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Homi 2017

L’arte di vivere torna protagonista ad HOMI 2017 – Il Salone degli Stili di Vita in programma a Fiera Milano da oggi al 18 settembre 2017. La manifestazione giunta alla sua ottava edizione esplora a 360 gradi abitudini, gusti, tendenze, in una parola, “stili di vita”, raccontando così come i trends influenzino la nostra vita quotidiana nel corso del tempo, una lente d’ingrandimento sulle nuove tendenze che caratterizzano gli oggetti per la casa e gli accessori per la persona.

HOMI 2017 propone anche in questa edizione aree dedicate alla sperimentazione e focus su tendenze e abitudini sempre più diffuse: dalla tavola alle decorazioni, passando, tra gli altri, per i complementi di arredo, i tessuti, le profumazioni per gli ambienti, i gioielli e gli accessori e il settore kids.

Presenti i 10 famosi satelliti che costituiscono il Salone e che definiscono il negozio di domani, ampliando le occasioni di business grazie a nuovi territori di incontro tra espositori e compratori. Da Living Habits dedicato a tavola, cucina, arredi e complementi, illuminazione, Wellness & Beauty dedicato a bagno – wellness, beauty, Fragrances & Personal Care dedicato alla profumazione per l’ambiente e la persona, Fashion & Jewels dedicato a accessori, moda, bijoux, gioielleria, packaging, Gift & Events dedicato a regalo, eventi, merchandising, licenze, Garden & Outdoor dedicato a sistemi, arredi e complementi per esterno, gardening, Kid Style dedicato agli arredi e complementi, moda e accessori per il bambino, Home Textiles dedicato al mondo tessile e homeware, Hobby & Work dedicato a viaggio, hobby, musica e lavoro e infine Concept Lab dedicato a concept design companies, editors, contract.

HOMI 2017 è una vetrina perfetta per scoprire accessori originali, funzionali e dal design raffinato fra le proposte degli espositori che vi partecipano e per l’edizione di settembre si arricchisce di due eventi speciali realizzati con importanti realtà del settore. Il primo, a cura di WGSN, società leader a livello internazionale in ricerche e analisi di mercato, presenterà nuovi trends di settore, mentre il secondo, realizzato in collaborazione con il POLIdesign di Milano, offrirà un focus su materiali e colori all’interno dell’area HOMI Materials Culture, spazio che il Salone degli stili di vita dedica al tema della decorazione attraverso l’utilizzo di materiali innovativi.

Gioca un ruolo fondamentale nella nostra vita quotidiana la tecnologia, sempre più presente nelle nostre case e negli oggetti che ci circondano, una realtà che segue la tendenza a voler essere “smart” sia fuori che dentro casa e a condividere, attraverso i social network, gli spazi della propria intimità. Da qui nasce HOMI Smart, un format sperimentale, realizzato in collaborazione con IDLAB, per mettere in mostra esempi concreti del rapporto sempre più stretto tra design e tecnologia, tra bellezza vissuta attraverso gli oggetti e condivisa mediante i social network. Per questa nuova edizione, HOMI Smart offrirà ai visitatori un viaggio sia fisico che virtuale, dove esplorare nuovi scenari e dove trovare prototipi, progetti, idee pensate per chi ama muoversi e spostarsi.

Ogni settore di Homi inoltre sarà animato con numerosi workshop e talk show in modo tale che gli operatori di settore e i visitatori vivano la manifestazione come un momento altamente formativo, nonché di incontro e scambio di idee e opinioni sui temi cari al Salone degli Stili di Vita.

L’eccesso va di moda

Milano, fine febbraio. Un passante qualsiasi incrocia uno dei tanti capannelli di folla variopinta che, di ora in ora, si radunano davanti ai luoghi delle sfilate durante la fashion week. Con ogni probabilità vicina al 100%, si starà chiedendo come diavolo vada vestita certa gente. Quasi fossero pennellate accese, a tratti disordinate, signore di ogni età rendono quell’effimero tableau vivent un’opera d’arte in continuo divenire. È la moda, bellezza. Cioè il regno dell’opinabile, e stare al sicuro all’interno dei suoi confini significa per lo più non osare mai troppo. Qui, per una volta, avviene il contrario. Solo le più impavide si avventurano nei territori di frontiera. E lo fanno con coraggio proporzionale alla propria consapevolezza stilistica. Senza paura di sbagliare (o forse sì, chissà). Spesso, ma non sempre, si tratta di addette ai lavori, fashion editor, blogger autorevoli o celeb con un occhio particolarmente attento all’eleganza.

Tenendo pur fermo il punto di una massima latina “De gustibus non est disputando“, non posso esimermi dal mettere l’accento su tutta una serie di look che in più di un’occasione ahimè hanno fatto strabuzzare gli occhi, ingarbugliare la lingua, tremare la mano. Sarebbe del resto consigliabile tenere sempre bene in mente che il Carnevale cade solo una volta all’anno, non lo si può festeggiare ogni santo giorno…le passerelle di Milano Moda Donna per l’autunno-inverno 2017-2018 sono state generose in questo senso, trasformando in più di un’occasione la celebre fashion week in un grande, rutilante circo. La sfilata di Gucci ha fatto da apripista ispirandosi ai film horror degli Anni ’80:

Seguito a ruota da Prada, ovvero come ti trasformo la femminilità in cavernosità primitiva:

Ma l’Oscar del trash è stato vinto a mani basse da Moschino che si schiera dalla parte della sostenibilità, a discapito della vestibilità:

Questo è il vero lusso? Quand’è che sconfina nell’ eccesso? E allora va esibito o nascosto? Un fatto è certo, in passerella vale tutto e il contrario di tutto. C’è chi regala certezze e chi scombina continuamente il mazzo. E c’è anche chi pensa che la new wave barocca, da diverse stagioni uno dei trend più affermati, sia il segno di certa propensione al cattivo gusto diventata di fatto una moda. L’idea stessa di lusso è cambiata negli ultimi 10 anni. Le domande, o meglio, le risposte, sono sempre più aperte: oggi, per esempio, è diventato impossibile stabilire se sia più chic una pelliccia o un’ecopelliccia, una clutch fatta di materiali preziosi o una borsa in tessuto riciclato, un abito firmato da migliaia di euro o uno di serie che ne costa meno di cento. Ogni giudizio vale. A riprova: non c’è settimana in cui una principessa si astenga dal presentarsi al più formale dei rendez vouz vestita Zara o H&M. Cheap ma di buon gusto.

Hygge. Il segreto danese della felicità

Le mani fredde che si scaldano intorno a una tazza di tè profumato, una cena tra amici illuminata da un camino scoppiettante, una coperta morbida che ci avvolge mentre stiamo leggendo un libro che non vorremmo finisse mai. Tutto ciò ha un sapore intimo, sincero, semplice ma speciale, che accarezza i sensi in un piccolo universo esclusivo. Ma soprattutto è molto Hygge. O per meglio dire “hue-ga”, come vuole la pronuncia danese. Rapida, schietta e per nulla onomatopeica, che stride persino un po’ con quell’idea di lentezza e serenità che ne descrivono in piccola parte il concetto. Perché Hygge in realtà è molto di più. È Hakuna Matata, è ciò che si trova alla fine dell’arcobaleno, è l’essenza della felicità stessa, per provare a capirci. È un modo di vivere ed essere che appartiene da secoli alla cultura danese ed è forse l’ingrediente segreto che da oltre mezzo secolo consente alla Danimarca di essere al primo posto nella classifica dei paesi più felici del mondo secondo le Nazioni Unite, alla faccia dei suoi inverni rigidi e bui. Per quanto il mondo guardi all’Hygge con invidia (e i guru del lifestyle siano già pronti ad esportarla), non esiste una corrispondenza in altre lingue che le renda giustizia. Poco si sa anche sull’origine del termine, che sembra derivare dalla parola germanica ottocentesca “hyggia”, ovvero “premura” e “attenzione”, oltre che vantare una parentela con l’inglese “hug”, “abbraccio”, con cui condividere non solo la sonorità ma anche il senso di comfort e sicurezza. Una cosa è certa: l’Hygge non è stata pensata per essere tradotta, ma per essere sentita. Creare l’Hygge per un danese significa dar vita ad un momento in cui ciò che ci circonda (gli oggetti, la natura, le persone) ed il nostro atteggiamento sono in grado di far stare bene noi e gli altri. È un rifugio, un piumino che ci isola dalla realtà quotidiana e ci regala un senso di appagamento il cui ricordo piacevole resterà con noi fino all’occasione successiva. E la vita non è altro che un susseguirsi di Hygge. Ma quali sono allora i segreti di questa beatitudine? Ne sono stati individuati quattro:

Semplicità. Che la felicità risieda nelle piccole cose, non è certo una novità. Se però a dirlo sono coloro che detengono il titolo di “più felici della terra” forse conviene crederci. E sul serio. Nonostante i danesi siano tra i cittadini più benestanti del mondo, con un alto livello di servizi e di benessere economico sono anche celebri per il loro understatement ed il loro stile di vita modesto, a contatto con la natura, scevro da ogni desiderio di ostentazione. Le loro case sono senza frivolezze, il design è essenziale, funzionale, leggero. E nonostante ciò, straordinariamente bello.  Sapersi circondare di oggetti belli e semplici, ma anche funzionali e fruibili aiuta a creare il contorno perfetto per un’atmosfera Hygge, dove trascorrere del tempo con se stessi, con la famiglia e dove chiunque può sentirsi a proprio agio.

Essere se stessi. La spontaneità è un elemento fondamentale dell’Hygge. Essere se stessi è la condizione necessaria per permettere a se e agli altri di aprire il proprio cuore e di sentirsi parte di un gruppo, senza prevaricazioni. Se temiamo di rimanere i soli ad abbassare la maschera, sappiamo che la spontaneità è il desiderio segreto di tutti. Ed è terribilmente contagiosa.

Perfetto è noioso. Non aspettiamo che la nostra dimora sia perfetta per invitare gli amici. E allo stesso modo non aspettiamo di avere il frigo pieno di prelibatezze per organizzare una cena. Per dar vita a un’atmosfera Hygge può bastare un buon tè, dei biscotti serviti con attenzione su un piatto da portata e della buona musica. La cura con cui si fanno le cose, sinonimo di attenzione verso gli altri, è molto più hyggelig della perfezione.

Caldo, dentro e fuori. In una casa Hygge non mancano mai soffici coperte sotto cui rannicchiarsi davanti alla tv, tazze ampie da stringere con entrambe le mani, dei lumini per illuminare balconi e aggiungere una luce calda alle pigre serate d’inverno. Un dono è hyggelig quando scalda il cuore, senza alcun desiderio di ostentare.

Regali con un click

 

 

 

Per noi shopping addicted questa cosa che si può comprare anche fuori orario, sedute in poltrona con il plaid addosso e una tazza di tè, è micidiale. Già ci aveva sconvolto l’apertura domenicale dei negozi, ma qui siamo ben oltre ogni nostra possibilità. Il Natale è un’ottima scusa per surfare tra un e-store e l’altro a caccia di occasioni, facendo cadere anche l’ultima leggenda metropolitana: la corsa affannosa per i regali il 24 dicembre pomeriggio. Niente come la rete (lo dice il nome stesso) mette il mondo intero a disposizione. Ecco i dotcom e i dotit da consultare.

Sceglie il destinatario. Sul sito Wishlist (wishlist.it) si può comprare con un click un cofanetto virtuale: si stabilisce la cifra che si vuole spendere e compariranno una serie di oggetti a seconda del tema che si sceglie (dalla casa allo sport, dai bijoux alla tavola). Il destinatario del regalo riceverà via email questo “contenitore” che comprende circa 100 prodotti, tutti dello stesso valore. Sarà lui a decidere quale oggetto preferisce, ordinandolo dal sito.

Un regalo in capo al mondo. Mai sentito parlare di e-gifting? Il sito 4gifters (4gifters.com) consente di fare un regalo in tempo reale a una persona lontana unendo l’e-commerce ai social networks. Funziona così: si entra nel sito, si sceglie il regalo, si segnala la sua mail. Il fortunato destinatario del nostro pensiero materiale riceverà un codice per poter ritirare in negozio l’oggetto scelto da noi.

Doni super selezionati. Per le offerte di Natale su Yoox – il primo store online di moda, arte e design – c’è una pagina ad hoc (yoox.com/yooxmas) per trovare il regalo perfetto scegliendo tra i best seller, sotto i 100 euro, wow gift, gli infallibili e gli essenziali d’inverno. Impossibile sbagliare.

Non conta solo il pensiero. L’intenzione di chi regala e la soddisfazione di chi riceve spesso non corrispondono…la soluzione la offre Snoblesse (snoblesse.com): un cofanetto che contiene una carta prepagata che permette di fare shopping nei negozi partner come Fratelli Rossetti, Gallo, Moleskine, Trussardi, Brooks Brothers…

Sì, viaggiare…Far provare il lusso in vacanza? Dormire in alberghi 4 e 5 stelle o in boutique hotel? Basta entrare in Secret Escapes (secretescapes.com), il club specializzato in soggiorni presso hotel de luxe con sconti fino al 70%. Bisogna però essere velocissimi perché le offerte sono flash. Ma c’è di tutto: testare la prima neve dell’Austria, assaporare la gastronomia umbra, godersi le bellezze nascoste della Costa Azzurra.

Arredamento e addobbi per la casa. Le decorazioni domestiche rimangono le più amate nel periodo natalizio. Albero e presepe sono i veri simboli delle festività ed il fai da te è l’ideale per trascorrere momenti creativi in compagnia. Su sito di Dalani (dalani.it) si trovano tutte le idee più originali per decorare l’albero e non solo, apparecchiare la tavola e fare bei regali per tutti.

 

 

 

 

Militarismi

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L’ultima delle raffinatezze modaiole è la divisa militare, con buona pace di chi crede che su certe cose non si scherza. Infatti come si fa a sdrammatizzare una cosa terribile come la guerra? Mai come oggi è instabile la vita reale, mai come oggi la guerra è un rischio reale. Eppure tutto serve per ricordarci che esiste e colpisce buona parte del nostro pianeta. Certo, non basta indossare una camicia mimetica, marsine o un paio di anfibi per cambiare le cose, ma è un modo per dimostrare che un simbolo di morte e distruzione può essere magari usato anche per divertirsi. Questo sta facendo la moda: si appropria con nonchalance di oggetti e feticci identici o quasi a quelli di truppe ed eserciti di mezzo mondo solo per trasformarli nel loro esatto opposto: simboli di pace, di eguaglianza, di condivisione. Cancellando come per incanto ogni traccia di rivalità, ogni accenno alla violenza. A partire dall’estate del 1968 a Woodstock, quando esibire fiori, frange e coroncine, insieme alle giacche verde militare dei reduci del Vietnam era, più che una moda, un modo di essere. Pacifisti. Ieri a Woodstock, oggi a Coachella: fra le star radunate a inizio estate al festival hippie del momento, le piastrine di riconoscimento dei soldati si portavano con i ciondoli peace&love.

military3Per tutta la stagione invernale, il cappotto con gli alamari, lo stivale da moschettiere o il colbacco sovietico svettano nella lista dei capi indispensabili. Ma tant’è. Private di ogni finalità tattica, perfino cotte, redingote e mostrine mantengono integro il fascino dell’uniforme. E se da Valentino il camouflage delle tende da campo è diventato un’arte – applicata su scarpe e borse femminilissime, ma piene di borchie – scovare un pezzo militare nel guardaroba e rieditarlo per l’inverno è un obbligo. Ecco allora la sahariana come giacca da tailleur, preferibilmente con la gonna; mentre il trench si porta anche di sera, sull’abito di chiffon e senza calze. I cappotti lunghi con i bottoni d’oro o i parka che sono così comodi per chi gira in motorino. Con l’arguta aggiunta di strass e patch di ogni genere, bordi di pelliccia e di velluto, borchie e paillettes. La divisa militare si porta sempre, dal giorno alla sera. Basta smorzare il datato effetto asburgico con un paio di jeans, una gonna vezzosa o un abito in seta fantasia. Niente total look con pantaloni da ufficiale. È noioso e scontato. Siamo donne, siamo femminili, piuttosto sfoggiamo un paio di sexy cuissardes.

Dove e quando comprare a Milano: La Fiera di Sinigaglia, tutti i sabati 8.00-18.00, Ripa di Porta Ticinese, nel tratto da via Paoli a via Barsanti, Milano. Naviglio Più, abbigliamento militare, Ripa di Porta Ticinese, 33, Milano. Militalia, Fiera del collezionismo militare, 31 ottobre-1 novembre, via Novegro, Segrate.  Online i migliori negozi sono midwest-vintage.com e troph-e-shop.com.

Rétro style

retro

Nella maggior parte dei casi la mania del vintage è come l’influenza: torna ogni anno, prende tutti, e nel giro di qualche mese è passata. Ma stavolta credo che la tendenza imperverserà a lungo, forte di mille rivoli che la alimentano. Dalla musica al design, dal collezionismo al cinema. Alla moda: sulle passerelle dell’estate e su quelle del prossimo autunno sono finiti in rassegna praticamente gli ultimi 60 anni della storia mondiale del costume.

Dalle gonne a ruota del Dopoguerra reinterpretate per la p/e da Dolce & Gabbana, Michael Kors e DKNY, ai favolosi Sixties rivisitati per l’a/i da Fay, Tommy Hilfiger e Giambattista Valli. Dagli Anni 70 rilanciati da Gucci, Louis Vuitton e Saint Lauren durante la p/e, agli 80 tornati in auge nell’a/i con le collezioni di Chanel, Miu Miu e Moschino. E se alle ultime sfilate è ricomparso perfino il minimalismo imperante fra gli anni 90 ed il nuovo millennio – da Victoria Beckham a Stella McCartneyil mood di molte collezioni sarà, nei prossimi mesi, quell’aria scientemente fané, quell’allure discretamente rétro style, quel quid che non sapremmo come definire se non: sapresti distinguere cosa ho comprato l’altro ieri da Prada e cosa ho ereditato dal guardaroba della prozia? Di qui a che l’idea tracimasse nello street style è bastato un attimo: i vintage festival si moltiplicano a vista d’occhio, in ogni stagione e ad ogni latitudine. E in nome di questo meccanismo lisergico ci siamo fatti piacere tutto il “meglio” del cattivo gusto degli anni Ottanta (i fuseaux, la permanente, le spalline, gli scaldamuscoli alla Flash Dance), riabilitato i Settanta dando una parvenza di nobiltà shabby-chic ai jeans scampanati e alle camicette indiane, siamo arrivati persino a promuovere nella categoria dei “mai più senza” quei discutibili sandali dei tedeschi in vacanza…da quel momento in poi abbiamo capito che tutto sarebbe stato possibile, che avremmo ingoiato e digerito qualsiasi cosa: la salopette con le pump taccatissime, il vestito di raso con il chiodo di pelle, il calzino alla caviglia con il sandalo da sera.

E le digressioni a tema e le passioni rétro dilagano: si va dall’antiquariato con il Brocantage – La Fiera dell’Antico dal 16 al 18 settembre 2016 al Parco Esposizioni Novegro a Milano, ai megamix moda-arte-spettacolo di Vintage, la moda vive due volte! dal 21 al 23 ottobre 2016 presso il quartiere fieristico di Forlì, ai diversi raduni di macchine d’epoca in giro per l’Italia  – 500 Fiat le più amate – che regalano cartoline d’annata in ogni piazza e luogo che calchino. E mentre sotto sotto pure l’intimo registra un gran ritorno del burlesque, i wedding parties del momento  si ispirano ai ruggenti anni 30. Perché il risultato è fuori discussione: calarsi in un meraviglioso abito Anni 50, rispolverare gli stivali mezzo tacco della mamma, scovare in un mercatino una tunica hippie e aggiornarla in chiave moderna con accessori up-to-date, è un gioco stiloso, che fa un consapevole e divertente avanti e indietro nel tempo.

Spiaggia che vai stile che trovi

travel

Per una fuga o una vacanza, il dilemma è sempre quello: che cosa chiudere in valigia al volo, risparmiando spazio e dubbi? Dipende. Prima di fare le valigie, bisogna informarsi sempre con le persone che ci sono già state su ciò che si porta di più nelle mete dove ci si sta dirigendo. Non illudiamoci che buon senso e spirito pratico bastino a farci da guida. L’incanto della moda, ormai lo sappiamo, non si regge sui grigi principi della ragione…

Partendo da chilometro zero, nella nostrana Capri, camicia e pantaloni in lino bianco ci faranno sentire perfettamente a nostro agio, ideali se abbinati ai tipici sandali che ancora vengono prodotti dagli artigiani dell’isola. In Sardegna, a Porto Rotondo, è imperante il basic-chic, ma già a pochi chilometri di distanza, a Porto Cervo, lo stile cambia e prevale l’extralusso che mescola gioielli da capogiro ad abiti griffati. A Forte dei Marmi, grande successo degli shorts minimi, soprattutto tra le giovanissime. Per chi preferisce i vestiti, sono tornati di moda gli abiti-prendisole in sangallo e maniche a sbuffo: iniziamo a saccheggiare i bauli della nonna per ritrovare i vestiti con le bretelle degli anni 50′ e bikini d’ispirazione Fifties con slip a vita alta e reggiseno a balconcino. Mentre le firmatisime boutique del Forte, luoghi cult per fashion addict, offrono di tutto e di più, in primis sandali con plateau e decori gioiello, imprescindibili anche quest’anno. La valigia per la Versilia andrà bene pure per la Costa Azzurra, salvo lasciare a casa qualche capo (firmato) di troppo e affidarsi di più a pantaloni slim e colorati da accompagnare al mattino con una T-shirt e alla sera con una bella camicia di seta, sempre colorata.

Se la meta è un resort a Bora Bora o in qualsiasi altra isola della Polinesia, potremo tranquillamente partire con la nostra scorta di parei e creme solari, con l’aggiunta di pochi capi facili per la sera, soprattutto casacche, pantaloni e abitini sexy. Lasciamo solo un po’ di spazio per l’acquisto dei parei locali; questo vale anche per altre spiagge tropicali o equatoriali. Per esempio a Malindi non si può resistere ai teli ispirati ai colori Masai, dalle squillanti tonalità rosse o arancio. Pure i gioielli Masai sono da indossare, quelli con le perline facili da trovare sulla spiaggia dalle venditrici ambulanti. Nei resort caraibici invece, come gli esclusivi paradisi delle Isole Vergini, va alla grande uno stile on the road: un bel paio di bermuda o degli shorts in denim con una T-shirt aderente decorata con nappine o motivi gipsy, dal sapore libero e vagabondo. Alla sera via libera ad abiti leggeri e tacchi alti. Chi sceglie il Brasile, metta in valigia scarpe comodissime, perché le strade sono fatte ancora con le pietre irregolari che i conquistadores portoghesi avevano usato allo scopo di facilitare l’imbarco delle merci. Indispensabili anche abiti freschi e colorati, sia di giorno che di sera.

bon2Ovunque si vada, una bag coloratissima, mini-size e a tracolla è d’obbligo. Non è mai fuori luogo, persino in spiaggia si indossa sul prendisole o su un caftano. E si abbina a meraviglia con l’altro fashion statement che non si può lasciare mai a casa: un maxidress a motivo etnico, da indossare di giorno con gladiatores bassi di cuoio o con le espadrillas che tanto sono tornate di moda. E per il viaggio, il mai-più-senza del momento: un paio di pantaloni cropped, larghi, tagliati alla caviglia. In colore bianco o nero. Meno ingombranti dei jeans, ma altrettanto street e versatili: li infili al mattino e non ci pensi più. Ma con un top elegante e con un paio di sandali alti e metallizzati diventano subito scenosi e raffinati. Bon voyage!

Stile anni Settanta

anni 701Tra i tantissimi momenti clou che hanno caratterizzato il mese delle sfilate P/E 2016, uno in particolare ha incarnato il mood della stagione: è ufficialmente tornata la baldanza degli anni Settanta. Tornano gli zatteroni che ora si chiamano platform. Tornano i pantaloni a zampa d’elefante, che ora si chiamano flare. Il camoscio si dice suede, gli zoccoli clog. Peace-and-love si scrive ancora così, per fortuna…cambiano i nomi ma la sostanza è la stessa. In molti hanno contestato questa rivisitazione, troppo già rivista; chi c’era non ha nessuna voglia di rimettersi i jeans dall’orlo infinito. Ma chi è nato dopo è letteralmente innamorato della musica e delle gonnellone di allora. A me piace questa voglia di recuperare, almeno esteticamente, un momento storico che ha segnato un passaggio fondamentale fra un passato ormai polveroso e un futuro che si sperava più luminoso. Negli anni Settanta si credeva davvero che la rivoluzione avrebbe portato a costruire un mondo migliore. C’era una maggiore consapevolezza politica, tanta voglia di libertà e le ribellioni giovanili contro il conformismo della società tradizionale facevano da sfondo a suon di chitarre rock e della disco music.

Nel mondo del fashion system, si videro infrangersi i dress code e l’abbigliamento quotidiano dominare i trend. Eloquente il fatto che il denim fosse l’emblema fashion di quei tempi: pensiamo a Jane Birkin, l’icona di stile per cui tutti impazzivano, o al lancio ormai leggendario di Calvin Klein Jeans con Brooke Shields. Per via dell’attuale ossessione per gli anni Settanta il denim è posizionato ancora una volta ai vertici dell’alta moda, dai blue jeans di Louis Vuitton e Chloé fino ai jumpsuit di Sonia Rykiel e Stella McCartney. Quest’influenza retrò è diventata più evidente passando dalle sfilate di Milano a quelle di Parigi. Da Chanel l’interpretazione firmata Karl Lagerfeld ha prodotto stampe psichedeliche. Da Saint Lauren, la sirena anni Settanta di Heidi Slimane è un incrocio tra Marianne Faithfull e Iggy Pop. I suoi plateau e turbanti non avrebbero sfigurato all’edonistico club Studio 54 di New York.

Voglia di manifestare quindi, in chiave femminil-femminista però. Come amazzoni sensuali, elevate sui tacchi di legno possenti eppure sinuosi. Clogs edizione 2016 dunque, istruzioni per l’uso: a mocassino, anche con chemisier e miniskirt; a sandalo con tanto di cinturini, da osare con calzettoni di seta radical-chic; a sabot con catena gold, per i jeans sartoriali. E ancor più voglia di libertà che basta un dettaglio per sentirla addosso: bentornate frange sulla cintura navajo da principessa hippy; sull’abitino con gilet da squaw bon ton; sul poncho crochet con corolle couture…e con loro quell’attitudine da gypsetter – le jetsetter contemporanee, ragazze che sanno ben vivere, sempre connesse eppure totalmente free. Qualcosa di più dell’ hippie-chic, quel tipo di donne che il pittore Emilio Tadini chiamava “zingarone planetarie”, tutte gilet su pantaloni scampanati a zampa, caftani sotto giacche afghane e tuniche da Coachella Festival. Donne con il turbo, iperveloci. Come le giramondo.

Appunti dalle sfilate milanesi

armani1Il mercato è cambiato, le regole pure, l’attitude deve per forza adattarsi. A conclusione di queste ultime sfilate milanesi per la prossima stagione autunnale, rimangono le tendenze da reinterpretare in libertà. Innanzitutto la tanta voglia di essere normali, di una moda per chi vive nel quotidiano:  lo ha sottolineato in primis Giorgio Armani, che ha pensato ad “abiti per far star bene le donne in maniera elegante”, facendo sfilare una elegante collezione in velluto nero ma comoda (in foto). Anche Bottega Veneta ha optato per cappotti in maglia, lunghi e versatili e Jil Sander per giacche passe-partout dai volumi audaci e pantaloni fluidi. Segni di un nuovo minimalismo.

dgDella serie “tutto e il contrario di tutto”, a braccetto con la normalità faremo spazio a tutto ciò che brilla, con nuance metalliche, strass, paillettes e lurex da sfoggiare sia di giorno che di sera. Luccicheranno le scarpe: dalle sempre più alte sneakers di Hogan ai sandali glitter di Giuseppe Zanotti, che mescola colori tipici dei disco club con dettagli rock. Tessuti laminati per L’Autre Chose ed abiti fluo super luccicanti per Just Cavalli. L’oro invece illumina pullover, minigonne e abiti a canotta di Max Mara, in pieno mood Anni ’70. Sontuosi gli abiti di Dolce e Gabbana con cristalli e fiori applicati sui completi e sui cappotti (in foto).

gucciInteressante la contaminazione di stampe e tessuti d’altre epoche. Ha sfilato sulle passerelle di Luisa Beccaria la rivisitazione dell’abito medievale realizzato in velluto e pizzo, con spalle ampie e corsetto. Da Gucci il designer Alessandro Michele ha definito la sua collezione rinascimentale, unendo lo stile di una donna sofisticata che indossa abiti bon ton a elementi punk, con giacche in pelle e frange, e altri tipici dell’arredamento, come i tessuti in broccato (in foto). Miuccia Prada ha invece immaginato la sua donna con calzettoni a losanghe e cappelli alla marinara, propri di chi porta con sé il bagaglio di vagabondaggi ed emozioni di una vita.

ferrettiIl completo pigiama di seta o satin  e il cappotto vestaglia saranno i protagonisti del prossimo inverno. Alberta Ferretti ha mandato in passerella pigiami di seta con inserti in pizzo o in chiffon con stampa floreale. Da Trussardi la vestaglia jacquard ha l’interno in Galles, mentre Roccobarocco ha puntato su abiti scivolati che mixano seta e pizzo. Tra le giacche non dovrà mancare un modello lungo con spalle evidenti, stile Anni ’80, anni che hanno influenzato anche i modelli dei pantaloni, con la vita che si alza e la lunghezza che si ferma sopra la caviglia. Tra le gonne resistono le mini, le linguette ed i modelli a corolla.

Pantone 2016

pantone top

Anche quest’anno il Pantone Color Institute ha risposto a quella che è una domanda tormentone tra fashion victims e non a proposito del colore più in voga di stagione, quello che proverà a rivoluzionare i nostri armadi e a contaminare beauty case e home style. Secondo quanto ha decretato l’azienda Usa specializzata in classificazione e catalogazione del colore, vera autorità in fatto di tinte di tendenza, per il 2016 le nuance regine saranno ben due: il “Rose Quartz” che come si intuisce arriva dritta dritta dall’omonimo minerale e il “Serenity“, l’azzurro pastello. Dopo il drammatico e sofisticato Marsala, l’immaginario estetico della stagione che verrà si tingerà di queste tonalità romantiche e rilassanti, tenui ed iperfemminili, capaci di trasmettere calma e compostezza.

Rose QuartzCome una legge inevitabile, più i tempi sono difficili, più si ha bisogno di colori chiari e tonalità trasparenti. Sfumature lievi che sanno donare gusto, eleganza e impressione di lusso confortevole anche al minimal più scabro. Il carattere del personaggio interpretato da Marcia Cross, la rossa Bree Van de Kamp di Desperate Housewife, ha fatto scuola grazie ai suoi twin-set e i pull a V declinati nelle palette cromatiche “pantoniane”. Sfumature zuccherose degli anni Cinquanta, leziose ma impeccabili. Perfette con l’argento, le combinazioni migliori sono con con altri toni medi quali i viola ed i verdi, il marrone pieno e tutte le sfumature del giallo. Il Rose Quartz si vedrà spesso in abbinamento a tutte le sfumature del rosa: dal baby al candy e fucsia. Classico e sofisticato se accostato al grigio – soprattutto chiaro –  o al bianco, dinamico e audace se abbinato al nero. Il Serenity si abbina soprattutto al giallo, al blu scuro e al rosa pesca.

Pantone homeLa palette entrerà senza dubbio anche nelle nostre case, in punta di piedi ma con grinta, perché se a primo impatto possono sembrare colori adatti solo alla casa della Barbie, in verità rosa e azzurro nell’interior design sono decisamente interessanti e possono rappresentare diversivi originali per l’arredamento di certi ambienti domestici. Un angolo spoglio diventa subito più accogliente con un divanetto in legno ridipinto con una vernice ad acqua mat rosa e cuscini in gradazione. Il pavimento in legno chiaro e la parete di sfondo, grigio polvere o a disegni geometrici , stempereranno la zuccherosità e doneranno eleganza e tranquillità agli ambienti.

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