si può cominciare dalle piccole cose, per esempio parlare con chi ci sta di fronte evitando nel frattempo di: chattare con l’amica, ordinare la spesa online, postare su Fb la foto del gatto con la testa nel water, dare istruzioni alla tata, “maillare” direttive in ufficio e controllare il meteo. Oppure guidare e basta, senza tutte le attività collaterali di cui sopra. Il cervello si distrae, e se si distrae sbaglia: bastano 4 secondi per quadruplicare le probabilità di errore. Il cervello ha bisogno di concentrazione. Soprattutto quando invecchia. Perché i due emisferi, che in giovane età godono ancora di una certa flessibilità, con gli anni fanno più fatica a tenere tutto insieme. Gli adolescenti possono ascoltare musica dall’auricolare, guardare la tv, rispondere al telefono, studiare algebra, dormire, giocare alla Playstation e pomiciare, tutto insieme. Noi no. Non illudiamoci del contrario.

I peggiori effetti collaterali del multitasking però, questo gli scienziati non lo dicono, non sono fisiologici, ma esistenziali. Quanti racconti di nostro figlio ci siamo persi per rispondere a una mail di lavoro? Quante confidenze del compagno o dell’amica abbiamo inibito spezzando il discorso a metà perché pensavamo già ad altro? Il soggetto multitasking è sempre altrove (con la testa). Al colloquio a scuola quando è in ufficio. In ufficio quando è al supermercato. A casa quando è al supermercato. Di nuovo in ufficio quando è a casa. E così via. Sempre un passo avanti rispetto a dove si trova. Del tutto incapace di abitare il presente. Dunque, mai davvero presente a se stesso. Distratto, vacuo, evanescente. Iperproduttivo, ma sfuggente. Vorremmo vivere con uno così?

Siamo fatti di sogni

Che cosa sono i sogni? In senso stretto, i sogni sono immagini e pensieri, suoni, voci e sensazioni soggettive vissute quando dormiamo. Possono includere persone che conosciamo e perfetti sconosciuti, luoghi noti e posti mai visti prima. A volte si limitano a ricordarci eventi accaduti durante la giornata. Altre volte possono anche richiamare i nostri più oscuri segreti, le paure e le fantasie più intime. Sigmund Freud riteneva che i sogni fossero una finestra sul nostro inconscio, e alcuni studi dicono che potrebbe averci visto giusto.

tenda notteSvegliarsi nel cuore della notte sgomenti e accendere la luce, guardarsi intorno, bere un sorso d’acqua e girarsi sull’altro fianco sperando, richiudendo gli occhi, di non farse più lo stesso incubo. È il lato oscuro della medaglia. Lato chiaro, quasi bianco, anzi, da Mulino bianco: è giorno, la luce filtra dalla finestra. Ciglia dischiuse e un sorriso dolce amaro perché, se non fosse suonata la sveglia, quel sogno, così bello, non sarebbe ancora finito. Ogni notte riserva delle sorprese. Quando tutto tace, quando tutto è buio, l’inconscio prende sotto braccio i ricordi, le paure, le speranze che, mattoncino su mattoncino, costruiscono il mondo dei sogni, quello spazio che possiamo vedere solo ad occhi chiusi. La notte, corpo e mente si danno appuntamento in piazza, o su una piazza e mezza. È questo il momento in cui il fisico, alle prese con cuscini e lenzuola, lascia che il cervello stacchi la spina e ceda il passo al riposo. E mentre la guancia affonda in morbidi guanciali, la testa sprofonda nel torpore. In realtà il cervello se lo sogna di staccare: la sua attività, seppur a ritmi diversi, continua, fa il solletico a reminiscenze e quotidianità e dà forma ai sogni. E non smette mai di stupirci: a volte apre files che credevamo sepolti, altre volte si diverte a riproporci le stesse scene. Sono i sogni ricorrenti. Noi invecchiamo, loro no. E ritornano più o meno puntualmente a farci visita mentre ci rilassiamo in pigiama. Accade perché nella nostra vita c’è qualcosa di ricorrente e legato alle nostre emozioni più profonde: alcuni studi suggeriscono che il dolore entra in sogni, superando la barriera tra la veglia e il sonno. Dolori intensi possono dare vita a veri e propri incubi. L’emozione più diffusa nei sogni però è l’ansia: le emozioni negative in generale vincono su quelle positive.

Siamo quindi fatti della stessa sostanza dei sogni? Siamo fatti di ricordi, emozioni, pensieri che si svegliano quando dormiamo. Siamo fatti di una storia e di un sogno, di “un’altra storia in più da chiudere con gli occhi”.

Mindfulness

Il tormentone di questo autunno è racchiuso in una sola parola: Mindfulness. Perché oggi non si fa altro che parlare di questa forma di meditazione e allenamento mentale. Diventata un fenomeno di moda, corre il rischio che la si confonda con una semplice tecnica di benessere, una sorta di spa emozionale messa in pratica da gente improvvisata e per nulla qualificata. In realtà la Mindfullness è un’esperienza mentale con un grandissimo potenziale in grado di debellare irritabilità e stress, ma solo se eseguita correttamente e quotidianamente e al fianco di un insegnante qualificato.

Yoga handMindfulness è la traslitterazione di sati, un antico termine indiano che vuol dire “attenzione al momento presente“, “piena consapevolezza di sé. Come forma meditativa nasce nei primi anni ’80 grazie agli studi condotti da Richard J. Davidson dell’Università del Wisconsin e Jon Kabat-Zinn della Massachusetts Medical School che, basandosi sul Vipassana – una meditazione buddista vecchia di milioni di anni che si basa sulla consapevolezza degli stimoli mentali e sensoriali – hanno sviluppato il protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction): una serie di esercizi che insegnano a concentrarsi sul presente e ad affrontare sofferenze e problemi. Un cammino che porta alla consapevolezza, alla capacità della mente di prestare attenzione al presente, al qui e ora. Una pratica che aiuta a combattere il grande nemico di questi tempi, lo stress da multitasking, l’obbligo-dovere di fare tutto e farlo alla perfezione: imperativo che ci ha reso negli anni solo più stanchi, meno produttivi e più infelici.

Il punto di partenza è frequentare presso centri specializzati (http://www.centromindfulness.net o http://www.mindfulnessitalia.it) un corso di due mesi con un incontro alla settimana e leggere “Mindfulness – Al di là del pensiero, attraverso il pensiero” di Fabio Giommi e “Mindfulness. Trovare la pace nella frenesia del mondo” di Mark Williams.

Cambio di stagione

Vento, aria frizzante e buio presto. La stagione autunnale è un naturale periodo di transizione, per questo dobbiamo essere consapevoli che parte degli equilibri energetici di cui siamo composti cambiano. Per adattarci non basta fare il cambio dell’armadio o indossare abiti adeguati, ma rallentare è la parola d’ordine. E’ fondamentale rieducarsi a non dover gestire un’ossessiva vita multitasking, ma solo un’attività per volta. Un flusso di informazioni mediatiche incessante e indiscriminato va considerato alla stregua del cibo spazzatura, che entra nel sistema nervoso senza alcun filtro.

In particolar modo in autunno l’organismo tende a sentirsi instabile, ansioso, irrequieto, sottoposto a un forte stress per immagazzinare le energie utili come scorte per l’inverno. Ciò significa che abbiamo più che mai bisogno di riposo per ritemprarci. Ozio e relax senza sensi di colpa saranno il nostro mantra, perché i pensieri accumulati, come le tossine dell’organismo, affaticano il lavoro depurativo del fegato, aumentano il tasso adrenalinico, causano insonnia e umore irritabile. Facciamo lo sforzo di dire “no” ad alcuni impegni e proviamo ad assaporare il silenzio, dedicandoci alla meditazione, alla lettura, all’ascolto della musica preferita o al dolce far niente. Pratiche che inoltre ci consentono di autoanalizzarci: riconoscendo le nostre paure e i punti deboli, possiamo identificare e valorizzare il meglio di noi stessi.

autumn relaxÈ quindi fisiologicamente necessario mutare i ritmi per evitare malanni passeggeri o stress, depressione compresa. Approfittiamo allora della luce e del tepore, stando all’aperto più che in estate. Pratichiamo yoga e per riequilibrarci al ciclo della natura è utile almeno una settimana di disintossicazione consapevole, per aiutare il fegato a eliminare i carichi di tossine colpevoli di emicranie, disturbi digestivi, scarsa concentrazione e insonnia. Secondo la dietetica cinese, in questo periodo dell’anno sono raccomandati zenzero, aglio, cipolla, cannella, peperoncino. Sono benvenuti anche tè speziati e tisane, per mantenere il fuoco digestivo attivo durante il periodo di depurazione. E ricordiamoci di dedicare tempo e consapevolezza anche alla disintossicazione emotiva, focalizzando la mente verso una pulizia degli atteggiamenti che possono disperdere energia dalla nostra natura durante questo cambio di stagione. Sarà un processo di autoconsapevolezza, per centrarsi ed entrare in sintonia con il ritmo lento dell’inverno.

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