Lifestyle

Anno nuovo, nuovo, nuovo

Sono giorni questi carichi di aspettativa di un ignoto di esperienze, sapori, colori e momenti che scolpiranno nella nostra memoria ricordi di ciò che verrà. Giorni di vero piacere, se come Leopardi sosteniamo che esso risieda nell’attesa. Giorni di fine anno in cui viene naturale fare un bilancio. Passiamo in rassegna successi, cambiamenti, imprevisti. Ma anche “non decisioni” oppure rinunce: “Come sarebbe andata se…”, “Potessi tornare indietro…”. Proviamo per una volta a pensare a tutto quello che non abbiamo fatto come a una risorsa: i rischi che non abbiamo corso, le opportunità che abbiamo evitato – o che non ci sono state concesse – ci rendono comunque le persone che siamo oggi. E la frustrazione per quello che non abbiamo compiuto ieri non è che il motore che ci fa rimettere in gioco per realizzare i nostri desideri.

Happy ny

Siamo grati lo stesso alle aspettative mancate, ci sarà sempre una “vita che non abbiamo vissuto”, è l’inevitabile conseguenza di ogni scelta. Saperlo ci aiuta a ridare il giusto valore alle cose che abbiamo costruito o che la vita ci ha donato. Essere grati per quello che siamo, per gli obiettivi che abbiamo raggiunto, per gli avvenimenti felici, ma anche per tutti i dolori che siamo riusciti a trasformare in lezioni di vita, ci permette di iniziare le giornate future con un atteggiamento motivante. E ci incoraggia ad essere più gentili con gli altri, innescando un circuito virtuoso di felicità.

Una volta al mese armiamoci di penna e foglio che divideremo in tre colonne: “Quello che ho scoperto e imparato“, “Quello che ha funzionato“, “Idee per il futuro“; mettendo così per iscritto le emozioni, ci permetterà di entrare a contatto con il nostro io più profondo e, al tempo stesso, di guardarci dal di fuori con obiettività. Scrivere è uno stratagemma per fare il punto della nostra vita senza farci condizionare dagli altri. E ci permette di prenderci cura di noi stessi come faremmo con la nostra più cara amica. Una consuetudine che migliora l’autostima: solo creando spazi per noi soli potremo capire quanto valiamo. Ritagliamo del tempo per ciò che ci fa stare bene, dallo sport preferito all’immersione nella lettura, ad un hobby che amiamo. E se proprio siamo oberati da mille impegni, imponiamoci di trovare almeno mezz’ora tutti i giorni per dirci che ci vogliamo bene.

Dedichiamo un pensiero a chi nel 2015 ci ha in qualche modo deluso. Perché è successo? In generale, non corrispondere alle aspettative di qualcuno produce sempre un cambiamento. Forse c’era la voglia di rinnovare quel rapporto…o chiuderlo per sempre. Esprimere quello che si pensa è un’abitudine con un potenziale altissimo perché ci aiuta a costruire relazioni più autentiche. Parlare apertamente è sì impegnativo e conflittuale ma è l’unico modo per entrare davvero in connessione empatica con gli altri. Buon anno nuovo. Nuovo, nuovo.

Natale cheap and chic

Se è vero che il regalo è la parte tangibile di un concetto più alto e nobile che è quello del “dono”, la scelta dell’oggetto da regalare spesso non è dettata solo da gusti personali e dalla capacità di interpretare i desideri di chi riceve, ma anche dalle opportunità e dai budget. E quando il Natale cade in un periodo di budget ridotto, bisogna appigliarsi a piccoli aiuti per non rinunciare a creare l’atmosfera natalizia ed ottenere risultati di grande effetto con poche risorse. In soccorso c’è il web, con immagini a cui ispirarsi (Pinterest e Instagram in primis) e tutorial (YouTube) grazie a cui è impossibile sbagliare. Ma sarà soprattutto il buon gusto che renderà unico e di valore ultra-materiale il pensiero verso la persona a cui rivolgiamo il regalo: una dedica su un libro, un segnaposto, le iniziali sul pacchetto fatto a mano, un packaging fatto col cuore.

DIY

Dal dire al fare: tutti abbiamo in casa una tovaglia bianca e immacolata, riservata alle occasioni speciali. È il momento di tirarla fuori. Sarà come una tela di un quadro da riempire di accessori dall’allure spiccatamente natalizia. Per un effetto ricercato il match perfetto è con nuance argentate, metalli cromati e porcellane bianche ton-sur-ton da contornare con elementi rubati alla natura come pigne e rami di pino spruzzati di neve spray o zucchero e mele dipinte con un piano polveroso tipo chalk paint. Delle vecchie e affascinanti tazzine da caffè scovate in qualche mercatino, meglio se diverse tra loro, possono diventare un originale segnaposto da lasciare in dono agli ospiti. Basta procurarsi fiocchi di cera, stoppini e colorante in un negozio di bricolage e in pochi minuti si trasformano in eleganti candele da posizionare al centro del piatti.  Per un tocco più informale invece si può puntare su rosso e vetro. I barattoli senza coperchio si possono trasformare in porta candele capaci di una luce soffusa e tengono al sicuro da bambini e dai movimenti del tavolo, mentre facendo scorrere del fil di ferro nelle incanalature e fissandolo agli estremi si possono ottenere delle vere e proprie lanterne da tenere sul tavolo o usare come segnaposto.

BiscuitsVolete lasciare a bocca aperta per l’acquolina i vostri amici/parenti/compagni? Il presente migliore sarà del cibo da regalare, come biscotti o brownies. Di pasta frolla, allo zenzero, profumati alla vaniglia o con golose gocce di cioccolato. Un regalo perfetto da fare alle persone più care, perché sinonimo di tempo donato. Se non si ama cucinare, si potranno acquistare in pasticceria dei cookies guarnendoli poi con ciliegie rosse candite e petali di mandorla e confezionandoli nella carta da fiorista legati con un bel nastro. Molto di moda l’idea di regalare un preparato per biscotti in vaso (cookies in a jar): si mettono in semplici barattoli di vetro tutti gli ingredienti secchi e i destinatari dovranno solo aggiungere quelli liquidi. Il consiglio è quello di optare per ricette davvero semplici cosicché saranno tutti in grado di cucinarli.

Niente più scuse, mancano pochissime ore alla festa più dolce e sentita dell’anno. Sfoderiamo tutta la creatività e doniamola a chi amiamo. Felice Natale…cheap and chic!

Siccome è quasi Natale

xmas moodSiccome è quasi Natale, eviterò discorsi tristi, promesso. Mi limiterò a dire che tra le due fazioni, quelli che lo amano e quelli che lo odiano, io sono a metà. Amo tutte le lucine. Quelle dell’albero e quelle dei negozi. I festoni sulle strade e le luminarie dei tram. I bagliori intermittenti che si intravedono dietro le finestre delle case e le candele accese sui tavolini dei bar. I biglietti con l’alce e quelli con il carillon. Le vetrine del centro. L’allegra frenesia che si respira nell’aria. Le gastronomie piene di tartine con la gelatina, mostarde e salmone affumicato. La letterina a Babbo Natale. Il saggio di fine anno. La pace mattutina dei giorni di festa. La colazione tutti insieme con pandoro e ore che si srotolano pigre tra partitone a Risiko e dvd da guardare sdraiati sul divano. Gli abbracci e i baci. I bigliettini sui regali. E i regali: più quelli da fare che quelli da ricevere, dev’essere un segno dell’età che avanza. La mia famiglia, unita e ridanciana. Il panettone senza canditi. Le ghirlande da appendere alla porta. I nastri d’oro e quelli di raso rosso. Lavoro off e nessuno che rompe.

Non amo, invece, le file nei negozi. La metro sempre piena. Le vie del centro in cui non si cammina. Il traffico. Le cene e i pranzi di rappresentanza, con un vicino di posto a cui non sai che dire. I centri commerciali con le loro musichette in loop. I sorrisi gratuiti della gente. L’urgenza di organizzare cose per scambiarsi gli auguri, come se poi non ci si rivedesse più. L’idea regalo che non ti viene. I regali inutili. I regali che non ti piacciono. I regali sempre uguali. I regali troppo ingombranti. I regali che uno vale l’altro. La frase “transazione rifiutata” quando passi il bancomat o la carta e ti assale la certezza di avere speso, anche quest’anno, troppo e male. Il bottone della gonna che tira dopo mangiato. Le multisale affollate. La tv accesa quando hai voglia di leggere. Le scatole delle bambole con duecento gancetti da tagliare. Tutti gli aggeggi a pile, senza pile. Fare ordine. I vestiti della festa troppo stiff. Le scarpe strette. Il veglione di capodanno. I selfie con dietro le lenticchie. Ma anche senza le lenticchie. L’ultimo giorno di vacanza.

Siccome è quasi Natale però, è il caso di pensare anche a chi di questi sentimenti nemmeno conosce l’esistenza. Perché a Natale contano soprattutto i gesti. E sono tantissime le associazioni che chiedono aiuto: basta avere un po’ di tempo e condividere progetti di solidarietà. Come quelli di Coopi contro la malnutrizione infantile (volontaricoopi.org); di Cesvi per la campagna Fermiamo l’Aids sul nascere (cesvi.org); di Ciai per sostenere i bambini dell’Etiopia (ciai.it). Con Progetto Arca si può lavorare nel servizio mensa per i poveri o nelle unità di strada per i senzatetto di Milano, Roma, Napoli (progettoarca.org). L’associazione Salute Donna, invece, cerca persone disponibili a occuparsi dell’orto sinergico di Cascina Rosa a Milano (salutedonna@libero.it). Per le feste, scegliamo e regaliamoci concretezza.

Bistrot milanesi

Il bistrot è un luogo di incontri, di chiacchiere, di sguardi, di gonne svolazzanti e di camerieri che sanno già qual è il tuo tavolo preferito e lo indicano con un sorriso discreto. È il posto in cui si entra con occhi aperti e predisposizione romanzesca, da soli o in compagnia, per pensare o scrivere, soltanto per guardare, oppure per perdersi dentro le parole e gli occhi di un altro. Il rito è sempre lo stesso, ma ogni volta accade qualcosa di nuovo. Bisogna avere un po’ di amore per la strada per amare i bistrot e il mescolamento di umanità che creano. A Milano ultimamente ne hanno aperti quattro che meritano di essere visitati.

ClotildeClotilde Bistrot (clotildebistrot.com, via Galileo Galilei 2). Atmosfera retrò, locale elegante ma non selettivo, caratterizzato da dettagli vintage quali i vasi, le lampade, i tavoli e le deliziose sedie in velluto, disegnate ad hoc da Santo Scibetta, art director dell’azienda d’arredi Cierreesse. Non solo è ristorante gourmet dell’Hotel Windsor, ma anche caffetteria per colazione che si distingue per varietà (ben 12 tipi di brioche gourmet) e bar per merenda e aperitivo. Ottimo il ricco buffet del brunch domenicale a 19 euro bevande incluse, con spaghetti alla carbonara, burger, sandwich e piatti vegetariani: fantastica la quinoa condita con funghi, gruviera e pesto di salvia. Caffè ottimo e raro, grazie alla macchina a leva Arduino, espressione di unicità e tradizione.

potafioriPotafiori (potafiori.com, via Salasco 17). Un open space in cemento grezzo con area food, lounge café arredato con pianoforte e divani, il tutto contornato da fiori, piante e una collezione di agende, borse e grembiuli in cotone o lino con bellissimi disegni floreali di William Morris. Si fa colazione, si pranza e si cena ascoltando ottima musica. La cucina è per lo più quella regionale italiana: casunsei e polenta del nord e mozzarella verace del sud. Un occhio di riguardo per piatti leggeri, come l’insalata di pollo e zenzero o la tartare di gamberi rossi, e vegetariani: il toast con gli asparagi è da assaggiare. Sublime la torta al cioccolato fondente con salsa di pere e cannella.

napcupNap Cup (corso Garibaldi 86, accesso da via Statuto 16). Pareti confetto, bancone ad angolo e l’impressione di essere finiti in una serie tv anni ’50 o nel reparto baby di un megastore. La formula ricorda quella dei fast food salutisti inglesi con piatti colorati e fantasiosi ben allineati nelle vetrine frigo: fresche insalate e zuppe da portar via o mangiare sul posto, tramezzini, cous cous o quinoa, e dolcetti deliziosi, come la tortina di fragole e lamponi. La location è delicata e femminile, come una casa delle bambole, da godere insieme alle chiacchiere di un’amica o da soli curiosando tra scaffali e credenze pieni di spille, tazzine e grembiuli colorati. Nota di merito: per chi non può permetterselo, Nap Cup mette a disposizione le vivande rimaste nel locale.

gogolGogol and Company (gogolandcompany.com, via Savona 101). Uno dei ritrovi più gradevoli nati in città negli ultimi anni. Vive tutti i momenti della giornata, dalla prima colazione – buona la brioche integrale con confettura di rosa canina – all’happy hour, con calici di vino accompagnati da salumi e formaggi di qualità. Oltre che bistrot è anche una fornitissima libreria dove poter leggere comodamente seduti nelle poltrone dal sapore vintage senza limiti di tempo: un ambiente dove è piacevole fermarsi per un po’, lavorando al pc o connettendosi alla rete wi-fi gratuita a disposizione. Periodicamente si organizzano anche mostre d’arte, presentazioni di autori emergenti e incontri tematici anche per bambini.

Halloween in Italia

halloween

Ormai non è più solamente una festa anglosassone: Halloween in Italia ci ha conquistati per quell’atmosfera festosa e divertente, per le parate in costume e per l’immancabile gioco del “dolcetto o scherzetto”. Recuperiamo le maschere dalla cantina e spolveriamo (ma non troppo) i vestiti per un bel travestimento a tema, poi cerchiamo i luoghi più divertenti per giocare fra tunnel dell’orrore e musical ispirati agli zombie o alle streghe.

Gardaland Halloween Party. Aperto dalle ore 10, il parco sarà interamente allestito con zucche, ragni giganti,  fattucchiere e vampiri.  Si inizia con Welcome: it’s Halloween! Prezzemolo. La mascotte di Gardaland darà il benvenuto tra allegri teschi danzanti. Nel pomeriggio ci saranno lo Zombasket Show, una sfida al canestro con zombie, e la Halloween Parade che sfilerà lungo le vie del parco giochi. Dalle 18 in poi la Valle dei Re si trasformerà in una discoteca a cielo aperto: si potrà ballare fino a mezzanotte circondati da zucche e dragoni e un gran finale con fuochi d’artificio (http://www.gardaland.it).

Mirabilandia Halloween Fun. Festa dei mostri con streghe, vampiri e fantasmi pronti a regalare brividi a suon di divertimento. Spettacoli a tema e la speciale Horror Zones dedicata all’Halloween Horror Festival. Da non perdere lo spettacolo di benvenuto Maleficio e nel pomeriggio Hella, la Regina degli Inferi,  musical dedicato al viaggio della dea Hella negli inferi (http://halloween.mirabilandia.it).

Halloween Parky all’ Italia in Miniatura. Un tremendo weekend di paura fra streghe e zucche, make up per bambini, laboratori horror, animazione da brivido e scienziati pazzi. L’ingresso è gratuito per tutti i bimbi in maschera, con tanto di sfilata a premi per i travestimenti più terrificanti (http://www.italiainminiatura.com).

HalLEOween a Leolandia.  L’unico luogo al mondo in cui la festa delle streghe è a misura di bambino fino a tarda notte. Tutto si tingerà di arancione per una giornata speciale all’insegna del divertimento, che culminerà in una serata mostruosamente magica. La Magia di HalLEOween, Il Ballo delle Streghe, Leo e l’Isola Fantasma e la coloratissima Parata delle Streghe sono solo alcuni degli appuntamenti da non perdere (http://www.leolandia.it).

E se proprio non abbiamo voglia di metterci in viaggio, possiamo sempre invitare pochi amici a casa e preparare una festa da brivido: la creatività va lasciata a briglia sciolta perché la parola d’ordine è stupire i propri ospiti. Tovaglie, bicchieri, piatti e accessori (anche di carta) andranno scelti nei tre colori chiave: arancio, nero e viola. Si possono gonfiare dei palloncini bianchi e neri e applicare occhi e bocca ritagliati in colori contrastanti, come fantasmini che si aggireranno per casa. Ovviamente non possono mancare le zucche di Jack O’Lantern. Basterà scavarle ed intagliare occhi e bocca ispirandosi a vari motivi geometrici. Inserendo poi all’interno dei lumini scaldavivande si creerà l’atmosfera giusta. Buon Halloween stregato a tutti!

 

Il cambio armadio con Brother Italia

armadio1C’è chi è ferrea: due volte all’anno – stesso giorno stessa ora – inizia il cambio armadio. E chi – come la sottoscritta – rimanda sempre a domani. Chi è compulsiva e non smette mai di fare ordine. E chi non sa da che parte iniziare. Ci sono armadi dove ogni capo è impilato e ordinato per colore, tipo, uso. E scaffali che traboccano. Ci sono donne organizzate che buttano o regalano quello che non usano e donne insicure che tengono tutto “perché non si sa mai…”. Il guardaroba è uno specchio della personalità, oltre che dei gusti. La cosa più difficile è risolversi a buttare via tutto quello che non serve più o perché è rotto o perché è ormai invecchiato o semplicemente perché non ci piace più. Una delle condizioni dell’ordine è scegliere e scartare, bandendo il ricatto silenzioso dei ricordi: quello che ci fa tenere un vestito che non metteremo mai più solo perché pensiamo che sia una piccola parte della nostra vita, perché l’abbiamo portato il giorno della nostra laurea o alla prima festa.

Cosa cambiare ogni 5 anni: i classici di ogni giorno. Ma attenzione, la faccenda è più complessa di quanto non sembri: un pezzo a scadenza quinquennale presuppone un acquisto ragionevolmente ponderato, una qualche forma di affezione e, di conseguenza, una certa ritrosia al turnover. La rosa delle scelte si riduce a pochi elementi: tendenzialmente quelli che per logorìo e sfangamento vanno a un certo punto sostituiti. Ci rientrano i basic da ufficio: la décolletée nera, il pantalone con le pinces, il cappello in feltro a tesa larga. Ma anche la tote senza nome proprio, il pull misto cachemire e il cappotto di buona marca comprato in saldo. Il tutto né troppo anonimo, né troppo connotato. Insomma, lo zoccolo duro del nostro guardaroba.

Cosa cambiare ogni 6 mesi: tutto quello che per noi è passione. Ma teniamo un occhio al budget, considerato che quanto più una tendenza è marcata, tanto più la si nota e, di conseguenza, stanca a partire dalla seconda volta in cui la si mette. Avrà pure scadenza semestrale, ma anche lo shopping compulsivo va comunque minimamente ragionato. Più che su veri e propri capi spalla, pertanto, vale la pena di puntare sulle stampe di tendenza (quest’autunno il patchwork), su un accessorio di punta (il mocassino collegiale), sulla borsa più cool (il secchiello con frange spopola). E, in generale, sul mood grunge che è una garanzia. Con piccoli pezzi da sciorinare ad effetto, per dare un benefico scossone ai capi di cui al punto precedente, o da mixare, come un tratto d’evidenziatore, ai pezzi forti di cui al punto seguente. L’importante è non passare inosservate.

Cosa tenere forever: i pezzi forti. Dai grandi classici alle follie che, dopo anni, si trasformano in introvabili reperti vintage. Rientrano nella categoria il cappotto cammello di Max Mara, il foulard e/o la borsa Hermès, la robe noir di Chanel e la valigia Louis Vuitton. Le zeppe di Ferragamo e i mocassini con morsetto di Gucci, ma anche un bel Rolex o un panama di Borsalino. I cosiddetti cult. I pezzi per cui le signore di tutto il mondo si mettono in coda e aspettano mesi prima di averli.

BrotherE per avere un ordine perfetto, organizzato e funzionale ogni abito dev’essere stipato nella sua busta anti polvere e ogni paio di scarpe nella sua scatola. Per evitare di dover aprire tutti i contenitori ogni volta che abbiamo bisogno di qualcosa basta aggiungere un’etichetta su ogni scatola con l’elenco di quello che ci sta dentro: da tenere a portata d’armadio l’etichettatrice Brother Italia (http://www.brother.it/labelit), che ci semplifica la vita e aggiunge precisione a lavoro ultimato con un effetto decor garantito, facendoci risparmiare tempo e rendendo il cambio stagionale più divertente e meno noioso.

In particolare l’etichettatrice Brother PT-H100R (http://www.brother.it/labelling-machines/pt-h100r) dichiara guerra al disordine in modo semplicissimo e personalizzato grazie a 9 diversi font e 8 template disponibili. Di facile utilizzo, i nastri sono facilmente caricabili e di tanti colori differenti. Si può stampare qualsiasi testo, aggiungendo cuoricini, stelline o cucinafaccine…io per esempio ho utilizzato etichette decorate con un fashion template in base all’utilizzo specifico del riordino armadio, ma il bello di questa etichettatrice è che si può usare in tutti gli ambiti della casa, dal ripiano della cucina per riconoscere i vari barattoli alla camera dei bambini per suddividere i loro giocattoli. O ancora in bagno per ricordarci cosa contengano quei vasetti con creme e shampoo comprati tempo fa. Oppure in ufficio per tenere ordinate cartellette e porta cd o in giardino come decoro nell’orto sulle piccole insegne delle diverse erbe. Via libera alla creatività!

La Milano di moda

Algida, a tratti inafferrabile e volubile come una bella donna. Fosse un vestito, Milano sarebbe sicuramente il little black dress: elegante nelle sue linee essenziali che non passano mai di moda, versatile e camaleontico. Basta farlo svettare su uno stiletto da capogiro – il nuovo skyline di Porta Nuova – aggiungere un accessorio sparkling – come gli store del lusso made in Italy – o semplicemente sfrondare gli eccessi e gustarlo così com’è e come era: un abito da cocktail. Perché la Milano di moda e alla moda è più attuale che mai in questi giorni di Fashion Week, da sorseggiare on the rocks, lentamente, a passeggio tra le vie storiche dei sanpietrini consumati dal tempo e dalla frenesia tipica dei suoi abitanti.

Excelsior2Allora scarpe super flat e carta di credito alla mano sono indispensabili per sfrecciare nel tempio dello shopping griffato, l’Excelsior (a destra l’ultima limited edition firmata Coca-Cola Italia. Galleria del Corso 4, http://www.excelsiormilano.com): il department store di lusso più amato da modaioli e non. 4.000 mq su sette piani, con interni firmati dall’archistar Jean Nouvel e video installazioni futuribili. Passando per le boutique di Antonia (donna, uomo e accessori) e il foodmarket chic di Eat’s, con primizie e prodotti eccellenti, che può competere come acquolina giusto con lo storico Peck (via Spadari 9, http://www.peck.it), regno gourmand milanese. Ricerca, innovazione e tradizione? Sono le parole chiave della filosofia di Biffi (corso Genova 6, ang. via Sapeto, http://www.biffi.com), negozio-istituzione con interni progettati da Gae Aulenti. L’istinto e l’esperienza di Rosy Biffi fanno sì che, in boutique, si trovi dal tailleur sartoriale al knitwear pezzo unico, dalla borsa must-have al cappotto di sfilata. Imperdibile il suo “fratellino”, Banner (via Sant’Andrea 8/a, http://www.bannerboutique.it): jeans perfetti, sneakers di tendenza, bijoux che danno la svolta al look, abitini stampati. Su ben 12 livelli è diffuso The Brian & Barry Building (via Durini 28, http://www.thebrianebarrybuilding.it), gallery di moda uomo e donna con profumeria, gioielleria, high tech e home. E per ristorarsi, un viaggio nell’italian food: dall’hamburgheria Eataly alla pizza verace Rossopomodoro. I più famosi ed istituzionali rimangono La Rinascente (piazza del Duomo, http://www.larinascente.it), un concentrato di moda, design e it-bag contornato da sushi e aperitivo panoramico con vista sulle guglie del Duomo. wes1E 10 Corso Como (corso Como 10, http://www.10corsocomo.com), fondato da Carla Sozzani in un cortile di ringhiera della vecchia Milano; è la boutique con gli stilisti più cool ma è anche ristò-bistrot, galleria d’arte, libreria raffinata e bar. Ma il premio all’originalità va a Uberta Zambeletti, consulente per grandi maison e fondatrice di Wait and See (a sinistra una foto dell’interno con le nuove collezioni. Via Santa Marta 14, http://www.waitandsee.it): una boutique artistica, globetrotter, a due passi dalla Madonnina. Una vera chicca per i trend setter e gli amanti di pezzi unici di giovani designer o capi vintage scovati da Parigi a Tel Aviv.

Settembre, nuovo inizio

Accidenti, le vacanze sono finite e quasi non ce ne siamo accorti. Le abbiamo percorse a rotta di collo, lanciati in discesa a bordo di uno skate. Ci siamo presi il vento in faccia, abbiamo annusato gli odori nell’aria, intravisto i colori che sfumavano nella velocità. Non abbiamo forse colto i dettagli, ci siamo persi qualcosa nel tragitto, ma per una volta è stato così bello: correre per correre, senza starci tanto a pensare. Vivendo alla giornata. Sentendo il cuore che rimbalza nella gola e l’adrenalina che scorre nel motore, come una benzina che lo tiene sempre acceso, e al massimo.

September

Carichi di energia post-vacanza, iniziamo così le lunghe liste dei buoni propositi: c’è chi programma di iscriversi in palestra, chi di impegnarsi di più nel lavoro per fare carriera, chi promette di seguire un’alimentazione sana o di ritinteggiare casa. Chi ha voglia di cambiare aria, prospettiva, di tagliare i rapporti con le persone sbagliate, di mutare la visione del mondo, per cucirsi addosso un’esistenza più coerente con i propri sogni. Settembre è un mese bellissimo. È un nuovo inizio, un lungo respiro, un’occasione. A settembre si fa la muta. Si lascia il vecchio e si abbraccia il nuovo. È a settembre che inizia un nuovo anno. E come tutti gli inizi è stupendo perché possiede l’eccitazione dell’attesa, il gusto della sfida, la dolcezza della speranza. Tutto può finalmente ricominciare daccapo. Con più energia ed ottimismo.

Ecco il mio buon proposito settembrino, coltivare l’ottimismo. Perché il buonumore aiuta a vivere meglio ed è contagioso: chi sta bene con se stesso dona felicità agli altri, risollevando l’umore (e le sorti) di chi ci sta intorno. Quindi sorridiamo! Più lo facciamo e più aumentano l’energia e la voglia di meravigliarsi, perfino di innamorarsi. Che è il massimo dell’ottimismo, perché ci porta a vedere lontano, a investire sul futuro vivendo in pieno anche il presente. Fermarsi al lato negativo delle cose è paralizzante, vuol dire non trovare vie d’uscita che potrebbero esserci. Perciò l’ottimista è vincente: anche lui si ferma di fronte a esperienze difficili o dolorose, ma al contrario del pessimista non ci resta impigliato. Cerca (e trova) gli spiragli positivi e li usa per uscirne.

Buon settembre, con il sole di agosto negli occhi.

Viaggiare per guardare

smart photo

Una volta erano solo i giapponesi. Adesso siamo tutti così. Arriviamo alla meta del nostro lunghissimo viaggio e non guardiamo, fotografiamo. Non gustiamo, riprendiamo. Ovunque, telefonini, tablet, telecamere a dare la caccia a ogni istante della nostra vita. Ancora prima di goderci il paesaggio, al mare o in montagna, in spiaggia, sui ghiacciai come nelle città d’arte, c’è lo scatto, multiplo, compulsivo. “Che cosa ti ricordi di quel momento?”. “Ecco la gallery” è la risposta. Non la storia di un sapore, di un profumo, di una luce. Viviamo in una società che non sa più guardare, siamo all’ubriacatura del selfie da inviare subito tramite WhatsApp. L’archiviazione illimitata di immagini digitali porta alla perdita di ogni freno: c’è una sorta di ebbrezza del potere connessa alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

Nel mondo antico il primato della vista era assoluto. Vedere voleva dire conoscere. A partire dall’antichità classica in poi guardare voleva dire entrare in rapporto con quel che ci stava di fronte; guardavi qualcuno o qualcosa perchè avevi voglia di conoscerlo, di entrarci in contatto. Non guardavi per caso: pena, spesso, la vita. Pensiamo a Orfeo ed Euridice, ma anche allo sguardo della Medusa che pietrificava, il prigioniero della caverna che guarda le ombre e che Platone fa risalire alla luce, Edipo accecato, Narciso che si guarda nello specchio. Guardare, nel bene e nel male, è sempre stato importantissimo.

orcia1Se invece di guardare scattiamo una foto, accade che il nostro sguardo si depotenzia e quindi perde di valore anche la nostra conoscenza della realtà. L’impresa si conclude con lo scatto che registra passivamente immagini raccolte in modo indiscriminato. È solo un ingurgitare immagini, restando perennemente affamati. Mi ritorna, potente, il ricordo della prima volta che ho visto le terre della Val d’Orcia nella lentezza di un pomeriggio di fine estate. Guardavo rapita la dolcezza delle colline e sì, sentivo che attraverso lo sguardo le conoscevo, nel senso che ne facevo esperienza. Cogliendo tutte le sfumature di verde, giallo, ocra penetravo la loro essenza. Non ho scattato nessuna foto quel giorno, eppure il ricordo dentro di me non è mai sbiadito. E irradia, a distanza di anni, tantissima luce.

Una nuova passione

beginning

C’è un bellissimo momento nella vita, in cui non possiamo far altro che prendere la decisione che ci troviamo davanti. Non costa fatica, non ci perdiamo un minuto di sonno. Molliamo un lavoro a cui abbiamo dato tutto, che ci ha dato tanto, e ce ne andiamo a piantare carciofi. O rose. Facciamo un figlio, smettiamo di fumare, lasciamo un uomo. A volte, banalmente, tagliamo i capelli o ci facciamo bionde. Ci abbiamo messo mesi, più spesso anni (ecco, per i capelli magari no), forse non ci eravamo nemmeno accorte che ci stavamo pensando, mentre invece, sotto sotto, quella sana e potente spinta di vita lavorava per noi. In un caso o nell’altro, semplicemente, lo facciamo. Ci svegliamo una mattina, ci buttiamo, e siamo le persone più felici del mondo. Una bella spinta al cambiamento. Un’evoluzione, un progresso, un reinventarsi assecondando un’atavica passione che rimasta sopita e silente troppo a lungo…

Ogni inizio, ogni novità, ogni scoperta ci rinnova. Possiamo rinascere una, cento, mille volte, ricreandoci grazie alla forza vitale che sapremo trovare in noi. Lasciando germogliare e crescere una nuova passione. Può essere un amore, un nuovo lavoro, la nascita di un figlio; assecondare la voglia di un viaggio nella natura o di imparare uno sport. Ogni novità ci fa sperimentare la condizione di quando ci innamoriamo e ancora non sappiamo se saremo riamati. Qualsiasi esperienza nuova, anche coltivare pomodori sul terrazzo, vivere la bellezza in sé, in questo momento di cupa negatività e pessimismo, è una risorsa. Tutto è legato all’invenzione, alla scoperta di ciò che prima non riuscivamo a vedere.

Dice un antico proverbio cinese: “La mente è un terreno fertile, qualsiasi cosa ci pianti crescerà, sia che si tratti di fiori meravigliosi, sia di erbacce“. Saggezza antica, attuale ancora oggi: conoscere i meccanismi della mente è essenziale per mettersi alla guida della propria vita senza lasciarsi trasportare dagli eventi in maniera passiva. La mente non va lasciata a se stessa, ma va nutrita: sta a ognuno di noi capire cosa fare entrare e cosa, invece, mantenere fuori. E come farlo. Il primo passo per cambiare è proprio quello di accettare il fatto che è in nostro potere decidere quale atteggiamento adottare verso gli eventi della vita: dobbiamo capire se preferiamo stare fermi a guardare i problemi e lamentarci o accettare la sfida e provare a risolverli. E solo a quel punto avremo la capacità di sperimentare tante fasi, tante vite, tanti inizi.

1 2 3 4 8

Copyright 2013 - 2014 © Best of Mag