Best of Travels

Lisbona e dintorni

Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole” scriveva Fernando Pessoa della sua città. C’è una luce qui che puoi “sentire” più che vedere, perché sa entrare nella pelle. L’aria che si respira è leggera, misteriosa, magica. Come una bella donna malinconica, dai mille volti, che ti conquista. Oppure no. Lisbona o si ama o non la si capisce. Assomiglia a Napoli per la “chiassosità”: i panni stesi in strada, le facciate di azulejos (le tipiche piastrelle di ceramica decorate e smaltate) dei palazzi, i lustrascarpe agli angoli del quartiere Rossio, il tram 28 che la percorre in lungo e in largo. Ha anche qualcosa della Berlino anni ’90: la nostalgia mista all’entusiasmo, la voglia di rinascere, i mercatini sgangherati (imperdibile la Feira da Ladra il sabato mattina), i locali storici come il Cafè Art Déco A Brasileira, tappa fissa di intellettuali, poeti e scrittori dei primi del ‘900.

Su e giù, su e giù, su e giù per i sette colli (sì, come a Roma) e per chilometri. Niente tacchi, né bambini al seguito. Solo girare a piedi, con la macchina fotografica al collo, lo smartphone e nient’altro. Lo scopo del viaggio? Visitare locali storici, ma anche sconosciuti, stellati, panoramici e rilassanti. La regola numero uno: non cedere alla pigrizia e, soprattutto, alla tentazione di prendere un taxi. Prima tappa in aeroporto, al desk delle informazioni del turismo, dove si acquista la Lisboa Card: quella valida 72 ore costa 39 euro e permette di usufruire di tutti i mezzi pubblici, dei treni, di visitare musei, monumenti e avere sconti fino al 50 per cento in 60 negozi e locali. Il check-in è al The Vintage Lisboa Hotel, dietro l’Avenida de Libertade, dove sfilano le vetrine di Tru Trussardi, Gucci, Armani, Max Mara e tanti altri marchi italiani. È l’unico albergo ecosostenibile e costruito secondo i principi del feng shui della città. Vicino c’è Open, uno dei pochissimi ristoranti certificati senza glutine della città. Per la merenda, invece, si va dritti a Fàbrica da Nata, che sforna paste, torte, dolcetti alle mandorle e le famigerate pastéis de nata proprio sotto gli occhi dei clienti.

Uno dei quartieri più vivi, lussuosi ed esclusivi di Lisbona è senza dubbio il Bairro Alto. Solo passeggiare tra le vie, con il naso all’insù per inseguire con lo sguardo i disegni delle azulejos che salgono fino al cielo, è uno spettacolo (se si volessero portare a casa, Sant’Anna è uno dei laboratori più antichi di piastrelle tipiche). Sulla rua de Garret si comincia con lo shopping locale: se si amano lettura e libri antichi, bisogna fare un giro da Bertrand , la più antica libreria al mondo, aperta nel 1732. Più giù, verso rua do Carmo, c’è invece il negozio più piccolo del mondo: una bottega di guanti di pelle, la Luvaria Ulisses, dove i clienti fanno la fila sul marciapiede, perché ne entra solo uno alla volta. Passando per rua Anchietta, si trova un negozio di vintage home design fantastico dove fare incetta di souvenir, A Vida Portuguesa: stampi di rame per i dolci, quaderni di carta riciclata, bottoni, giocattoli Anni ’40, cornici. Sfido chiunque a uscirne a mani vuote!

Lisbona essendo in piena metamorfosi è la nuova meta cool d’Europa. La capitale lusitana fa infatti battere il cuore dei millennials, sempre alla ricerca di luoghi autentici ma al passo con i tempi. Perché ha saputo reinventarsi senza perdere la sua anima. Anzi, ha valorizzato le influenze africane, nella musica e nel cibo. L’atmosfera in città è vivace, la vita notturna effervescente. Il quartiere d’avanguardia è Belém, affacciato sull’ampio estuario del Tago. Qui è stato inaugurato il Maat, museo di arte, architettura e tecnologia, in un edificio dalle forme sinuose, rivestito di ceramiche che riflettono la luce e le vibrazioni dell’acqua; si passeggia anche sul tetto con una bella vista sulla città. Nel vicino quartiere si trova Time Out Market Lisboa, ex area industriale oggi gigantesco concept gourmand, con laboratori, negozi di design e ottimi ristoranti di pesce e tipicità portoghesi. Lungo il Tago merita una visita il Parque das Naçoes, area riqualificata per l’Expo 1998, con giardini zen, residenze, spazio per eventi ed il bellissimo acquario Oceanario. Si può ammirare il tutto da una funivia lunga circa 1 km che permette di assaporare le trasformazioni d’avanguardia della città.

Prima di cena passare dalla minuscola Gingjinha Espineria ad assaporare l’aperitivo a base di liquore di amarena tipico del luogo è d’obbligo. E da qui in poi Lisbona si farà romantica e farà battere il cuore con un bacio al tramonto sulla Torre di Belém o al vicino Monastero dos Jerònimos. Mentre si gironzola ammaliati dai colori del calar del sole, consiglio una sosta in rua Combro davanti alla Casa Raphael Baldaya, bar culturale ispirato al poeta Fernando Pessoa, dove assistere alla narrazione recitata di Storie di Lisbona, uno spettacolo tradizionale davvero da non perdere. Per la cena non ho dubbi, si va al Gambrinus ad assaporare un fumante risottino al baccalà con germogli colorati.

Nei dintorni a sud di Lisbona si incontrano le spiagge sabbiose ed i paesini di pescatori. Da menzionare e visitare c’è sicuramente Cascais, luogo di villeggiatura che da oltre un secolo possiede una certa signorilità che altre località più giovani non hanno. La sua storia è chiaramente visibile nelle ville lungo la costa, costruite come residenze estive dai Lisboetas benestanti. La baia, sabbiosa e al riparo, ed il porticciolo sono una meta affascinante per una pausa dai ritmi cittadini. Verso nord est invece si trovano la costa atlantica rocciosa e le verdi colline dell’ incantevole città di Sintra, tra boschi, dirupi e sorgenti d’acqua dolce. Gli alti camini conici di Palàcio Nacional de Sintra e lo straordinario Palàcio da Pena con la loro particolare fisionomia, danno al paesaggio un tocco suggestivo tanto che la cittadina è dal 1995 dichiarata dall’UNESCO Paesaggio Culturale, attirando così migliaia di visitatori tutto l’anno.

Viaggiare in poltrona

La prima volta che ho viaggiato in poltrona avevo dieci anni e mi sono fatta tutto il Mississippi con Huck Finn e il suo amico Jim. Non era proprio una poltrona ma un divano, rosso. E come zattera era perfetto. Sentivo il rumore dell’acqua e vedevo gli alberi enormi allineati lungo gli argini del fiume. Un paio di anni dopo sono andata prima a Parigi e poi a Pamplona, alla Feria di San Firmin, con Jake e Brett e tutti gli altri. Siamo stati al Select a Montparnasse e al Flore a Saint-Germain e quindi alla corrida e loro hanno bevuto tantissimo (io no perché l’astemìa me la porto dietro dalla nascita). Ma comunque quei posti mi sono rimasti impressi e poi, quando un tot di anni dopo ci sono andata per conto mio, ho ritrovato dentro di me le stesse emozioni che avevo provato leggendo Fiesta di Ernest Hemingway, sempre sul divano rosso su cui avevo letto Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain. Quanto al primo viaggio italiano, lontana dai confini lombardi, sono stata in Sicilia, sulla poltrona di un cinema, insieme a Michael Corleone e mio padre. Ah, e poi ci sono stati i miei primi viaggi a Londra e New York: rispettivamente  con Johnny, Paul, Steve e Sid (i Sex Pistols) e con Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy (i Ramones). Viaggi alquanto movimentati e rumorosi, devo dire. Ma super divertenti. E davvero fantastici, nel senso che mentre leggevo quelle pagine e vedevo quelle immagini e ascoltavo quelle musiche lavoravo parecchio di fantasia e, anche se non avevo ancora mai sentito il profumo di quelle città o nuotato in quelle acque, era come se quei luoghi fossero già dentro di me, almeno un po’.

Ecco: è a tutto questo e tanto altro ancora che ho pensato quando mi sono imbattuta in Viaggiare in poltrona – 500 film, libri e musiche che fanno venire voglia di partire, della Lonely Planet, pubblicato in Italia da Edt. Naturalmente si parte con un road movie, Easy Rider, il film che Dennis Hopper, Peter Fonda e la troupe girarono sotto costante effetto di stupefacenti, un viaggio nel viaggio, insomma: New Orleans, la California, la Route 66…Ad ispirare Hopper fu quello che per me è il più bel film italiano di sempre, Il sorpasso di Dino Risi, meravigliosa metafora del mutamento irreversibile di un Paese, ma anche primo road movie della storia del cinema. Per fortuna il libro cita anche questa pellicola, che rivedo ogni anno a Ferragosto dovunque mi trovi, così da farmi portare da Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant da Roma a Castiglioncello lungo la via Aurelia. Ma ecco l’India di Wes Anderson a bordo del suo treno per Darjeeling, e poi Hong Kong con In the mood for love, e la Rio di City of god, e l’Andalusia della Carmen di Bizet, il Senegal di Youssou N’Dour, l’Oceano Atlantico di Moby Dick, la Thailandia di The beach, l’Islanda di Bjork, la Polinesia de Gli ammutinati del County…e lo Jutland de Il pranzo di Babette, e Genova per noi con Paolo Conte, e la Singapore di Tom Waits

Insomma, dopo tanti bagagli fatti e disfatti e rifatti, e tanti aerei e treni e navi e auto e metropolitane e biciclette, e tanti ritardi, e voli cancellati, e alberghi di charme ma anche no, e indigeni ora ospitali e amorevoli ora scortesi quando non decisamente ostili, Viaggiare in poltrona è un po’ come fare del couchsurfing in casa propria, e anche tornare bambini o adolescenti, a quell’epoca della nostra vita in cui eravamo davvero capaci di sognare a occhi aperti. Ed è anche un modo per inquinare meno, visto l’impatto ambientale a dir poco devastante dei nostri spostamenti sull’ecosistema del Pianeta che per il momento ancora ci ospita. Poi mettiamoci la crisi, che ci ha costretti a ridurre tra le altre cose anche i viaggi, non solo quelli esotici ma, in molti casi, pure quelli fuori porta. Di modo che stasera…mah, quasi quasi me ne vado a Praga con Kundera, o anche a Manchester con Liam e Noel (Gallagher, ex Oasis), oppure a Zabriskie point

Venezia da scoprire

Nella città dei Dogi, l’unica al mondo interamente pedonale, l’atmosfera è magica. Niente auto una volta scesi a Piazzale Roma con il nuovo tram che la collega ogni dieci minuti alla terra ferma, ma tanti campi, o piazze, dove passeggiare in libertà, circondati da palazzi che sembrano usciti da un libro di fiabe. Divisa in sestieri, le case sono numerate in ordine progressivo in ciascun sestiere (ecco perché gli indirizzi hanno dei numeri così alti). Per orientarsi si seguono le frecce, abbastanza frequenti, che indicano le direzioni principali (San Marco, Rialto, Ferrovia). Ma il bello è andare a caso, seguire callette solitarie, scoprire scorci nuovi: tanto non ci si perde, prima o poi si arriva ad un canale e si torna indietro. Se ci si ferma qualche giorno o si ha intenzione di tornare, conviene fare la Carta Venezia: costa 40 euro, dura 5 anni e per chi la possiede il vaporetto costa solo 1,40 euro.

Con calzature comode si parte alla scoperta della città. Punto di partenza il Caffè Florian (caffeflorian.com), fin dal 1720 lo storico caffè di San Marco, l’unica vera piazza della città  (tutte le altre si chiamano campi), alla ricerca dei leoni alati tra le statue, i fregi e i dipinti. Un salto all’interno della Basilica, un tripudio di mosaici dalle forme più svariate (animali, stelle o fiori) e poi a Palazzo Ducale, un tempo residenza dei Dogi, e uno dei massimi esempi di arte gotica italiana. I vicini Giardini Reali di Piazza San Marco sono perfetti per una pausa sulle panchine, lontano dalla folla che sbarca dalla fermata del vaporetto. Dopo la piazza e i suoi tesori, si partirà all’assalto del dedalo di calli che vanno verso nord, tra piazzette e piccoli ponti che attraversano il canale, dove scoprire le squisitezze della pasticceria veneziana da Rosa Salva (http://www.rosasalva.it), un’istituzione veneziana in fatto di dolci, creme e pasticcini o lasciare un pezzo di cuore nella labirintica e ombrosa Libreria dell’Acqua Alta (Campiello del Tintor): vi si trovano una vera gondola colma di testi su Venezia di ogni epoca e quattro gatti. Qui sono talmente abituati all’acqua alta che sovente entra, da accatastare libri nuovi e vecchi ad altezza prudente nelle varie stanze:

Arrivati al punto nevralgico della città, Campo Santo Stefano (riconoscibile per la statua dello scrittore Niccolò Tommaseo), ecco il Ponte dell’Accademia e la Peggy Guggenheim Collection, dove ammirare i capolavori dell’arte europea e americana della prima metà del XX secolo. A due passi dal museo, alle Fondamenta delle Zattere, la gelateria Nico (http://www.gelaterianico.com) è tappa imperdibile per il Gianduiotto immerso nella panna montata, così come la Pizzeria Ae Oche (http://www.pizzeriaaeoche.com), senza glutine e coi tavolini all’aperto. Si passeggia verso Campo San Barnaba e Campo Santa Margherita, con sosta alla storica Ca’ Macana (http://www.camacana.com), dove poter scegliere tra 40 modelli di maschere da decorare.

La zona ovest di Dorsoduro è un’altra Venezia, lontana dalle folle e dalla confusione ma pur sempre ricca di fascino. Qui sono concentrati i bàcari: le vecchie osterie dove per tradizione si beve un’ombra (un bicchiere di vino bianco) accompagnata dai cicchetti: come le tapas spagnole, sono piccoli assaggi freddi o caldi, spesso a base di pesce. Da non perdere quelli a base di polenta e baccalà, acciughe e burrata e le saporitissime sarde in saor, tipiche dell’arte culinaria veneziana. In Campo dei Tolentini si trovano i due bacareti più apprezzati: Da Lele, conosciuto e frequentato prevalentemente da autoctoni e studenti, con un’ ampia selezione di piccoli panini farciti con affettati, formaggi e verdure e costi ridottissimi. E l’Hostaria Vecio Biavarol, dove vi accoglierà l’oste Andrea, detto il Puppa, il simpaticissimo proprietario che seleziona accuratamente le materie prime con cui prepara sfiziosi taglieri ricchi di cicchetti abbinati a calici di vino d’ottima qualità, birre artigianali e acque toniche di ogni tipo. Il crostino caldo croccante con pesto di pistacchi di Bronte e mortadella di Bologna è stato una sorpresa gustosissima!

Per i veneziani la loro città assomiglia ad un pesce, di cui il sestiere di Cannaregio simula il dorso e quello di Castello la coda. Ecco dunque l’estremità di Venezia, un’isola nell’isola, un quartiere a sé ancora abitato da qualche veneziano doc che ha mantenuto la sua anima popolare. A nord-ovest, dalla chiesa di San  Zaccaria a quella di San Francesco della Vigna, si susseguono ottime osterie e negozietti. È verso sud che si trova il vero polmone verde della città: i Giardini della Biennale e la Serra dei Giardini, con laboratori per i bambini, vendita di fiori e il Bookshop La Biennale, dove fare incetta dei migliori e meno banali souvenir da portare a casa. Se avanza del tempo non perdetevi la gita nelle isole della laguna, in particolare Burano, distante solo 8 km da Venezia, e raggiungibile con la motonave che parte dalle Fondamenta Nuove. Il verde dei suoi orti e le sue case variopinte danno un aspetto gioioso a quest’isola Arlecchino. Fin dal ‘500 capitale europea della decantata e particolare arte dell’intreccio del filo, Burano sé famosa in tutto il mondo per la sua antica scuola di merletto. È anche un’isola di pescatori e le numerose barche ancorate ai pontili e nei piccoli canali ne sono l’evidente testimonianza:

Avvento a Innsbruck

Come ogni anno tornano gli immancabili mercatini di Natale, tra artigianato ricercato, gourmandise locali e un’atmosfera romantica. Se si ha voglia di scoprirne di nuovi, ma non troppo lontano, le soluzioni migliori sono i mercatini austriaci di Innsbruck, a poche ore d’auto dal confine. Dal 15 novembre il centro della città si trasforma in un enorme villaggio di Natale, dove imbattersi in musichieri e cantastorie all’ombra del Tettuccio d’Oro, perdersi tra le bancarelle del Vicolo delle Fiabe o stupirsi di fronte ai 170.000 cristalli dell’albero di Natale Swarovski sulla riva dell’Inn. Letteralmente “ponte sull’Eno”, Innsbruck unisce dentro sé lo spirito di un’elegante e moderna città austriaca alla forza travolgente delle cime montuose che la circondano. È il connubio natura-cultura la vera forza della città. La Nordkette, la catena montuosa meta delle gite degli abitanti di Innsbruck è ben visibile dalla piazzetta del tettuccio d’oro e ben collegata al centro grazie alla funicolare Nordkettenbahn.

Il tour dei principali mercatini prevede:

Christkindlmarkt Altstadt Innsbruck” nel centro storico, sotto al famoso “Goldenes Dachl“, il Tettuccio d’Oro, simbolo della città, circondato dalle magnifiche facciate dei palazzi medievali della vecchia Innsbruck. Tra degustazioni di “Kiachln” (frittelle) e di “Spatzln” (gnocchetti tipici tirolesi), ci si riscalda con vin brulè e si trovano in vendita articoli artigianali, candele profumate, giocattoli di legno e decorazioni per l’albero di Natale. Da non perdere la “Märchengasse“, la strada delle Fiabe che ha inizio dal vicolo Kiebachgasse e termina nella piazzetta Kohleplatz. E’ qui che le finestre dei palazzi vengono animate con oltre una ventina di pupazzi provenienti dal mondo delle fiabe più famose, che lasciano a bocca aperta grandi e piccini.

Christkindlmarkt Marktplatz“, nella piazza del mercato di Innsbruck, sulla sponda del fiume Inn. Concepito soprattutto per le famiglie con bambini che si divertiranno sulla giostra o partecipando agli spettacoli di burattini per loro organizzati ogni pomeriggio, mentre i genitori ammireranno il magnifico albero di Swarovski alto 20 metri o passeggeranno bevendo un tè caldo o un punch e assaggiando i tipici würstel. Anche qui non mancano bancarelle piene di berretti e calze di lana, bicchieri e vasi lavorati da artigiani locali.

Christkindlmarkt Maria-Theresen-Straße“, la Maria Theresen Strasse, la strada principale di Innsbruck, viene  illuminata per l’occasione da una marea di luci e cristalli e una trentina di bancarelle offrono una grande varietà di oggetti natalizi e una vasta offerta di prodotti enogastronomici della tradizione tirolese. Obbligata anche la sosta nei numerosi centri commerciali che costeggiano la lunga via, per uno shopping o una cioccolata calda agli alti piani per godere dall’alto di un panorama a 360 gradi (360-grad.at).

Quando stufi del troppo caos, basta concedersi una dolce sosta al Sacher café (sacher.com): un ambiente molto elegante, nel cortile del neo-barocco Palazzo Imperiale, dove il tempo sembra essersi fermato a un secolo e mezzo fa…le cameriere vestono di nero con la crestina e il grembiulino bianco muovendosi con eleganza e discrezione tra i tavoli di marmo, quasi a non voler disturbare il ristoro degli avventori. La Sacher Torte è eccellente e viene servita con un ciuffo di panna montata. Con le calorie ingerite si sfida il freddo e ci si concede una lunga passeggiata costeggiando il fiume Inn e ammirando le deliziose case della sponda opposta, tutte perfette e colorate. Si dice che questi colori furono voluti dalle donne che abitavano questo quartiere che, stanche di aspettare il ritorno dei mariti ubriachi, fecero dipingere le facciate di un forte colore, in modo tale che questi le riconoscessero senza sbagliarne l’ingresso…anche simpatici questi austriaci!

Langhe d’autunno

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Non solo vino, ma anche relax nella natura, arte, visite nei borghi, passeggiate, gite a cavallo o in bici. Lo sguardo scivola tra i filari, fino all’orizzonte: così comincia la giornata, pervasi da un senso di pace e carichi di buone energie. I paesaggi delle Langhe regalano forti emozioni: i loro dolci poggi vitati, gli splendidi castelli che ne dominano le valli, le pievi e le enoteche, rendono quest’area piemontese una delle culturalmente e scenograficamente più interessanti d’Italia. È però l’autunno la stagione ideale per respirarne meglio la poesia, ammirarne la bellezza, scoprirne i tesori, assaggiarne le delizie gastronomiche, apprezzarne al meglio la cultura del vino. Barolo, Grinzate Cavour e La Morra sono il cuore di questa zona che ha conquistato la ribalta mondiale tanto da essere insigniti della Bandiera arancione del Touring Club Italiano, il riconoscimento che premia i borghi accoglienti dell’entroterra.

La salita mattutina al paese di Barolo è un emozionante susseguirsi di poggi sovrastati da antichi manieri e piccoli centri. Il borgo sorge in un ampio anfiteatro di colline, adagiato su una sorta di altopiano, nel cuore di uno sterminato susseguirsi di vigneti. Lo sguardo continua inarrestabile ad appoggiarsi sulle colline circostanti per poi tornare sul borgo, sul castello e di nuovo sui poggi. Entrare nel castello che ospita il Wimu (wimubarolo.it), il museo del vino, è d’obbligo. Il museo è molto moderno e apprezzato anche dai bambini per le installazioni giocose che mimano le tecniche della vendemmia. La pausa pranzo è da Barolo Friends (barolofriends.it), una piccola vineria proprio di fronte al castello: per accompagnare un corposo bicchiere di Barolo si può scegliere tra la carne cruda di fassona, gli agnolotti al plin e i tajarin. Primo pomeriggio a Grinzate Cavour,  per visitare uno dei gioielli architettonici più belli del cuneese: il bel castello di mattoni rossi del Conte Camillo Benso Cavour (castellogrinzane.com), sede dell’Enoteca regionale e dell’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini d’Alba, confraternita enogastronomica finalizzata al rilancio e alla propaganda della buona tavola della zona. L’imponente maniero domina i vigneti. Prima di raggiungere il piazzale dove sorge, conviene concedersi un giro sulle colline circostanti per regalarci scorci unici e giungere sul “balcone delle Langhe”: il paese di La Morra è infatti adagiato su di un poggio ad oltre cinquecento metri d’altitudine e la vista mozzafiato spazia a trecentosessanta gradi su tutte le Langhe. Da non perdere la policroma cappella della Madonna delle Grazie:  la mai consacrata piccola chiesa, voluta dalla famiglia Ceretto agli inizi del Novecento per radunare i contadini in caso di improvvisi e violenti temporali, è meta di turisti da tutto il mondo per la sua unicità in quanto a struttura e colori forti.

sempliciiNota di merito spetta alla scelta del pernottamento. Meglio di un campeggio, più avventurosa di un viaggio on the road e più affascinante di un resort in paradisi lontani: una casa con vista sul bosco, aggrappata ai tronchi e letteralmente immersa tra foglie e rami, è la proposta più magica e romantica che possa esistere. Sarà perché il pensiero di un rifugio segreto tra le chiome di un albero ci fa tornare un po’ bambini, o perché, almeno una volta all’anno, abbiamo tutti bisogno di ritrovare noi stessi, lontano dalla frenesia quotidiana. Di certo, abitare anche solo per una notte in cima a una pianta è una soluzione alternativa e green. Che permette di riscoprire l’essenza di una vita in sintonia con la natura. A Manta, in provincia di Cuneo, a due passi dalle Langhe, si trova Il giardino dei semplici (giardinodeisemplici.eu), bed & breakfast che trasuda amore in ogni angolo e dotato di due fantastiche case sull’albero. Appena varcato il cancello d’ingresso inizia una vera e propria favola tra i vialetti del bosco-giardino abitato da gnomi e folletti. Un cancello e una comoda scala lignei, portano al terrazzino e alla casetta interamente in legno, composta da camera, bagno con doccia e piccolo soppalco. L’arredamento è curato nei minimi particolari e con gusto impeccabile. Nulla è stato messo li caso, ma tutto frutto di amore e passione. La prenotazione è da fare con lauto anticipo e l’attesa sembrerà infinita, ma ne varrà la pena.

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Ischia tour

È l’isola verde, quella in cui la natura, più di ogni altra meta campana, è protagonista assoluta. Di origine vulcanica, Ischia è un affascinante mosaico di rigogliosi giardini, spettacolari paesaggi  fatti di boschi e vigneti, pittoresche cittadine, ma soprattutto vasti centri termali: le sue acque multiattive, ricche di cloruro e sodio, sgorgano alla temperatura di 80 gradi. In quasi tutte le catene alberghiere presenti sull’isola, c’è la possibilità di scegliere tra i più disparati trattamenti estetici, o rilassarsi tra acqua dolce, salata o termale. La Baia di San Montano, a ovest di Lacco Ameno, è stata la mia oasi di relax preferita. Coi suoi bassi fondali di acque calde cristalline, adatte anche ai bambini, ospita il parco idrotermale nonché splendido giardino botanico di Negombo (http://www.negombo.it) che regala molteplici attrattive: hammam, vasche termali in stile zen, sculture moderne e una insolita vasca labirinto in stile giapponese dove massaggiare i piedi affaticati.

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La riva più frequentata è il lungo arenile riscaldato da fumarole della Spiaggia dei Maronti, a cui si può accedere dalla Ischia più caratteristica sulla costa meridionale: la minuscola ma pittoresca Sant’Angelo, meta di quel genere di eleganti vacanzieri che ama le raffinate boutique, i ristoranti sul mare e le tranquille viuzze dove trovare frescura. Per bagni romantici e insenature più nascoste invece consiglio la rocciosa Baia di Sorgeto. Una piccola insenatura appartata con gorgoglianti sorgenti termali talmente calde che gli ischitani ci si tuffano anche in pieno inverno. Ci si accede prendendo un taxi d’acqua o arrivandoci a piedi dopo parecchi scalini in pietra…ma ne vale la pena perché da qui si può ammirare uno dei tramonti più spettacolari dell’isola. E se viene fame, si risalgono le gradinate per trovare la locanda Punta Chiarito, dove gustare i sapori della tradizione culinaria dell’isola, come il coniglio all’ischitana o il crostone tipico di Ischia, la “zingara“: pane cafone (casereccio), maionese, fior di latte, prosciutto crudo e pomodoro. Semplice ma indimenticabile. Se però volete gustarvi un pasto coi fiocchi e stupire chi vi fa compagnia, allora è d’obbligo raggiungere Ischia Porto e prenotare un tavolo da Zi Nannina à mare (http://www.zinannina.com): l’eleganza degli ambienti, la cortesia e la professionalità del personale trovano una perfetta fusion nella presenza di un menù che unisce il tradizionale al gourmet. La cornice è quella del mare e del verde di Ischia, con il Castello Aragonese a fare da sfondo in lontananza. Un’esperienza che appaga vista e palato grazie agli squisiti piatti del giovane chef e al sapiente mise en place.

zinannina

Per chi non ama troppo la vita in ammollo, Ischia ha un volto verde, da scoprire con i trekking che portano al Monte Epomeo, la vetta più alta dell’isola (788 mt.), o nei labirinti verdi dei Giardini La Mortella a Forìo: un parco botanico creato da Susana Walton, moglie del compositore William Walton, dove oziare all’ombra di piante secolari; d’estate ospita spettacoli di teatro greco e concerti di musica classica sotto le stelle, così come il Giardino Botanico Ravino (http://www.ravino.it), famoso per una delle più vaste e varie raccolte di piante
succulente d’Europa. Tra una sosta alle terme e passeggiate nel verde, c’è lo shopping a Ischia Porto e lungo il dedalo di stradine che si dipana verso Ischia Ponte. Dai ridottissimi bikini alle confezioni di soffici babà, ai negozi griffati come le boutique La Caprese Più (http://www.lacapresepiu.com) e il Grifo210. Ma anche l’artigianato offre pezzi unici: nel pieno centro di Ischia, si trova un laboratorio speciale, quello della giovane e talentuosa stilista Mariarosaria Ferrara, dove poter scegliere e commissionare bellissimi sandali su misura e borse coordinate. Da sfoggiare anche al rientro in città.

Ferrara

Lungo week-end ad Amsterdam

Amsterdam

È tra le 25 città più sicure al mondo, nonostante la sua fama “libertina”. Ha canali caratteristici che l’attraversano, spiagge a due passi dal centro che si raggiungono in bus. E tantissimo verde, con più di 30 parchi e giardini pubblici pieni di vita. Ci sono queste ed altre mille ragioni per visitare Amsterdam, città che riesce a essere romantica quasi quanto Parigi, sicuramente in maniera più rilassante, grazie al suo centro storico compatto. La “Venezia del Nord”, infatti, assomiglia di più a un pittoresco grande villaggio che non a una metropoli. Le sue stradine ricurve e gli incantevoli canali (i grachten) sono perfetti per romantiche passeggiate al tramonto. Ma per muoversi la cosa migliore è calarsi nella parte del puro olandese e affittare una bicicletta.

Pluk4La prima tappa è dunque da Holland Rent a Bike Beursstalling (Damrak 247), montare in sella e partire per piazza Dam, il cuore della città vecchia, ammirare il palazzo reale e fare un giro al de Bijenkorf (Dam 1), l’unico grande magazzino paragonabile alle Galeries Lafayette di Parigi, dove si possono trovare i marchi internazionali del lusso. Per lo shopping contemporaneo consiglio invece van Ravenstein, nella zona delle De Negen Straatjes (http://www.theninestreets.com), quartiere particolare pieno zeppo di negozi vintage o di design, e accoglienti caffetterie, come Pluk (in foto, Reestraat 19) di cui mi sono perdutamente innamorata. Un posto luminosissimo perfetto per una sosta a base di caffè forte, cibo sano e succhi home made e per fare incetta di candele, mugs e libri di ricette.

Anche grazie ai koffieshop, dove ci si siede comodamente a leggere il giornale o a discutere l’argomento del giorno con gli amici, Amsterdam ha l’atmosfera di un grande villaggio: la socievolezza dei suoi abitanti, la maggior parte dei quali poliglotti, rende facile fare conoscenze. Non c’è da stupirsi che la gente del posto, intellettualmente vivace, curiosa e loquace, abbia abbracciato alcune esperienze sociali particolarmente audaci e spesso uniche nel loro genere…qui la prostituzione viene tollerata dal XVII secolo: basta visitare giorno e notte il famoso quartiere a luci rosse dove prostitute annoiate fanno cenno ai clienti dalle vetrine illuminate, per capire quanto questa città ha fatto del sesso a pagamento un grande affare. Le leggi liberali permettono inoltre la vendita della cannabis in alcuni caffè, l’eutanasia e il matrimonio tra gay.

NemoAllegra, colorata e un po’ bizzarra: dove altro avete mai visto un museo di arte moderna, lo Stedelijk Museum (stedelijk.nl), a forma di vasca da bagno? O il Nemo (in foto, https://www.e-nemo.nl/en/), nuovo centro scientifico e tecnologico, a forma di grande nave ormeggiata nel porto? Protagonista assoluta della scena dell’arte contemporanea è la Galerie di Diana Stigter, e davvero imperdibile è la collezione dei capolavori del Rijksmuseum (https://www.rijksmuseum.nl), una gloriosa evocazione del secolo d’oro olandese. Uno su tutti, “La ronda di notte” di Rembrandt. Davvero unico. Per chi ama la fotografia è consigliata una sosta al Foam (foam.org): un posto affascinante affacciato sul canale Keizersgracht. Mentre per chi come la sottoscritta ama visitare le biblioteche di ogni città in cui fa scalo, tappa obbligata per architettura e design è l’ Oba (oba.nl), la più grande d’Europa. Da menzionare il nuovo museo del cinema, l’ Eye (eyefilm.nl), uno spazio di 1200 metri quadrati che ospita quattro schermi, 640 posti a sedere ed è aperto fino alle due di notte.

Per rilassarsi basta sostare nel parco più democratico di Amsterdam, il Vondelpark, un polmone verde di 45 ettari: il posto ideale per chi ama prendere il sole, fare jogging, giocare a frisbee o leggere un libro. Acrobati e artisti di strada allietano qui i visitatori in tutte le stagioni. Se si ha voglia di levarsi le scarpe e sentire il contatto dei piedi con la sabbia, l’ideale è raggiungere la spiaggia più vicina, quella di Zandvoort, punteggiata di padiglioni variopinti con caffè, ristoranti, bar e nightclub, fianco a fianco con circoli di vela e windsurf. Dalla fine di gennaio a metà maggio, i campi a sud Di Haarlem sono invasi dagli allegri colori di crochi e tulipani, gigli e gladioli, destinati al mercato dei bulbi e dei fiori recisi (il Bloemenmarkt). A 40 minuti da Amsterdam si trova Lisse, una graziosissima città nel mezzo del Bloembollenstreek, la zona della coltivazione dei fiori, che ospita i meravigliosi giardini di Keukenhof (keukenhof.nl), un parco di 32 ettari che da 65 anni funge da vetrina per la floricoltura olandese. Spettacolari effetti di colore e profumi inebrianti, i migliori souvenir da portarsi a casa.

fiori

La Liguria che non t’aspetti

Verezzi

Si dice che i liguri siano chiusi, diffidenti, di poche parole. In realtà credo siano soltanto “ruvidi”, una metafora della loro terra aspra, che non si rivela molto facilmente. E proprio come la loro terra, anche loro vanno scoperti e conquistati, senza troppa fretta. Perché coi liguri e la Liguria si inizia col piede sbagliato quando ci si ferma alle apparenze: alle asperità del territorio, alla consuetudine con il mugugno o alla prima spiaggia che s’incontra. Mentre saper andare oltre riserva parecchie belle sorprese…

VarigottiSuperata Savona, si apre uno dei tratti di costa più belli, dove meritano escursioni l’area marina protetta dell’ Isola di Bergeggi, la bellissima Baia dei Saraceni e il promontorio a strapiombo sul mare di Capo Noli, che separa due gioielli del Ponente ligure: da un lato le mura dei palazzi medievali di Noli, ricordo del suo passato di Repubblica Marinara, dall’altro le case color pastello sulla spiaggia di Varigotti (foto a destra), borgo marinaro di origine saracena. Appassionante l’escursione all’Altopiano delle Maine e alle sue celebri grotte, dove sono stati trovati i resti dell’uomo di Neanderthal (http://www.cooptracce.org) e a Punta Crena, racchiusa tra due pareti di roccia e raggiungibile via mare dalla baia. Sono solo due  delle tante gite nel territorio che si possono fare da Finale Ligure, una delle mete più glam, con spiagge sabbiose e mare Bandiera Blu.

In occasione di queste ultime vacanze pasquali, mi sono imbattuta in un vero e proprio gioiello di questa terra e del nostro stesso paese: Borgio Verezzi (foto in alto), considerato uno dei “Borghi più belli d’Italia”. Questa localitá é caratterizzata da uno sdoppiamento di anime e di borghi, a quattro chilometri di distanza l’uno dall’altro ed è su Verezzi che ci lasci un pezzo di cuore. Oltre ad ospitare un apprezzato festival teatrale dal 1967, é un caratteristico borgo in stile saraceno, con scorci davvero singolari e una vista sul Golfo di Pietra Ligure che obbliga a fare spazio nella memoria dello smartphone per la quantità di fotografie che si vogliono scattare. Inebriante perdersi fra le vie dei vecchi carruggii e fino al 25 aprile la si può ammirare vestita di fiori: le quattro borgate – Poggio, Piazza, Roccaro e Crosa – sono addobbate con angoli fioriti nelle case, in scorci inconsueti e presso le attività commerciali. Il comune sostiene l’iniziativa fornendo margherite rosa e bianche come fil-rouge dell’iniziativa. Così ogni angolo è arricchito da arredi ed addobbi floreali realizzati con antichi carri, bancali, sedie, biciclette e altri supporti in diversi materiali, forme e colori, con Capperomateriale naturale o di recupero. E tra una salita e una discesa, vale la pena fermarsi presso il ristorante Il Cappero: piccole stanze tutte con pietra a vista e tanti caminetti che creano un’atmosfera davvero unica. La terrazza è racchiusa tra le mura degli edifici e crea come una stanza aperta, da godere soprattutto nel momento del tramonto, quando ci sono i colori e l’atmosfera migliori per ammirare il golfo sottostante sorseggiando un Pigato o un Vermentino.

Week end a Nizza

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È la stagione giusta. Quella che invoglia ai primi week end fuori porta, magari scegliendo all’ultimo momento un itinerario “a misura d’auto” ricco di panorami mozzafiato. Come la Costa Azzurra, meta evergreen che profuma d’erbe aromatiche e di mare, tra ville Belle Epoque, giardini, piccoli hotel di charme e buona tavola. In particolare a Nizza, la città più grande della riviera, nebbia e gelo sono fenomeni atmosferici sconosciuti ed il clima è sempre mite: anche all’inizio dell’anno si può passeggiare au bord de la mer o tenersi in forma sfrecciando in roller o in bicicletta sulla famosa Promenade des Anglais.

Nella “città della luce”, come la chiamava il pittore Henri Matisse, adesso c’è anche la Promenade du Paillon: un nuovo polmone verde che taglia la città dal centro verso il mare. Una passeggiata di oltre un chilometro punteggiata di fontane con giochi d’acqua, ulivi e strutture in legno per i bambini. A metà percorso, ecco Place Masséna, cuore pulsante della città, dove spiccano le installazioni dello spagnolo Jaume Plensa. Ancora pochi minuti a piedi e si raggiunge Place Garibaldi, dove c’è il Café de Turin: un’istituzione da più di 100 anni, che propone ottime ostriche fresche (http://www.cafedeturin.fr). Sulla piazza, ogni terzo sabato del mese c’è il mercatino delle pulci, con un’ottima scelta di biancheria. Da qui ci si inoltra nel nuovo Marais, vivace quartiere bohémien che da rue Bonaparte scende al Porto. Il posto giusto per tirare tardi bevendo del buon vino? Il Comptoir Central Electrique (10, rue Bonaparte), mentre per la cena c’è il locale stellato Jan (http://www.restaurantjan.com).

marchèImpossibile resistere al Marché aux Fleurs in Corso Saleya: bancarelle di fiori, piramidi di frutta e verdura e prodotti bio del territorio. È aperto ogni giorno fino alle 13, escluso il lunedì, quando lascia il posto al Mercato dell’antiquariato, il più grande della Costa Azzurra. Qualche dritta? Per bijoux firmati degli Anni 40 e 50, c’è Jacqueline, la signora che indossa sempre un enorme cappello. I vetri Gallé più belli li vende Minouche, che ha la bancarella verso la fine del mercato. Sempre in zona vale una sosta FragonarD, famosa maison di profumi dove far man bassa di essenze, articoli regalo e capi d’abbigliamento (http://www.fragonard.com). Diversi tipi di olio d’oliva provenzale, anche in sfiziose confezioni regalo, si possono trovare da Oliviera, di fronte all’Opera (http://www.oliviera.com). Alla fine del corso, ecco Vieux Nice, la zona più antica, stretta tra stradine simili ai carruggi liguri, animata da botteghe e ristoranti un po’ turistici.

Avvento in Val Gardena

Fino al 6 gennaio, lungo l’arco alpino della Val Gardena, ai piedi delle Dolomiti, vanno in scena i veri, inimitabili mercatini dell’Avvento, dove fare acquisti prenatali, assaggiare specialità tipiche e riscoprire antichi riti e tradizioni. In un’atmosfera magica.

Ortisei

Il “Mountain Christmas” di Selva di Val Gardena, ai piedi del massiccio del Sella, è interamente ispirato al mondo dello sci: le piste sono idealmente trasferite in paese grazie a una striscia continua di luci lunga 350 metri, con 6 piccole cabine della funivia di legno e 14 casette dove acquistare monili, candele e utensili per addobbare la casa e scaldarsi con pan di zenzero, dolci fatti in casa e vin brulé.

Ai piedi del Sassolungo, la deliziosa Santa Cristina, oltre a contenere il presepe più grande scolpito a mano è il posto ideale in cui gustare meravigliose delizie culinarie locali, come i biscotti di pan pepato e gli squisiti “Spitzbuben“, biscotti di pasta frolla ripieni di marmellata alle albicocche. In questa edizione viene prestata particolare attenzione ai bambini con la costruzione di un castello di ghiaccio illuminato e percorribile assieme a Babbo Natale ed il suo elfo aiutante. Insieme potranno dedicarsi a diversi giochi e vincere numerosi premi.

BaitaGhirlande di Natale, giocattoli di legno, tessuti naturali, essenze profumate: il mercatino di Ortisei (nelle foto) trasforma la cittadina in un vero paese delle fiabe. Ogni giorno cori, suoni di corni di montagna, laboratori per imparare a preparare piatti tradizionali. Lungo la via del centro si visita la mostra dei presepi dell’associazione “Gardena Art“, simbolo di professione artistica e tradizione, mentre i bambini possono imbucare le loro letterine per Babbo Natale nella colorata cassetta postale. Le tipiche casette di legno in Piazza Stetteneck, intorno alla graziosissima chiesa di sant’Antonio, sono state realizzate ispirandosi all’architettura dei tradizionali masi di montagna, piccole boutique artigianali dove acquistare oggetti realizzati anche da maestri scultori della Val Gardena, come le statuine del presepe o gli oggetti in rame e ferro battuto. Mentre si gira tra le bancarelle è impossibile non assaggiare i piatti tipici del posto, magari seduti alle panchine in ferro battuto e rinfrancati da un aromatico vin brulé davanti a braci che scaldano l’atmosfera: strudel, polenta brustolada, canederli e altre specialità trentine e tirolesi. Da non perdere la gita in slitta trainata da cavalli che parte dalla stazione a monte dell’ovovia Alpe di Siusi, un’immersione totale nella natura, dove lo sguardo si perde tra gli alberi e i rifugi.

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