Motherhood

Figli miei, vi spiego l’Amore

C’è un solo essere al mondo al quale siamo pronte a dare tutte noi stesse, senza aspettarci nulla, né chiedere contropartite. Il sentimento che prova una mamma per suo figlio fluisce senza passare per la ragione e, nonostante sia del tutto privo della pretesa di essere ricambiato, lo è immancabilmente, per via della sua stessa natura. C’è il mistero della vita nel nodo che lega una madre alla sua prole. Ed è per questo la gioia più grande. Ci si specchia nei loro occhi e per loro ci butteremmo nel fuoco. Retorica? No, la gioia della maternità non passa mai di moda, non ha date di scadenza, non subisce l’usura del tempo e i condizionamenti. È da sempre la più emozionante esperienza femminile.

Anche se è tanto difficile e faticoso, l’Amore per i figli è gratis e insegna la gratuità: non aspetta ricompense, non si costruisce su aspettative, non chiede di essere ricambiato, ma scorre insieme con la vita stessa, cambia, si rinnova ed è per sempre. Anzi, va oltre la vita stessa. Mistero, pura gioia, nonostante il grande impegno. Essere madri è un’esperienza a volte dura, ma anche intimamente totalizzante e appagante. Nel rapporto coi figli sentiamo che è la vita che ci scorre dentro. L’Amore per l’essere che abbiamo generato cambia e si rinnova sempre nel corso del tempo. Alla nascita, una madre e un figlio si riconoscono, poi si conoscono. Arriva il tempo in cui si lasciano per andare ciascuno per la propria strada. Ma sempre ci si ritrova. È un’esperienza d’Amore che non può finire mai ed è così per la sua stessa natura, per tutte le donne e per sempre: la vita procede, compiamo i vari passaggi dell’età, condividendo preoccupazioni, condizioni belle e brutte, e tutto questo insieme è l’esperienza della maternità.

Un figlio restituisce alla madre quello che lei ancora non sa di se stessa” diceva Jung. Sì, i figli sono l’incarnazione della vita che passa dentro la madre: la mamma “passa” parti di sé alla propria creatura, che è l’unica persona al mondo in grado di riceverle e ridonargliele a sua volta. È una dinamica interiore che va oltre le generazioni, oltre il tempo. Nel passaggio generazionale, la madre dona. Ed è una gioia, perché permette di riconoscere che l’esistenza è un dono senza prezzo: mettere al mondo è un atto d’amore gratuito. Questo Amore senza interesse è il fondamento della vita. E arriva sempre il tempo nel quale tocchiamo con mano che gli abbiamo insegnato l’Amore puro, fatto di dedizione, accudimento, reciprocità nel volersi bene. Si restituisce così alla propria madre l’esistenza che lei ci ha dato. Questo è uno dei misteri della potenza dell’Amore materno ed è questa la gioia piena della maternità. C’è una libertà indicibile della relazione affettiva fra madre e figli, impossibile da dire a parole perché non passa dalla testa.

Oggi più che mai la gioia del mettere al mondo e portare avanti la vita, nonostante tutto, si confronta non solo con le ombre personali, ma anche con la realtà dura che ci circonda…per questo il messaggio di Papa Francesco è importantissimo e riporta in campo il diritto alla gioia: la maternità è il simbolo dell’Amore, capace di opporsi al delirio di morte in cui oggi siamo immersi. Rimettere al centro tutte le maternità significa ritrovare un senso al progetto della vita e ridare il suo valore profondo alla gioia dei materno.

Donne d’oggi

SHE

Buona festa delle donne a tutte. A chi crede e a chi non ci crede più. A tutte le eroiche rappresentanti della categoria. Alle mamme a tempo pieno e alle donne in carriera, alle curvy gioiose e alle stacanoviste della dieta, a chi non abdica mai alla giovinezza e a chi si arrende al tempo con sapiente dolcezza. Alle donne sciantose e vestitissime che ho visto sciamare in plotoni scomposti all’ultima settimana della moda. Belle, tirate, assertive, con passo militare e sguardo intrepido. Così amabilmente disinvolte e “liberate”, da potersi concedere il lusso della frivolezza, delle gambe nude, delle teste acconciate, delle gote incipriate e delle bocche rubino, senza passare per bambole in vetrina. Sensuali, spudorate e radiose, fieramente femmine: una volta combattevano coi lupi, ora sfilano sui tacchi.

Donne guerrierre, nipoti alla lontana della dea Atena e delle Amazzoni, calano l’eternità del mito in una realtà che le vede sempre più impegnate tra famiglia e lavoro, unghie smaltate sotto i guantoni da boxe. Fuori dai ring reali o metaforici, spesso combattono per una causa: pretendere stesso stipendio e stesse opportunità dei colleghi maschi sul lavoro, garantire la presenza femminile sulla scena politica, economica e sociale tramite leggi e quote rosa, smettere di colpevolizzarsi se sono mamme imperfette e donne da non copertina, cimentarsi in battaglie ambientaliste, motivare sempre più il diritto all’istruzione, che è emancipazione ed affermazione sociale.

Quanto ci metteremo a perseguire tutti questi obiettivi? Non poco, purtroppo. Mentre ci lavoriamo però, possiamo formare una grande squadra che fa circolare buone idee e grande energia, condivisione e pretesa dell’attenzione che ci spetta. Ed insegnando alle nostre figlie che grande fortuna e che straordinaria opportunità è stata per loro nascere femmine.

Lettori si diventa

Lettori non si nasce, si diventa. Ma diciamolo, oggi non è facile invogliare all’apertura di un libro chi è bombardato da stimoli e ha possibilità di tuffarsi ogni due per tre nel mondo parallelo di smartphone e tablet. Eppure non ci sono dubbi: poche attività tranquille hanno lo stesso valore della lettura, che sa stimolare la fantasia e tenere compagnia senza bisogno di Wi-Fi o carica batterie. E’ però compito di noi adulti valorizzare il momento della lettura nei nostri bambini, dando valore al tempo che si dedica a tale attività: l’interesse e la curiosità verso un libro nascono con la conoscenza e la frequentazione.

Try

Il primo rapporto di un bambino con la lettura sono le fiabe lette ad alta voce, che lui sa capire ancora prima di aver imparato a leggere. La classica favola delle buonanotte è un momento bellissimo, intimo, magico da passare con i nostri figli. Quando questi ci invitano ad andare avanti a leggere, con domande incalzanti: “E allora? E poi? E dopo?” siamo già a buon punto…la magia ha funzionato, la storia li ha catturati. È così che invogliamo i piccoli ad ascoltare racconti interessanti che poi da grandicelli potranno ritrovare nei libri e nei tanti mondi che possono contenere. Tra le pagine ci sono cose bellissime e meno piacevoli, argomenti che possono anche fare molta paura, senza però fare male davvero. Per insegnare questa verità è perfetto l’esempio della scatola magica: una magic box all’interno può avere di tutto, ma siccome in realtà niente può uscire da lì, alla fine chi è fuori rimane al sicuro.

Una volta stimolata la curiosità, fondamentale sarà non imporre come compito la lettura: se si legge un libro a dei bambini pensando solo al suo contenuto educativo, trasformeremo il momento da gioioso a pesante. Invece bisogna divertirsi con loro, condividendo anche attimi di commozione. Quando ho letto ai miei piccoli la fine de Il barone rampante, con il protagonista che muore, piangevamo tutti. Oppure quando abbiamo letto insieme le avventure di Pippi Calzelunghe, ci siamo commossi pensando alla solitudine che permeava la vita di questa strana bambina dai capelli rossi.

Succederà che mentre raccontiamo una storia, il nostro bambino possa dire “E se la continuassimo così?”. Una modalità che non va ostacolata perché i piccoli lettori amano trasformare gli intrecci che ascoltano. Una tendenza che oggi si è diffusa anche via internet con le comunità delle cosiddette fan fiction, che modificano addirittura i romanzi, come è il caso di Twilight, nato proprio in questo modo. È come se i ragazzi avessero l’idea che le storie continuano a trasformarsi perché sono costantemente raccontate. In tal senso è come se ci fosse un ritorno all’oralità che, a partire da Omero, è stata all’origine della letteratura. In tal senso leggere aiuta la fantasia perché le immagini sono descritte e non illustrate, permettendo lo svolgimento di un vero e proprio film nella mente che può essere più appassionante di un cartone animato.

Nonni 2.0

Nonni

Chiediamo ad un bambino chi è quella persona che lo fa sentire libero e felice, con la quale scopre un mondo nuovo, mai immaginato, pieno di sorprese, che lo fa sentire al centro dell’attenzione e dell’affetto. La risposta sarà sicuramente: la nonna. O il nonno, s’intende. I nonni 2.0 sono un punto di riferimento per la società, per le famiglie ma soprattutto per i nipoti, figli di madri e padri indaffarati e preoccupati, spesso separati e magari in difficoltà economiche. Se non ci fossero loro, probabilmente anche questa grave crisi sarebbe deflagrata…se in Italia la crisi economica non è degenerata come in Grecia e in Spagna è perché c’è stato un travaso senza precedenti fra le generazioni: i nonni hanno trasferito risorse sui figli, per aiutarli anche a mantenere la famiglia o a farcela da soli. Chi è anziano oggi proviene dalla generazione degli Anni ’50, ’60: uomini e donne che hanno vissuto il benessere della ripresa, che hanno visto il ’68 e magari vi hanno partecipato. Sono cresciuti in un clima culturale che li ha portati a diventare una generazione di persone informate, attive, che ha lavorato, viaggiato e che ha una percezione diversa della vecchiaia. Questa condizione di benessere li rende sereni e ottimisti. Scoprono i nipoti e si godono con loro quel rapporto che spesso non hanno avuto con i figli, magari perché erano a loro volta padri e madri impegnati.

I nonni sopperiscono alle insufficienze dei servizi sociali. Vanno a prendere i nipoti a scuola, perché gli orari non sono compatibili con quelli del lavoro dei genitori, portano i ragazzini dal medico e a fare sport, sempre per gli stessi motivi. Ma la funzione più importante è quella della grande donazione affettiva. La famiglia d’oggi è in crisi, le coppie separate stanno superando quelle sposate; solo i nonni sanno dare continuità e sicurezza a figli e nipoti. E l’aspetto interessante è che queste generazioni sono cambiate insieme. I bimbi d’oggi con una facilità estrema di usare le tecnologie, di conoscere e ragionare, sono per i nonni fonte di conoscenze nuove, insegnano loro a usare cellulari e computer. Dal canto loro, i nonni fanno riscoprire ai bambini l’importanza di usare le mani: con un nonno si va a pescare, si impara a giocare a carte, si fanno le passeggiate, si aggiustano gli aggeggi. Con la nonna si scoprono un mucchio di cose del mondo circostante, si fanno lavoretti e disegni insieme. Questo per i ragazzini di oggi, così preformati, con una vita scandita da corsi e impegni continui, è essenziale, perché rappresenta la libertà e la fantasia, la possibilità di vivere anche fuori dai condizionamenti imposti. Uno scambio reciproco, una qualità di rapporto fiera e complice.

Una vita 5/2

blog we1E’ domenica, giorno 2 del prezioso weekend. A seconda dell’età si dovrebbe essere: a) in tuta, centrifugato in mano, prese a organizzarsi la serata; b) al parco a far mulinare foglie con i 3 bambini under 4; c) in cucina a preparare un arrosto per gli amici. E invece no, non va così, proprio no. Forse nel nostro personale album dei ricordi, ma oggi il sabato e la domenica arrivano al termine di una settimana lunghissima, magari finita con un bicchiere di troppo in cucina. Poteva andare bene fino a qualche anno fa, adesso è solo un gran mal di testa, per non parlare del raffreddore in agguato. E poi, aiuto, il sabato è il giorno in cui devi smaltire quello che hai rimandato dal lunedì al venerdì. Cioè TUTTO.

Lavatrice, supermercato con trolley, in posta per ritirare il pacco ovviamente arrivato quando non c’eri, altra lavatrice, lavanderia per il lavasecco, caffè con l’amica il cui marito se l’è squagliata, shopping con l’altra che cerca il secondo vestito da sposa (molto più difficile del primo). Questo nel migliore dei casi, cioè in assenza di: bambini piccoli da far giocare, teenager da portare al calcio, nipoti con curriculum da correggere, lavaggio auto. Poi arriva la domenica, ed è un’altra storia. Perché a questo punto sei stesa, incapace di prendere qualsiasi decisione che non sia annullare il caffè con la mamma. Finito. Tv. Letto.

Sentito parlare della dieta 5/2 (ti abbuffi per 5 giorni e gli altri 2 digiuni)? Bene: benvenute nella vita 5/2. Cinque giorni per lavoro e maternità; uno, allucinante, per le faccende arretrate, e uno per l’ R&R, Recupero e Riorganizzazione. Abbiamo pensato, in milioni, che fosse solo una fase transitoria, per via del superlavoro e dell’incapacità di organizzarci. Sbagliato. Ci è voluto poco per capire che è la nuova normalità: il ciclo settimanale macina-e-crolla. Ma niente, ci ostiniamo a pensare che il weekend sia fatto per vivere, continuiamo a far programmi che poi siamo costrette a disfare. Va così, per tutti. E in un nanosecondo è lunedì.

Una mamma, due universi

Due universi femminili si incrociano davanti alle scuole dei loro bambini e alle feste di compleanno, al supermercato, dal parrucchiere, in palestra. Ma non comunicano se non con sguardi carichi di disapprovazione. Il primo è abitato dalla “donne Alfa”: professioniste, imprenditrici, manager che portano avanti carriere una volta riservate ai loro padri e ai loro mariti. Sono determinate a tenere insieme tutto e a non rinunciare a niente: si sposano e fanno figli senza battute d’arresto nel lavoro.

Nel secondo universo, invece, governano le donne che, per scelta o per necessità, hanno lasciato il lavoro e si dedicano a tempo pieno alla famiglia. Molte di loro sono state studentesse brillanti, ma alla nascita del primo o del secondo figlio hanno accantonato il progetto di emergere nella professione, a volte a malincuore, riservando il loro talento alla sfera privata della vita e, sopratturro, a crescere al meglio i loro bambini.

Donne manager e casalinghe sono due mondi sempre più lontani. A decretare esplicitamente la fine della solidarietà femminile tra questi due universi è il bestseller “Donne Alfa“, dell’economista e docente al King’s College di Londra, Alison Wolf. Le donne Alfa mettono l’indipendenza economica tra le condizioni imprescindibili della loro vita di coppia e il successo professionale è importante quanto l’attenzione per i loro figli e per la famiglia. Sono le “XX factor women“, come le chiama Wolf, e concepiscono la vita in modo totalmente diverso dalla altre. Ecco perché non potranno mai essere amiche.

working1Il fenomeno è di tale portata da aver creato la cosiddetta “mafia delle mamme”, fatta di sguardi di fuoco e critiche feroci nei confronti delle mamme che lavorano…c’è una specie di congiura femminile contro le madri assenti, quelle che non riescono ad andare a prendere i figli a scuola. Nella sfera privata, ognuna di noi “racconta” a se stessa com’è brava a tenere tutto insieme e a soddisfare i bisogni dei propri figli. Tra le mura domestiche abbiamo il nostro equilibrio interiore che crolla però quando ci confrontiamo con altre madri. E’ come se improvvisamente ci vedessimo allo specchio: aumenta allora la sensazione d’inadeguatezza. Ma capita a tutte, alle donne che lavorano, ma anche alle casalinghe. Anche loro di fianco a quelle in carriera, a quelle-che-riescono-a-fare-tutto, si sentono inadeguate. A volte il senso di colpa, da una parte o dall’altra, può trasformarsi in aggressività nei confronti di mamme molto diverse da sé.

Le donne, nonostante le lotte e le conquiste nella parità, vivono inconsciamente ancora in modo conflittuale l’idea di accudire i figli e dedicarsi anche alla realizzazione di se stesse. Il problema non è quindi lo sguardo critico delle altre mamme su di noi, ma quello che noi abbiamo verso noi stesse. Non sono le altre donne a farci sentire in colpa con i loro sguardi sprezzanti, ma siamo noi stesse l’origine del senso di colpa. Cerchiamo di non cadere nel mito della “super mamma”, che riesce a fare tutto alla perfezione. Quelle che accettano di non poterlo fare e mettono delle barriere, sono le più felici e realizzate. Prendere nota.

Babbo Natale (non) esiste

In una scuola privata inglese un’insegnante è stata licenziata dal preside per aver rivelato ai suoi alunni di 9-10 anni che Babbo Natale non esiste. I genitori sono andati su tutte le furie e coalizzati nello sdegno unanime hanno sommerso il preside di lettere di protesta. La maestra incriminata avrebbe “sconvolto” e “turbato” i bambini, provocato lacrime e traumi, cancellato il lato più magico del Natale.

santaPersonalmente trovo ingiusto un provvedimento che punisce chi ha detto solo la verità. Non è un bell’esempio socio-educativo, anche per dei bambini, ora disillusi, ma un giorno adulti consapevoli. Gli psicologi, però, non sono d’accordo. Ritengono che l’iniziativa della maestra sia grave e punibile: certe questioni così “delicate” vanno lasciate ai genitori; a loro spetta la fatidica rivelazione, fa parte del loro personale ed esclusivo rapporto di fiducia con i figli. Perché pur sempre di inganno si tratta e di bugie da svelare. E nemmeno gli scrittori sono d’accordo: dicono che non è giusto annullare dall’esterno i sogni e le favole belle dei bambini, che la delusione deve arrivare da sola, essere frutto di una scoperta personale nei modi e nei tempi di ciascuno.

Tuttavia. Non riesco a condannare la maestra. A 9-10 anni oggi si è molto meno bambini di una volta. Intuizioni e sospetti, se non certezze, hanno sicuramente cominciato a farsi strada, compagni di scuola ed amici più grandi avranno parlato, forse deriso e fatto capire. Però, in famiglia, si preferisce tacere. I figli, per timore di perdere i regali ordinati, i genitori, per non rovinare l’atmosfera dolciastra, per compensare con la fila nei negozi e l’acquisto di  un giocattolo costoso tante più gravi disattenzioni e disillusioni procurate tutto l’anno…

Forse l’intervento della maestra può essere letto come uno degli auspicabili momenti di critica e chiarezza, di confronto e quindi di crescita, che la scuola deve promuovere, ad ogni età, a fianco e spesso contro l’emotività confusa e la velata ipocrisia di ricorrenti situazioni della vita. Non per sostituirsi alla famiglia, ma per aprire la famiglia stessa ad una realtà più vasta e contraddittoria, meno ovattata e protettiva dei natali-panettoni-bauli. Meglio, quindi, franche ammissioni senza clamore, a scuola o a casa che sia. Meglio non interferire con le rivelazioni esterne, fanno parte della vita e vanno autonomamente rielaborate.

Non ricordo il momento preciso in cui sono passata da un Babbo Natale distratto ad un Babbo Natale inesistente. Di sicuro, non ho ricevuto nessuna dichiarazione solenne ed ufficiale. Che Babbo Natale non esiste è una di quelle “scoperte” che non si fa una volta per tutte, ma è destinata a rinnovarsi nel tempo, nelle fatiche e nelle delusioni del vivere reale. Si può impararlo anche a scuola, da una maestra licenziata.

Sarabanda brand

cop sarabanda

“I bambini ci ispirano, i valori ci guidano” è il motto di Sarabanda, brand particolarmente conosciuto grazie ad una sempre più diffusa rete di vendita e franchising su tutto il territorio nazionale. Assieme ai marchi Dodipetto e IDO, fa parte del portfolio di Miniconf Spa, azienda leader toscana specializzata nell’abbigliamento dedicato all’infanzia.

shop sarabandaAttenta ai dettagli e alle tendenze moda, Sarabanda realizza complete linee ed accessori per bambini e bambine fino ai sedici anni d’età con capi sfiziosi coordinabili e facilmente abbinabili, da indossare sia nel tempo libero quotidiano che nelle grandi occasioni. A Milano, in occasione della Fashion Week di settembre, è stato inaugurato il primo monomarca al civico 50 di via della Spiga, in pieno quadrilatero della moda: una deliziosa superficie di 16 metri quadrati con interni minimal chic e strutture espositive sinuose.

bimbi sarabandaNella collezione autunno/inverno 2014/2015 prevalgono materiali comodi come jersey, la felpa e l’immancabile denim. Per i maschietti il childrenswear propone capi urban grintosi, come bomber e giacche con stampa militare, velluti a coste e maglieria a treccia. Mentre per le femminucce abbondano stampe floreali nei toni del grigio e mélange, materiali come chiffon e lurex e fantasie animalier. La collezione Minibanda, dedicata ai più piccoli di 0-18 mesi presenta capi in tessuti caldi e comodi nelle tonalità del blu, del panna e del rosso, ottimi come idee regalo per questo Natale. E proprio per le feste imminenti, fagusSarabanda ha creato l’iniziativa “Colora il Natale con Mr Fagus”, un simpatico faggio testimonial dell’impegno aziendale nella qualità, la sicurezza ed il controllo sui capi. Sul sito http://gioca.mrfagus.it/download si possono scaricare dei disegni in bianco e nero da colorare e fotografare e inviare poi alla fanpage su Facebook (https://www.facebook.com/SarabandaAbbigliamentoBambini) che li pubblicherà.

Per tutte le preziose informazioni e i punti vendita di questo marchio sempre attento all’alta qualità di tessuti e materiali e all’ottimo rapporto qualità/prezzo, vi invito a visionare la pagina web ufficiale http://www.sarabanda.ithttp://www.sarabanda.it/it/puntivendita.

Quando le mamme non si divertono

Ore 11.00 di questa mattina. Occhiaie da panda, capelli da istrice e borsellino vuoto, mi ritrovo a farmi offrire un caffè da un’amica che non vedo da tempo. Ancora single. Ancora ai vertici della carriera. Ancora curatissima. Ancora con mille progetti per la testa. E ancora annoiata, disillusa e invidiosa della vita della maggior parte delle coetanee sposate e con figli: “Beata te, sei mamma di due bambini stupendi, cosa vuoi di più?!”

Proprio questo il punto. Alle madri non è mai stato concesso lamentarsi. Dovevano essere felici per principio. Ma è davvero così? Certo che no. Avere un bambino è un’esperienza magnifica, ma ribalta la vita e, a volte, può essere frustrante. Soprattutto ora che lavoriamo e abbiamo mille interessi. Nel libro “Tanta gioia nessun piacere, quando le mamme non si divertono“, la giornalista Jennifer Senior analizza l’infelicità crescente delle madri moderne. Secondo l’autrice e soprattutto secondo la quantità di studi e ricerche citate a supporto della tesi, essere genitori non è per niente piacevole. Anzi: è per lo più uno sfinimento, prima di tutto fisico – come dimostrano le enne volte in cui ogni giorno mi chino a raccogliere giochi, carte, scarpe da terra – e psichico, perché la vita di famiglia oggi è diventata estremamente complicata e richiede performance altissime. La concezione ottocentesca dell’idea romantica di maternità, fatta di delizie e dedizione, un momento beato dove la donna si realizzava a star chiusa in quattro mura col neonato estasiata Modern woman can't stand a house messda bacini e pannolini, non ha più logica d’esistere negli ultimi decenni, in cui i cambiamenti tecnologici e sociali sono stati così radicali che il mestiere stesso di genitore è cambiato e i figli di oggi sono molto diversi da quelli del passato: non sono più nostri dipendenti, ma sono diventati i nostri capi. Una volta si affidavano alle balie, ai nonni, ai maestri, e nessuno si scandalizzava, ora è già tanto se ci si può permettere un aiuto qualche ora alla settimana…

Un tempo diventare madri era una conseguenza naturale del matrimonio, accettata con una certa sottomissione, oggi si è passati dalla natura alla cultura, dal caso alla scelta, e questo porta una doppia responsabilità nel mettere il bambino al centro della propria vita, con la forte percezione di quel che si perde, in termini di libertà e autonomia. Insomma, se si vogliono avere figli, bisogna uscire dalla mistica e prepararsi alla realtà. Molta gioia nel cuore sì, ma da guadagnare tutta. Un incastro di decisioni difficili, colazioni rovesciate, vestiti nuovi e tanti dispetti. Un groviglio di attenzioni e svogliatezza, orgoglio e desolazione. È come tutte le storie d’amore: sfiancante. E indispensabile.

Primo giorno di scuola

Mamme in un mare di lacrime attaccate alle gambe dei loro figli, urla incontrollate, pacche consolatorie e valanghe di fazzoletti di carta. È il primo giorno di scuola.

back to schoolChi di noi non lo ricorda con emozione mista all’ansia? Le farfalle svolazzanti nello stomaco, la curiosità, nuovi volti e al tempo stesso voglia di correre a casa. Anche i nostri figli, all’inizio del nuovo, importante ciclo della scuola primaria, vivono sensazioni di questo tipo. Tutti le supereranno dopo le prime settimane di scuola, quando entreranno in confidenza con le insegnanti e conosceranno nuovi amici. Nel frattempo, però, noi genitori desideriamo e dobbiamo aiutarli a superare queste prime difficoltà. Con il sorriso, un atteggiamento positivo e un po’ di pazienza, descrivendo la nuova avventura senza caricarla di aspettative ma mostrando il lato più ludico: parlando delle tante amicizie che farà, delle recite di fine anno, delle merende e dei bei momenti che passerà in compagnia della nuova classe, dedicandosi assieme agli acquisti scolastici, zaino, colori e diario dei personaggi preferiti che saranno ottimi compagni di viaggio. In questo modo il bambino entra nell’ottica della scuola come esperienza positiva.

L’ansia del primo giorno di scuola è collegata alla paura dell’ignoto e al dubbio di non sapere affrontare le sfide che il nuovo impegno scolastico potrà comportare. Alle elementari il passaggio è davvero brusco. Il bambino infatti, dopo aver trascorso tre anni nell’ambiente sicuro della scuola materna, tra piccoli con cui è cresciuto insieme ed educatrici che sono state vice-mamme, viene catapultato in un ambiente in cui l’impegno si fa decisamente più gravoso: sarà necessario restare seduti più a lungo, si imparerà a leggere e a scrivere, ci saranno i compiti da fare, le maestre saranno più severe e magari alle volte daranno anche punizioni…aiutiamoli davvero a vivere l’esperienza nel modo più piacevole possibile.

E per la cronaca, anch’io stamattina ho pianto al cancello, salutando la mia piccola grande scolaretta. Non per tristezza, nè per gioia. Non per paura, nè per ipersensibilità. Ho pianto per consapevolezza. Del fatto che i nostri figli da adesso appartengono al mondo a cui li abbiamo consegnati.

1 2 3

Copyright 2013 - 2014 © Best of Mag